Loquis: Attacco alla sede regionale DC di piazza Nicosia

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Attacco alla sede regionale DC di piazza Nicosia

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Pubblicato:  2019-07-09 00:00:00

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L'attacco alla sede regionale DC di piazza Nicosia, conosciuta anche come la strage di piazza Nicosia, fu una sanguinosa azione terroristica condotta il 3 maggio 1979 da un gruppo di fuoco delle Brigate Rosse nell'edificio sito in piazza Nicosia a Roma in cui si trovavano gli uffici regionali per il Lazio della Democrazia Cristiana. Il gruppo brigatista, formato da almeno una dozzina di componenti, divisi in tre nuclei, fece irruzione di sorpresa dentro la sede, fece evacuare l'edificio e piazzò alcune cariche esplosive; nel frattempo nella piazza altri brigatisti respinsero l'intervento di una pattuglia della polizia accorsa sul posto e uccisero dopo un violento conflitto a fuoco due agenti ferendone un terzo. I brigatisti riuscirono ad allontanarsi e sfuggirono alle successive ricerche. L'assalto, avvenuto durante la campagna elettorale del 1979, sembrò dimostrare una ulteriore crescita della lotta armata in Italia e una sempre più grave minaccia da parte del terrorismo di sinistra alle istituzioni democratiche e alla convivenza civile. L'attacco Il 3 maggio 1979, durante la fase iniziale della campagna elettorale per le elezioni politiche, un commando di almeno 13 uomini delle Brigate Rosse attaccò la sede del comitato regionale per il Lazio della DC a Roma in piazza Nicosia. I brigatisti agirono divisi in tre gruppi: i due nuclei di militanti, guidati rispettivamente da Bruno Seghetti e Prospero Gallinari, entrarono dentro la sede di partito e occuparono il primo e il secondo piano, mentre il gruppo guidato da Francesco Piccioni rimase sulla piazza per contrastare eventuali interventi delle forze dell'ordine. Dopo aver immobilizzato i presenti, i brigatisti del gruppo di Seghetti collocarono nell'edificio quattro ordigni esplosivi e fuggirono portandosi via schedari e documenti. Nel frattempo Gallinari, posizionato all'ingresso dell'androne della sede DC, e il gruppo di fuoco guidato da Piccioni, dovettero intervenire contro una pattuglia della Polizia accorsa, crivellandone la vettura a colpi di mitra. Spararono sicuramente il Kalashnikov di Piccioni e l'M12 di Anna Laura Braghetti. Il brigadiere Antonio Mea morì sul colpo, mentre l'agente Pierino Ollanu morì il 10 maggio successivo a seguito delle ferite riportate. Un terzo agente, Vincenzo Ammirato, rimase ferito. Indagini ed arresti Le indagini condotte dalla DIGOS consentirono di individuare gli autori che furono arrestati e condannati all'ergastolo. Due dei componenti del gruppo di brigatisti rossi, Antonio Savasta e Emilia Libera, vennero arrestati nel 1982 dagli agenti dei NOCS a Padova, in occasione dell'intervento per liberare il generale statunitense James Lee Dozier, sequestrato dai terroristi. Note Voci correlate Terrorismo italiano Anni di piombo Brigate Rosse Vittime degli anni di piombo e della strategia della tensione Organizzazioni armate di sinistra in Italia Vittime delle Brigate RosseCollegamenti esterni Antonio Mea, su cadutipolizia.it. Pierino Ollanu, su cadutipolizia.it. cedost.it, 1979, su cedost.it.

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