Loquis: Abruzzo

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Abruzzo

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Pubblicato:  2019-07-09 00:00:00

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L'Abruzzo (o gli Abruzzi) (IPA: /aˈbruttso/; Abbrùzze, Abbrìzze o Abbrèzze in abruzzese, Abbrùzzu in aquilano) è una regione a statuto ordinario dell'Italia meridionale, compresa tra il mare Adriatico e l'Appennino centrale, con capoluogo L'Aquila. L'Abruzzo è legato storicamente, culturalmente, linguisticamente, e economicamente all'Italia meridionale, pur potendo essere considerato centrale geograficamente.La Costituzione italiana del 1948 contemplava l'istituzione della regione Abruzzi e Molise, ma la riforma del 1963 stabilì il distacco del Molise dall'Abruzzo (entrambe le regioni divennero poi effettivamente operative a partire dal 1970). Ad ogni modo fin dal 1233, con la costituzione del Giustizierato d'Abruzzo ad opera di Federico II di Svevia, per la prima volta nella storia veniva identificato formalmente quel territorio che da quel momento in avanti verrà conosciuto come Abruzzo. Occupa una superficie di 10 831 km² e ha una popolazione di 1 317 239 abitanti. È diviso in quattro province: L'Aquila, Chieti, Pescara e Teramo, e in 305 comuni. Confina a nord con le Marche, ad est con il mare Adriatico, ad ovest con il Lazio e a sud con il Molise. Si divide principalmente in una parte costiera nel versante orientale con le spiagge dell'Adriatico, e in una parte montuosa dal lato occidentale con il Gran Sasso d'Italia (2 914 m s.l.m.), la Majella (2 793 m s.l.m.) e il Sirente-Velino (2 487 m s.l.m.) che costituiscono i tre massicci montuosi più alti dell'intera catena appenninica.Secondo l'Huffington Post statunitense, l'Abruzzo è quinta tra le dodici migliori regioni al mondo per la qualità della vita. Vanta il titolo di "Regione verde d'Europa", grazie alla presenza dei suoi tre parchi nazionali (il Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, il Parco nazionale della Majella e il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga), al Parco naturale regionale Sirente-Velino, all'Area marina protetta Torre del Cerrano e alle trentotto aree protette che rappresentano il 36,3% della sua superficie totale, la più alta in Europa. All'interno delle numerose aree protette, disseminate non solo sulla dorsale appenninica, ma anche sulle dolci e fertili colline dell'entroterra e lungo i 130 km di costa, è custodito oltre il 75% delle specie animali e vegetali del continente europeo; sul versante settentrionale del Gran Sasso si trova il ghiacciaio Calderone. Economicamente, l'Abruzzo è la regione più ricca dell'Italia meridionale, in quanto il suo PIL pro capite è il più elevato di tutte le regioni dell'Italia meridionale e insulare; inoltre, dopo il Trentino-Alto Adige, è la regione in Italia con la più alta percentuale di investimenti fissi lordi sul PIL.Secondo l'ISTAT l'Abruzzo è una delle regioni italiane con più basso tasso di mortalità per tumori, con minori emissioni di gas serra per abitante, con maggiori consumi di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili e con minore diseguaglianza nella distribuzione dei redditi. Inoltre, è tra le regioni italiane con il più alto numero di località, ben 23, presenti nel prestigioso club "I borghi più belli d'Italia", che pongono così la regione al secondo posto in Italia.Quando il giornalista e diplomatico Primo Levi (da non confondere con l'omonimo Primo Levi, scrittore sopravvissuto al campo di concentramento di Auschwitz) visitò la regione, colpito dalla sua bellezza e dall'animo dei suoi abitanti, definì l'Abruzzo "forte e gentile". Quella citazione è da quel momento il motto della regione e dei suoi cittadini. Etimologia e stemma La parola Abruzzo secondo l'ipotesi più accreditata proposta per la prima volta dallo storico umanista Flavio Biondo nella sua pubblicazione L'Italia Illustrata deriverebbe da Aprutium come evoluzione popolare di (ad) Praetutium, ovvero la terra dei Praetutii, un'antica popolazione italica che viveva nella zona dell'attuale Teramo. Lo stemma della Regione Abruzzo è stato adottato nel 1976; la forma è quella di uno scudo italico ed il disegno è costituito da tre sbarre oblique, ognuna delle quali raffigura una caratteristica della regione: quella superiore, bianca, simboleggia le montagne innevate, quella mediana, le colline, mentre l'ultima richiama il colore del mare. Geografia fisica Territorio L'Abruzzo è prevalentemente montuoso (65%) e collinare (34%), la pianura (1%) è costituita soltanto da una stretta fascia costiera lungo il litorale. Valichi e passi montani principali: Passo delle Capannelle, Sella di Corno, Bocca di Forlì, Passo Godi, Valico della Forchetta, Passo di Forca Caruso. Fiumi principali: Aterno-Pescara (135 km), Sangro (117 km), Vomano (75 km), Tordino (59 km), Liri (40 km), Tronto. Laghi principali: lago di Campotosto, lago di Scanno, lago di Bomba, lago Sant'Angelo. Zone umide: lago di Barrea Coste: 131 km totali Mari: mar AdriaticoMonti La regione presenta le vette più alte dell'Appennino peninsulare, con il Gran Sasso (Corno Grande) ed il massiccio della Maiella (Monte Amaro), cui si aggiungono i rilievi dei monti della Laga al confine con Lazio e Marche, del gruppo Sirente-Velino, delle montagne del Parco Nazionale d'Abruzzo al confine con Lazio e Molise e dei monti Simbruini in comune con il Lazio. Monti principali: Gran Sasso (Corno Grande 2914 m), Majella (monte Amaro (2795 m), monte Velino (2487 m), monte Gorzano (2455 m), monte Sirente (2349 m), monte Greco (2285 m), monte Petroso (2247 m), monte Viglio (2156 m).Dal punto di vista geologico sono costituiti da rocce per la gran parte calcaree, di origine marina, appartenenti al Mesozoico (Triassico, Giurassico e Cretaceo). Contengono i fossili caratteristici di quel lontano periodo, Ammoniti Brachiopodi Bivalvi ecc. Di particolare interesse la stratigrafia del vallone di Vradda (M. Camicia), dove le rocce giurassiche contengono piccoli esemplari di ammoniti silicizzati del piano Hettangiano. Un affioramento fossilifero abbastanza esteso unico nel suo genere. Colline La parte orientale della regione è caratterizzata dalla presenza di un'ininterrotta e lunga fascia collinare, di notevole interesse paesaggistico. Le grandi bastionate montuose ad ovest ed il mare ad est, delimitano l'area collinare, così che questa sembra quasi sospesa tra il mare e le incombenti montagne. Le colline abruzzesi sono poco conosciute, eppure racchiudono un insieme di interessi assai variegati. Il paesaggio è stato interamente modellato dal lavoro dell'uomo per lo sfruttamento agricolo di terre molto vocate alla produzione di olio di oliva e vino. Il paesaggio è infatti caratterizzato dalla presenza di estesi oliveti e vigneti che conferiscono una nota di colore e di fascino. I colli, talvolta sono alti ed arcigni, talvolta sono caratterizzati da dolci e verdi declivi, oppure hanno pendii adagiati, quasi allungati. Non mancano formazioni calanchifere dovute a fenomeni di erosione. In ogni caso non mancano aree dove si sono conservati piccoli boschi di querce, pioppi, salici e aceri. Di sovente si trovano alberi quasi dimenticati, come il sorbo domestico, il giuggiolo, il moro, il gelso e molte varietà di antichi fruttiferi. Pianure La pianura in Abruzzo prende solo l'1% del territorio che in questo caso si estende nella parte costiera della regione e nell'altopiano del Fucino, dove vengono piantati tuberi, cereali. Coste I circa 131 km di costa mostrano lungo il loro percorso un carattere estremamente vario. Il litorale nella zona di Teramo, da Martinsicuro a Silvi Marina, di Pescara (passando per Tortoreto, Alba Adriatica, Giulianova, Roseto degli Abruzzi e Pineto) e del nord della zona di Chieti corrispondente alla città di Francavilla al Mare, possiede larghe spiagge sabbiose o con ciottoli, che attirano numerosi turisti che possono contare su una struttura alberghiera di alta qualità. A sud il paesaggio cambia del tutto: da Ortona a Casalbordino, Vasto e San Salvo la costa è piuttosto selvaggia, connotata dalla presenza del trabocchi, singolari macchine da pesca su palafitta, qui le cale e le spiagge sono circondate da una fitta macchia mediterranea (Costa dei Trabocchi). L'Abruzzo una delle regioni italiane che attualmente si colloca ai primi posti (quarta nel 2013, con 14 riconoscimenti) per l'assegnazione delle Bandiere blu che la FEE conferisce dal 1987 ai centri litorali che soddisfano criteri di qualità relativi sia alle acque di balneazione che ai servizi offerti. Geologia Ecco la lista delle grotte situate nel territorio regionale: Grotte di Stiffe (San Demetrio ne' Vestini) Grotta del Cavallone (Taranta Peligna) Grotta del Colle (Rapino) Riserva naturale speciale delle Grotte di Pietrasecca (Carsoli) Riserva naturale regionale Grotte di Luppa (Sante Marie) Grotta Sant'Angelo (Lama dei Peligni)Clima Il clima abruzzese è fortemente condizionato dalla presenza del Massiccio montuoso Appenninico-Centrale, che divide nettamente il clima della fascia costiera e delle colline sub-appenniniche da quello delle fasce montane interne più elevate: mentre le zone costiere presentano un clima di tipo mediterraneo con estati calde e secche ed inverni miti e piovosi la fascia collinare presenta caratteristiche climatiche di tipo sublitoraneo con temperature che decrescono progressivamente con l'altitudine e precipitazioni che aumentano invece con la quota (basti citare a tale proposito Pescara, che a circa 10 m s.l.m. ha temperature medie di circa 15 °C e piogge annuali intorno ai 700 mm, e Chieti, che, posta su un colle a 330 m s.l.m., pur presentando temperature medie simili, registra precipitazioni molto più copiose, con valori annui di circa 1000 mm). In inverno in tali aree, nonostante la presenza mitigatrice del mare, possono verificarsi ondate di freddo provenienti dai Balcani con neve. Addentrandosi verso l'interno il clima si fa via via più continentale fino a divenire quello tipico di montagna sui rilievi più importanti: la provincia che maggiormente presenta tali caratteristiche climatiche è quella dell'Aquila seguita da quelle di Teramo e Chieti. In inverno nelle zone interne, specialmente nella Conca aquilana, nella Marsica e, in misura minore, nella valle Peligna, le gelate sono frequenti, diffuse e intense con il termometro che in determinate conche montane di origine glaciale o carsico-alluvionale come Campo Imperatore, Campo Felice e l'Altopiano delle Cinquemiglia può scendere frequentemente al di sotto di 25 °C sotto zero. Anche la Piana del Fucino, in condizioni di innevamento al suolo e ondate di freddo particolarmente intense, può raggiungere valori minimi ugualmente molto bassi (nel 2002 a Celano si sono raggiunti -19 °C; nel 1985 la locale stazione meteorologica dell'aeronautica militare ha segnato -26 °C). D'estate la continentalità delle zone interne meno elevate favorisce temperature elevate (massime tra i 30 e i 35 °C, Sulmona anche 38 °C) ma con scarsa umidità, mentre le zone più elevate presentano estati più fresche con valori che tendono via via a decrescere con l'altitudine. Le zone costiere hanno invece temperature in linea con quelle delle coste tirreniche di pari latitudine (Chieti-Pescara circa 24 °C). Anche le precipitazioni risentono fortemente della presenza delle dorsali montuose appenniniche della regione: aumentano con la quota risultando più abbondanti nel settore e sui versanti esposti ad occidente, decrescendo invece verso est e sui versanti esposti ad oriente. Spesso le coste adriatiche rimangono in ombra pluviometrica da ovest per l'effetto di sbarramento dell'Appennino subendo l'azione dei venti miti da esso discendenti (Libeccio o garbino). I minimi pluviometrici annui si riscontrano però in alcune vallate interne, notevolmente riparate dalle perturbazioni per l'azione di blocco delle dorsali montuose, come la Valle Peligna, o la valle del fiume Tirino, che in alcuni punti (Ofena, Capestrano) registra a stento 500 mm, e non lungo le coste dove non scendono mai sotto i 600 mm: infatti se il teramano risulta relativamente poco irrorato dalle piogge (Teramo meno di 800 mm), a Chieti si supera il metro raggiungendo i livelli massimi dell'area adriatica, mentre tra Ortona e Vasto sulla Costa dei Trabocchi diminuiscono nuovamente. I massimi pluviometrici si riscontrano invece nei massicci montuosi posti al confine con il Lazio, maggiormente esposti alle perturbazioni atlantiche, e si aggirano sui 1500–2000. Nel gennaio 2017 alcuni comuni come Pescasseroli, Campo di Giove, Schiavi d'Abruzzo, Pizzoli, Campotosto fecero registrare valori di 300 cm e anche oltre. In inverno le precipitazioni sono per lo più nevose dalle quote medio-basse in su e occasionalmente fin sulle coste in occasione di eventi freddo-umidi (episodi di 'burian' e 'rodanate'). Le precipitazioni sono mediamente distribuite nelle stagioni intermedie e in quella invernale con un'unica stagione secca, quella estiva. La distribuzione dei venti segue invece le dinamiche meteorologiche e presenta caratteristiche spiccatamente occidentali e in parte meridionali (libeccio e scirocco) durante il periodo autunnale e primaverile con tendenze settentrionali e orientali durante il periodo invernale. La seguente è una tabella con i dati climatici delle principali Città: Ambiente naturale Oggi l'Abruzzo può vantare la presenza di tre parchi nazionali, un parco regionale e 38 aree protette tra oasi, riserve regionali e riserve statali. In totale il 36,3% del territorio regionale è sottoposto a tutela ambientale. Il territorio garantisce la sopravvivenza del 75% di tutte le specie animali europee ed è patria di alcune specie rare come l'aquila reale, il lupo abruzzese il camoscio d'Abruzzo e l'orso marsicano. In proposito si può parlare di un vero e proprio sistema protezionistico di interesse europeo, specialmente se si considera che questo complesso sistema di aree protette si ricollega a nord con il parco nazionale dei monti Sibillini. Sul territorio abruzzese sono presenti i seguenti parchi nazionali e uno regionale: Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga Parco nazionale della Majella Parco naturale regionale Sirente-VelinoLa struttura delle aree protette comprende in Abruzzo, oltre i 3 Parchi nazionali e quello regionale, 38 tra Riserve statali, Riserve regionali, Oasi WWF, Parchi territoriali attrezzati, Biotopi di interesse scientifico, che al di là delle dimensioni territoriali a volte ridotte, presentano aspetti di notevole interesse scientifico e naturalistico e completano il sistema delle aree protette della regione verde d'Europa. Le riserve tutelano complessivamente l'1% del territorio regionale e sono gestite da Comuni che nella maggior parte dei casi si avvalgono di comitati allargati ad altri enti e associazioni in grado di avviare progetti di rilevazione e studio delle specie floristiche e faunistiche. Alcune Riserve regionali si sono dotate di organi di gestione che prevedono oltre al rispetto delle norme di tutela, strumenti di pianificazione e programmi di valorizzazione dell'area protetta. Il sistema costituisce uno strumento di pianificazione ambientale, un laboratorio permanente di ricerca scientifica in cui sono stati realizzati recentemente alcuni dei più importanti progetti faunistici dell'Appennino, con il ripristino dell'ecosistema e il reintegro di specie da tempo scomparse. Aree Marine protette Istituita nel 2010, l'area marina protetta Torre del Cerrano è l'unica area marina protetta della regione; essa si estende per circa 37 km quadrati e tutela un tratto di mare unico in Abruzzo, perché è uno dei pochi rimasti dove si può trovare un ambiente dunale pressoché intatto e nel contempo si possono ammirare i resti sommersi di estremo interesse archeologico e naturalistico dell'antico porto di Atri che si trovano a pochi km dalla costa. Di recente, la giunta regionale ha proposto l'idea di istituire un'area protetta lungo la costa di Vasto e Ortona. Flora Come in tutte le regioni mediterranee anche in Abruzzo la vegetazione è caratterizzata dalla presenza di differenti ecosistemi mediterranei; nella costa e nelle zone limitrofe è notevole la presenza di querce, roverelle, carpini orientali. Da segnalare talvolta la presenza localizzata di piante classiche della macchia mediterranea come il mirto, l'erica e il lentisco; nella fascia collinare crescono anche specie come la quercia roverella, il rovere, l'olivo, il pino, il salice, il leccio, il pioppo, l'ontano, il corbezzolo, la ginestra, la robinia, il rosmarino, il biancospino, la liquirizia e il mandorlo. Tra i 600 e i 1.000 metri di quota si estende la vegetazione submontana, caratterizzata principalmente da boschi misti di cerro, roverella, tiglio, acero e carpino; tra gli arbusti molto diffusi la Rosa canina e il Ginepro rosso. A quote più alte, tra i 1000 e i 1900 metri d'altezza, è diffuso moltissimo il faggio, mentre sulle aree appenniniche di alta quota superiori ai 2000 metri, troviamo la presenza di specie come l'orchidea alpina, il ginepro montano, l'abete bianco, il mirtillo nero e infine una specie forse unica nel suo genere come la stella alpina d'Abruzzo. Fauna La fauna abruzzese è molto vasta; l'animale simbolo della regione è senz'altro il camoscio d'Abruzzo, che ha avuto un notevole ripopolamento dopo aver rischiato l'estinzione; anche l'orso bruno marsicano è un animale tipico della regione, assieme a lupo appenninico, cervo, lince, capriolo, arvicola delle nevi, volpe, istrice, gatto selvatico, cinghiale, tasso, vipera e lontra. Tra gli anfibi sono da ricordare: l'Ululone appenninico; il Geotritone italiano; la Salamandra pezzata; la Rana; il Rospo; il Tritone; la Raganella italiana; inoltre anche la razza canina pastore maremmano-abruzzese è originaria della regione. Per gli uccelli da citare sicuramente l'aquila reale, nibbio, falco pellegrino, lanario, grifone, gufo, allocco, picchio, fringuello e tantissime altre specie. Storia Età antica Popoli preromani Nell'età del Neolitico l'uomo ha fatto la prima comparsa nell'Abruzzo, come testimoniano alcune necropoli del X secolo a.C., di Fossa (AQ) e Comino (CH). Successivamente l'Abruzzo fu popolato dalle colonie degli Italici Oschi, provenienti dalla Sardegna e dall'Umbria. Gli italici Sanniti e l'epoca romana Tra i Popoli dell'Italia antica, abitanti in territorio abruzzese, ricordiamo gli Equi, i Frentani, i Marrucini, i Marsi, i Peligni, i Piceni, i Pretuzi, i Sanniti, ed i Vestini che furono tutti sottomessi dai Romani. Agli inizi del I secolo a.C. tali popoli, sentendosi discriminati, reclamarono parità di diritti con i loro dominatori, attraverso la concessione della cittadinanza. La coalizione che si formò (Lega italica), comprendente anche popoli stanziati al di fuori dall'attuale Abruzzo, scelse come sua prima capitale nel 91 a.C.la città di Corfinium (l'odierna Corfinio) dove venne coniata una moneta d'argento dello stesso valore del denario romano recante la scritta "Italia". Questa fu la prima occasione storica in cui il termine Italia venne utilizzato con finalità politiche. Dopo due anni di guerra, la Lega italica pur sconfitta militarmente riuscì nell'89 a.C. ad ottenere il diritto alla cittadinanza da loro reclamato. Tra le città più floride, che divennero dei municipia in età romana, si ricordano Amiternum (L'Aquila), Teate (Chieti), che dopo la guerra sociale fino alle guerre del periodo tardo-repubblicano ed imperiale era nota come Teate Marrucinorum, successivamente Anxanum (Lanciano), che secondo una leggenda fu fondata nel 1181 a.C., Histonium (Vasto), Sulmona, Aprutium Interamina (Teramo), Corfinium, Pinnae (Penne), Alba Fucens (Avezzano), Juvanum (Montenerodomo) e Marruvium (San Benedetto dei Marsi). Epoca Medievale L'Abruzzo, dopo la decadenza dell'impero romano, subì invasioni dei Longobardi e dei Normanni (VIII - X secolo), e fu possesso di vari conti e baronetti locali. Successivamente entrò a far parte del Ducato di Spoleto, mentre alcune aree furono possesso dei monaci di grandi abbazie sviluppatesi nel IX secolo, come San Giovanni in Venere (Fossacesia), San Clemente a Casauria (Castiglione a Casauria), San Salvo e San Vito (San Salvo), la primitiva Cattedrale di San Massimo di Civita di Bagno (L'Aquila), Santa Maria di Casanova di Civitella Casanova e San Pelino di Valva di Corfinio. Nel periodo buio abruzzese, prima del XII secolo, si svilupparono nuove civiltà mescolate con i Normanni e i mercanti campani, e si sviluppò una nuova economia di tipo pastorale, benché già presente in età romana, ma stavolta concentrata sul tratturo, che portava al grande mercato di bestiame di Foggia. Grandi tratturi, percorsi stradali enormi nelle conche delle montagne e delle pianure, furono allora spianati dalle città dell'Aquila, di Pescasseroli e di Castel di Sangro, fino al tavoliere delle Puglie. Il Giustizierato d'Abruzzo (1233) La regione ha più volte modificato i suoi confini. La prima citazione giuridica della regione viene identificata con la creazione del giustizierato d'Abruzzo nel 1233, facente parte del Regno di Sicilia. Nel 1273 il giustizierato viene suddiviso in due territori, Abruzzo ulteriore, in massima parte corrispondente alla Provincia dell'Aquila e a quella di Teramo, e Abruzzo citeriore nella restante parte della regione corrispondente grosso modo alla Provincia di Chieti. Nel 1806 il Re di Napoli Giuseppe Bonaparte suddivise il territorio della Provincia di Abruzzo Ulteriore in due parti istituendo le provincie di Abruzzo Ulteriore Primo con capoluogo Teramo e di Abruzzo Ulteriore Secondo con capoluogo Aquila. Queste provincie, nel loro complesso, furono parte integrante per circa 7 secoli del Regno di Napoli e successivamente delle Due Sicilie. Fondazione dell'Aquila (1254) Nel Giustizierato il capoluogo non era L'Aquila, allora detta Aquila, ma Sulmona, ritenuta la città più grande e più forte per economia, nonché la più facilmente raggiungibile dal mare e dai monti del Liri, perché in posizione centrale al territorio abruzzese. Soltanto Vasto e Lanciano, città marittime, erano al pari di essa. Nel 1254 la vecchia città romana di Amiterno non era più gestibile, perché in rovina, e necessitava la costruzione di una nuova città medievale. Allora, secondo la leggenda, i 99 castelli della conca aquilana e della valle dell'Aterno (Paganica Ocre, Rocca di Cambio, Assergi e altri) si riunirono ed edificarono in poco tempo la nuova città con i suoi 4 quarti storici, costruendo vie e chiese che prendessero il nome da quelle dei quarti fondatori. Pochi anni dopo venne anche costruita la fontana delle 99 cannelle, in ricordo della mitica fondazione. La città venne riconosciuta "ufficiale" da Federico II di Svevia e da Carlo II di Napoli, anche perché vi fu fondato il Monastero di Collemaggio, prima del '300. Eremitaggio di Pietro da Morrone La città aquilana dunque iniziò ad avere la protezione degli Angioini napoletani, mentre nelle montagne abruzzesi andava in pellegrinaggio un eremita di nome Pietro da Morrone, proveniente da Isernia. Il monaco osservava una rara forma di preghiera a Dio rintanandosi in cunicoli stretti delle montagne, scavati in maggior parte nel X secolo da pastori che osservavano la stessa regola. In periodi di cambiamento nel XIII secolo (la regola di Francesco, poi quella di Domenico), l'osservanza di Pietro fu molto accettata dai popoli e i pellegrini, tanto che vennero fondati degli eremi, come San Bartolomeo in Legio a Roccamorice, Santo Spirito a Maiella, Sant'Onofrio al Morrone (Sulmona) e Madonna dell'Altare a Palena Infine Pietro giunse all'Aquila, dove fondò l'attuale Basilica di Collemaggio, e successivamente venne eletto papa, benché per pochi mesi. Lotta tra Angioini e Aragonesi: la guerra dell'Aquila (1424) Nel XV secolo il potere degli Angioini napoletani, e quello degli emergenti Aragonesi spagnoli si acuì e il terreno di scontro fu L'Aquila. La città era rimasta fedele agli angioini, tuttavia il condottiero Braccio da Montone, con l'insediamento dell'aragonese regina Giovanna a Napoli, fu incaricato di muovere guerra alla città e ai "castelli" che la fondarono. Paese dopo paese quasi tutti furono devastati da Braccio, fino a giungere alle mura dell'Aquila nel 1424. La città tuttavia resistette fino all'arrivo dei Piccolomini e degli Orsini, che ricacciarono indietro Braccio. Periodo del XVI - XVIII secolo: egemonia di Lanciano e terremoto del 1703 In questi anni l'Abruzzo si consolida nell'economia pastorale, e i tratturi vengono riconosciuti come "regi", ossia del Re. Purtroppo vari terremoti colpiscono la regione, come terremoto aquilano del 1461, e i grandi terremoti del 1703 e del 1706. Molte abbazie e conventi vengono abbandonati, mentre gli antichi castelli (Loreto Aprutino, Città Sant'Angelo, Vasto, Lanciano) vengono trasformati in residenze signorili, essendo cessato il periodo delle grandi guerre. In molti borghi e città abbonda l'erudizione di filologi e storici nobili, che si interessano alle antichità abruzzesi, e conducono, nel '700 e poi nell'800, campagne di scavo per riscoprire le città romane. Molti monumenti antichi tuttavia esistevano già, ma erano stati compromessi con l'edificazione di altri palazzi o case, come ad esempio il teatro romano di Chieti, la chiesa di San Paolo a Chieti (ossia il gruppo dei templi romani Giulio-Claudi), e il teatro romano di Teramo, tagliato in due per l'edificazione della Cattedrale. La città che maggiormente si distinse, almeno fino alla metà del '600, fu Lanciano. La città, benché nell'entroterra, aveva un'economia marittima, perché possedeva il porto di San Vito, che si contendeva con la rivale Ortona. I suoi traffici erano ben conosciuti in Abruzzo, e la fiera del mercato si svolgeva in un colle in località Iconicella, nonché nella piazza, con merci provenienti via mare e via terra. La grande fiera del mercato si svolgeva a settembre, come tutt'oggi nel solco della tradizione. Inoltre era anche una grande meta per pellegrini, possedendo nel Santuario di San Francesco il primo miracolo eucaristico della storia. Nel secolo successivo l'Aquila fu colpita dal gravissimo terremoto del 1703 (il secondo più terribile dalla fondazione della città) che provocò danni enormi. Molti edifici medievali crollarono e scomparvero, mentre quasi tutte le chiese risultarono danneggiate, come San Bernardino, il Duomo, Santa Margherita e Santa Maria di Collemaggio. Durante la ricostruzione, le chiese vennero riedificate alla maniera barocca per quanto concerne l'interno, mentre numerosi palazzi nobili sostituirono le vecchie case medievali. Gli Abruzzi e Molise Nell'800 l'Abruzzo era descritto nelle cartine geografiche come Abruzzi e Molise, ossia la parte dell'Abruzzo attuale, con il circondario di Cittaducale, e il Molise attuale. Benché la parte di Campobasso fosse amministrata sin dal XIII secolo dai baroni del "Contado del Molise", per decadenza nobile, nel XIX secolo passò all'Abruzzo, dipendendo dal giustizierato di Chieti, che fu abolito nel 1806 da Gioachino Murat. L'Ottocento: l'Unità d'Italia e brigantaggio In Abruzzo, nel 1860 a seguito dell'invasione savoiarda e della successiva Unità d'Italia, non ci furono vere e proprie rivolte contro il governo borbonico del Regno delle Due Sicilie, come nel 1848, bensì quasi solo l'appello di letterati e patrioti come Gabriele Rossetti, Silvio Spaventa e Cesare de Horatiis che incitavano a fiancheggiare Vittorio Emanuele II di Savoia. Infatti gli Abruzzi erano stati per secoli parte integrante del suddetto Regno delle Due Sicilie o, altrimenti detto, Regno di Napoli, e quindi la popolazione era in massima parte vicina al vigente governo Borbonico. Infatti si formarono molte bande di briganti a difesa del governo dei Borbone. L'episodio più eclatante, oltre alla guerriglia abruzzese seguita all'annessione forzata al regno d'Italia, fu l'assedio di Civitella del Tronto, nella Fortezza Borbonica. In questa Fortezza di Civitella del Tronto, i soldati borbonici combatterono fino allo stremo per difendere il loro legittimo re Francesco II di Borbone. Il 15 febbraio 1861, il Generale Mezzacapo ordina un violentissimo bombardamento; nonostante gli evidenti danni, la fortezza non dà cenno di resa. Con la resa della piazzaforte di Messina, il 12 marzo 1861, l'esercito sabaudo si concentra maggiormente su Civitella del Tronto, oltre che sul Garigliano e a Gaeta. Ancora oggi sulla Maiella, su cui operò il brigante Marco Sciarra e la Banda della Maiella, ci sono incisioni fatte dai Briganti in quel periodo ("Le Tavole dei briganti della Majella"). Ancora oggi resistono queste pietre sopra la Majella, dove i briganti datisi alla macchia dal 1860 al 1868, incisero frasi di sfida al governo degli invasori sabaudi. Una di queste recita: "Leggete la mia memoria - per i cari lettori - nel 1820 nacque Vittorio Emanuele re d'Italia - prima del 60 era il regno dei fiori - ora è il regno della miseria". Altre bande di briganti abruzzesi che resistevano ai piemontesi furono quella Antonio La Vella di Sulmona, quella degli Introdacquesi, quella di Pasquale Mancini. quella di Giuseppe e di Vincenzo Tamburrini di Sulmona (detto Colaizzo), quella di Mecola nel chietino e altre ancora. Il 17 marzo 1861, a Torino, viene incoronato re d'Italia Vittorio Emanuele II con lo scontro di Civitella del Tronto ancora in corso. Viene ordinato un ulteriore rafforzamento del dispositivo d'assedio e, contemporaneamente, il generale sabaudo Della Rocca viene fatto entrare entro le mura di cinta, recando ai difensori il messaggio di Francesco II di deporre le armi, a seguito della resa di Gaeta, ove il sovrano borbonico si era rifugiato. Della Rocca non viene creduto e lo scontro continua. Il 20 marzo è la resa. Altri scontri si ebbero intorno ad Avezzano e per le montagne della Marsica e della Majella, quando si creò il fenomeno del brigantaggio. Nascita di Pescara e Gabriele D'Annunzio Pescara conosce un grande sviluppo economico a partire dalla seconda metà dell'800, e ancor più nel '900, grazie alla personalità di Gabriele D'Annunzio, che vi nacque nel 1863. Pescara fino ad allora era un piccolo borgo marinaro, conosciuto come Castellammare Adriatico nella parte più sporgente al mare, e Pescara Vecchia nel rione oltre il ponte del fiume omonimo. Con l'avvento della Repubblica francese, la fortezza di Pescara è conquistata, nel dicembre del 1798, senza spargimento di sangue, dal generale Duhesme ed inizia così la breve stagione della Repubblica Napoletana (1799). Al suo arrivo a Pescara, il generale Duhesme aveva organizzato la sua legione nominandone a capo il cittadino Ettore Caraffa conte di Ruvo, protagonista della Repubblica Napoletana assieme al pescarese Gabriele Manthoné, il quale organizzò l'opposizione alla reazione borbonica del 1799. L'ennesimo assedio alla fortezza fu vittoriosamente portato a termine da Giuseppe Pronio detto il Fra Diavolo abruzzese, agli ordini del cardinale Fabrizio Ruffo fedele alla dinastia Borbonica. Nei primi anni del 1800 Pescara venne occupata nuovamente dai francesi e costituì un importante bastione militare del regno di Giuseppe Bonaparte. D'Annunzio, nel 1889 si recherà a Roma, componendo Il Piacere, dove accennerà, come fece anche nelle prime poesie, al mondo pastorale e "selvaggio" dell'Abruzzo, nonché alla bellezza di Francavilla al Mare, riviera abruzzese per i nobili e gli altolocati. D'Annunzio rimarrà profondamente legato a Francavilla, dove si trasferì il pittore Francesco Paolo Michetti nel "Convento Michettiano", nonché a Ortona, patria di Francesco Paolo Tosti. Assieme ad altri letterati di Chieti: Edoardo Scarfoglio e Costantino Barbella, fonderà un circolo abruzzese intellettuale nel convento francavillese. Inoltre nel 1889 sempre, D'Annunzio comprò una villetta a San Vito Chietino, nel cosiddetto Eremo Dannunziano,dove comporrà Il trionfo della morte, in cui descrive con meraviglia il borgo montuoso di Guardiagrele e il mare dei trabocchi di San Vito e Casalbordino, tratteggiando una personalità barbara ma anche mistica del contadino abruzzese. Il Novecento Terremoto della Marsica del 1915 Il 13 gennaio 1915 una grande scossa di terremoto rase al suolo molti borghi della Marsica, tra cui Avezzano, la città principale dell'area. Pochi decenni dopo la bonifica del Fucino e nel pieno dello sviluppo socio-economico della Marsica avvenne l'evento più tragico: il Terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915. Conosciuto anche con il nome di "Terremoto di Avezzano", fu un evento sismico di indicibile gravità. Colpì l'intera area della Marsica, subregione abruzzese. Il sisma del 1915, per forza distruttiva e numero di vittime, è classificato tra i principali terremoti avvenuti in territorio italiano. Causò 30.519 morti, secondo studi recenti del Servizio sismico nazionale. 10.700 vittime (più dell'80% dei residenti) vi furono nella città di Avezzano, epicentro del sisma, che contava prima della scossa di magnitudo 7.0 (Mw momento sismico) e ancora dell'11º grado della scala Mercalli (MCS), poco più di 13mila abitanti. La tragedia avvenne alle ore 7.52.48 (dato dell'INGV) del 13 gennaio 1915. Danni si ebbero a Roma, distante circa 100 km dall'epicentro, come pure nel Basso Lazio, in particolare nel Sorano, in Molise e al confine della Campania; a Nord, nel Cicolano e nell'Aquilano e dalla Sabina alle Marche, infine verso Est, alle porte di Chieti e Pescara. La scossa fu avvertita dalla Val Padana alla Basilicata. La Seconda Guerra Mondiale Con l'armistizio italiano dell'8 settembre, essendo l'Abruzzo alleato a Mussolini, l'Abruzzo divenne terra di nessuno, e molte città, come L'Aquila, Teramo, Lanciano e Vasto furono occupate dai nazisti. Il re Vittorio Emanuele III, con il figlio Umberto e il maresciallo Badoglio fuggirono al castello di Crecchio, per poi partire dal porto di Ortona, mentre nel '43 stesso alcuni giovani di Lanciano si ribellavano ai nazisti, inscenando una guerriglia. I giovani oggi sono ricordati come i martiri ottobrini. Quasi tutto l'Abruzzo subì gravi bombardamenti. Gli episodi più eclatanti sono la battaglia del Sangro, che coinvolse anche i paesi di montagna della Majella (Gessopalena, Taranta Peligna, Montenerodomo, Lettopalena), combattuto nel '44 dalla brigata Maiella guidata da Ettore Troilo, e i fatti del dicembre '43 a Ortona, nella cosiddetta battaglia di Ortona. La città era capo marittimo della "linea Gustav", e i tedeschi ricevettero l'ordine di Hitler di difendere "ogni centimetro della città dall'attacco alleato. Fino alla fine del mese, con tregua a Natale, la città fu bombardata da aerei e cannoneggiata dai panzer nazisti. Oltre all'elevatissimo numero di vittime e sfollati, quasi il 70% del patrimonio storico della città fu raso al suolo, inclusa la Cattedrale e parte del Castello Aragonese. L'assedio della città fece notizia, tanto che Churchill la definì la "Stalingrado d'Italia". Il secondo dopoguerra e oggi Perde parte del suo territorio con l'istituzione della provincia di Rieti a cui cede nel 1927 il circondario di Cittaducale (17 comuni, 1362 km² e 70.000 abitanti circa). Tuttavia i territori aggregati alla provincia di Rieti possono considerarsi abruzzesi sotto il profilo storico ed etnico: abruzzese (di tipo aquilano) è il dialetto, abruzzesi sono le tradizioni, abruzzese è l'architettura delle chiese e dei palazzi, abruzzese è la cucina ed abruzzesi si sentono tuttora alcuni abitanti di questi luoghi di confine laziali. Nel 1963, dopo un'unione durata circa un secolo, anche la provincia di Campobasso è separata dall'Abruzzo e proclamata regione con il nome di Molise. L'Abruzzo moderno ricalca approssimativamente la regione augustea regio IV in cui si incorporavano anche i territori dei Sabini da Nursia a Tibur e il Samnium pentro-caraceno di Aesernia e Campobasso-Fagifulae, ma curiosamente prende il nome dal territorio dei Praetuttii, oggi provincia di Teramo, (Abruzzo, "ad Praetuzium", presso il Pretuzio) che invece era parte dell'augustea regio V detta Picenum. Nel secondo dopoguerra l'Abruzzo fece parte di quel gruppo di regioni del Sud Italia fonte di emigrazione soprattutto verso il Belgio (si pensi alla tragedia di Marcinelle), la Germania e la Svizzera. Negli anni '70 tuttavia l'Abruzzo ha saputo risollevarsi economicamente con la costruzione di varie aree industriali, come la Val di Sangro, la Marsica, la zona Bazzano dell'Aquila e il vastese di San Salvo, divenendo una delle regioni più prolifiche del sud, uscendo dal suo tradizionale isolamento geografico grazie anche alla realizzazione delle due grandi arterie autostradali A24 Roma-Teramo e A25 Torano-Pescara con un rapido collegamento tra costa tirrenica e costa adriatica. Dalla fine degli anni '90 è cresciuto sempre di più anche il fenomeno del turismo. Il 6 aprile 2009 l'Abruzzo è colpito nuovamente da un grave terremoto, con epicentro a L'Aquila. Oltre 300 sono state le vittime, e ingenti i danni, stimati in maniera critica nel "cratere sismico aquilano", comprendente L'Aquila e alcuni comuni, ma anche nelle zone circostanti, in particolare la Valle dell'Aterno, la valle dell'Alta Pescara e le zone circostanti l'Altopiano delle Rocche, la piana di Navelli, e Campo Imperatore. Nel 2012 sono cominciati ufficialmente i lavori di ricostruzione delle zone colpite. Nel 2016 e 2017 è colpito gravemente sia dagli eventi sismici del Centro Italia del 2016 e del 2017 sia dall'ondata di freddo del gennaio 2017, a seguito dei quali è nata la valanga di Rigopiano (18 gennaio 2017). Monumenti e luoghi d'interesse Nonostante i terremoti talora devastanti, l'Abruzzo possiede una numerosa presenza di luoghi storici e artistici, vantando diversi centri medievali e rinascimentali ben conservati; notevoli soprattutto i borghi, 23 dei quali figurano nella lista dei "Borghi più belli d'Italia". Ciò è dovuto specialmente all'isolamento di alcune aree di montagna, come la piana di Campo Imperatore o la Conca Peligna, che hanno permesso la conservazione totale sia dei nuclei storici, che delle tradizioni popolari, come Scanno, Santo Stefano di Sessanio, Navelli, Pacentro e Anversa degli Abruzzi. Numerosissime le testimonianze delle varie epoche storiche, rintracciabili in gran quantità nelle chiese e nei castelli. Nel 1902 la lista dei Monumenti nazionali italiani colloca l'Abruzzo in buona posizione, con tra le strutture più antiche la Chiesa di Santa Maria a Vico (Teramo) e il sito archeologico di Peltuinum (L'Aquila). Fra le strutture religiose figurano le Cattedrali e le Basiliche, ma soprattutto gli Eremi e i monasteri, come l'Eremo di Sant'Onofrio al Morrone e l'Abbazia di San Giovanni in Venere. Dal 1996 inoltre è stata avanzata la richiesta per il riconoscimento dall'UNESCO di Patrimonio culturale dell'Umanità il Complesso monastico di Bominaco (XII secolo). Oltre all'Aquila, Chieti e Teramo, che vantano centri storici ricchi di antiche chiese, pregevoli palazzi civici, musei e siti archeologici, tra le città d'arte abruzzesi si annoverano Sulmona, che diede i natali ad Ovidio, Tagliacozzo, Atri, che contende alle città di Adria e di Jader, l'odierna Zara, l'etimologia del nome Mare Adriatico, Giulianova, chiamata un tempo la Posillipo degli Abruzzi, vero esperimento di città ideale del Rinascimento, Campli, Civitella del Tronto, con la sua poderosa fortezza borbonica, l'ultima ad arrendersi all'unificazione nazionale, Scanno, Lanciano, Ortona, Guardiagrele, Vasto (anticamente chiamata l'Atene degli Abruzzi) e Penne. Tra i borghi più caratteristici, invece, vi sono Santo Stefano di Sessanio, Calascio, Castelli (nota per la produzione artigianale di ceramiche), Goriano Sicoli, Pacentro, Pettorano sul Gizio, Pescocostanzo, Rivisondoli, Pescasseroli (che ha dato i natali a Benedetto Croce), Capestrano, Loreto Aprutino, Bisenti, Città Sant'Angelo, Pietracamela e tanti altri. Castel di Sangro terra nativa di Teofilo Patini uno dei più grandi artisti del verismo pittorico. A Castel di Sangro è istituita la Pinacoteca Patiniana, sita nel Palazzo de' Petra, dove sono raccolte molte opere dell'artista.Fra i castelli di maggior interesse figurano la Fortezza di Civitella del Tronto (XVII secolo), il Castello Aragonese di Ortona (XV secolo), il Castello di Roccascalegna (XI secolo) e il Forte spagnolo dell'Aquila (XVI secolo). Città d'arte L'elenco propone le città e i borghi migliori d'Abruzzo e delle provincie de L'Aquila, Chieti, Pescara e Teramo, inclusi anche borghi fortificati e non. Assieme a queste quattro città, i centri più rappresentativi, assieme ai borghi, sono Sulmona, Vasto, Lanciano, Ortona, Giulianova, Atri, Città Sant'Angelo, Tagliacozzo e Loreto Aprutino. I borghi: Scanno, Civitella del Tronto, Pacentro, Pescocostanzo, Penne, Guardiagrele, Cocullo, Santo Stefano di Sessanio, Pietracamela e Navelli Centri maggiori L'elenco propone sia le città maggiori della regione che i borghi, che hanno comunque valore artistico ed interesse turistico. L'Aquila: fondata nel 1254, secondo la leggenda riportata da Buccio di Ranallo (mentre secondo le fonti storiche nel 1230 circa da Federico II di Svevia), fu costruita con la ripartizione in quattro Rioni principali (San Giorgio, Santa Maria, San Pietro e San Giovanni d'Amiterno), in un'area diversa dalla romana Amiternum. Fu città santa nel 1288 con la costruzione della Basilica di Santa Maria di Collemaggio (ritenuta il simbolo romanico chiesastico d'Abruzzo) per volere di Pietro da Morrone (Celestino V), e nel 1444 vi fu costruita la Basilica di San Bernardino, in onore del santo senese. La città fino alla dominazione spagnola, poi borbonica del XVI secolo, rimase sempre fedele al casato d'Angiò, e per questo entrò nella guerra dell'Aquila del 1423, assediata da Braccio da Montone, che dapprima distrusse i castelli fondatori della città, e successivamente bloccò la città dentro le mura. Nel '500 fu amministrata da Margherita d'Austria che favorì lo sviluppo culturale delle arti, e successivamente dagli spagnoli, che costruirono la Fortezza. Nel 1703 fu colpita da un grave terremoto, che cambiò profondamente l'aspetto urbano, nonché i colori dello stemma cittadino, le cui cromature rosse e bianche furono portate al nero e al verde dagli aquilani, come simbolo di tragedia e speranza.La città ancora oggi è ben conservata nel tessuto medievale, con il centro storico diviso dalle mura medievali con le relative porte di accesso, arricchito da monumenti simbolici quali il Forte spagnolo alle porte della città, il Corso Vittorio Emanuele, le basiliche di Collemaggio e San Bernardino, la Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio, la chiesa di Santa Giusta, la Fontana Luminosa e la Fontana delle 99 cannelle. Numerosi sono i palazzi storici, costruiti specialmente dopo il terremoto dell'Aquila del 1703, come il Palazzo Margherita, il Palazzo Ardinghelli e il Palazzo Cappelli.Pescara: la città ha origini romane, conosciuta come Ostia Aterni, anche se fu rifondata nel XVI secolo da Carlo V attorno al fortino del Pescara a pianta ottagonale da lui voluto, come principale fortezza ottagonale di confine tra i due Abruzzi, presso la Pescara. Nel XIX secolo si contavano tre nuclei abitativi: il rione di Portanuova (Pescara Vecchia), dove nel 1863 nacque Gabriele D'Annunzio, con i resti della fortezza (il bagno penale borbonico), il comune di Castellammare Adriatico (l'attuale corso Umberto) presso il Porto Canale, e il villaggio di pescatori di Borgata Marina. Nel 1927 con il regio decreto di Mussolini fu costituita la provincia di Pescara, e i due comuni rivali uniti in un solo centro. A causa del bombardamento del 1943, gran parte del vecchio centro pescarese fu distrutto, e l'architetto Luigi Piccinato si occupò della ricostruzione moderna della città, specialmente della vecchia Castellammare, creando lo slargo di Piazza Salotto. La città oggi è la più grande della regione, e detiene il primato dell'economia abruzzese, per la sua vicinanza al mare. Tra i monumenti principali figurano il quartiere vecchio di Portanuova, con la Casa natale di Gabriele d'Annunzio, il vicino Museo delle Genti d'Abruzzo presso la fortezza, la Cattedrale di San Cetteo, ricostruita nell'era fascista, e il teatro Michetti.Invece nel corso Umberto resistono buona parte dei palazzi signorili in stile liberty, e la chiesa del Sacro Cuore, nonché la Piazza Salotto e il monumentale Lungomare Matteotti con la fontana "Nave di Cascella". Nel 2009 è stato inaugurato presso il lungomare il Ponte del Mare, come simbolo del nuovo aspetto moderno della città. Chieti: città di antiche origini, fu capitale dei Marrucini (Teate Marrucinorum), e nell'età imperiale diede i natali a Asinio Pollione, mecenate dei poeti durante il principato di Augusto. Nel Medioevo con le riforme di Federico II divenne capitale dell'Abruzzo Citeriore, benché già fosse una città potente per la presenza dell'antica Diocesi Teatina, avente sede nella Cattedrale di San Giustino; una delle più antiche d'Abruzzo, avente feudi con estensione fino ai confini della Majella. La città ebbe una notevole ripresa economica e culturale nel XVI secolo con l'installazione della famiglia Valignani, che nel XIX secolo finanziò la costruzione del teatro Marrucino, il secondo teatro d'opera in Abruzzo dopo L'Aquila.La città oggi conserva alla perfezione il centro storico voluto dai Valignani nel XVII secolo, ricco di palazzi settecenteschi e rinascimentali, con pochi elementi del passato, quali la Cattedrale di San Giustino, di stampo neogotico, e le chiese barocche di San Francesco al Corso, San Domenico degli Scolpi e Sant'Agostino. Si conservano ancora vestigia romane, come l'anfiteatro della Civitella, i tempietti Giulio-Claudi e le terme romane. Molti rinvenimenti archeologici inoltre sono conservati nella Villa Frigerij presso la villa comunale, ossia il Museo Archeologico d'Abruzzo, la cui opera prima è il Guerriero di Capestrano. Teramo: città capitale dei Pretuzi, dopo la caduta dell'impero romano mantenne il prestigio sulla valle del Tordino, diventando nel XIII secolo capitale dell'Abruzzo Ulteriore Primo. Fu una delle poche città a godere del prestigio di centro semi-autonomo durante l'epoca angioina, entrando in contrasto con il Ducato di Atri per il possesso del territorio. Nel XVIII secolo riebbe uno sviluppo culturale grazie alle ricerche di personalità come Melchiorre Delfico, al quale è intitolata la Biblioteca comunale. La città oggi si presenta organizzata in maniera un po' disomogenea per alcuni abbattimenti operati negli anni '60 dalla giunta Carino Gambacorta, conservando tuttavia l'antico centro che si snoda lungo i due corsi di San Giorgio-De Michetti, attraversando i due importanti monumenti romani dell'anfiteatro e del teatro presso la Cattedrale di Santa Maria Assunta, considerata il simbolo gotico della città. Altre opere importanti sono le chiese di San Domenico, Sant'Antonio e il Santuario della Madonna delle Grazie. Presso Largo Sant'Anna si trova l'antica Cattedrale di Santa Maria in Aprutiensis, oggi chiesa di Sant'Anna dei Pompetti, risalente al IX secolo, dove è stata trovata un'antica domus con il mosaico del Leone. Avezzano: avente origini romane, era una delle città principali della Marsica assieme a Marruvium, la capitale. Ebbe notevole sviluppo durante il Medioevo, diventando capoluogo della contea di Albe. Ebbe possibilità di una notevole espansione urbana dopo il disastroso terremoto della Marsica del 1915, anche se numerosi monumenti del centro originario andarono perduti. Nel nucleo urbano moderno persistono alcuni monumenti principali come il restaurato castello Orsini-Colonna, la villa Torlonia, la cattedrale dei Marsi (ricostruita ex-novo dopo il terremoto) e la chiesa di San Giovanni Decollato. Sul monte Salviano si trova il santuario della Madonna di Pietraquaria. Vasto: importante città di commercio marittimo durante l'epoca romana, nota come Histonium, dopo la caduta dell'impero divenne un covo di pirati, e successivamente nell'VIII secolo distrutta e ricostruita dai Longobardi come Guasto Gisone. Accanto fu eretta una seconda città: Guasto d'Aimone, che nel XIII secolo si andò ad unire al vecchio centro formando un unico agglomerato. Nel XV secolo fu amministrata da Jacopo Caldora che vi costruì il Castello Caldoresco, mentre nel secolo successivo dalla potente famiglia D'Avalos. Nel XIX secolo Vasto visse un florido sviluppo culturale, che la portò ad essere soprannominata Atene degli Abruzzi, e tra i vari artisti partorì il pittore Gabriele Rossetti, padre del più famoso Dante Gabriel Rossetti. Benché danneggiata dalla frana catastrofica del 1956, la città conserva ancora il centro storico. La piazza ellissoidale Rossetti è eretta sopra le rovine dell'anfiteatro romano, dove si conservano ancora resti delle mura, visibili nella Torre di Bassano. Presso il Castello si trovano le chiese del Carmine e di Santa Maria Maggiore, nonché il Duomo di San Giuseppe. Il Palazzo d'Avalos è uno dei simboli della città, contenente un complesso di Musei civici dedicati all'archeologia locale e alla cultura vastese. Ambita dai turisti è la passeggiata del belvedere Amblingh, dove si conservano tracce della fortificazione medievale, e del vecchio quartiere di San Pietro, distrutto dalla frana del '56, dove si conserva la facciata gotica della chiesa madre. Lanciano: la città, secondo la leggenda fu costruita nel 1192 a.C. da un compagno di Enea, e divenne immediatamente la capitale dei Frentani. Dopo la conquista romana e la successiva caduta dell'impero, nel VIII secolo divenne famosa in ambito ecclesiastico per il Miracolo eucaristico di Lanciano, benché fosse sempre stata un'importante stazione commerciale per i pastori transumanti e i contadini della valle del Sangro, che partecipavano alle fiere del bestiame, le cosiddette Nundinae. Benché sottomessa al contado di Manoppello, poi agli Angioini e agli Aragonesi, la città mantenne sempre il controllo sul suo territorio della Frentania, ostentando potere e ricchezza mediante le costruzioni secondo il gusto degli stili, in base alle varie epoche, come il gotico "lancianese" per le chiese, e successivamente il barocco napoletano per la Cattedrale della Madonna del Ponte. nel 1426 entrò in guerra con la città nemica Ortona per il possesso del porto di San Vito Chietino, e la pace fu sancita dall'intervento di San Giovanni da Capestrano; poiché la faida era diventato un vero e proprio scontro di massa, a causa della colonna infame impastata dai lancianesi con mattoni e nasi e orecchie di prigionieri ortonesi.La città oggi possiede uno dei centri storici più vasti dell'Abruzzo, suddiviso in quattro rioni medievali: Lancianovecchia, Sacca, Civitanova e Borgo. Il primo comprende la piazza della Cattedrale e la via dei Frentani (l'antico corso della città romana), con le chiese di Sant'Agostino e San Biagio, e vari palazzi medievali. Il secondo è fuso al Civitanova, il secondo quartiere più esteso della città, con le chiese di San Nicola e Santa Maria Maggiore (quest'ultima uno degli esempi più rilevanti del gotico borgognone abruzzese). Il quartiere Civitanova presenta ancora elementi di fortificazioni presso le Torri Montanare, poste accanto al Palazzo arcivescovile, sede del Museo diocesano, contenente molte opere d'Arte Sacra dalle chiese lancianesi. L'ultimo quartiere del Borgo contiene la romanica chiesa di Santa Lucia, e alla confluenza con la piazza Plebiscito il Santuario del Miracolo Eucaristico e la chiesa del Purgatorio. Ortona: antica città frentana, florida per lo sviluppo commerciale, dopo la caduta imperiale, Ortona fu ricostruita ex novo dai Longobardi, e poi dai Normanni, trascorrendo periodi alterni di florida economia e altri di incursioni e distruzioni. Nel 1258 la città ospitò in maniera permanente nella Cattedrale le reliquie di San Tommaso Apostolo, diventando un punto di riferimento nel campo religioso. Dopo battaglie varie con la città rivale di Lanciano, Ortona passò in mano a Jacopo Caldora che ricostruì la cinta muraria. Divenuta poi città molto cara a Margherita d'Austria, vide la costruzione del palazzo Farnese (XVII secolo). Durante L'Ottocento fu rappresentata culturalmente da Francesco Paolo Tosti e Gabriele D'Annunzio. Durante la Seconda guerra mondiale Ortona diventò capo marittimo della linea Gustav, con estremo opposto a Cassino, e tra il 21-28 dicembre del 1943, con la "battaglia di Ortona" visse uno dei periodi più tristi e tragici della sua storia, con la distruzione di gran parte del centro cittadino per la guerriglia urbana tra tedeschi e canadesi.Nonostante i gravi bombardamenti, la città conserva ancora il suo aspetto antico, rintracciabile nell'antico rione medievale di Terravecchia, con il palazzo Corvo (la casa natale del Tosti), il Castello Aragonese e la Cattedrale di San Tommaso Apostolo. Presso il rione di Terranova, ossia il corso Vittorio Emanuele invece si trova il cinquecentesco Palazzo Farnese, sede della Pinacoteca Cascella, e presso il belvedere F.P. Tosti, nell'ex convento di Santa Maria di Costantinopoli il Museo della battaglia di Ortona. Giulianova: la città era nota già durante l'epoca romana, e successivamente nell'epoca medievale come Castrum Novum Piceni (o Castrum Sancti Flaviani). Nel V secolo infatti le reliquie di Flaviano di Costantinopoli erano state trasferita nella città, presso il Duomo di San Flaviano, santo molto venerato nell'Abruzzo Ultra, particolarmente nel ducato di Atri. Nel 1471 il duca Giulio Antonio Acquaviva decise di ricostruire quasi ex novo la vecchia città, facendone un esempio di "città ideale" entro una fortezza di otto torri. Il progetto ebbe buon esito, benché oggi l'assetto urbano sia un po' stravolto. Comunque alcune delle storiche torri resistono nel tessuto del centro storico, come le torri Santa Maria, Porta Napoli e La Rocca. Il centro è rappresentato dal cupolone del Duomo, e da vari palazzi signorili, come il Palazzo Ducale degli Acquaviva e il Palazzo Cerulli. Fuori il centro si staglia il Santuario della Madonna dello Splendore, molto frequentato da pellegrini. Numerose sono le villette Liberty disseminate per la città e interessanti esempi di architettura novecentesca sono il Kursaal e il Lungomare Monumentale, nella parte bassa. Sulmona: città capitale dei Peligni, dette i natali al poeta Ovidio nel I secolo a.C.. Anche dopo l'impero romano, la città continuò a godere di grande prestigio, poiché posta presso il valico di Pacentro presso la Majella, pur troneggiando al centro della conca peligna. Nel XIV secolo si sviluppò il cosiddetto "gotico sulmonese" in ambito artistico, con la costruzione di numerosi palazzi e chiese medievali, tra le quali la Cattedrale di San Panfilo, il Complesso della Santissima Annunziata, con il palazzo annesso, la chiesa di Santa Maria della Tomba e quella di San Francesco della Scarpa. In piazza Maggiore (oggi Garibaldi) fu costruito nel XIII secolo l'acquedotto svevo da Federico II di Svevia sui resti del precedente romano. Sulmona fino al 1706 era arrivata a un tale sviluppo culturale ed economico da essere considerata la Siena degli Abruzzi, quando un terremoto violento della Majella la danneggiò in gran parte. Per la ricostruzione degli edifici fu sperimentato il barocco napoletano, benché il gotico sulmonese continuasse a prevalere. Dopo tale evento, Sulmona iniziò ad essere conosciuta per il suo tradizionale confetto. Nel 1783 fu inaugurata la prima fabbrica di confetti da Mario Pelino, oggi sede del Museo del Confetto, e tale attività ancora oggi è una delle fonti dello sviluppo economico locale.Il centro storico si snoda attraverso il corso Ovidio, partendo dalla Cattedrale fuori le mura, passando per la piazzetta del Complesso Monumentale dell'Annunziata (considerato il simbolo della città), fino alla piazza Garibaldi con l'acquedotto, e proseguendo fino alla porta Napoli, dove si trova la chiesa della Tomba. Fuori dalla città sono da vedere la Badia Morronese, fondata da Pietro da Morrone, l’eremo di Sant'Onofrio al Morrone, e il tempio romano di Ercole Curino. Atri: la città ha antiche origini romane, e dette i natali all'imperatore Adriano. Fino alla fine dell'impero romano la città aveva anche contatti commerciali presso il mare, come dimostra il porto romano, di cui oggi resta la cinquecentesca Torre di Cerrano. Nel Medioevo dal XIV secolo iniziò ad essere amministrata dalla potente famiglia Acquaviva, diventando capitale del ducato omonimo. La città conserva ancora perfettamente il centro storico, simboleggiato dalla mole possente del Cattedrale di Santa Maria Assunta, di matrice gotica, abbellita all'interno da affreschi di Andrea De Litio; mentre altri monumenti sono il Palazzo Ducale Acquaviva, il teatro comunale, e le varie chiese di San Nicola, Sant'Agostino, Santa Reparata e il Complesso monastico di Santa Chiara. Le vestigia delle fortificazioni medievali sono visibili nel bastione dell'imponente Rocca Capo d'Atri Francavilla al Mare: la città fu fondata dai Longobardi, e si sviluppò come centro fortificato presso l'area della Civitella, con il convento di Sant'Antonio fuori le mura. Nel 1889 divenne molto famosa in ambito culturale per la presenza di Gabriele d'Annunzio e Francesco Paolo Michetti, che acquistò il convento, trasformandolo nel "Convento Michetti", un cenacolo culturale con ospiti Francesco Paolo Tosti, Matilde Serao ed Edoardo Scarfoglio. Nel 1944 ci furono gravi bombardamenti sulla città, il cui centro storico fu quasi raso al suolo, meno il convento Michetti. Benché oggi Francavilla sia un centro famoso per il turismo balneare, presso l'area della Civitella sono da vistare innanzitutto il Convento Michetti, poi il Museo Michetti nell'ex municipio e la chiesa di Santa Maria Maggiore, costruita sui resti della chiesa di San Franco, contenente lo storico ostensorio medievale di Nicola da Guardiagrele. Nei pressi vi è anche il Museo del Mare, situato nella Torre Ciarrapico. Tagliacozzo: importante città della Marsica, considerato uno dei Borghi più belli d'Italia. Viene citato da Dante Alighieri per quanto riguarda la battaglia di Tagliacozzo. Di interesse la Piazza Obelisco, il Convento di San Francesco, il Santuario della Madonna dell'Oriente, la chiesa dei Santi Cosma e Damiano e il Palazzo Ducale Orsini. Celano: seconda città principale della conca del Fucino, divenne un avamposto militare normanno, arricchito di prestigio durante il governo degli Orsini e dei Piccolomini. Il monumenti simbolico è il Castello Piccolomini del 1223 sede del Museo d'arte sacra della Marsica, assieme al centro storico e alle chiese di San Francesco, San Giovanni e al convento di Santa Maria in Valleverde. Nei pressi ci sono anche il Museo della Preistoria Paludi e le Gole di Celano. Guardiagrele: importante avamposto militare dei Marrucini, fu rifondata dai Longobardi nei villaggi di Guardia -Graeli. Fino al XVI secolo mantenne un importante controllo sui traffici della Majella orientale verso Chieti e pianura, tanto che nel XIII secolo ottenne il permesso di Ladislao di Durazzo di battere moneta. Delle fortificazioni antiche resta il Torrione Longobardo, assieme a varie torri lungo il perimetro del centro storico. Il simbolo è la Cattedrale di Santa Maria Maggiore, in gotico abruzzese realizzato in pietra della Majella, chiesa seguita da altri templi cattolici come le chiese di San Nicola, San Francesco, San Silvestro. Presso la contrada Comino è stata scoperta una necropoli del Neolitico, legata alla civiltà dei Marrucini. Fa parte del circuito dei Borghi più belli d'Italia, e fu descritta da D'Annunzio nel romano Il trionfo della morte. Atessa: seconda città della val di Sangro, visse un periodo di splendore nel XV secolo con il governo di Giovanna II di Napoli. Una leggenda vuole che il centro nell'VIII secolo fosse diviso in due comunità, minacciate da un drago sputafuoco, ucciso dal vescovo Leucio d'Alessandria, il quale staccando una costola dal drago, la donò alla città, esigendo la costruzione di un edificio religioso, Tale chiesa è il Duomo di San Leucio. La città conserva perfettamente il nucleo storico, con resti delle mura e le porte di accesso. Le varie chiese, oltre al Duomo, sono quelle di San Domenico, Santa Croce e San Rocco. Il castello è individuabile nella Casa De Marco. Fuori l'abitato, in prossimità di Tornareccio vi sono il Convento di San Pasquale e la città neolitica fortificata di Pallanum. Casoli: antica città frentana col nome di Cluviae, durante il dominio dei Normanni fu rifondata presso un colle, dove venne fortificata la torre dell'attuale Castello Ducale. Nel XIV secolo fu governata dagli Orsini. Nel 1895 fu visitata da Gabriele d'Annunzio che fu ospitato al castello, dove incisi un ditirambo per l'amico Pasquale Masciantonio. Durante la seconda guerra mondiale fu quartiere generale della "Brigata Maiella". Il centro storico è perfettamente conservato, dominato dalla mole del Castello Ducale, affiancato dalla chiesa di Santa Maria Maggiore. Discendendo lungo il corso Umberto, si trova la chiesa di Santa Reparata, dichiarata nel 1902 "Monumento nazionale". Fuori la città si trova l'artificiale lago di Casoli, dominato da un colle con la Torretta di Prata, usata come rifugio dei Briganti nel periodo postunitario. Civitella del Tronto: importante avamposto militare del Medioevo, già nel 1251 si trovò al centro di una faisa tra Ascolani e Teramani per il possesso del controllo sulla valle del Tronto. Nel 1442 fu governata da Alfonso d'Aragona, che portò sconforto nella popolazione, e nel 1557 subì un ulteriore assedio. La rocca di Civitella, entrata a far parte del Regno di Napoli, subì l'ultimo grande assedio il 23 febbraio 1861, quando la fortezza divenne centro militare delle operazioni belliche dei borbonici contro le truppe di Vittorio Emanuele II. Dichiarata uno dei Borghi più belli d'Italia, Civitella del Tronto è sovrastata dall'imponente mole della Fortezza Borbonica, con il borgo sottostante. Tra i monumenti di interesse, la chiesa di San Lorenzo e la chiesa di San Francesco. Fuori l'abitato sono da visitare la grotta Sant'Angelo, l'Abbazia di Santa Maria in Montesanto e il Santuario della Madonna dei Lumi. Castel di Sangro: feudo medievale dell'Abbazia di San Vincenzo al Volturno, è la "Porta della Majella" dal Molise, dove passa anche il tratturo Castel di Sangro-Lucera. La città visse un florido periodo nel XVII secolo per il commercio del bestiame e per la buona amministrazione del Regno di Napoli. Di interesse è la città medievale con il simbolo della Basilica di Santa Maria Assunta, i resti del castello medievale e la chiesa di San Giovanni. Nel medievale Palazzo De Petra si trova la "Pinacoteca Patiniana" con quadri del pittore locale Teofilo Patini. Spoltore: città fortificata dei Longobardi, divenne comune nel XV secolo dopo essere appartenuto a Loreto Aprutino. Nel 1927 passò dal distretto di Teramo alla neonata provincia di Pescara. Del nucleo originario si conserva il Castello Longobardo, mentre le architetture del periodo settecentesco sono la chiesa madre di San Panfilo e il convento di San Panfilo Fuori le Mura. Essendo stato un possedimento della famiglia De Sterlich, appena fuori il centro si trova una masseria con il cosiddetto "Torrione De Sterlich". Popoli: abitato romano con il nome di Pagus Fabianus, fu feudo della vicina Abbazia di San Clemente a Casauria, e denominato Chiave dei Tre Abruzzi per la posizione di controllo presso la Majella, vicino al valico di Caramanico Terme, posto al confine tra gli Abruzzi Ultra e Citra. Fu posseduto dalla potente famiglia dei Cantelmo, che fece fortificare il castello normanno preesistente, in posizione dominante sopra il borgo. Il centro storico conservato conserva le chiese di San Francesco, della Santissima Trinità e San Lorenzo, dette le "chiese gemelle", assieme alla Taverna Ducale, usata come dogana per i pastori transumanti. Penne: città romana dei Vestini, nell'874 grazie a Ludovico II la nuova città medievale si distaccò dai feudi del Monastero di Casauria, diventando ducato autonomo. Ebbe notevole importanza come centro amministrativo nel 1233 con la costituzione de Giustizierato d'Abruzzo, entrando presto in rivalità con il monastero di Picciano. Nel XVI secolo fu amministrata dalla famiglia De Sterlich-Aliprandi, una delle principali dell'Abruzzo Ulteriore Primo, che esercitò il suo potere fino al XIX secolo. La città, facente parte dei Borghi più belli d'Italia, è sede di una delle più antiche diocesi abruzzesi, con sede nella Cattedrale di San Massimo e Santa Maria degli Angeli, in posizione dominante sul borgo. Altri edifici di interesse religioso sono le chiese di Sant'Agostino, Santa Chiara e San Domenico, nonché il convento di Santa Maria del Carmine. Loreto Aprutino: importante avamposto militare dei Vestini, fu ricostruito dai Normanni presso il castello Chiola, in posizione dominante. Cambiò varie baronie, tra i quali quelle delle famiglie Caracciolo, D'Aquino e D'Avalos. Io centro storico abbastanza conservato è sormontato dal Palazzo Ducale, costruito sui resti del castello, e dalla Chiesa Abbaziale di San Pietro. Altri edifici di culto sono le chiese di San Francesco, San Biagio

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