Loquis: 3178

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Pubblicato:  2019-07-09 00:00:00

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La Buzza di Biasca. È un toponimo indicante la regione tra Biasca e Malvaglia, che fu investita nel XVI secolo da un enorme scoscendimento. Il 30 settembre 1513 il fianco ovest del monte Crenone collassò, investendo e devastando il fondo valle nella regione a nord di Biasca all'imboccatura della val di Blenio. I detriti formarono uno sbarramento che nella sua parte più bassa raggiunse un'altezza di 60 metri sul fianco opposto della vallata. Ben presto si formò un lago su una lunghezza di 5 km a monte della frana. Il paese di Malvaglia venne interamente allagato e solo il campanile emergeva dalle acque, mentre il villaggio di Loderio venne completamente distrutto e sepolto dalla frana. Il fondo valle interessato dallo scoscendimento era intensamente lavorato, si racconta che un gatto potesse andare da Biasca a Malvaglia senza toccare terra, semplicemente spostandosi sui filari di vite. Il 20 maggio 1515 la diga di detriti che tratteneva le acque cedette, provocando un'onda d'acqua e fango, nel dialetto di Biasca detta büzza che, se possibile, fu ancora più devastante del primo evento. Tutta la regione a valle fu fortemente danneggiata e in parte sommersa dal deflusso generato dal crollo dello sbarramento. Tutti i ponti che collegavano le sponde del fiume Ticino tra lo scoscendimento e il Lago Maggiore vennero distrutti. Vennero anche parzialmente abbattute le mura che congiungevano la rocca del Castelgrande al ponte della Torretta, che gli Sforza avevano fatto costruire nel 1487 a Bellinzona. Questo evento ebbe anche un curioso strascico giudiziario. Biasca promosse una causa giudiziaria contro il comune di Malvaglia reo, secondo Biasca, di aver fatto ricorso alle arti magiche per liberare dal lago il paese. La sentenza assolse i bleniesi, ma il fatto che l'evento fosse di natura magica restò a lungo nel ricordo delle popolazioni della regione. Nel XX secolo la frana venne sfruttata come cava di inerti, per la costruzione dell'autostrada ticinese. Attualmente è diventata deposito per il materiale di scavo della Galleria di base del San Gottardo. Note

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