Loquis: Mistero di via Monaci

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Mistero di via Monaci

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Pubblicato:  2019-07-09 00:00:00

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Il mistero di via Monaci, detto anche caso Fenaroli, fu il nome dato dalla stampa al misterioso delitto avvenuto il 10 settembre 1958 a Roma in un appartamento al numero civico 21 di via Ernesto Monaci, nel quartiere Nomentano, nei pressi di piazza Bologna. Il delitto La mattina dell'11 settembre 1958, Maria Teresa Viti, la domestica che lavora nell'appartamento della signora Maria Martirano in Fenaroli (n. 1911) in via Monaci, suona al campanello, ma, contrariamente al solito, la padrona di casa non viene ad aprire. La domestica chiede aiuto al portiere e al fratello della signora, ma solo l'intervento di un vicino di casa, entrato in casa dalla finestra della cucina, consente di scoprire il cadavere di Maria Martirano; la donna, come si scoprirà più tardi, è morta per strangolamento, il cadavere disteso nella cucina dell'appartamento. L'ipotesi di furto, realistica ad una prima analisi per l'assenza di 400.000 lire in contanti e dei gioielli, viene poi scartata poiché l'assassino ha ignorato una cifra più ingente nell'armadio della camera del marito. Le indagini, condotte dalla squadra mobile nelle persone di Ugo Macera in collaborazione con Nicola Scirè, riescono a dedurre l'ora dell'omicidio, fra le 23:30 e la mezzanotte. Fra i sospettati c'è il marito, il geometra Giovanni Fenaroli, titolare della società Fenarolimpresa, che vive a Milano, dove si occupa di edilizia. Il movente sarebbe potuto essere la possibilità di riscuotere una polizza stipulata sulla vita della moglie per un valore di 150 milioni di lire. L'alibi del marito regge: al momento dell'omicidio era in ufficio a Milano con il ragioniere Egidio Sacchi, amministratore della Fenarolimpresa. Gli investigatori seguono comunque la pista dell'uxoricidio commesso per il tramite di un sicario e, due mesi dopo, vengono a capo del mistero: il ragionier Sacchi confessa di essere stato messo al corrente dal Fenaroli che quest'ultimo aveva programmato l'omicidio della moglie convincendo Raoul Ghiani, un operaio elettrotecnico giovane e prestante, a sopprimerla per un compenso di un milione di lire. Lo svolgimento dei fatti secondo la ricostruzione processuale Giovanni Fenaroli aveva conosciuto il Ghiani grazie all'amicizia di quest'ultimo con certo Carlo Inzolia, fratello dell'amante del geometra, Amalia. La sera precedente la scoperta del cadavere della Martirano a Roma, Ghiani avrebbe lasciato il lavoro in fabbrica verso le 18:30 e sarebbe stato portato in auto all'aeroporto della Malpensa, dove partì per Ciampino con in tasca un biglietto di sola andata a nome Rossi (allora l'aeroporto di Fiumicino non era ancora operativo); recatosi poi immediatamente in via Monaci (una telefonata del marito, con la quale la vittima sarebbe stata convinta ad aprire la porta al Ghiani con il pretesto che questi doveva ritirare documenti riservati ed importanti, l'avrebbe preceduto), avrebbe compiuto il delitto e quindi sarebbe rientrato a Milano in vagone-letto, giungendo appena in tempo per timbrare il cartellino presso la ditta ove lavorava, il giorno 11 settembre. Raoul Ghiani, ventisettenne alla data del delitto, figlio di un bigliettaio dell'Azienda Tranviaria, viveva in Milano con la madre, Clotilde, il fratello Luciano e la sorella Lia: il padre se n'era andato a vivere da solo poiché non sopportava più i tre figli, tutti e tre adulti ed impiegati, con una mentalità e con atteggiamenti che lui, uomo d'anteguerra, non riusciva a comprendere.Ghiani usciva sovente la sera, ovviamente quando non era impegnato in trasferte per lavoro, e frequentava il solito bar, ove da anni passava la serata fra partite a carte, biliardo e chiacchiere, ed in determinati giorni della settimana frequentava qualche sala da ballo. Queste abitudini consolidate non gli giovarono nella presentazione di un alibi: nessuno degli amici abituali riuscì a ricordare se la sera del 10 settembre 1958 lui fosse o no con loro.L'11 giugno 1961 la Corte d'Assise di Roma, con la testimonianza determinante del ragionier Sacchi, condannò Fenaroli e Ghiani all'ergastolo, mentre Carlo Inzolia venne assolto per insufficienza di prove (20.000 persone, fuori dal tribunale, attesero la sentenza fino alle 5 del mattino). Il 27 luglio del 1963 la Corte d'Assise d'Appello di Roma confermò le condanne all'ergastolo per il Ghiani ed il Fenaroli, mentre Carlo Inzolia fu condannato a 13 anni di reclusione per complicità. Giovanni Fenaroli morì in carcere nel 1975, Raoul Ghiani, ricevette la grazia nel 1984, mentre Carlo Inzolia ottenne nel 1970 la libertà condizionata. L'interesse negli italiani Il "Caso Fenaroli", approdato nelle aule dei tribunali, appassionò l'Italia dividendola in "colpevolisti" ed "innocentisti" e fu la prima volta in Italia che il pubblico dedicò la sua attenzione e passione ad un caso di omicidio compiuto "a freddo" e con determinazione e impostazione a lungo studiata e realizzata nei minimi particolari, sul filo di percorsi in auto, orari di aerei e treni determinanti per il successo dell'operazione, che un qualunque disguido, non del tutto improbabile, nella sequenza dei vari movimenti dell'assassino, avrebbe potuto mandare a monte. Secondo l'accusa, la mente che studiò tutto questo era un geometra, imprenditore sulla via del fallimento, che per la sua meticolosità nel progettare il crimine, giostrandosi fra le insidie del mancato rispetto di orari previsti con precisione assoluta e con margini esigui, venne anche chiamato «il capostazione della morte». In un articolo Indro Montanelli è convinto che il denaro e il guadagno non siano stati mai i veri traguardi di Giovanni Fenaroli e ipotizza questa interpretazione di tipo psicologico: «Probabilmente l'odio per la Martirano gli nacque in corpo il giorno in cui, come prima o poi capita a tutti i mariti, si accorse che lei lo vedeva com'era e non come lui si sforzava di sembrare: un pover'uomo qualunque.» Indagini giornalistiche successive Molti anni dopo il caso venne studiato nuovamente, perché si pensava ad una possibile vendetta contro Fenaroli condotta dall'Italcasse per liberarsi da un possibile ricatto. In quell'indagine, condotta dal giornalista Antonio Padellaro, si mostrava anche che la situazione economica dell'indagato non era tanto disastrosa come si pensava. Destava sospetti anche il fatto che Fenaroli non avesse mai cercato d'incassare l'indennizzo previsto dalla polizza, per il quale avrebbe ordinato l'omicidio. Inoltre molto sospette apparvero le prove contro Ghiani, nel cui laboratorio, nella ditta per la quale lavorava, un anno dopo il delitto e dopo che numerose perquisizioni vi erano già state svolte vennero ritrovati i gioielli rubati. Cinema, teatro e tv Al caso Fenaroli è ispirata la sceneggiatura del film Il vedovo girato da Dino Risi nel 1959 con Alberto Sordi, industriale di nessun successo, che cerca di uccidere la moglie Elvira Almiraghi, interpretata da Franca Valeri, per ereditarne il patrimonio. Per la serie tv I grandi processi, a cura di Sandro Curzi, venne tratto un film diretto da Gianpaolo Tescari. Giovanni Fenaroli era interpretato da Franco Castellano. La serie Il giallo e il nero, andata in onda su Rai 3 nel 2013, ha dedicato una puntata al caso. Dalla storia venne tratto uno spettacolo teatrale, Il caso Fenaroli. Tutto quello che vedi può essere falso, di Fabio Sanvitale, prodotto dal Florian TSI nel 2007 e creato grazie a nuove indagini svolte e a testimonianze raccolte.Note Bibliografia Fabio Sanvitale, Armando Palmegiani. Omicidio a Piazza Bologna, 2013, Sovera, ISBN 978-8866521402 Luca Steffenoni. Nera. Come la cronaca cambia il delitto, 2011 San Paolo editore, ISBN 978-8821571985 Denis Mack Smith, L'Italia del XX secolo, vol. VI 1961-1970 ediz. Rizzoli, 1977 Antonio Padellaro, Non aprite agli assassini, Baldini Castoldi Dalai, 1997 Pier Mario Fasanotti, Valeria Gandus, Il commendatore e l'elettrotecnico, in Mambo italiano 1945-1960. Tre lustri di fatti e misfatti, Marco Tropea Editore, 2000, pp. 234-252, ISBN 88-438-0193-7. Enzo Rava, Il geometra Fenaroli, alibi di ferro, telefona alla moglie, in Roma in cronaca nera, Manifestolibri, 2005, pp. 161-182, ISBN 978-88-7285-382-5. L'Europeo - Periodico annuale, Cinquant'anni di gialli, Ed. RCS, aprile 2001

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