Loquis: Toscana

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Toscana

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Pubblicato:  2019-07-09 00:00:00

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La Toscana (AFI: /tosˈkana/) è una regione italiana a statuto ordinario di 3 733 897 abitanti, situata nell'Italia Centrale, con capoluogo Firenze. Confina a nord-ovest con la Liguria, a nord con l'Emilia-Romagna, a est con le Marche e l'Umbria, a sud con il Lazio. Ad ovest, i suoi 397 km di coste continentali sono bagnati dal Mar Ligure nel tratto centro-settentrionale tra Carrara (foce del torrente Parmignola, confine con la Liguria) e il Golfo di Baratti; il Mar Tirreno bagna invece il tratto costiero meridionale tra il promontorio di Piombino e la foce del Chiarone, che segna il confine con il Lazio. Il capoluogo regionale è Firenze, la città più popolosa (382 000 abitanti), nonché principale fulcro storico, artistico ed economico-amministrativo; le altre città capoluogo di provincia sono: Arezzo, Grosseto, Livorno, Lucca, Massa, Pisa, Pistoia, Prato e Siena. La Toscana amministra anche le isole dell'Arcipelago Toscano, oltre ad una piccola exclave situata entro i confini dell'Emilia-Romagna, in cui sono situate alcune frazioni del comune di Badia Tedalda. Il nome è antichissimo e deriva dall'etnonimo usato dai Latini per definire la terra abitata dagli Etruschi: "Etruria", trasformata poi in "Tuscia" e poi in "Toscana". Anche i confini della odierna Toscana corrispondono in linea di massima a quelli dell'Etruria antica, che comprendevano anche parti delle attuali regioni Lazio e Umbria, fino al Tevere. Fino al 1861 è stata un'entità indipendente, nota con il nome di Granducato di Toscana. Da allora ha fatto parte del Regno di Sardegna, del Regno d'Italia ed oggi della Repubblica Italiana. In epoca granducale aveva anche un inno, composto dal fiorentino Egisto Mosell ed intitolato La Leopolda.La festa regionale, istituita nel 2001, ricorre il 30 novembre, nel ricordo del suddetto giorno del 1786 in cui fu abolita la pena di morte e la tortura nel Granducato di Toscana. Geografia fisica Il territorio toscano è per la maggior parte collinare (66,5%); comprende alcune pianure (circa l'8,4% del territorio) e importanti massicci montuosi (il 25,1% della regione). Monti principali: Monte Prado 2054 m, Monte Giovo 1991 m, Monte Rondinaio 1964 m, Monte Pisanino 1946 m, Alpe Tre Potenze 1940 m. Valichi e passi montani principali: Passo dell'Abetone 1388 m, Passo della Pradarena 1579 m, Passo delle Radici 1529 m, Passo del Cerreto 1261 m, Passo de La Calla 1298 m, Passo dei Mandrioli 1173 m, Passo della Cisa 1045 m. Vulcani: Monte Amiata 1738 m, Monte Castello 445 m (Isola di Capraia). Deserti: Deserto di Accona circa 150 km². Fiumi principali: Arno 241 km, Ombrone 161 km, Serchio 111 km, Cecina 73 km, Magra 70 km, Sieve 62 km. Laghi principali: Lago di Bilancino (invaso artificiale) 5,0 km², Lago di Chiusi 3,9 km², Lago di San Casciano circa 2,0 km², Lago di Montepulciano 1,9 km². Lagune e laghi costieri principali: Laguna di Orbetello 26,2 km², Padule della Diaccia Botrona 12,78 km², Lago di Massaciuccoli 6,9 km², Lago di Burano 1,4 km². Paludi interne: Padule di Fucecchio circa 18 km². Piccole zone umide: Laghetto Traversari di Camaldoli, Metaleto, Asqua, La Lama, Pozza del Cervo, Fonte del Porcareccio, Prato al Fiume, Lago di Porta. Coste: 633 km totali (397 km continentali e 230 km insulari). Mari: Mar Ligure, Mar Tirreno. Isole principali: Isola d'Elba 223,5 km², Isola del Giglio 21,2 km², Isola di Capraia 19,3 km², Isola di Montecristo 10,4 km², Isola di Pianosa 10,3 km². Rilievi e colline Sia a nord che a est la Toscana è circondata dagli Appennini ma il territorio è prevalentemente collinare. La vetta più alta della regione è il monte Prado (2.054 m), nell'appennino Tosco-Emiliano in Garfagnana, sul confine con l'Emilia-Romagna. Nella regione si trovano altri rilievi montuosi degni di nota al di fuori della dorsale appenninica: le Alpi Apuane a nord-ovest, il Monte Pisano tra Pisa e Lucca, la Montagna pistoiese a nord di Pistoia, i Monti della Calvana a nord di Prato, i Monti del Chianti tra le province di Siena e Arezzo. In provincia d'Arezzo il Pratomagno divide il Casentino dal Valdarno, sempre in provincia d'Arezzo a nord-est l'Alpe di Catenaia è divisa dagli Appennini dal corso del Tevere, l'Alpe delle Luna a sud della provincia di Arezzo , le Colline Metallifere a sud-ovest tra le province di Livorno, Pisa, Siena e Grosseto e i massicci del Monte Amiata e del Monte Cetona a sud-est, il monte Falterona, dove nasce il fiume Arno e il monte Fumaiolo dove nasce il Tevere. Tra i sistemi collinari, nella parte centrale della regione ritroviamo, da ovest a est, le Colline livornesi, le Colline pisane, le Balze di Volterra, il Montalbano, le colline del Chianti e i rilievi collinari della Valtiberina. L'area meridionale della regione si caratterizza ad ovest per le Colline Metallifere, le colline della Val di Merse, le Crete Senesi, i rilievi collinari della Valle dell'Ombrone, le Colline dell'Albegna e del Fiora, l'Area del Tufo e i rilievi collinari della Val d'Orcia e della Val di Chiana. Pianure In Toscana si trovano aree pianeggianti sia lungo la fascia costiera che nell'entroterra. Il litorale comprende le pianure della Versilia, l'ultimo tratto del Valdarno Inferiore che si apre nella Piana di Pisa e la Maremma la pianura più estesa, mentre nell'entroterra la pianura principale è il Valdarno che si sviluppa da est ad ovest lungo il corso dell'omonimo fiume, comprendendo le città di Arezzo, Firenze e Pisa. Altre pianure dell'interno sono la Piana di Firenze-Prato-Pistoia in continuità del medio Valdarno, la Piana di Lucca, la Valdinievole, la Valdera, la Valdelsa, la Val di Chiana, la Val di Cecina, la Val di Cornia, la Val di Pecora, la Val d'Orcia, la Valdisieve, la Valle dell'Ombrone, la Val di Bisenzio, la Valdambra e la Valle del Serchio. Coste e isole La Toscana, bagnata dal Mar Ligure nella parte centro-settentrionale e dal Mar Tirreno in quella meridionale, si caratterizza per un litorale continentale molto diversificato nelle sue caratteristiche. Nel complesso, le coste continentali si presentano basse e sabbiose, fatta eccezione per alcuni promontori che si elevano tra Livorno e Vada, a nord di Piombino, tra Scarlino, Punta Ala e Castiglione della Pescaia, tra Marina di Alberese e Talamone, all'Argentario e ad Ansedonia. L'Arcipelago Toscano è costituito da sette isole principali e da alcuni isolotti minori, molti dei quali sono semplici secche o scogli affioranti, in gran parte tutelati dal Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano. L'isola principale è l'Isola d'Elba, bagnata a nord dal Mar Ligure, a est dal Canale di Piombino, a sud dal Mar Tirreno e a ovest dal Canale di Corsica: l'isola presenta un'alternanza di coste basse e sabbiose e coste più alte e frastagliate dove si aprono suggestive calette. A nord dell'Isola d'Elba si trovano l'Isola di Capraia, nel Canale di Corsica, e l'Isola di Gorgona nel Mar Ligure, entrambe con coste frastagliate. A sud dell'Isola d'Elba si trovano l'Isola di Pianosa, completamente pianeggiante e con leggere ondulazioni, con coste sia sabbiose che scogliose, l'Isola di Montecristo con coste alte e frastagliate fatta eccezione per la zona dell'approdo, l'Isola del Giglio con coste prevalentemente alte e rocciose, fatta eccezione per alcune calette e per la Spiaggia del Campese, l'Isola di Giannutri con coste scogliose pur presentando un territorio caratterizzato soltanto da ondulazioni e dislivelli leggerissimi. Tra le isole minori, le secche e gli scogli affioranti, vi sono le isole di Cerboli, di Palmaiola, le Formiche di Grosseto, la Formica di Burano, lo Scoglio d'Africa o Formica di Montecristo, le Secche della Meloria e le Secche di Vada. Clima Dal punto di vista climatico, la Toscana presenta caratteristiche diverse da zona a zona. Le temperature medie annue, che registrano i valori più elevati attorno ai 16-17°C lungo la costa maremmana, tendono a diminuire man mano che si procede verso l'interno e verso nord; nelle pianure e nelle vallate interne (medio Valdarno e Val di Chiana) si raggiungono i valori massimi estivi, che spesso si avvicinano e toccano i 40 °C e si contrappongono a minime invernali relativamente fredde, che arrivano talvolta allo zero. Le precipitazioni risultano molto abbondanti a ridosso dei rilievi appenninici lungo l'asse ovest-est tra la Versilia e il Casentino, con valori massimi oltre i 2000 mm annui sulle vette più alte delle Alpi Apuane e dell'Appennino Tosco-Emiliano; al contrario, lungo la fascia costiera della Maremma grossetana, soprattutto nella zona dell'Argentario, si raggiungono faticosamente i 500 mm annui di media. Molto penalizzate dal punto di vista pluviometrico risultano anche le Crete Senesi e alcune zone della Val d'Orcia e della Val di Chiana dove i valori medi annui si aggirano tra i 600 e i 700 mm. Le nevicate, frequenti nella stagione invernale su tutti i rilievi appenninici e sulla parte sommitale del Monte Amiata, possono raggiungere anche le zone collinari limitrofe ma non è impossibile che la neve giunga anche in pianura e più raramente sulle coste centro-settentrionali, mentre risultano essere episodi davvero unici lungo la costa della Maremma grossetana. L'eliofania (durata del soleggiamento) risulta essere molto rilevante lungo la fascia costiera della provincia di Grosseto, dove raggiunge valori prossimi ai massimi assoluti dell'intero territorio nazionale italiano, con una media annuale di oltre 7 ore giornaliere (valore minimo in dicembre con una media di circa 4 ore al giorno e valori massimi superiori alle 11 ore giornaliere in giugno e luglio). Stazioni meteorologiche In Toscana sono ubicate 14 stazioni meteorologiche ufficiali contrassegnate da codice WMO e ICAO in conformità alle norme dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale: 13 di esse sono gestite dall'Aeronautica Militare, una di esse dall'ENAV. Tutte le altre stazioni presenti nel territorio regionale, invece, fanno principalmente riferimento al Servizio Idrologico Regionale della Toscana; vi sono anche stazioni di altri enti, tra le quali quelle del Consorzio LaMMA, oltre a quelle di altri enti pubblici o privati. Storicamente merita un'apposita menzione la stazione meteorologica di Firenze Monastero degli Angeli, una delle prime stazioni istituite a livello mondiale, che iniziò ad effettuare le osservazioni meteorologiche e le registrazioni termometriche in scala fiorentina di 50° a partire dal 1654 nell'ambito della rete meteorologica granducale istituita da Ferdinando II de' Medici ed operativa in quell'epoca a livello europeo.Da nord a sud, di seguito sono riportate le varie stazioni meteorologiche ufficiali presenti nella regione: Passo della Cisa Rifredo Mugello Passo Porretta Firenze Peretola Pisa San Giusto Arezzo Molin Bianco Gorgona Volterra Siena Poggio al Vento (dismessa) Stazione meteorologica di Siena Ampugnano (dismessa) Stazione meteorologica di Piombino (dismessa) Radicofani Grosseto Aeroporto Elba-Monte Calamita Pianosa (dismessa) Monte ArgentarioAree naturali protette Le aree naturali protette coprono quasi il 10% del territorio regionale, per una superficie totale di 227.000 ettari. Ne fanno parte tre parchi nazionali, di cui uno, il Parco nazionale Arcipelago Toscano, ricade interamente in Toscana mentre gli altri due sono condivisi con l'Emilia-Romagna (Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna e Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano). Vi sono poi 3 parchi regionali, 2 parchi provinciali, 36 riserve naturali statali, 37 riserve naturali provinciali e 52 A. N.P. I.L. (Aree Naturali Protette di Interesse Locale). Nell'ambito della rete Natura 2000 sono stati inoltre proposti 123 Siti di interesse comunitario (SIC) e 30 Zone di protezione speciale (ZPS). Geologia La regione è attraversata sul lato settentrionale e su quello orientale dalla catena appenninica che si è formata per l'avvicinamento e la collisione della placca euro-asiatica a nord con la placca africano-adriatica a sud. Le unità strutturali derivanti, appartenenti in origine al margine continentale africano-adriatico, sono incluse in due gruppi principali, il Dominio Umbro-Marchigiano (flysch arenaceo-marnoso) e il Dominio Toscano, quest'ultimo suddiviso in una successione metamorfica sottostante (metarenarie, metacalcari, dolomie, gruppi triassici e tardo-paleozoici, basamento ercinico) e in una successione non metamorfica soprastante (flysch arenacei esterni ed interni, argilliti, marne, calcari e dolomie). La successione non metamorfica soprastante è caratterizzata a sua volta da due unità strutturali minori, la Falda Toscana e l'Unità Cervarola Falterona, con le cui estensioni rocciose costituiscono l'ossatura della dorsale appenninica toscana. Sopra il Dominio Toscano si trova il Dominio Subligure di transizione (arenarie e argilliti) dove vi è stato il sovrascorrimento di rocce del Dominio Ligure-Piemontese, suddiviso a sua volta nelle complesse unità strutturali del Dominio Ligure esterno (flysch a elmintoidi, arenarie, argilliti, brecce poligeniche), Dominio Ligure interno con successione oceanica non metamorfica (flysch arenacei, argilliti, radiolariti, ofioliti) e successione oceanica metamorfica (calescisti, ofioliti). Con la diminuzione e la cessazione dei sovrascorrimenti durante l'orogenesi appenninica, si formarono bacini di sedimentazione con Depositi Epiliguri (marne e calcareniti). Nelle fasi più recenti si verificarono invasioni marine dei margini meno elevati della catena, denominate successioni dei bacini neoautoctoni e mai coinvolte nei fenomeni di sovrascorrimento tra domini e unità strutturali; in seguito si formarono bacini subsidenti all'interno della catena favorevoli ai futuri ambienti fluvio-lacustri. Contemporaneamente si verificarono anche intrusioni magmatiche subvulcaniche acide (Isola d'Elba, Isola del Giglio e Isola di Montecristo) e manifestazioni vulcaniche piroclastiche effusive (Isola di Capraia, Monte Amiata e Area del Tufo). Le oscillazioni eustatiche e le ulteriori fasi di assestamento della catena hanno portato i livelli di fiumi e laghi ai valori attuali; i depositi alluvionali completano e chiudono la storia geologica della regione. Classificazione sismica In base all'Ordinanza PCM n.3274 del 20/03/2003, il territorio regionale toscano è stato suddiviso in tre distinte zone in base al rischio sismico, zona 2, zona 3 e zona 4; nessun comune della Toscana rientra nella zona 1 a sismicità elevata. Di seguito è riportata in modo schematico la classificazione sismica.. Zona 2 (sismicità medio-alta) 186 Comuni totali che interessano le intere province di Firenze, Massa e Carrara e Prato, le aree settentrionali e orientali della provincia di Arezzo che comprendono il Valdarno superiore, il Pratomagno, il Casentino e la Valtiberina, l'estremità orientale e un'area ristretta nella parte settentrionale della provincia di Grosseto, la quasi totalità della provincia di Livorno compresa l'Isola di Gorgona, la Garfagnana, la parte centro-settentrionale della provincia di Pisa, la parte orientale della provincia di Pistoia, la parte occidentale e l'estremità sud-orientale (Monte Amiata e Monte Cetona) della provincia di Siena. Inoltre, va segnalato anche il rischio di maremoto, seppur piuttosto moderato, lungo l'intero tratto centro-settentrionale della costa livornese. Zona 3 (sismicità bassa) 77 Comuni totali che interessano l'area sud-occidentale della provincia di Arezzo corrispondente alla Val di Chiana aretina, l'estremità settentrionale e la parte orientale della provincia di Grosseto, gran parte della provincia di Lucca, l'estremità meridionale della provincia di Pisa, la parte occidentale della provincia di Pistoia, l'area della provincia di Siena comprendente le Crete, la Val d'Orcia e la Val di Chiana senese. Zona 4 (sismicità molto bassa) 24 Comuni totali che interessano tutte le isole dell'Arcipelago esclusa la Gorgona, l'estremità meridionale della provincia di Livorno e la parte occidentale della provincia di Grosseto che comprende l'intera fascia costiera, la pianura maremmana e l'immediato entroterra collinare.Distretti sismici toscani Secondo l'attuale classificazione convenzionale, la Toscana è suddivisa nei seguenti distretti sismici, la cui nomenclatura è finalizzata all'identificazione rapida dell'eventuale area su cui si sia "aperto" l'epicentro di un ipotetico terremoto. Alpi Apuane Alta Val Tiberina Montagna Pistoiese Casentino Colline Metallifere Garfagnana Lunigiana Mar Ligure Maremma Monte Amiata Mugello Valdarno inferiore Valdarno superiore Versilia Zona ChiantiStoria La storia della Toscana abbraccia un lungo arco di tempo, che spazia dalla preistoria ai giorni nostri, risultando fondamentale dal Medioevo in poi per la nascita della lingua italiana. Le prime tracce certe della presenza umana risalgono al Paleolitico, con comunità di cacciatori raccoglitori. Nell'VIII millennio a.C. appare in territorio toscano la cosiddetta cultura della ceramica cardiale che segna l'introduzione della rivoluzione neolitica. Tra la fine del Neolitico e il Calcolitico, nella regione ci sono importanti testimonianze lasciate dalla cultura del Rinaldone, e dalla cultura del vaso campaniforme. Con l'età del Bronzo fiorisce la cultura appenninica che verrà seguita dalla cultura protovillanoviana. Tra il X e l'VIII secolo a.C., l'età del ferro trova la sua massima espressione nella civiltà villanoviana. Verso il IX secolo a.C. appaiono le prime testimonianze, in tutto il territorio dell'Italia Centrale, della popolazione etrusca. I Rasna o Rasenna, come secondo la maggior parte degli storici chiamavano se stessi, dominarono il territorio per molti secoli, ed è da essi, che l'attuale regione prese il nome di Etruria. Il culmine dello splendore della civiltà etrusca fu raggiunto attorno al VI secolo a.C., con possedimenti che andavano dalla zona settentrionale della Pianura Padana alla Campania: furono costruite strade, tra le quali si sono ben conservate le Vie Cave (tra Sovana, Pitigliano e Sorano), realizzarono un maestoso complesso sacro termale in località il Bagnone a Sasso Pisano, vennero bonificate alcune paludi ed edificate importanti città toscane, come Pisa, Arezzo, Chiusi, Volterra, Populonia, Vetulonia e Roselle, oltre all'ultima importante scoperta, ancora anonima, sorta in prossimità di Prato, di Gonfienti. II livello di civiltà raggiunto da questo grande popolo è testimoniato dalle interessanti similitudini - inconsuete per il Mediterraneo del tempo- tra i diritti degli uomini e quelli delle donne e ponendo fondamentali basi per l'urbanistica romana. Nel III secolo a.C. gli Etruschi furono sconfitti dalla potenza militare di Roma e, dopo un primo periodo di prosperità, dovuto allo sviluppo dell'artigianato, dell'estrazione e della lavorazione del ferro, dei commerci, tutta la regione decadde economicamente, culturalmente e socialmente. I Romani, che si insediarono presso le preesistenti località etrusche, fondarono anche nuove città come Fiesole, Florentia e Cosa, attualmente una delle meglio conservate con le mura, il foro, l'acropoli e il capitolium, sorto originariamente come Tempio di Giove, oltre ad avere una propria monetazione. Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente la regione passò attraverso le dominazioni ostrogota e bizantina, prima di divenire oggetto di conquista da parte dei Longobardi (569), che la eressero a ducato con sede a Lucca (Ducato di Tuscia). Con la caduta dei Longobardi per opera di Carlo Magno, il ducato divenne contea e successivamente marchesato di Lucca (Marca di Tuscia). Nell'XI secolo il Marchesato passò agli Attoni, grandi feudatari Canossiani, che possedevano anche Modena, Reggio Emilia e Mantova. A quella famiglia apparteneva la famosa Contessa Matilde di Canossa, nel cui castello avvenne l'incontro fra il papa Gregorio VII e l'imperatore di Germania, Enrico IV. Proprio in questo periodo iniziò a svilupparsi in tutta la regione il fenomeno dell'incastellamento. Nell'XI secolo Pisa divenne la città più potente e importante della Toscana, con l'estensione del dominio della Repubblica Marinara a quasi tutta la Toscana tirrenica, alle isole dell'Arcipelago Toscano e alla Sardegna e Corsica. A sud è presente il dominio degli Aldobrandeschi, importante casata di origine longobarda, che controllava la parte meridionale delle attuali province di Livorno e Siena, oltre all'intera provincia di Grosseto, al territorio del monte Amiata, fino all'Alto Lazio, entrando spesso in conflitto con il Papato, fino all'emergere della città di Siena, che più tardi entrerà in competizione con Firenze. Attorno al XII secolo inizia il periodo dei liberi Comuni, e Pistoia diventa il primo comune in Italia, con lo Statuto dei consoli del Comune di Pistoia. Nascono le prime forme di democrazia partecipativa e le associazioni di arti e mestieri, che fecero della Toscana un irripetibile esempio di autonomia culturale, sociale ed economica. Tra la fioritura delle varie città toscane si vede la città di Lucca divenire un centro molto ricco e prosperoso grazie alla produzione tessile ed al commercio della seta, oltre che ad essere un importante meta nella Via Francigena. Fra le città della regione si impone ben presto, per motivi culturali ed economici ma anche militari, il Comune di Firenze. In questo periodo che va dal X secolo al XIII secolo vengono effettuati vari tentativi di creare un coordinamento politico tra i vari poteri toscani, da quello portato avanti dei marchesi di Toscana (da Ugo il Grande a Beatrice di Lorena) a quello espresso dai comuni della Lega toscana (1197). Sarà comunque Firenze ad imporsi come forza aggregante pan-toscana tra XIV e XVI secolo. Grazie a numerosi letterati e artisti, tra il Trecento e il Quattrocento la Toscana, ed in particolare la città di Firenze, diedero un determinante contributo al Rinascimento Italiano. Divenuta entità politicamente autonoma a partire dal XII secolo la Toscana si frammentò anch'essa in una miriade di stati tra i quali la Repubblica di Firenze e la Repubblica di Siena erano le più importanti. La fioritura dei commerci portò in alcune città della regione alla nascita delle banche (Firenze e Siena in primis). L'unificazione toscana sotto un'unica città iniziò con la politica espansionistica fiorentina già nel XIV secolo, quando la repubblica iniziò a fagocitare i territori toscani in successione, frenata solamente dalla repubblica di Siena, che a sua volta annetteva quasi tutti i territori della Maremma e del monte Amiata, e dalla Repubblica di Lucca.Durante il XV secolo salì al potere la famiglia Medici che, come le maggiori famiglie fiorentine, si era arricchita con le banche ed aveva ottenuto rilevanza politica nelle istituzioni repubblicane a partire dalla metà del Quattrocento, con Cosimo il Vecchio. A partire da Lorenzo il Magnifico il potere mediceo si consolidò (a parte due interruzioni repubblicane dal 1494 al 1512 e dal 1527 al 1530): nel 1532 Alessandro ottenne il titolo di Duca di Firenze e nel 1569 Cosimo I quello di Granduca di Toscana. In questo momento tutta l'area toscana, eccetto Lucca che rimase una repubblica autonoma, Piombino che costituiva un principato a sé stante, e l'area di Orbetello e Monte Argentario collocata nello Stato dei Presidii, era sotto la signoria fiorentina essendo caduta la repubblica di Siena nel 1555 nelle mani degli ispano-fiorentini che dal 1557 ne ebbero la sovranità. La famiglia Medici continuò a regnare sopra la Toscana ininterrottamente fino al 1737. L'ultimo granduca della famiglia fu Gian Gastone de' Medici che non ebbe eredi, mentre l'ultima della famiglia, Anna Maria Luisa, elettrice Palatina, si occupò del Granducato dalla morte del fratello e riuscì grazie alla sua lungimiranza a fare sì che l'immenso patrimonio artistico che era nei secoli divenuto patrimonio della famiglia non potesse essere portato via da Firenze nemmeno dai futuri regnanti che il Granducato avrebbe avuto. Il Granducato di Toscana, alla morte di Gian Gastone, passò alla famiglia dei Lorena, in particolare a Francesco Stefano di Lorena, già marito di Maria Teresa d'Asburgo, imperatrice d'Austria. Egli non mise mai piedi né in Toscana né a Firenze, e ne lasciò l'amministrazione al figlio Pietro Leopoldo. La più importante innovazione voluta dai Lorena, proprio grazie a Pietro Leopoldo, fu l'abolizione (per 4 anni, fino al 1790 quando fu ripristinata) della pena di morte nel Granducato di Toscana, per l'epoca una innovazione di non poco rilievo. Il provvedimento entrò in vigore il 30 novembre 1786 e, prendendo spunto da questo, è stata istituita in tempi recenti la Festa della Toscana, che si tiene ogni anno nel giorno di tale anniversario. L'unica interruzione alla sovranità lorenese fu la parentesi napoleonica che durò fino al 1814, quando sul serenissimo trono granducale fu restaurato Ferdinando III figlio di Pietro Leopoldo. Lucca e Piombino invece riuscirono a mantenere una certa autonomia col governo di Elisa Bonaparte, sorella di Napoleone, durante il Principato di Lucca. Napoleone portò in Italia, e quindi anche in Toscana, che fu annessa alla Francia, l'idea moderna di "nazione" (concetto nato con la rivoluzione industriale). Anche per reazione al nazionalismo francese, infatti, si ebbe anche in Toscana la nascita del pensiero nazionalista, che inventò l'idea di una "nazione italiana" che aveva nella Toscana il suo centro motore: i "grandi toscani" divennero "grandi italiani" e Dante, Petrarca, Boccaccio, ma anche Niccolò Machiavelli e Galileo Galilei, vennero "arruolati" come simboli di una "Italia" da far "rinascere" a nuova vita, insieme a tutti i suoi valori di "libertà" comunale, creatività e indipendenza. Fu così che la Toscana divenne uno dei centri più importanti del movimento indipendentista e risorgimentale italiano. Coscienti della peculiarità, per non dire superiorità, della loro patria, i leader del movimento risorgimentale toscano si impegnarono a fondo per l'indipendenza dell´Italia. Lo stesso ultimo granduca regnante, Leopoldo II di Toscana, e l'ultimo primo ministro toscano, Bettino Ricasoli, furono, in tempi e modalità diversi, convinti che nell'Unità d´Italia, la Toscana avrebbe potuto meglio mantenere e sviluppare la propria identità etnica, usando un termine più moderno. Insomma, la Toscana, che aveva una sua etnia ben definita dai tempi antichi (basti vedere la storia del nome, che non è un latinismo - come "Italia", che non era un italianismo, altrimenti sarebbe stato "Itaglia" - ma lo sviluppo dell´etnonimo antichissimo di Etruria), preferì "investire" nel progetto "italianista" così che nel XIX secolo darà in dote al Regno d'Italia il suo immenso patrimonio culturale ed ideale, e per alcuni anni anche la capitale. L'ultimo Granduca della Toscana fu il figlio di Ferdinando, Leopoldo II, che regnò fino all'ingresso del territorio toscano nel nascente stato unitario italiano. Il periodo lorenese fu per la Toscana un periodo illuminato, a partire dal governo di Pietro Leopoldo (che riformò l'ordinamento giudiziario), fino all'ultimo granduca che ottenne risultati molto positivi, con la costruzione delle prime ferrovie, la creazione del catasto e la bonifica della Maremma. Dopo le rivoluzioni del 1848-1849, il ritorno di Leopoldo venne tuttavia supportato da una guarnigione austriaca che gli alienò le simpatie popolari. Nel 1859, quando la Toscana stava per entrare nel regno dell'Italia del Nord, non si oppose in maniera tenace alla sua destituzione, ma partì da Firenze lasciandola pacificamente nelle mani dei rivoluzionari. La curiosa espressione usata nell'occasione, dato che era iniziata la rivolta alle cinque del mattino, fu che alle sei dello stesso mattino, quando il granduca partì da Firenze, la rivoluzione se ne andò a fare colazione. Il passaggio dal Granducato di Toscana allo Stato Unitario Italiano fu frutto di un'incruenta rivoluzione. Nel 1847 la Toscana è completamente unificata con l'entrata del Ducato di Lucca nel Granducato di Toscana a non molti anni dall'Unificazione col Regno d'Italia. Nei giorni 11-12 marzo 1860 fu celebrato un plebiscito, che confermò l'unione della Toscana alla monarchia costituzionale di Vittorio Emanuele II. I risultati del voto furono proclamati a Firenze il 15 marzo 1860 da Enrico Poggi, uno dei ministri del Governo Provvisorio Toscano. La Toscana fu così annessa al Regno di Sardegna e quindi al nascente Regno d'Italia. L'unione al Piemonte era vista dalla classe dirigente moderata toscana (con a capo personalità di spicco come Bettino Ricasoli e Gino Capponi) come la via migliore per valorizzare le peculiarità toscane, le libertà cittadine, preservare il potere delle aristocrazie dall´invadenza modernizzatrice dei sovrani lorenesi. L'idea, infatti, dei moderati toscani era quella di costituire una specie di federazione con le altre terre italiane. Non è un caso quindi che nei primi anni di Unità, in Toscana ci fu un forte movimento federalista e autonomista che unì tutti coloro che - dai cattolici, ai garibaldini, agli ex-mazziniani, dai codini e legittimisti ai democratici, dai cattolici agli autonomisti - si opponevano al centralismo amministrativo piemontese e auspicavano un assetto federale dello Stato. Tale partito (tra i cui esponenti si ricordano Giuseppe Montanelli, l'allievo di Carlo Cattaneo, Alberto Mario, Luigi Castellazzo, Giuseppe Mazzoni, Clemente Busi, Eugenio Alberi, Padre Bausa O.P., Luigi Alberti, Giuseppe Corsi, l'arcivescovo di Pisa Cosimo Corsi, ecc.) rappresentò la più importante alternativa al partito moderato-liberale del governo unitario (tra i cui esponenti c'era Bettino Ricasoli), ed ebbe alcune riviste di un certo prestigio come La Nuova Europa (federalista-democratico), La Patria e Firenze (federalista-cattolici). La storia della Toscana si identifica, da questo momento, con quella dello Stato Italiano, di cui fa parte, pur conservando una sua specificità che la distingue da tutte le altre regioni. In attesa del trasferimento della capitale a Roma, cosa che avvenne dopo la conquista savoiarda della città nel 1870, Firenze ospitò il governo della nazione per cinque anni. Nel contesto degli avvenimenti contestativi post-unificazione è stata inserita dagli storici l'avventura mistico-rivoluzionaria di David Lazzaretti, un predicatore che riuscì a muovere le folle della zona del monte Amiata e della Toscana meridionale in nome di una alternativa religiosa e sociale, a fronte non tanto dei nuovi assetti nazionali, ma soprattutto della fragilità sociale di quel territorio e del declino dei costumi del clero romano. Per aver organizzato una processione su Arcidosso, in cui le istituzione e la borghesia di allora paventavano assalti alla proprietà privata come prodotto di un socialismo che allora era solo agli albori, venne ucciso dalla forza pubblica nel 1878. Durante la Resistenza la Toscana fu teatro di una feroce e violenta guerra tra le brigate partigiane, appoggiate da buona parte della popolazione (da sempre impegnata nelle lotte sindacali e antifasciste) e l'esercito tedesco appoggiato dalle squadre fasciste. Stragi come Sant'Anna di Stazzema ricordano quanto sia stato grande il contributo dei Toscani alla Guerra di Liberazione e quanto sangue sia stato versato senza batter ciglio, pur di liberare il territorio dall'occupazione nazista. Politica Suddivisione amministrativa Dal 1º gennaio 1948, ex art. 131 della nostra vigente Costituzione, la Toscana è una regione ad autonomia ordinaria della Repubblica Italiana, ma solo con la legge n. 281 del 1970 furono attuate le sue funzioni. La Toscana comprende nove province e una Città metropolitana: Storia amministrativa L'ex Granducato di Toscana dopo la riforma amministrativa del 1850 era stato suddiviso nei "compartimenti" di Firenze, Lucca, Arezzo, Siena, Pisa, Grosseto e Livorno con l'isola d'Elba e nelle sottoprefetture di Pistoia, Prato, San Miniato, Rocca San Casciano, Volterra, Montepulciano, Portoferraio. Ne faceva parte anche la cosiddetta Romagna Toscana, mentre ne erano escluse la Lunigiana e l'Alta Garfagnana. Nel 1607 il granduca Ferdinando I de' Medici acquistò dai Gonzaga di Novellara una serie di terre, che attualmente costituiscono una piccola enclave amministrata dalla Toscana in territorio romagnolo, le cui località sono frazioni del comune di Badia Tedalda, (Arezzo) come la frazione di Santa Sofia Marecchia. Con il Regno d'Italia nel 1860 sono confermate le province di Firenze, Siena, Arezzo, Pisa, Lucca, Livorno, Grosseto. La provincia di Livorno, costituita dal capoluogo e dalle isole d'Elba, Gorgona, Pianosa e Montecristo, verrà ridimensionata alcuni anni più tardi limitandone l'estensione al proprio territorio comunale. Dal censimento del 1871 la provincia di Massa e Carrara viene considerata come provincia toscana e non più emiliana. Al 1923, la Toscana è suddivisa in sette province, Firenze, Siena, Arezzo, Pisa, Livorno (limitata al solo territorio comunale), Lucca, Massa e Grosseto. Nello stesso anno, vengono distaccati dalla provincia di Massa e Carrara i comuni di Bolano, Calice al Cornoviglio, Castelnuovo Magra, Ortonovo, Rocchetta di Vara, Santo Stefano di Magra e Sarzana e ceduti alla nuova provincia della Spezia in Liguria. Sempre nel 1923, è distaccato dalla provincia di Firenze il circondario di Rocca San Casciano, la cosiddetta Romagna Toscana, che passa alla provincia di Forlì in Emilia-Romagna (comuni di Bagno di Romagna, Dovadola, Galeata, Modigliana, Portico e San Benedetto, Premilcuore, Rocca San Casciano, Santa Sofia, Sorbano, Castrocaro Terme e Terra del Sole, Tredozio e Verghereto). Nel 1925 viene ampliata la provincia di Livorno, alla quale vengono aggregati il comune di Capraia Isola, staccato dalla provincia di Genova, e alcuni comuni costieri distaccati dalla provincia di Pisa: Bibbona, Campiglia Marittima, Castagneto Carducci, Cecina, Collesalvetti, Piombino, Rosignano Marittimo, Sassetta e Suvereto. Alla provincia livornese vengono restituite le isole dell'arcipelago toscano: l'isola d'Elba, la Gorgona, Pianosa e Montecristo mentre a parziale compensazione viene ceduta alla provincia di Pisa la zona Nord del territorio provinciale corrispondente alle località di Tirrenia e Calambrone. Nel 1927 viene creata la provincia di Pistoia, distaccando dalla provincia di Firenze i comuni di Agliana, Cutigliano, Lamporecchio, Larciano, Marliana, Montale, Pistoia, Piteglio, San Marcello Pistoiese, Serravalle Pistoiese e Tizzana (oggi Quarrata). Nello stesso anno vengono distaccati e assegnati alla provincia di Perugia, in Umbria, i comuni di Monterchi e Monte Santa Maria Tiberina che fino ad allora erano in provincia di Arezzo. Nel 1928, la provincia di Pistoia viene allargata con alcuni comuni sottratti alla provincia di Lucca: Bagni di Montecatini, oggi Montecatini Terme, Buggiano, Massa e Cozzile, Monsummano Terme, Montecatini Val di Nievole, oggi Montecatini Alto frazione di Montecatini Terme, Pescia, Ponte Buggianese, Uzzano e Vellano, oggi frazione di Pescia. Nel 1936, in occasione della costituzione del comune di Abetone, viene assegnata alla Toscana una zona oltre il passo già parte del comune emiliano di Fiumalbo del versante modenese. Nel 1939, in seguito alle proteste della popolazione, il comune di Monterchi ritorna alla provincia di Arezzo. Nel 1992, è costituita la nuova provincia di Prato, che ingloba oltre al capoluogo i comuni di Cantagallo, Carmignano, Montemurlo, Poggio a Caiano, Vaiano e Vernio sottratti alla provincia di Firenze; il numero delle province toscane sale così a dieci. Elenco dei Presidenti della Giunta Regionale e della Regione Stemma della Regione L'adozione dello stemma regionale ha origini abbastanza recenti. Nel 1975, su proposta della Giunta Regionale presieduta da Lelio Lagorio, fu deciso di rappresentare la Regione Toscana con il Pegaso d'argento che ricorda la raffigurazione artistica del mitico cavallo, commissionato per una medaglia da Pietro Bembo a Benvenuto Cellini nel 1537, attualmente conservata presso il Museo del Bargello a Firenze. Inoltre l'emblema fu adottato anche dal "Comitato Toscano di Liberazione Nazionale" (CTLN) durante la Resistenza. Il bozzetto originale fu disegnato dal Andrea Miòla e adottato come gonfalone della Regione con la legge regionale 20 maggio 1975, n.44 (e successive modificazioni con legge regionale I3 febbraio 1995, n. 18 ). Onorificenze Conferita personalmente nel 1976, decimo anniversario della grande alluvione, dal Presidente della Repubblica Giovanni Leone. Società Evoluzione demografica La Toscana conta più di tre milioni e mezzo di abitanti che rappresentano circa il 6% della popolazione italiana, con una densità di circa 163 abitanti per km² che risulta inferiore rispetto alla media nazionale. Poco più del 10% della popolazione toscana risiede nel capoluogo regionale e circa un terzo del totale regionale nell'area metropolitana Firenze-Prato-Pistoia che si sviluppa senza soluzioni di continuità nella corrispondente conca intermontana. Altre zone densamente popolate sono, in ordine decrescente, l'area pisana e il Valdarno inferiore, l'area livornese, la fascia costiera della provincia di Massa e Carrara e della Versilia, la Valdinievole e la Piana di Lucca ed infine la zona del Valdarno superiore tra Arezzo e Firenze. Al contrario, l'intera area appenninica (dalla Lunigiana e Garfagnana fino al Casentino), la Maremma grossetana, le Colline Metallifere, il Monte Amiata e la zona a sud di Siena comprendente la Val d'Orcia e le Crete senesi con il Deserto di Accona risultano essere i territori con la minore densità abitativa. Evoluzione demografica Dagli anni settanta in poi la Toscana ha visto una continua diminuzione dei tassi di natalità. Tuttavia, la popolazione totale regionale si è mantenuta piuttosto stabile fino alla fine degli anni novanta, quando è iniziato a verificarsi un aumento piuttosto deciso. Tutto ciò è stato possibile grazie all'immigrazione da altre regioni italiane (soprattutto quelle meridionali) e da paesi stranieri (fenomeno che si è molto accentuato negli ultimi due decenni). Tra gli stranieri residenti, a livello regionale prevalgono i cittadini dei Paesi dell'Europa orientale (in particolare rumeni e albanesi, seguiti da quelli di vari Stati del continente africano; minore è la percentuale di cittadini asiatici ed americani. Tuttavia, nell'area fiorentina e pratese le percentuali si discostano dalla media regionale, essendo presente una foltissima comunità cinese che costituisce nella zona la maggioranza dei cittadini stranieri. Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2014 la popolazione straniera residente era di 395.573 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:  Romania 83.244 2,22%  Albania 70.219 1,87%  Cina 43.427 1,16%Nel 2009 i nati sono stati 32.380 (8,7‰), i morti 42.210 (11,3‰) con un incremento naturale di -9.730 unità rispetto al 2008 (-2,6‰). Le famiglie contano in media 2,32 componenti. Il 31 dicembre 2009 su una popolazione di 3.730.130 abitanti si contavano 309.651 stranieri (8,3%). Comuni più popolosi In Toscana si contano tre comuni con oltre 100 000 abitanti, dieci comuni con popolazione compresa tra 50 000 e 100 000 abitanti e nove comuni con popolazione compresa tra 30 000 e 50 000 abitanti come indicato nella tabella seguente: Dialetto Il toscano è, dopo la lingua sarda, l'idioma che meno si è discostato dal latino e si è evoluto in maniera lineare ed omogenea. È alla base della lingua italiana, grazie agli scritti di Dante Alighieri, Francesco Petrarca, Giovanni Boccaccio, Niccolò Machiavelli e Francesco Guicciardini, che gli conferirono la dignità di "lingua letteraria" della penisola. Con l'Unità d'Italia venne adottato come lingua ufficiale, grazie anche alla prestigiosa teoria di Alessandro Manzoni relativa alla scelta della lingua per la stesura de I promessi sposi con "i panni lavati in Arno". Per questo motivo, la Toscana è la regione in cui si parla di più l'italiano in famiglia (l'83,9% degli abitanti nel 2006). I locutori sono superiori ai 3 milioni, sottraendo dal numero totale degli abitanti della regione quelli della provincia di Massa e Carrara, dove si parlano dialetti settentrionali appartenenti al gruppo gallo-italico (dialetto massese, dialetto carrarese, dialetti della Lunigiana). Il dialetto toscano è un insieme di dialetti minori locali (Vernacoli) che presentano alcune differenze che li contraddistinguono gli uni dagli altri. Di seguito è riportata la suddivisione in dialetti toscani settentrionali, orientali, meridionali e occidentali (in altre classificazioni i dialetti toscani occidentali vengono inclusi tra i toscani settentrionali, mentre i dialetti toscani orientali vengono trattati a parte). Tuttavia, tra i dialetti di matrice toscana, va inclusa anche la variante cismontana del còrso parlata nella Corsica settentrionale. Religione Diocesi cattoliche La Toscana, oltre a contare dieci province, presenta un'ulteriore suddivisione territoriale in varie diocesi, ognuna delle quali fa capo alla propria cattedrale e sede vescovile di riferimento. Nelle varie epoche storiche c'è sempre stata una distinzione netta tra le due suddivisioni, i cui confini non sono mai risultati coincidenti tra loro. Il numero di diocesi risulta maggiore rispetto a quello delle province, poiché alcune località sono state da sempre sedi vescovili, nonostante non siano divenute in seguito capoluoghi di provincia. Attualmente la Toscana comprende un'abbazia territoriale, quattro arcidiocesi e tredici diocesi, alcune delle quali sono il frutto di accorpamenti avvenuti in epoche piuttosto recenti di due o più diocesi vicine. Ecco di seguito l'elenco di tutte le diocesi della Toscana. Sinagoghe e comunità ebraiche In vari centri della Toscana (città e paesi) sono sempre state presenti numerose comunità ebraiche. A Firenze è esistito un vero e proprio ghetto nella zona del Mercato Vecchio), ma con le libertà concesse da Ferdinando I de' Medici al porto franco di Livorno, fu lì che dal XVI secolo si stabilì la comunità più numerosa. Tra le piccole comunità storiche ci sono quelle di Monte San Savino e di Pitigliano. Di seguito sono elencate le sinagoghe della regione: Sinagoga di Firenze Sinagoga di Livorno Sinagoga di Monte San Savino Sinagoga di Pisa Sinagoga di Pitigliano Sinagoga di Siena Sinagoga di SoranoAltre religioni Le altre confessioni cristiane non cattoliche sono presenti in regione dalla fine del XVIII secolo, eccezion fatta per Livorno, dove le leggi tolleranti permisero una libertà religiosa sin dal XVI secolo, che ancora oggi è testimoniata dai numerosi edifici di culto acattolici. A Firenze e nelle altre città si ebbero comunità cospicue di valdesi, anglicani ed altri protestanti soprattutto tra il XIX secolo e i primi decenni del XX secolo, quando la presenza di stranieri (soprattutto inglesi, statunitensi e tedeschi) fu massima. Nel comune di San Casciano in Val di Pesa è presente uno dei centri più grandi ed importanti dell'Associazione internazionale per la coscienza di Krishna meglio conosciuta come il "Movimento Hare Krishna". Merita un cenno anche la comunità dei Giurisdavidici nella zona del Monte Amiata, attiva nel primo novecento, oggi ridotta a poche unità intorno ad Arcidosso. La presenza islamica nella regione risale ai recenti fenomeni di immigrazione. La costruzione di una moschea è prevista a Colle di Val d'Elsa, sebbene sia un progetto ancora controverso. La scuola buddista Soka Gakkai ha una sede a Firenze, a villa Le Brache, a Grosseto e di recente costruzione anche a Cecina, mentre una comunità di religione tibetana, il centro Dzog-chen di Merigar West fondato da Chögyal Namkhai Norbu, si è stabilita dal 1981 nella zona del Monte Amiata, più esattamente sulle prime pendici del Monte Labbro, vicino Zancona, nel territorio comunale di Arcidosso. Economia In termini assoluti, facendo riferimento al periodo 2000-2008, la Toscana è la sesta regione d'Italia per PIL prodotto di poco dietro Piemonte e Emilia-Romagna, mentre in termini di PIL per abitanti, la Toscana è l'ottava regione secondo i dati del periodo 2000-2008. Il dato regionale suddiviso per macro settori di attività risulta in linea con lo stesso dato espresso su base nazionale. L'economia della regione si basa prevalentemente sul settore terziario, alimentato principalmente dal turismo. Gli arrivi turistici nel 2007 sono stati di 5.542.937 italiani e 5.885.545 stranieri. Tuttavia, in Toscana vi sono numerosi distretti industriali sparsi nel territorio, che incidono profondamente sull'economia a scala locale. Anche l'agricoltura e l'allevamento, grazie ai prodotti di qualità, rivestono notevole importanza, pur creando un numero marginale di posti di lavoro rispetto agli altri settori. Dati economici Di seguito la tabella che riporta il PIL ed il PIL procapite prodotto nella Toscana dal 2000 al 2006: Di seguito la tabella che riporta il PIL, prodotto in Toscana ai prezzi correnti di mercato nel 2006, espresso in milioni di euro, suddiviso tra le principali macro-attività economiche: Uso del suolo Il territorio toscano, occupato da aree urbanizzate per poco più del 4% della sua estensione, è ricoperto per quasi il 44% da boschi, che interessa prevalentemente le aree montane appenniniche e dell'Amiata, le zone collinari più elevate come le Colline Metallifere e i Monti del Chianti e le aree in prossimità della fascia costiera. Le latifoglie sono le essenze predominanti, mentre le conifere dominano lungo la fascia costiera (pinete marittime) e in alta montagna (abeti); nella Maremma grossetana e nelle aree collinari limitrofe è molto diffusa anche la quercia da sughero (Quercus suber). Le aree coltivate rappresentano circa il 39% del territorio regionale e occupano prevalentemente le pianure (seminativi), le valli interne e le zone di medio-bassa collina (vigneti e oliveti). La vegetazione arbustiva interessa quasi il 7% del territorio e si caratterizza per la macchia mediterranea bassa e per la gariga nelle aree a ridosso della fascia costiera maremmana, e per i cespugli dei rilievi interni. Pascoli e praterie naturali occupano circa il 5% del territorio, soprattutto a carattere sparso nelle aree collinare interne e in modo più definito nella Maremma grossetana, specialmente nel cuore del Parco naturale della Maremma. Lo 0,6% del territorio è caratterizzato da aree con assenza o scarsità di vegetazione (calanchi e biancane del Deserto di Accona e delle Crete senesi e zone rocciose collinari e montane), mentre lo 0,4% circa è occupato da zone umide (lagune, paludi, laghi e stagni). Agricoltura e allevamento L'agricoltura e l'allevamento rivestono ancora oggi una notevole importanza, vista la qualità dei prodotti forniti. La Toscana, inoltre, è stata la prima regione in Europa ad aver approvato una legge specifica che vieta la coltivazione e la produzione di organismi geneticamente modificati e il loro consumo nelle mense pubbliche (L.R. 53 del 6 aprile 2000); di fatto il territorio regionale può definirsi OGM-free. Agricoltura Nelle aree montane, l'agricoltura si contraddistingue per marginalità produttiva caratterizzata dalla raccolta di funghi, castagne e tartufi. La collina si caratterizza essenzialmente per oliveti e vigneti. Riguardo all'olio extravergine di oliva è da segnalare la presenza di una IGP regionale (Toscano), di cui uno con menzione Montalbano (come da disciplinare), e di cinque DOP (Chianti Classico, Colli Fiorentini, Lucca, Terre di Siena e Tuscia). Per i vini si segnala l'importanza mondiale dei vini toscani che annoverano ben 6 DOCG - Carmignano (Provincia di Prato), Brunello di Montalcino Chianti (con le sue 8 sottozone), Morellino di Scansano (dall'annata 2007), Vernaccia di San Gimignano e Vino Nobile di Montepulciano - e 34 DOC. La bassa collina e anche la pianura si caratterizzano per vivaismo (provincia di Pistoia), orticoltura, colture cerealicolo-foraggere, girasoli, mais, barbabietole e zafferano (province di Siena, Grosseto e Firenze). Famosissimo in tutto il mondo è il sigaro toscano, prodotto con foglie di tabacco di tipo kentucky coltivate in Val di Chiana e nella Valtiberina toscana. In Toscana si coltivano inoltre girasoli e alberi da frutto. Allevamento e zootecnia L'allevamento e la zootecnia si fondono principalmente sulle razze autoctone bovine e suine che forniscono carni molto pregiate. Tra i bovini spiccano le razze chianina, maremmana, calvanina e garfagnina, tutte allevate allo stato brado, caratteristica che ha fatto sì che le loro carni fossero molto ricercate anche durante gli anni della crisi del settore dovuta alla BSE (patologia mai riscontrata nelle razze autoctone toscane). Tra i suini spicca su tutti la pregiatissima razza di Cinta senese allevata allo stato brado e semibrado in varie zone delle province di Siena e Firenze e nell'area delle Colline Metallifere. Tra le razze autoctone ovine sono in fase di recupero la massese, originaria della zona della città di Massa, la pomarancina e la zerasca, originaria della Lunigiana, in un periodo contrastato da sporadici casi del "morbo della lingua rossa". I cavalli autoctoni più diffusi a livello regionale sono il maremmano e il bardigiano che vengono allevati per manifestazioni turistiche e sportive (il cavallo monterufolino è in fase di recupero dopo aver rischiato l'estinzione). Distretti industriali Oltre al rilievo regionale dell'artigianato e della trasformazione dei prodotti della terra (vini, olio), la Toscana registra una notevole attività estrattiva, oggi identificabile soprattutto delle cave di marmo di Carrara, esportato in tutto il mondo, e una nuova risorsa nella produzione di energia - la geotermia - presente nelle aree di Larderello e del Monte Amiata. Nella regione vi sono distretti industriali che si differenziano tra loro per la tipologia di attività. Di seguito sono riportati i principali. Commercio e settore terziario Il commercio e il settore terziario rappresentano per la regione una delle principali fonti dell'economia, essendo fonte di occupazione per circa 2/3 dei residenti. Oltre al modello di commercio tradizionale toscano (basato sulla piccola o media impresa spesso a conduzione familiare e su fiere e mercati locali), rivestono notevole importanza sia il turismo che i servizi (banche e assicurazioni). Turismo Il turismo rappresenta una delle principali risorse economiche della Toscana. Oltre il 40% del flusso si riversa verso le località balneari, tra le quali si citano gli esempi di Castiglione della Pescaia (quarto comune più visitato in Toscana, con circa 1,3 milioni di presenze turistiche annuali, a fronte dei circa 7.500 residenti), Viareggio e la Versilia. Un emblematico esempio è rappresentato proprio dalla Maremma grossetana, che nei mesi estivi decuplica il numero dei residenti. Importante citare il Lucca Comics & Games che ogni anno ospita 500.000 visitatori. Un'altra rilevante percentuale è data dai visitatori alle città d'arte e ai centri artistici minori, con Firenze che supera i 10\11 milioni di presenze all'anno. Negli ultimi anni si è molto sviluppato anche il turismo rurale che si affianca a quello termale (Chianciano Terme, Montecatini Terme, Saturnia) e a quello montano sia estivo che invernale (piste da sci all'Abetone e sul Monte Amiata). I sei comuni più visitati della regione sono Firenze, Pisa, Montecatini Terme, Castiglione della Pescaia, Grosseto, Orbetello. Come si può notare, tre dei sei comuni più visitati sono in provincia di Grosseto. Distribuzione del reddito per provincia In Toscana, il Prodotto Interno Lordo pro capite è tra i 26 e i 27 000 euro. La forbice oscilla tra i 33 000 euro della provincia di Firenze, il dato più alto in Toscana e la settima provincia in Italia secondo i dati del 2007, e i 22 000 euro di quella di provincia di Massa e Carrara, il dato più basso tra le province toscane. Di seguito è riportato il Prodotto Interno Lordo suddiviso per provincia (dati in migliaia di euro): Occupazione A livello regionale, il tasso di occupazione della popolazione di età compresa tra i 15 e i 65 anni sfiora il 63% ed è sensibilmente superiore rispetto al corrispondente dato nazionale (56%). Di seguito sono riportati i valori dei tassi di occupazione che si registrano nelle singole province. Per quanto riguarda invece il tasso di disoccupazione, questo si aggira a livello regionale attorno al 4% ed è un valore inferiore rispetto al corrispondente dato nazionale. I valori minimi sotto il 3% si registrano nelle province di Arezzo e di Siena, mentre i valori massimi oltre il 6% si toccano nelle province di Massa e Carrara e di Livorno. In tutte le altre province il tasso di disoccupazione oscilla mediamente tra il 3,5 e il 4,5%. Trasporti, mobilità e infrastrutture Aeroporti Il primo aeroporto della Toscana è il Galileo Galilei di Pisa con collegamenti a livello nazionale, europeo ed intercontinentale. Altri scali, assai sfruttati dai turisti, si trovano anche a Firenze (Amerigo Vespucci), Grosseto (Corrado Baccarini), all'Isola d'Elba (Marina di Campo), ci sono poi aeroporti minori nei pressi di Arezzo, Lucca, Massa e Siena. Ecco in sintesi gli scali toscani. Autostrade e principali vie di comunicazione La Toscana è attraversata in direzione nord-sud dall'Autostrada A1 che collega Firenze ed Arezzo alle principali città italiane (Milano e Bologna verso nord, Roma e Napoli verso sud). Firenze è ben collegata con la costa toscana grazie all'Autostrada A11, che tocca anche Prato, Pistoia, Montecatini Terme e Lucca prima di terminare presso il casello di Pisa nord. Questo casello si trova anche lungo l'Autostrada A12, che collega la città di Pisa a Viareggio (da questa uscita raccordo per Lucca), Massa-Carrara, La Spezia e Genova verso nord e Livorno, Rosignano Marittimo, Cecina verso sud (in attesa del futuro completamento del tratto fino a Tarquinia per la totale realizzazione dell'autostrada Genova-Roma). L'estremità nord-occidentale della Toscana (Lunigiana) è attraversata anche dall'Autostrada A15, che collega Parma e La Spezia attraverso Pontremoli e Aulla. Oltre alle autostrade, ritroviamo strade di grande comunicazione (S.G.C.) a carreggiate separate e a due corsie per ogni senso di marcia (strade extraurbane principali). Tra queste vi è quella che collega Firenze a Siena, quella che collega Firenze a Pisa e Livorno attraverso il Valdarno inferiore (Empoli, San Miniato, Pontedera) e quella che collega Livorno a Grosseto, denominata "Variante Aurelia", ed infine un breve tratto della SS 3 bis (nota anche come E45) che collega l'Umbria alla Romagna, attraversando la Valtiberina a Sansepolcro e Pieve Santo Stefano nella parte più orientale della regione, che si incunea tra la Romagna e l'Umbria. È in fase di realizzazione la strada di grande comunicazione denominata "Due Mari", che collegherà Grosseto a Siena e ad Arezzo, da dove poi proseguirà fino a Fano attraverso l'Alta Valle del Tevere e la Valle del Metauro. Tra gli assi viari più noti, che oggi rappresentano strade extraurbane secondarie, sono da ricordare la Via Aurelia, la Via Cassia e la Via Clodia, che vennero costruite in epoca romana; l'ultima di queste fu realizzata sulle preesistenti Vie Cave nel tratto compreso tra Pitigliano, Sorano e Sovana, nel cuore dell'Area del Tufo. Inoltre la Toscana è tagliata anche dalla Via Francigena, in parte coincidente con la Via Cassia. Tra le strade statali, la Strada Statale dell'Abetone e del Brennero ha inizio a Pisa, attraversa Lucca, il Passo dell'Abetone, l'Emilia-Romagna, la Lombardia, il Veneto e il Trentino-Alto Adige fino ad arrivare al confine con l'Austria presso il Passo del Brennero. Di seguito sono rappresentate in modo schematico le principali autostrade e vie di comunicazione della regione. Sono invece in fase di realizzazione o di progettazione le seguenti arterie stradali. Autostrada A12 (Rosignano Marittimo-Cecina primo lotto. In seguito Cecina - Grosseto-Civitavecchia) in fase di progettazione E78 Strada dei Due Mari Grosseto-Fano in fase di realizzazione Raccordo Prato-Lastra a Signa tra Autostrada A11 e S.G.C. Firenze-Pisa-Livorno in fase di progettazioneFerrovie Le principali direttrici ferroviarie che attraversano la Toscana sono la linea tra Milano e Roma che, seguendo quasi parallelamente l'Autostrada A1, tocca da nord a sud le città toscane di Prato, Firenze e Arezzo. Tra Firenze e Roma è già presente anche la linea Direttissima senza stazioni intermedie; il tratto a nord di Firenze è attivata con il nuovo orario 2010 con inizio del tronco per il momento da Firenze Castello, mentre è in fase di realizzazione la costruzione nel capoluogo toscano la stazione sotterranea Firenze Belfiore, riservata esclusivamente ai treni ad Alta Velocità. Un'altra direttrice principale è la ferrovia tirrenica che, seguendo parallelamente la Via Aurelia, collega Genova a Roma toccando Carrara, Massa, Viareggio, Pisa, Livorno e Grosseto. La terza linea principale della Toscana è quella che collega Firenze a Pisa via Empoli, dove un tronco secondario si dirama per Siena da dove prosegue sia per Chiusi (intersezione Firenze-Roma) che per Grosseto (intersezione con la linea Tirrenica). Tra i tratti secondari, molto spettacolare dal punto di vista paesaggistico è quello tra Siena e Grosseto via Monte Antico, con un tronco che passa da Buonconvento ed uno da San Giovanni d'Asso: spesso sono organizzati viaggi in "littorine" d'epoca su entrambe le diramazioni della Siena-Grosseto. Altri tratti secondari, molto affollati da pendolari, sono la Firenze-Prato-Pistoia-Montecatini Terme-Pescia-Lucca-Viareggio, la Lucca-Pisa, la Lucca-Aulla, la ferrovia Porrettana (che collega Pistoia a Bologna) e la ferrovia che unisce Firenze al Mugello (Faentina). Parzialmente attiva, ma molto interessante sotto il profilo paesaggistico, è la ferrovia Cecina-Saline di Volterra, un'antenna non elettrificata che diparte dalla linea Maremmana e che originariamente raggiungeva il nucleo storico di Volterra mediante un ultimo tratto a cremagliera. Di seguito sono riportate le varie linee ferroviarie (attive o in costruzione) della regione. Trasporti pubblici locali Tutte le principali città della Toscana si caratterizzano per un proprio sistema di trasporto locale di tipo urbano ed extraurbano. Arezzo: il trasporto pubblico urbano e locale era gestito, fino ad agosto 2010, dall'LFI, che aveva rilevato le tratte urbane e suburbane della precedente società denominata ATAM, mentre il trasporto provinciale e verso il Senese e la costa della Maremma erano gestite dall'LFI congiuntamente con TRAIN s.p.a.(Siena Mobilità). Attualmente sia i servizi di LFI che di TRAIN (oltre RAMA di Grosseto e ATM di Piombino) sono confluiti in un'unica società sotto il nome di Tiemme Toscana Mobilità e con sede ufficiale ad Arezzo. Esistono altre compagnie provinciali che servono le restanti vallate della provincia, tra cui si ricorda Busitalia, Lazzi s.p.a., Baschetti, ALA, e le altre società che compongono il Consorzio di trasporti Etruria Mobilità. Treni regionali Trenitalia collegano Arezzo con le principali località della provincia e con Firenze e Perugia mentre due linee di treni provinciali, gestite da LFI con il marchio "Trasporto Ferroviario Toscano", raggiungono Pratovecchio-Stia in Casentino (linea casentinese) e Sinalunga (linea della Val di Chiana). Firenze: il trasporto pubblico locale nell'area fiorentina è gestito dall'ATAF, mentre Lazzi e SITA operano a livello extraurbano, collegando il capoluogo toscano ad altre aree della provincia e della regione. Grosseto: la città, l'intera Maremma e il Monte Amiata erano serviti, fino ad agosto 2010, dalla RAMA, azienda che si occupava sia di trasporto locale che di trasporto extraurbano in tutta la provincia e che collegava il capoluogo a Siena, Firenze e all'Alto Lazio. Attualmente la Rama è confluita con la TRAIN senese e l'LFI aretina in una società unica denominata Tiemme Toscana Mobilità Livorno: l'azienda ATL gestiva il trasporto pubblico nel capoluogo, a Cecina, a Rosignano Marittimo e all'Isola d'Elba. Dal 2011 tale società,con altre aziende è confluita nella CTT Nord. Lucca: la città, la piana e la Versilia sono servite dall'azienda CLAP sia a livello urbano che extraurbano.Ad oggi,insieme ad altre società l'azienda è inglobata nella CTT Nord. Massa: il capoluogo apuano, la città di Carrara e la Lunigiana sono servite dagli autobus dell'azienda CAT sia a livello urbano sia a livello extraurbano. Piombino: i trasporti urbani ed extraurbani erano gestiti dall'azienda ATM, che si occupava dei collegamenti nell'area centro-meridionale della provincia di Livorno e in tutta la Val di Cornia, fino alla parte meridionale della provincia di Pisa e alla parte nord-occidentale di quella di Grosseto. Attualmente tale società è confluita nella Tiemme Toscana Mobilità Pisa: i trasporti urbani ed extraurbani sono serviti dall'azienda CPT, mentre l'azienda Lazzi si è occupata per molti anni del collegamento con Lucca e Viareggio. Adesso entrambe le società fanno parte della CTT Nord. Pistoia: in città, nei dintorni e sulla Montagna Pistoiese il trasporto pubblico locale ed extraurbano è gestito dall'azienda Copit, con collegamenti fino alla località termale emiliana di Porretta Terme. Prato: la società che gestisce il trasporto pubblico locale urbano ed extraurbano è la CAP, con collegamenti anche fuori provincia verso l'area metropolitana fiorentina e fuori regione (Castiglione dei Pepoli). In città molte zone sono servite dalla LAM ("linea ad alta mobilità"), con tempi di attesa tra una corsa e l'altra di pochissimi minuti e parcheggi scambiatori presso ogni capolinea. Siena: i servizi urbani per la città di Siena e i comuni di Chiusi, Chianciano, Poggibonsi, Colle di Val d'Elsa e Montepulciano erano svolti dalla Train s.p.a. (Siena Mobilità), che ricopriva un ruolo fondamentale anche per i collegamenti di tutta la provincia e anche quelli extraprovinciali (Firenze, Grosseto, Arezzo). Attualmente la TRAIN è confluita in una società che si chiama Tiemme Toscana Mobilità. La provincia è inoltre servita da treni regionali Trenitalia le cui tratte principali sono Siena-Empoli e Siena-Chiusi Chianciano Terme. Una linea minore collega Siena con la Maremma e quindi con Grosseto.Porti e navigazione Il porto di Livorno è il più importante della Toscana ed uno dei maggiori porti italiani e dell'intero Mar Mediterraneo, per il traffico passeggeri e principalmente per quello merci. La navigazione costituisce una delle fondamentali modalità di trasporto, grazie ai numerosi porti presenti in Toscana. Da Porto Santo Stefano partono i traghetti per l'Isola del Giglio e Giannutri; da Piombino sono assicurati i collegamenti con l'Isola d'Elba, la Corsica e la Sardegna, mentre da Livorno numerose rotte di navigazione collegano la Toscana alle isole di Corsica, Sardegna, Sicilia, Capraia e Gorgona. Numerosi sono, inoltre, i porti e gli approdi turistici sparsi lungo le coste della regione e dell'arcipelago, ove è possibile ormeggiare i natanti ed usufruire di servizi. Piste ciclabili urbane e ciclovie turistiche La Toscana si sta dotando sia di reti ciclabili per la mobilità in città, soprattutto nelle grandi aree urbane (Firenze-Prato, Pisa-Livorno, Grosseto, Arezzo), sia di ciclovie a carattere turistico. Istruzione Nel corso del XIII secolo nacquero in Toscana i primi studium universitari: quello di Arezzo nel 1215, seguito pochi anni più tardi dallo studium senese (1240), ancora oggi attivo come università. Nel corso del XIV secolo vennero fondati lo studium fiorentino (1321) che ha dato vita in tempi più recenti all'Università di Firenze (1923), e nel 1343 lo studium generale che ha dato vita all'Università di Pisa, per secoli l'università di riferimento in Toscana per volontà dei Medici. Sempre nel corso del Trecento, il 6 giugno del 1369, venne concesso dall'imperatore Carlo IV alla Repubblica di Lucca il privilegio di istituire uno Studium Generale. Tuttavia, una vera e propria istituzione universitaria a Lucca non vide la luce prima del XVIII secolo. In epoca moderna è da menzionare la nascita a Pisa della Scuola Normale, istituita, per decreto napoleonico, il 18 ottobre 1810, come succursale dell'École normale supérieure di Parigi. Università In Toscana ci sono 9 università pubbliche : A Firenze: Università degli Studi di Firenze - (con sedi distaccate a Calenzano, Empoli, Figline Valdarno, Pistoia, Prato, San Giovanni Valdarno, Sesto Fiorentino, Lagonegro) SUM - Istituto italiano di scienze umane Istituto Universitario Europeo (IUE, in inglese European University Institute - EUI) A Pisa: Università di Pisa (ex Università degli Studi di Pisa) - (con sedi distaccate a La Spezia, Livorno) Scuola Normale Superiore Scuola superiore di studi universitari e di perfezionamento Sant'Anna Scuola superiore per mediatori linguistici, già Scuola per Interpreti e Traduttori A Siena: Università degli Studi di Siena (con sedi distaccate a Colle Val d'Elsa, Arezzo, San Giovanni Valdarno, Gross

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