Loquis: Biotopo Fiavé

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Biotopo Fiavé

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Pubblicato:  2019-07-09 00:00:00

  Discovery

Il Biotopo Fiavé è un'area naturale protetta del Trentino-Alto Adige istituita nel 1988. Occupa una superficie di 137,25 ha (1,3725 km²) nella Provincia Autonoma di Trento. L'area del biotopo è considerata Sito di Importanza Comunitaria (codice SIC IT3120068) per la presenza di una delle più vaste torbiere del Trentino e come luogo di nidificazione, sosta o svernamento di varie specie di uccelli, anche protette. Territorio Il Biotopo Fiavé è situato nelle giudicarie esteriori sul territorio del Comune di Fiavé. L'area si trova ai piedi del Monte Cogorna e accanto al Monte Misone, la zona un tempo occupata dal lago Carera. Storia 14 000 anni fa nella zona era presente un lago, che ora viene chiamato lago Carera, profondo circa 20 metri e generato da uno sbarramento morenico, con gli anni per erosione della morena da parte del fiume emissario il lago si è lentamente prosciugato favorendo la formazione di una zona paludosa e la crescita della vegetazione che ha dato origine, con i suoi resti, alla formazione di uno strato torboso. A partire dal III millennio a.C. la zona è stata soggetta a vari insediamenti da parte dell'uomo. A iniziare dal XVIII secolo la palude è stata sottoposta ad una bonifica e dal 1853 a estrazione della torba. Il 15 luglio 1988 l'area è stata dichiarata zona protetta e successivamente è stato creato un percorso didattico che permette la visita del Biotopo. Fauna Nel biotopo è presente una grande varietà di animali selvatici. In esso nidificano una grande varietà di uccelli acquatici tra cui: il germano reale, la gallinella d'acqua, la folaga, la cutrettola, la cannaiola verdognola, la cannaiola, il cannareccione, e il migliarino di palude ed è anche un importante luogo di riproduzione per anfibi come il rospo comune, la rana verde e la rana montana. È possibile anche osservare il passaggio di alcuni caprioli provenienti dalle montagne limitrofe. Flora All'interno del biotopo sono presenti una gran quantità di specie vegetali alcune delle quali sono molto rare. L'area comprende diversi tipi di terreno e in relazione ad esso vi sono diversi tipi di vegetazione. Si può trovare una vegetazione palustre con canneti popolati da cannucce di palude e da grandi carici come il Carex elata e il Carex rostrata, inoltre sono presenti terreni di torbiere, prati umidi e boschetti di salice cinerino. Nel biotopo sono presenti anche specchi d'acqua in cui crescono le ninfee. Zona archeologica Nella metà del XX secolo in seguito a lavori di estrazione della torba è stata scoperta l'esistenza di un abitato preistorico nel bacino dell'ex lago Carera. Dal 1969 al 1976 vennero svolte delle ricerche archeologiche che interessarono la zona del Biotopo e le aree limitrofe e nel 1981 vennero ripresi i lavori che sono tuttora in corso. Le ricerche archeologiche hanno scoperto che negli anni ci sono state tre zone di insediamento dell'area da parte dell'uomo: la prima collocata sull'isola del lago Carera, la seconda nell'insenatura vicino ad essa e la terza isolata verso est. Nella prima zona sono stati rilevati i resti sovrapposti di tre centri abitati appartenenti a tre epoche diverse. Il più antico è del III millennio a.C. (nel Tardo Neolitico-Eneolitico), occupava l'isoletta e la sua sponda tramite piattaforme costruite con tronchi adagiati sul fondo del lago. Nel secondo centro abitato, appartenente al Bronzo Medio (1400-1300 a.C.), l'uomo ha costruito due tipi di struttura abitativa: una sul terreno asciutto, e una palafitticola, sostenuta mediante un sistema di fondazione a maglie regolari. Le abitazioni erano costruite con materiali leggeri e tetto in paglia e potevano ospitare una famiglia ciascuno. L'abitato era chiuso e difeso da una palizzata. La vita dell'abitato si interruppe a causa di un incendio. L'ultima fase di frequentazione dell'isola del lago Carera risale al Bronzo Recente (1300-1100 a.C.), di essa è stata ritrovata una massicciata larga 6 metri, sorretta da tronchi disposti a cassettoni. Nella seconda zona d'insediamento sono stati ritrovati i resti di una palafitta risalente al Bronzo Antico e Medio (1800-1400 a.C.). L'abitazione era situata nel lago e sostenuta da pali alti 9-10 metri piantati per una profondità di 4-5 metri. Molti di questi erano portanti, altri servivano per consolidare il fondo del lago. Il legno utilizzato era principalmente l'abete. Le ricerche archeologiche hanno rinvenuto molti oggetti in ceramica, osso e pietra realizzati dagli abitanti delle palafitte. Si è scoperto inoltre che i palafitticoli praticavano attività di agricoltura e pastorizia. Nel 2011 l'UNESCO dichiara Patrimonio dell'umanità 111 siti archeologici presenti sulle Alpi fra cui quello all'interno del Biotopo Fiavé. Museo Il 14 aprile 2012 è stato inaugurato nel comune di Fiavé il Museo delle palafitte di Fiavé che descrive la storia dell'area archeologica e del biotopo, e mostra molti dei reperti rinvenuti. Note Bibliografia Renato Perini, Le palafitte di Fiavé, Fiavé, Gruppo Ricerca e Studi Giudicariese, 1975, OCLC 797055290. Franco Marzatico, Renato Perini, Gli uomini delle acque: le palafitte di Fiavé, Firenze, Giunti Editore, 1989, OCLC 80119183. Achille Forti, Studi sulle alghe della torbiera di Fiavé, in Nuovo giornale botanico italiano, XLI, nº 2, Firenze, Società Botanica Italiana, 1934, pp. 446-449, OCLC 83018447. URL consultato il 12 febbraio 2013.Voci correlate Aree naturali protette del Trentino-Alto Adige Biotopo Fiavé Museo delle palafitte di FiavéAltri progetti Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Biotopo Fiavé Wikivoyage contiene informazioni turistiche su Biotopo FiavéCollegamenti esterni 52. Fiavé areeprotette.provincia.tn.it Il Biotopo Fiavé su Parks.it, il portale dei parchi italiani

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