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Trieste

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Pubblicato:  2019-07-09 00:00:00

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Trieste (AFI: /triˈɛste/; Trieste in triestino; Trst in sloveno; Triest in friulano) è un comune italiano di 204 347 abitanti, capoluogo della regione Friuli-Venezia Giulia. Trieste è sede dell'UTI Giuliana di cui fa parte con i comuni di Duino-Aurisina, Monrupino, Muggia, San Dorligo e Sgonico per un totale di circa 240 000 abitanti, mentre la sua area metropolitana conta circa 410 000 abitanti. A seguito della soppressione della provincia, il comune di Trieste (come quelli di Gorizia, Pordenone e Udine) mantiene comunque le prerogative connesse alla qualifica di “capoluogo di provincia”. È il quindicesimo comune italiano per popolazione (al 30 giugno 2016), nonché il più popoloso e densamente popolato della regione. Trieste, fulcro della regione storico-geografica della Venezia Giulia, ma anche capitale del Friuli dal 1964 con la regione Friuli-Giulia, fa da ponte tra Europa occidentale e centro-meridionale, mescolando caratteri mediterranei e mitteleuropei e slavi. Il suo porto, oggi per volumi complessivi può essere considerato il primo in Italia per flusso di merci, grazie soprattutto agli idrocarburi che ne costituiscono la parte più preponderante, e uno degli snodi marittimi più significativi del sud Europa, fu il principale sbocco marittimo dell'Impero Asburgico, che nel 1719 gli riconobbe lo status di porto franco. Tutt'oggi il porto rimane di fondamentale importanza per il transito di merci internazionali dirette principalmente verso l'est Europa.Il porto franco venne mantenuto, con il nome di Porto Libero di Trieste, anche nel trattato di pace fra l'Italia e le potenze alleate del 1947 con il quale veniva istituito il Territorio Libero di Trieste, e più oltre anche nel 1954, quando il Governo Militare Alleato cedette l'amministrazione civile all'Italia in virtù del Memorandum di Londra. Oggi è uno snodo internazionale per i flussi di scambio terra-mare tra i mercati dell'Europa centro-orientale e l'Asia. Ininterrottamente dal 2013 Trieste è il primo porto in Italia in termini di volume complessivo di merci in transito (in larga parte idrocarburi), con più di 56 milioni di tonnellate. Il trattato di Osimo (1975) ha sancito "de facto" la fine del TLT con la Zona A passata sotto l'amministrazione italiana e la Zona B sotto quella jugoslava. Il TNT é una entità peraltro ancora rivendicata da una parte minoritaria della popolazione locale che ne rivendica tutt'oggi il compimento. Geografia fisica Territorio Trieste, affacciata sull'omonimo golfo nella parte più settentrionale dell'Alto Adriatico, si colloca fra la penisola italiana e la penisola istriana, distante qualche chilometro dal confine con la Slovenia. Il territorio cittadino è occupato prevalentemente da un pendio collinare che diventa montagna anche nelle zone limitrofe all'abitato; si trova ai piedi di un'imponente scarpata che dall'altopiano del Carso a 459 metri sul livello del mare, digrada bruscamente verso il mare. Il comune di Trieste è diviso in varie zone climatiche a seconda della distanza dal mare o dell'altitudine. Al di sotto delle arterie stradali cittadine scorrono corsi d'acqua che provengono dall'altopiano. Liberi un tempo di scorrere all'aperto, da quando la città si è sviluppata, a partire dalla seconda metà del Settecento, sono stati incanalati in apposite condutture e ancora oggi percorrono i sotterranei delle odierne via Carducci (precedentemente via del Torrente, appunto), via Battisti (ex Corsia Stadion), viale XX Settembre (ex viale dell'Acquedotto), via delle Sette fontane o piazza tra i Rivi. A sud della città scorre il Rio Ospo che segna il confine geografico con l'Istria. Inoltre l'attuale zona cittadina compresa tra la stazione ferroviaria, il mare, "via Carducci" e Piazza della Borsa, il Borgo Teresiano, venne edificata nel XVIII secolo dopo l'interramento delle precedenti saline per ordine dell'Imperatrice Maria Teresa d'Austria. Clima Il clima della città di Trieste secondo la classificazione di Köppen rientra nel tipo subtropicale umido. Grazie a una latitudine intermedia tra il Polo Nord e l'equatore e alla posizione costiera, la città di Trieste gode di un clima piuttosto mite d'inverno e caldo, ma non torrido, d'estate. Relativamente al trentennio ufficiale di riferimento della climatologia mondiale (IPCC/WMO) 1971-2000 la media annuale delle temperature presso la stazione meteorologica di Trieste è stata di 15 °C, le temperature medie del mese più freddo (gennaio) si sono attestate attorno ai 5,8 °C, mentre quelle del mese più caldo (luglio) leggermente al di sopra dei 24 °C. Nei mesi invernali raramente le temperature, almeno sulla costa, scendono al di sotto dello zero; viceversa, nelle frazioni carsiche, spesso si registrano minime notturne negative. Scarse sono anche, lungo la fascia costiera, le giornate con neve, nebbia o grandine. L'umidità media annuale è del 64% mentre l'escursione termica giornaliera è di soli 4,5 °C: entrambe risultano tra le più basse in Italia. Data la peculiarità del territorio cittadino si può affermare che mentre il centro di Trieste, sviluppatosi lungo la costa, presenta delle temperature relativamente miti e una discreta insolazione, le frazioni e le località carsiche sviluppatesi sul retrostante altipiano a un'altezza tra i duecento e i cinquecento metri hanno un clima decisamente più continentale: a Basovizza, situata a circa 370 metri s.l.m., la temperatura media annua si aggira attorno agli 11 °C con una media del mese più freddo (gennaio) di 1,5 °C e di quello più caldo (luglio) di 20,6 °C. Al clima generalmente mite fanno eccezione i giorni, in alcuni anni rari, in altri più frequenti, in cui soffia la cosiddetta Bora, vento che si incunea dal retroterra lungo i bassi valichi che si aprono tra i monti alle spalle della città, per scendere su Trieste e il Golfo. Sebbene per compressione adiabatica la temperatura dell'aria scendendo sulla città si riscaldi comunque di tre o quattro gradi, le raffiche aumentano notevolmente la percezione di freddo, anche con temperature relativamente miti. Eccezionalmente la Bora soffia per brevissimi periodi anche d'estate, questa volta molto calda provenendo sempre da est nord est dunque dal continente più caldo verso il mare innalzando talvolta le temperature anche al di sopra dei 35 gradi. Le raffiche di aria di origine continentale provenienti da Est-Nord-Est allo sbocco in Adriatico acquistano ulteriore velocità e in casi eccezionali in mare aperto si possono raggiungere i 50 nodi, come registrato nel dicembre 1996. In alcune zone la bora è più forte e frequente che in altre, e solamente la zona della Costiera, da Miramare a Sistiana, è riparata dall'effetto di tale vento. Molto interessante per l'andamento del clima è la variazione avvenuta negli ultimi 100 anni nella frequenza della bora e dei venti orientali in genere, diminuiti di 28 giorni annui, mentre lo scirocco e i venti meridionali nello stesso periodo sono aumentati in frequenza di 26 giorni annui. Vista la vicinanza dei rilievi, brevi piogge possono presentarsi durante tutto l'anno (questo è un discrimine rispetto al tipico clima mediterraneo) ma durante i mesi estivi le precipitazioni sono comunque rare e prevalentemente a carattere temporalesco (luglio in genere è il mese più secco). Le precipitazioni raggiungono l'apice della frequenza e dell'intensità a novembre e aprile, quando di norma scende di latitudine il flusso delle correnti perturbate atlantiche. Flora urbana La città di Trieste è una delle meglio note d'Italia dal punto di vista botanico. La flora urbana, oggetto di studio a partire dalla seconda metà del XIX secolo, è stata oggetto di un censimento approfondito da parte di F. Martini, che ha mappato la distribuzione di ben 1024 tra specie e sottospecie. La grande ricchezza floristica è dovuta a diversi fattori, tra cui i principali sono: 1) La penetrazione nel tessuto urbano di aree con vegetazione naturale, come ad esempio il Bosco del Farneto o il Parco di Villa Giulia, 2) Le caratteristiche transizionali del territorio cittadino dal punto di vista climatico, con un forte gradiente di temperatura e precipitazioni dalla costa verso l'altopiano, 3) La compresenza nel territorio cittadino di substrati sia arenacei sia calcarei, 4) La presenza di importanti aree commerciali, industriali e portuali che favoriscono la presenza di neofite aliene. La flora urbana di Trieste è consultabile attraverso un portale interattivo che permette anche a non-esperti di Botanica di identificarne le specie. Storia Dalla Preistoria alla colonizzazione romana Sin dal II millennio a.C. il territorio della provincia di Trieste fu sede di importanti insediamenti protostorici, i castellieri, villaggi arroccati sulle alture e protetti da fortificazioni in pietra, i cui abitanti appartenevano a popolazioni di probabile origine illirica e di stirpe indoeuropea. Fra il X e il IX secolo a.C. la popolazione autoctona entrò in contatto con un'altra etnia indoeuropea, i Venetici (Heneti o Eneti), da cui venne notevolmente influenzata sotto il profilo culturale. Il nome Tergeste è di origine preromana, con base preindoeuropea: terg = mercato, e il suffisso –este, tipico dei toponimi venetici. In alternativa, si ritrova proposta l'origine latina del nome "tergestum" (riportata dal geografo di età augustea Strabone), legata al fatto che i legionari romani dovettero combattere tre battaglie per avere ragione delle popolazioni indigene ("Ter-gestum bellum", dal latino "ter" = tre volte e "gerere bellum" = far guerra, da cui il participio passato "gestum bellum"). Con le conquiste militari dell'Illiria da parte dei Romani, i cui episodi più salienti furono la guerra contro la pirateria degli Istri del 221 a.C., la fondazione di Aquileia nel 181 a.C. e la guerra istrica del 178-177 a.C., ebbe inizio un processo di romanizzazione e assimilazione delle popolazioni preesistenti. Tergeste fu colonizzata alla metà del I secolo a.C. in epoca cesariana (Regio X Venetia et Histria), ed è probabile che la fortezza principale fosse situata sulle pendici del colle di San Giusto. I Tergestini sono menzionati nel De bello Gallico di Giulio Cesare, a proposito di una precedente invasione forse di Giapidi: "Chiamò T. Labieno e mandò la legione quindicesima (che aveva svernato con lui) nella Gallia Cisalpina, a tutela delle colonie dei cittadini romani, per evitare che incorressero, per incursioni di barbari, in qualche danno simile a quello che nell'estate precedente era toccato ai Tergestini che, inaspettatamente, avevano subito irruzioni e rapine. (CAES. Gall. 8.24). Tergestum fu citata poi da Strabone, geografo attivo in età augustea, che la definì come phrourion (avamposto militare) con funzioni di difesa e di snodo commerciale. Tergeste si sviluppò e prosperò in epoca imperiale, imponendosi come uno dei porti più importanti dell'alto Adriatico sulla via Popilia-Annia. Il nucleo abitativo nel 33 a.C. venne cinto da alte mura (ancora visibile la porta meridionale, il cosiddetto Arco di Riccardo) da Ottaviano Augusto (murum turresque fecit) e venne arricchito da importanti costruzioni quali il Foro e il Teatro. Il Medioevo Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, Trieste (Τεργέστη in greco bizantino) passò sotto il controllo della dirigenza bizantina fino al 788, quando venne occupata dai franchi. In seguito venne instaurato il dominio vescovile a Trieste. Nel 1098 risultava già diocesi vescovile con il nome latino di Tergestum. Nel XII secolo divenne un Libero Comune. Dopo secoli di battaglie contro la rivale Venezia, nel 1283 la città fu occupata dai Veneziani, ma le truppe Goriziane e quelle Patriarcali la riconquistarono. Successivamente Trieste si pose sotto la protezione (1382) del duca d'Austria conservando però una notevole autonomia fino al XVII secolo. La città di Trieste fu risparmiata dai saccheggi dei turchi, che nel 1470, durante una incursione diretta in Friuli, incendiarono il paese di Prosecco, a soli 8 km da Trieste. La presenza di numerosi documenti dedicati alla viticoltura nella Trieste medievale testimonia l'importanza che l'attività vitivinicola aveva nell'economia cittadina, in passato prettamente agricola. Infatti sino allo sviluppo dell'attività mercantile marittima seguito alla proclamazione del Porto franco, buona parte degli abitanti del piccolo borgo fortificato si dedicava alla viticoltura, che era praticata su tutto il territorio comunale, su terreno marnoso-arenaceo, nei punti più soleggiati, anche a ridosso della città. Trieste era quindi un borgo fortificato circondato da vigneti, caratteristica riprodotta in numerose stampe d'epoca e descritta da viaggiatori stranieri. Il ruolo assolutamente centrale che il vino aveva nell'economia triestina è comprovato dalla presenza, sia in ambito ecclesiastico che civile, di decime e sistemi tributari basati solo ed esclusivamente sul computo della redditività delle vigne, che quasi tutti i cittadini possedevano. Massimo successo di questa attività agricola triestina è senz'altro il Prosecco, vino nato dall'identificazione del castello di Prosecco con il castellum nobile vino Pucinum di memoria classica. La produzione di questo vino ben presto si allargò oltre i confini triestini nel goriziano, in Friuli, Dalmazia e soprattutto in Veneto, dove si sviluppò sino a diventare uno dei vini più famosi al mondo, mentre la sua produzione cessò sia a Trieste che nel Carso triestino, per riprendere a partire dagli anni Duemila a seguito della riorganizzazione del relativo disciplinare Passaggio all'Austria e porto franco Nel 1719 Trieste divenne porto franco. Unico sbocco sul mare Adriatico dell'Impero austriaco, la città fu oggetto di investimenti conoscendo un tumultuoso sviluppo, passando dai 3000 abitanti di inizio Settecento a più di 200.000 ad inizio Novecento e diventando nel 1867 capoluogo della regione del cosiddetto Litorale austriaco dell'impero (l'österreichisches Küstenland). In questo periodo nacque e prosperò una nuova borghesia mercantile arricchitasi grazie al commercio marittimo. Grazie al suo status privilegiato di unico porto commerciale della Cisleithania e primo porto dell'Austria-Ungheria, Trieste divenne una città fortemente cosmopolita, plurilingue e plurireligiosa, come dimostra il censimento del comune del 31 dicembre 1910: il 51,83% della popolazione del comune (59,46% della città) era italofona, a cui si aggiungevano gli italiani immigrati dal Regno d'Italia e pertanto considerati stranieri (12,9% della città), il 24,79% degli abitanti era di lingua slovena (12,64% in città), l'1,04% di lingua tedesca (1,34% in città), mentre si contavano molte comunità minori: serbi, croati, armeni, ebrei, greci, ungheresi, inglesi e svizzeri. Nel XVIII secolo in città il dialetto triestino (idioma settentrionale di tipo veneto) sostituì il tergestino, l'antico dialetto locale di tipo retoromanzo. Il triestino, parlato anche da scrittori e filosofi, continua ad essere tuttora l'idioma più usato in ambito familiare e in molti contesti sociali di natura informale e talvolta anche formale, affiancandosi, in una situazione di diglossia, all'italiano, lingua amministrativa e principale veicolo di comunicazione nei rapporti di carattere pubblico. L'irredentismo e la prima unione all'Italia Trieste fu, assieme a Trento, oggetto e al tempo stesso centro dell'irredentismo, movimento che negli ultimi decenni del XIX secolo è nei primi del XX aspirava ad un'annessione della città all'Italia. L'Impero austro-ungarico veniva visto da molti come un naturale protettore del gruppo etnico slavo (verbali del consiglio dei ministri imperiali asburgici del 1866, dopo la perdita del Veneto, per ridurre dove possibile l'influenza dell'elemento italiano, in favore di quello germanico o slavo quando questi fossero presenti) che viveva sia in città che nel suo immediato retroterra (che iniziò ad essere definito in quegli anni con il termine di Venezia Giulia). Nella città, durante manifestazioni pro italiane seguenti una petizione firmata da 5.858 cittadini verso l'Inclito Consiglio della città, richiedente il diritto della lingua italiana nelle scuole statali, avvenute tra il 10 e il 12 luglio 1868, scoppiarono scontri e violenze nelle strade principali cittadine con gli sloveni locali arruolati fra i soldati asburgici, che provocarono la morte dello studente Rodolfo Parisi, ucciso con 26 colpi di baionetta, e di due operai, Francesco Sussa e Niccolò Zecchia. Agli inizi del Novecento il gruppo etnico sloveno era in piena ascesa demografica, sociale ed economica. Ciò spiega come l'irredentismo assunse spesso, nella città giuliana, dei caratteri marcatamente anti-slavi che vennero perfettamente incarnati dalla figura di Ruggero Timeus. A novembre del 1918 - al termine della Prima guerra mondiale - il Regio esercito entrò a Trieste acclamato da quella parte della popolazione che era di sentimenti italiani, dichiarando lo stato di occupazione ed il coprifuoco. La sicura imminente annessione della città e della Venezia Giulia all'Italia - invano contrastata al tavolo della pace dai rappresentanti del neonato Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, che reclamarono l'annessione della città e del suo entroterra - fu accompagnata da un forte inasprimento dei rapporti tra il gruppo etnico italiano e quello sloveno, traducendosi talvolta anche in scontri armati. L'11 luglio 1920 a Spalato scoppiarono dei disordini nel corso dei quali un cittadino croato e due militari italiani vennero uccisi. Due giorni dopo i fascisti di Trieste organizzarono una manifestazione in città, durante la quale fu ucciso in circostanze mai chiarite un giovane italiano di nome Giovanni Nini. La folla, incitata dagli squadristi capitanati da Francesco Giunta, circondò in massa il Narodni dom, il massimo centro culturale cittadino degli sloveni e delle altre nazionalità slave locali. Anche qui venne ferito in circostanze non chiare Luigi Casciana, un ufficiale italiano in licenza a Trieste, che morirà in ospedale qualche giorno dopo. Il Narodni dom venne dato alle fiamme: lo sloveno Hugo Roblek, ivi ospitato, morì gettandosi dalla finestra per sfuggire alle fiamme. Lo stesso giorno degli squadristi devastarono anche gli uffici delle "Jadranska banka", la filiale della "Ljubljanska kreditna banka", la tipografia del settimanale "Edinost", la Cassa di Risparmio Croata, la scuola serba e numerosi altri luoghi di aggregazione delle comunità etniche presenti a Trieste, oltre a quelli del partito socialista. Con la firma del Trattato di Rapallo del novembre 1920, Trieste passò definitivamente all'Italia, inglobando nel proprio territorio provinciale zone dell'ex Contea Principesca di Gorizia e Gradisca, dell'Istria e della Carniola. Il primo dopoguerra e il periodo interbellico Il periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale fu segnato da numerose difficoltà per Trieste. L'economia della città fu colpita infatti dalla perdita del suo secolare entroterra economico; ne soffrì soprattutto l'attività portuale e commerciale, ma anche il settore finanziario. Trieste perse la sua tradizionale autonomia comunale e cambiò anche la propria configurazione linguistica e culturale. Quasi la totalità della comunità germanofona lasciò infatti la città dopo l'annessione all'Italia. Con l'avvento del fascismo l'uso pubblico delle lingue slovena e tedesca fu proibito e vennero chiuse le scuole, i circoli culturali e la stampa della comunità slovena. A causa della persecuzione etnica, circa il 10% degli sloveni residenti in città scelse di emigrare nel vicino Regno di Jugoslavia. Dalla fine degli anni venti, si sviluppò l'attività sovversiva dell'organizzazione antifascista e irredentista sloveno-croata TIGR, con alcuni attentati dinamitardi anche nel centro cittadino. Nonostante i problemi economici e il teso clima politico, la popolazione della città crebbe negli anni venti del Novecento, grazie soprattutto all'immigrazione da altre zone dell'Italia. La prima metà degli anni trenta fu invece un periodo di ristagno demografico, con una leggera flessione della popolazione dell'ordine di circa l'1% su base quinquennale (nel 1936 si contarono infatti quasi duemila abitanti in meno rispetto al 1931). Nello stesso periodo, e successivamente, fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, furono portate avanti alcune importanti opere urbanistiche; tra gli edifici più rilevanti vanno ricordati il palazzo dell'Università e il Faro della vittoria. L'occupazione tedesca Nel periodo che va dall'armistizio (8 settembre 1943) all'immediato dopoguerra, Trieste fu al centro di una serie di vicende che hanno segnato profondamente la storia del capoluogo giuliano e della regione circostante e suscitano tuttora accesi dibattiti. Nel settembre del 1943 la Germania nazista occupò senza alcuna resistenza la città che venne a costituire, insieme a tutta la Venezia Giulia una zona di operazioni di guerra, l'OZAK (Operationszone Adriatisches Küstenland), alle dirette dipendenze del Gauleiter di Carinzia Friedrich Rainer. Egli tollerò in città la ricostituzione di una sede del PFR, diretta dal federale Bruno Sambo, la presenza di un'esigua forza di militari italiani al comando del generale della GNR Giovanni Esposito e l'insediamento di un reparto della Guardia di Finanza. Si riservò però la nomina del podestà, nella persona di Cesare Pagnini, e del prefetto della provincia di Trieste, Bruno Coceani, entrambi ben accetti ai fascisti locali, alle autorità della RSI e allo stesso Mussolini, che conosceva personalmente Coceani. Durante l'occupazione nazista la Risiera di San Sabba - oggi Monumento Nazionale e museo - venne destinata a campo di prigionia e di sterminio per detenuti politici, ebrei, partigiani italiani e slavi, con forni crematori che funzionavano a pieno regime. In seguito, nei primi anni cinquanta la Risiera fu usata come campo profughi per gli esuli istriani, fiumani e dalmati in fuga dai territori passati alla sovranità jugoslava. Nonostante la dura repressione attuata dalle autorità tedesche e italiane centinaia di abitanti del comune di Trieste si aggregarono alle unità partigiane slovene operanti in Venezia Giulia per contrastare le truppe degli occupatori tedeschi. Molti di essi morirono nelle azioni di guerriglia partigiana o nei lager tedeschi oltre che nella Risiera. I loro nomi risultano scolpiti sui monumenti eretti a loro ricordo in quasi tutte le frazioni della città. Le autorità tedesche e italiane commisero nei confronti della popolazione civile numerosi crimini; la maggior parte di questi furono compiuti nella stessa Trieste. Il 3 aprile 1944 i nazi-fascisti fucilarono al poligono di Opicina 71 italiani, scelti a caso tra i detenuti delle carceri triestine, per rappresaglia allo scoppio di una bomba ad orologeria, che il giorno precedente, in un cinema di Opicina, aveva provocato la morte di 7 militari germanici. I cadaveri degli italiani vennero utilizzati per collaudare il nuovo forno crematorio costruito in Risiera, che da allora, fino alla data della liberazione, fu adoperato per bruciare i corpi di oltre 3500 prigionieri della Risiera, soppressi direttamente dal personale carcerario ivi operante. La Risiera, oltre ad essere usata come campo di smistamento di oltre 8000 deportati provenienti dalle Provincie orientali destinati agli altri campi di concentramento nazisti, fu adoperata in parte anche come luogo di detenzione, tortura ed eliminazione di prigionieri sospettati di attività sovversiva nei confronti del regime nazista. La presenza del forno crematorio nella Risiera testimonia che non fu utilizzata solo come luogo di smistamento e di detenzione di prigionieri, ma anche come campo di sterminio. Si tratta dell'unico campo di concentramento nazista presente in territorio italiano. Il 23 aprile 1944 i nazisti impiccarono altri 50 italiani scelti a caso tra i detenuti del carcere triestino del Coroneo, per rappresaglia in seguito al decesso di 5 tedeschi morti in un attentato partigiano al circolo Soldatenheim nel palazzo Rittmeyer di via Ghega, nello stesso stabile in cui fu compiuto l'attentato. L'occupazione jugoslava L'insurrezione dei partigiani italiani e jugoslavi a Trieste fu contraddistinta da uno svolgimento anomalo. Il 30 aprile 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale del quale era presidente don Edoardo Marzari, composto da tutte le forze politiche antifasciste con l'eccezione dei comunisti, proclamò l'insurrezione generale; al tempo stesso le brigate dei partigiani jugoslavi con l'appoggio del PCI attaccarono dall'altipiano. Gli scontri si registrarono principalmente nelle zone di Opicina (sull'altipiano carsico), del Porto Vecchio, del castello di San Giusto e dentro il Palazzo di Giustizia, in città. Tutto il resto della città fu liberato. Il comando tedesco si arrese solo il 2 maggio alle avanguardie neozelandesi, che precedettero di un giorno l'arrivo del generale Freyberg. Le brigate partigiane jugoslave di Tito erano già giunte a Trieste il 1º maggio e i suoi dirigenti convocarono in breve tempo un'assemblea cittadina composta da cittadini jugoslavi e da due italiani. Questa assemblea proclamò la liberazione di Trieste, così presentando i partigiani di Tito come i veri liberatori della città agli occhi degli alleati spingendo i partigiani non comunisti del CLN a rientrare nella clandestinità. Gli jugoslavi esposero sui palazzi la bandiera jugoslava, il Tricolore italiano con la stella rossa al centro e le bandiere rosse con la falce e martello. Le brigate jugoslave, giunte a Trieste a marce forzate per precedere gli anglo-americani nella liberazione della Venezia Giulia, non contenevano nessuna unità partigiana italiana inserita nell'Esercito jugoslavo, mandate invece a operare altrove, benché molti triestini (italiani e sloveni) vi fossero compresi. Gli alleati (nello specifico la Seconda divisione neozelandese, che fu la prima ad arrivare in città), riconobbero che la liberazione era stata compiuta dai partigiani di Tito e in cambio chiesero e ottennero la gestione diretta del porto e delle vie di comunicazione con l'Austria (infatti, non essendo ancora a conoscenza del suicidio di Hitler, gli angloamericani stavano preparando il passo ad un'invasione dell'Austria e quindi della Germania). L'esercito jugoslavo assunse i pieni poteri. Nominò un Commissario Politico, Franc Štoka, membro del partito comunista. Il 4 maggio vennero emanati dall'autorità jugoslava a Trieste, il Comando Città di Trieste (Komanda Mesta Trst) gli ordini 1, 2, 3 e 4 che proclamano lo stato di guerra, impongono il coprifuoco (a combattimenti terminati) e uniformano il fuso orario triestino a quello jugoslavo. Limitarono la circolazione dei veicoli e prelevarono dalle proprie case centinaia di cittadini, sospettati di nutrire scarse simpatie nei confronti della ideologia che guidava le brigate jugoslave. Fra questi non vi furono solo fascisti o collaborazionisti, ma anche combattenti della Guerra di Liberazione che vennero deportati in massa in campi di concentramento quali quello di Borovnica o di Goli Otok da cui non fecero più ritorno, o uccisi direttamente gettandoli nelle foibe. A Basovizza, frazione del comune di Trieste, nel maggio del 1945 venne occultato all'interno del pozzo (Foiba di Basovizza) un numero imprecisato di cadaveri di prigionieri, militari e civili trucidati dall'esercito e dai partigiani jugoslavi (il Presidente Oscar Luigi Scalfaro ha dichiarato la Foiba di Basovizza monumento nazionale con decreto dell'11 settembre 1992). Un memorandum statunitense dell'8 maggio recitava: L'otto maggio proclamarono Trieste città autonoma in seno alla Repubblica Federativa di Jugoslavia. Sugli edifici pubblici fecero sventolare la bandiera Jugoslava affiancata dal Tricolore italiano con la stella rossa al centro. La città visse momenti difficili, di gran timore, con le persone dibattute tra idee profondamente diverse: l'annessione alla Jugoslavia o il ritorno all'Italia. In questo clima si verificarono confische, requisizioni e arresti sommari. Vi furono anche casi di vendette personali, in una popolazione esasperata dagli eventi bellici e dalle contrapposizioni del periodo fascista. Invano i triestini sollecitarono l'intervento degli Alleati. Il comando alleato e quello jugoslavo raggiunsero infine un accordo provvisorio sull'occupazione di Trieste. Il 9 giugno 1945 a Belgrado, Josip Broz Tito, verificato che Stalin non era disposto a sostenerlo, concluse l'accordo con il generale Alexander che portò le truppe jugoslave a ritirarsi dietro la linea Morgan. Gli alleati assunsero allora il controllo della Città e del suo hinterland. Dal Governo Militare Alleato ai giorni nostri Con il Trattato di Parigi (1947), Trieste divenne una città stato indipendente sotto la protezione delle Nazioni Unite con il nome di Territorio Libero di Trieste (TLT). Il territorio fu diviso in due zone amministrative: la Zona A, che includeva la città di Trieste, veniva temporaneamente amministrata dagli Angloamericani e la Zona B, che comprendeva la costa istriana settentrionale, temporaneamente amministrata dall'esercito jugoslavo. Con il Memorandum di Londra (1954), l'amministrazione della Zona A fu data all'Italia, in sostituzione del Governo Militare Alleato. Contestualmente, l'amministrazione militare jugoslava sulla Zona B si trasformava in amministrazione civile, diventando di fatto parte integrante della ex Jugoslavia. Con legge costituzionale del 31 gennaio 1963 ed entrata in vigore il 16 febbraio 1963, viene formata la regione Friuli Venezia Giulia di cui Trieste diviene capoluogo. Nel 1975, con la sottoscrizione del Trattato di Osimo, l'Italia e la Jugoslavia convennero di dare forma definitiva alla divisione del TLT: dopo alcune minime modifiche, venne così sancita la sovranità italiana e jugoslava sulle zone da esse ricevute in amministrazione civile col memorandum del 1954. Nel 2004, assieme ad altri Paesi, la Slovenia entra a far parte dell'Unione europea e, nel 2007, aderisce al trattato di Schengen, facendo venir meno la figura di Trieste quale città di confine. Simboli Lo stemma duecentesco della Città di Trieste è costituito da uno Scudo francese antico di color rosso con una corsesca d'argento (la cosiddetta alabarda) il tutto sovrastato da una corona muraria da città. Secondo la tradizione l'alabarda (o più precisamente lancia di San Sergio), simbolo di Trieste, sarebbe caduta sul foro di Trieste dal cielo sereno come segno dell'avvenuto martirio di San Sergio – Tribuno di una legione romana convertitosi al cristianesimo durante una sua permanenza a Trieste, martirizzato in Siria all'inizio del IV secolo e considerato uno dei santi protettori di Trieste. Ricorrenze La ricorrenza principale della città di Trieste è il 3 novembre, festa di San Giusto, patrono di Trieste. Onorificenze Monumenti e luoghi d'interesse Architetture civili Ex Pescheria Centrale (1913) Palazzo delle Poste (1890-1894) Palazzo di Giustizia (1912-1927) Palazzo Economo (1891) Palazzo Galatti (1896) Palazzo delle Ferrovie dello Stato (1894-1895) Palazzo Leo (1745) Palazzo della Luogotenenza austriaca (1905) Palazzo del Municipio (1875) Ospedale Militare (1863) Palazzo Modello (1870) Palazzo Carciotti (1798) Palazzo Marenzi (1650) Palazzo Vivante (1842-1844) Palazzo del Tergesteo (1840-1842) Palazzo del Lloyd Triestino (1880-1883) Stazione marittima (1930) Arsenale del Lloyd (1853) Palazzo F. Previtali (1893) Palazzo Aedes (1906-1928) Palazzo Panfili (1879-1881) Palazzo Gopcevich (1850) Palazzo Panfilli (1841) Casa Catolla (1897-1898) Casa Bartoli (1905) Piazza Unità d'Italia Piazza della Borsa Canal Grande Caffè San Marco, locale storico ritrovo di molti celebri intellettuali europei (1914) Gallerie antiaeree Kleine Berlin Trenovia di Opicina (Tram de Opcina), storica tranvia inaugurata nel (1902) Borgo Teresiano Villa Necker Villa Economo Villa Cosulich Villa Sartorio Villa Engelmann Villa Sigmundt Villa Haggiconsta Villa Revoltella Villa GiuliaFari Lanterna (1833) Faro della Vittoria (1927)Castelli Castello di Miramare (1856-1860) Castello di San Giusto (1368-1630) Castello di Duino (1389) Castello di Muggia (1374)Siti archeologici Basilica Forense (II secolo d.C.) Castelliere - Cattinara Acquedotto romano - Val Rosandra Foro romano - San Giusto Resti templi romani ad Atena e a Giove - San Giusto Teatro romano (I secolo a.C.) Torre difensiva mura romane (adiacenze scalinata S. M. Maggiore) Resti abitazioni romane (comprensorio Cittavecchia) Arco di Riccardo (33 a.C.) Antiquarium di via del Seminario Antiquarium di via Donota [2] Antiquarium di Borgo San Sergio Basilica Paleocristiana Tor CuchernaArchitetture religiose Cattedrale di San Giusto (1304) Chiesa serbo-ortodossa della Santissima Trinità e di San Spiridione (1869) Chiesa della Beata Vergine del Soccorso (1200) Chiesa della Beata Vergine del Rosario (1631) Chiesa di San Nicolò dei Greci (1787) Tempio ebraico - Sinagoga (1912) Chiesa di Santa Maria Maggiore (1682) Chiesa di Sant'Antonio Taumaturgo (1842) Chiesa di Sant'Apollinare (1857), con gli affreschi del pittore forlivese Pompeo Randi Chiesa Cattolica Parrocchiale della Madonna del Mare, Piazzale Antonio Rosmini Chiesa evangelica luterana di Confessione Augustana (1870) Basilica di San Silvestro, luogo di culto delle comunità elvetica e valdese (XI secolo) Chiesa evangelica Metodista Chiesa anglicana di Cristo (1829) Tempio a Maria Madre e Regina di Montegrisa (1966) Chiesa di San Pasquale Baylon (Trieste) (1866) Cimitero monumentale di Sant'Anna Cimitero ex militare di Sant'Anna Cimitero militare austro-ungarico di Prosecco Cimitero militare austro-ungarico di Aurisina Cimitero anglicano Cimitero evangelico Cimitero greco-ortodosso Cimitero israelitico Cimitero maomettano Cimitero serbo-ortodossoAree naturali Grotte turistiche: Grotta delle Torri di Slivia Giardini storici: Parco della Rimembranza sul colle di San Giusto Riserva naturale marina di Miramare Giardino storico Muzio de Tommasini Giardino storico di Villa Revoltella Giardino storico di Villa Engelmann Giardino storico di Villa Sartorio Giardino storico di Villa Cosulich Giardino storico Skabar Giardino storico di piazza Libertà Giardino storico di via Catullo Giardino storico di piazza Hortis Passeggio Sant'Andrea Giardino storico di piazza Carlo Alberto Giardino storico BaseviParchi urbani: Parco Farneto Parco di Villa Giulia NapoleonicaSocietà Evoluzione demografica Fra la metà del XVIII e gli inizi del XX secolo Trieste, quale principale porto dell'Impero austro-ungarico, conobbe un'epoca di straordinario sviluppo economico accompagnato da una crescita demografica molto sostenuta, che permise alla città di passare da alcune migliaia di residenti del periodo 1730-1740 ai quasi 230.000 del 1910. Con la fine della prima guerra mondiale e il congiungimento di Trieste all'Italia, il capoluogo giuliano assistette a un progressivo ristagno della propria popolazione a causa delle mutate condizioni geopolitiche in cui si era venuto a trovare alla fine della Grande guerra. Da principale emporio marittimo dell'Impero austro-ungarico e fra i massimi del Mediterraneo, la città e il suo porto iniziarono a declinare, passando ad occupare una posizione sempre più periferica nell'allora Regno d'Italia. All'indomani della seconda guerra mondiale in città si verificò un altro mutamento delle dinamiche demografiche che l'avevano caratterizzata fino ad allora: l'esodo di molti italiani dalle terre dell'Istria ebbe infatti come meta Trieste, che conobbe ancora una volta un'impennata della popolazione residente, oltre a profonde trasformazioni della propria composizione etnica e del tessuto sociale urbano. In quegli stessi anni, e in particolare a partire dal 1954, con la fine del TLT, oltre 20.000 triestini, spinti da motivazioni di natura economica e sociale, ma anche di indole politica, scelsero l'emigrazione, dirigendosi principalmente in Australia, Canada e Sudamerica. Durante gli anni cinquanta e sessanta gli abitanti si mantennero costantemente al di sopra delle 270.000 unità raggiungendo un massimo di 285.529 persone (131.855 maschi e 153.674 femmine) nel dicembre 1956.Da quel momento la città ha assistito a una progressiva diminuzione della propria popolazione. Le condizioni geo-politiche nuovamente mutate, la mancanza di un entroterra ampio che le desse respiro e la chiusura di molte attività economiche (come i cantieri navali San Marco e le birrerie Dreher) hanno costretto ampi strati di popolazione a trasferirsi altrove alla ricerca di lavoro. Ne è conseguito un decremento della natalità e un progressivo invecchiamento della popolazione residente con cali demografici che per lungo tempo hanno raggiunto e superato le 2000 unità all'anno. Nell'ultimo decennio il decremento demografico è stato meno marcato che in precedenza, stabilizzando la popolazione triestina sopra i 200.000 abitanti. Tale fenomeno è dovuto ad una ripresa della natalità e ad un nuovo e lento processo di immigrazione in massima parte proveniente dall'Europa orientale. La particolarità del territorio provinciale, che conta circa 240.000 abitanti ed è il più piccolo d'Italia, è nei fatti una sorta di conurbazione ed un discreto movimento di popolazione è avvenuto negli ultimi anni dal Comune capoluogo verso i Comuni limitrofi. Nonostante la ripresa demografica cui abbiamo fatto cenno, la città assieme a Genova, Bologna e Venezia, continua ad essere in testa alle classifiche italiane per anzianità della popolazione. Permane comunque il comune con la più alta densità demografica nel Triveneto (2414 abitanti per km quadrato). Abitanti censiti Minoranze linguistiche e religiose, e comunità straniere Trieste è un crocevia di culture e religioni, conseguenza sia della sua posizione geografica di "frontiera" sia delle vicissitudini storiche che ne hanno fatto un punto di incontro di molti popoli; infatti quasi ogni etnia e ogni comunità religiosa ha uno o più luoghi di aggregazione. La comunità slovena, presente in città fin dal Medioevo, raggiungeva nel 1910 (secondo il discusso censimento austriaco di quell'anno) il 25% della popolazione del comune. Durante il ventennio fascista le popolazioni slave della Venezia Giulia furono assoggettate ad una politica di italianizzazione forzata. Nel 1971 la comunità slovena era stimata in circa il 5,7% della popolazione del comune.Fino alla prima guerra mondiale esisteva anche una comunità di lingua tedesca che superava il 5% della popolazione del comune, ma che si ridusse drasticamente negli anni successivi. Prima della seconda guerra mondiale e della conseguente occupazione nazista, inoltre, esisteva anche una florida comunità ebraica (nel 1931 i residenti di religione ebraica erano 4.671, di cui 3.234 aventi la cittadinanza italiana). Questa si è progressivamente ridotta e attualmente conta circa 700 membri. Nella città di Trieste attualmente sono presenti accanto alle popolazioni autoctone italiana e slovena, numerosi gruppi etnici minoritari storici tra cui croati, serbi, greci e tedeschi e gruppi di recente insediamento tra i quali arabi, rumeni, albanesi, cinesi, africani e sudamericani. Al 1 gennaio 2017 la popolazione con passaporto estero residente a Trieste era costituita da 19.389 persone (9,67% della popolazione) così suddivise per principali paesi di provenienza: Istituzioni, enti e associazioni A Trieste si trova la sede della CEI (Central European Initiative), un ente internazionale con lo scopo di favorire la cooperazione e lo sviluppo nell'Europa centrale; vi fanno parte 17 paesi dall'Italia alla Bielorussia. La città è anche sede del Segretariato permanente della Chamber investment forum, organismo di cui fanno parte le Camere di commercio dei paesi dei Balcani occidentali (Albania, Bosnia Erzegovina, Kosovo, Macedonia, Montenegro e Serbia) e quelle di Slovenia e Croazia, per un totale superiore a 350.000 imprese rappresentate. Qualità della vita Trieste è stata classificata da il Sole 24 ORE la prima città in Italia per la qualità della vita nel 2005 e nel 2009. Cultura Università e ricerca Trieste era sede, fin dal 1877, di una reputata Scuola Superiore di Commercio. Nel 1924 la città si dotò di un'Università, che nei decenni successivi acquistò un notevole prestigio e che ospita da tempo numerose organizzazioni scientifiche internazionali e il principale parco scientifico italiano. Trieste infatti è nota come Città della scienza e accoglie una comunità scientifica ed universitaria molto conosciuta e rinomata all'estero che richiama ogni anno migliaia di studenti da tutto il mondo e di tutte le culture. Da notare in campo scientifico sono il sincrotrone ELETTRA all'Area Science Park, la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) ed il Centro Internazionale di Fisica Teorica. Istituzioni musicali La più antica e prestigiosa istituzione musicale della Città è la Cappella Civica, fondata nel 1538 e tenuta in vita dal Comune. Canta ogni domenica la messa delle 10.30 in Cattedrale e svolge un'intensa attività concertistica. Attualmente è diretta dal Maestro Roberto Brisotto e si avvale della collaborazione all'organo del Maestro Riccardo Cossi. Musei Musei civici Trieste accoglie 32 musei fra i quali troviamo il Museo Revoltella - Galleria d'arte moderna; i Civici musei di storia ed arte, una rete ("museo multiplo") di undici istituzioni museali triestine (Museo di storia ed arte, Orto lapidario, Museo del castello e armeria, Lapidario tergestino, Museo d'arte orientale, Museo teatrale Carlo Schmidl, Museo di guerra per la pace Diego de Henriquez, Museo della Risiera di San Sabba, Museo di storia patria, Museo Morpurgo de Nilma, Museo Sartorio, Museo del Risorgimento e sacrario di Oberdan, Museo postale e telegrafico della Mitteleuropa (in collaborazione con Poste italiane) e i Civici musei scientifici, costituiti da quattro istituzioni (Civico museo di storia naturale, Acquario marino, Museo del mare e Orto botanico). Altri tre musei fanno parte del Servizio bibliotecario urbano (Museo sveviano, Museo petrarchesco piccolomineo e Museo Joyce museum), a cui si aggiungono due biblioteche (Biblioteca civica Attilio Hortis e Biblioteca comunale del popolo Pier Antonio Quarantotti Gambini, l'Archivio diplomatico e l'Archivio storico). Lo stadio Nereo Rocco, inaugurato nel 1992, ospita infine una serie di opere d'arte contemporanea, vincitrici di un apposito concorso (Nike, di Paolo Borghi primo classificato, ed opere di Nino Perizi, Marino Cassetti e Franco Chersicola, Livio Schiozzi, Claudio Sivini, Carlo Ciussi, Luciano Del Zotto, Gianni Borta, Enzo Mari e Francesco Scarpabolla. Per il "Polo natatorio" Davide Rivalta ha scolpito l'Ippopotamo in equilibrio sulla sfera. Musei artistici Museo Revoltella - Galleria d'arte moderna, fondato nel 1872 con lascito testamentario di Pasquale Revoltella (1795-1869) e ospitato inizialmente nel Palazzo Revoltella (1852-1858, architetto Friedrich Hitzig), fu ampliato nel 1907 con l'acquisto dell'attiguo palazzo Brunner (ristrutturato nel 1968 su progetto di Carlo Scarpa, con interventi fino al 1991). Conserva una pinacoteca con ampia raccolta di opere delle principali correnti pittoriche ottocentesche, in seguito ingrandita con opere novecentesche, nella sede di palazzo Brunner, mentre il palazzo Revoltella è stato allestito con gli arredi originali e la collezione raccolta dal donatore. La galleria e il museo si trovano in via Diaz 27. Civico museo di storia ed arte, nato nel 1843 come orto lapidario attorno al cenotafio di Johann Joachim Winckelmann, mentre il Museo di antichità presso la Biblioteca civica, conservava i materiali di minori dimensioni. Le due sedi furono riunificate nel 1925 sul colle di San Giusto. Raccoglie oggetti archeologici prevalentemente di origine locale. Ha sede in Piazza della Cattedrale 1. Civico museo d'arte orientale, inaugurato nel 2001 nel settecentesco "Palazzetto Leo", donato alla città dalla famiglia. Raccoglie materiali riguardanti oggetti provenienti dall'Estremo Oriente. La sede si trova in via San Sebastiano 1. Civico museo teatrale Carlo Schmidl, inaugurato nel 1924 dall'editore musicale Carlo Schmidl (1859-1943), fu inizialmente ospitato nello storico "Teatro Verdi". Nel 1991 fu spostato a Palazzo Morpurgo e quindi nella sede di Palazzo Gopcevic (1850, architetto Giovanni Andrea Berlam), lungo le rive del Canal Grande. Documenta la vita teatrale e musicale della città a partire dal XVIII secolo. È situato in via Rossini 4.Musei storici Civico museo del castello e armeria, dedicato alla storia del Castello di San Giusto e ospitato nei locali dello stesso castello, acquisito dal comune nel 1932 e restaurato nel 1936 l'armeria raccoglie armi tra il XII e il XIX secolo. Civico museo di storia patria, nato come sezione del Museo di storia ed arte, fu ospitato dal 1925 nella palazzina Basevi. Doveva raccogliere i materiali della vita pubblica e privata della città, ma se ne distaccarono nel 1934 i materiali risorgimentali e nel dopoguerra, in seguito ai danni subiti dalla palazzina e lo spostamento alla sede attuale di via Imbriani 5, la collezione di dipinti fu distaccata presso il Museo Sartorio. Civico museo del Risorgimento e sacrario Oberdan, raccoglie cimeli rinascimentali cittadini, precedentemente parte della raccolta del Museo di storia patria, ospitati in un edificio costruito nel 1934 dall'architetto Umberto Nordio sul luogo della scomparsa caserma nella quale era stato giustiziato Guglielmo Oberdan, nella piazza omonima. Civico museo della Risiera di San Sabba, conserva, in alcune sale del monumento, ristrutturato nel 1965 (architetto Romano Boico), una raccolta di cimeli provenienti dai campi di sterminio tedeschi e oggetti sottratti dai nazisti agli ebrei triestini. Civico museo di guerra per la pace "Diego de Henriquez", istituito nel 1997, raccoglie cimeli di storia militare riuniti dal collezionista Diego de Henriquez. Si trova insieme al Civico Museo di Storia naturale nell'ex caserma Duca delle Puglie in via Cumano 22. Lapidario tergestino, ospitato in uno dei bastioni del Castello, custodisce reperti provenienti dagli edifici della Trieste romana e precedentemente custoditi nell'Orto lapidario. Museo postale e telegrafico della Mitteleuropa, nato dalla collaborazione del Comune con le Poste italiane e ospitato nel palazzo delle Poste del 1894, raccoglie cimeli postali della regione e delle zone limitrofe. Ha sede nell'eclettico Palazzo delle Poste di Piazza Vittorio Veneto. Museo etnografico di Servola, sorto nel 1975, per iniziativa di don Dušan Jakomin, con lo scopo di raccogliere, conservare, esporre e mettere a disposizione di studiosi e di quanti siano interessati, documenti e oggetti legati alla storia, alla cultura e al costume del rione di Servola.Musei scientifici Science centre immaginario scientifico, situato nella baia di Grignano, a ridosso del Parco di Miramare di Trieste, il Science centre immaginario scientifico (IS) è un museo della scienza interattivo e multimediale. Il centro adotta originali tecniche espositive e innovative metodologie di animazione didattica che lo inseriscono nella tipologia dei cosiddetti “musei di nuova generazione” – ovvero i “science centre” di scuola anglosassone – che rivoluzionano le modalità tipiche di un museo tradizionale: da luogo deputato alla conservazione ed esposizione di reperti e vecchi strumenti, il museo si trasforma in un luogo vivo, dove il visitatore interagisce con gli oggetti presenti e con gli ambienti museali. Alianari Image Museum (AIM), inaugurato nel 2016 e sito nel bastione del castello di San Giusto, è un museo della fotografia interattivo e multimediale. Offre un archivio che, collegato informaticamente alla raccolta Fratelli Alinari di Firenze, racconta l'evoluzione dell'immagine dagli albori all'era della tecnologia digitale e permette di intraprendere, tra monitor, proiettori, schermi interattivi e microcomputer di ultima generazione, un percorso visivo, anche tridimensionale, nella storia della fotografia e del vastissimo repertorio del più antico archivio fotografico del mondo.Civico museo di storia naturale, inaugurato nel 1846 da un'associazione privata (la "Società di amici della scienza naturale") come "Gabinetto zoologico-zootomico", venne donato alla città nel 1852 e si trasferì nella sede attuale con il nome di "Civico museo Ferdinando Massimiliano". Comprende una sezione botanica, una sezione zoologica, una sezione paleontologica e una mineralogica e svolge attività didattica e di ricerca. Civico acquario marino, inaugurato nel 1933 ed ospitato nell'ex "Peschiera Centrale", edificata nel 1913 in stile liberty dall'architetto Giorgio Polli. Ospita esemplari della fauna marina adriatica in un sistema di vasche con acqua prelevata direttamente dal mare. Civico museo del mare, inaugurato nel 1904 come "Museo della pesca" dalla "Società di pesca e piscicultura marina". A questo si aggiunsero materiali provenienti dall'Istituto nautico "Tomaso di Savoia Duca di Genova" di Trieste, con la trasformazione in "Esposizione marina permanente", affidato alla "Società adriatica di scienze naturali". Nel 1968 divenne il museo attuale con la nuova sede allestita dall'architetto Umberto Nordio. Ospita i materiali sulla storia della marineria triestina. Civico orto botanico, fondato nel 1842 dal "Gremio farmaceutico", a cui seguì nel 1861 un giardino per le specie spontanee dell'ambiente carsico. Nel 1903 ricevette il nome attuale.Musei letterari Museo Joyce museum, nato nel 2004 dalla collaborazione tra Comune e Università, come centro di documentazione e studio di James Joyce in Italia. Ora si trova in via Madonna del Mare, 13. Museo sveviano, ospitato originariamente a palazzo Biserini presso la Biblioteca civica, ora in via Madonna del Mare 13, è un centro di documentazione e di studio su Italo Svevo (pseudonimo dell'industriale triestino Ettore Schmitz). Museo petrarchesco piccolomineo, aperto nel 2003 per l'esposizione delle opere di Francesco Petrarca ed Enea Silvio Piccolomini conservate nella Biblioteca Hortis. La collezione fu lasciata in eredità alla città dal mecenate conte Domenico Rossetti De Scander (Trieste 1774 - Trieste 1842). Ha sede in via Madonna del Mare, 13.Dimore storiche Civico museo Sartorio, ospitato in una villa settecentesca, ristrutturata nell'Ottocento e appartenente alla famiglia Sartorio. Conserva alcuni ambienti con arredi originali e diverse collezioni donate alla città, il Trittico di Santa Chiara, opera di Paolo e Marco Veneziano del 1328 e disegni di Giambattista Tiepolo. Ha sede in Largo Papa Giovanni XXIII, 1. Civico museo Morpurgo de Nilma, ospitato nell'appartamento ottocentesco dei banchieri Morpurgo, con gli arredi originali, donato dalla famiglia al Comune nel 1943. Si trova in via Imbriani 5. Altri musei Museo della Civiltà istriana, fiumana e dalmata Museo della bora Museo ebraico Carlo e Vera Wagner Museo della Fondazione Giuseppe Scaramangà di Altomonte Galleria nazionale d'Arte antica Museo nazionale dell'Antartide Museo ferroviario Museo etnografico di Servola Museo speleologico "Speleovivarium" Museo commerciale Antiquarium di Borgo San Sergio Donazione SamboTeatri Questi sono i principali teatri di Trieste: Teatro Comunale Giuseppe Verdi Teatro Rossetti - Stabile del Friuli Venezia Giulia Teatro Stabile Sloveno - Slovensko Stalno Gledališče Teatro Orazio Bobbio (ex Cristallo - La Contrada) Teatro Miela Teatro Sala Tripcovich Teatro dei Fabbri Teatro Franco e Franca Basaglia Teatro dei Salesiani Teatro Silvio PellicoLetteratura L'ambiente culturale mitteleuropeo e la particolare storia di Trieste hanno favorito fin dall'Ottocento l'affermazione di scrittori triestini e l'arrivo di importanti autori stranieri che nella città vissero a lungo, tanto che si può parlare di una letteratura triestina. Media Elenco dei media di diffusione locale fruibili a Trieste: Eventi Gran Premio Giorgio Jegher, storico concorso ippico del Montebello Trieste Film Festival, festival cinematografico che si tiene in gennaio. Trieste Science+Fiction Festival, novembre, festival cinematografico dedicato alla fantascienza. Piazza Europa - Esposizione di commercio itinerante, settembre, nel Borgo Teresiano commercianti ambulanti da tutta Europa riportano la città ai fasti imperiali, in un clima mitteleuropeo di cui la città è simbolo. L'evento è organizzato dalla Camera di Commercio di Trieste. ERA - Esposizione di Ricerca Avanzata, novembre - dicembre, rassegna biennale di scienza e tecnica organizzata da "Globo divulgazione scientifica", che vede la partecipazione di numerosi istituti di ricerca nazionali ed internazionali. Bavisela-Green Europe Marathon, maggio, manifestazione sportiva di richiamo internazionale, maratona, triathlon, skiroll, ecc... Barcolana, la regata velica più affollata del mondo: vi partecipano circa 2000 barche. Si tiene ogni anno la seconda domenica di ottobre. Fiera di San Nicolò, dicembre, dal 1923 in viale XX Settembre, con il "vero" San Nicolò che il 6 dicembre regala dolci ai bambini. Mercatini di Natale, dicembre, in piazza Sant'Antonio. Ars Nova International Music Competition, dicembre, manifestazione di musica classica di richiamo internazionale per centinaia di ragazzi e giovani provenienti da tutta Europa, evento premiato al Festival Città Impresa Nord Est 2012. Premio Giornalistico Marco Lucchetta, luglio, viene assegnato a giornalisti, fotografi e tele-cineoperatori di tutto il mondo che raccontano le violenze e le condizioni in cui vivono i bambini vittime delle guerre. Cuffie d'Oro, ottobre, unico Radio Awards d'Italia che premia le emittenti, i conduttori ed i programmi distintisi nel panorama radiofonico italiano. Premio Letterario Nazionale "Città di Trieste" (dal 2007). Durante l'evento, tra gli altri, viene assegnato il "Premio Città di Trieste" riconoscimento alla carriera per la letteratura, il cinema e il teatro con la consegna dell'Alabarda d'oro, scultura realizzata dal celebre artista triestino Bruno Chersicla. Trieste Mini Maker Faire, maggio, evento che raduna e fa scoprire makers, inventori, artigiani, scienziati e artisti provenienti da Triveneto, Slovenia, Croazia e oltre. Triskell Festival Trieste, giugno, festival internazionale di musica e cultura celtica. International Talent Support, luglio, piattaforma per mostrare e sostenere, nel mondo della moda, i più giovani talenti del pianeta. Corri Trieste, aprile, manifestazione podistica. Festrieste, aprile, fiera internazionale dell'editoria scientifica. Mittelciok, dicembre, fiera del cioccolato nel cuore della città, con rivenditori da Italia ed Europa. ShorTS, luglio, festival internazionale del cortometraggio e delle opere prime. Trieste Loves Jazz, luglio/agosto, festival internazionale della musica jazz. Olio Capitale, marzo, fiera dedicata alle migliori produzioni di olio extravergine d'oliva. Lunatico Festival, da luglio a settembre, incontri con musica, teatro e narrazioni al Posto delle Fragole, all'interno del parco di San Giovanni, nel complesso dell'ex ospedale psichiatrico di Trieste. Esterno/GIorno, da giugno a maggio, passeggiate nei luoghi che, nel corso degli anni, hanno ospitato i set dei film in città e nei dintorni, alla del scoperta del cinema nella Provincia di Trieste. I Mille Occhi, settembre, festival internazionale del cinema e delle arti, si svolge al teatro "Miela". Cine Latino Americano, ottobre, festival del cinema latino-americano di Trieste. Rampigada Santa, settembre, crono-scalata a piedi o in bicicletta dell'erta cittadina di Scala Santa. Trieste Next, settembre, manifestazione dedicata alla ricerca ed alle scienze: dibattiti, conferenze, laboratori diffusi nel centro cittadino. Olimpiadi delle Clanfe, luglio, competizione sportiva dilettantistica con reinterpretazione coreografica ed in costume della clanfa, tuffo triestino. TriestEspresso Expo, ottobre, maggiore esibizione internazionale biennale del settore del caffè. International Trieste Tango Festival, settembre, festival internazionale del tango argentino. Bloomsday, giugno, festa in onore dello scrittore irlandese James Joyce. Corrispondenze d'arte, da luglio a ottobre, mostre d'arte contemporanea che propongono un confronto tra artisti e il museo Revoltella. Archeologia di sera, agosto, serie di incontri e visite guidate a tema al Civico Museo di Storia ed Arte e all'Orto Lapidario. State of the net, ottobre, ciclo di conferenze atte a fare il punto sullo stato di salute di Internet ed esplorare l’impatto della rete sulla società.Geografia antropica Circoscrizioni e rioni Circoscrizioni Altipiano Ovest Altipiano Est Roiano-Gretta-Barcola-Cologna-Scorcola Città Nuova - Barriera Nuova - San Vito - Città Vecchia Barriera Vecchia - San Giacomo San Giovanni - Chiadino - Rozzol Servola - Chiarbola - Valmaura - Borgo San SergioRioni tradizionali e località * corrispondenti alle circoscrizioni *Borgo San Nazario: 766 ab., *Borgo SS. Quirico e Giulitta: 700 ab., *Contovello (Kontovel): 1.487 ab., *Porto Santa Croce o Santa Croce (Križ): 1.452 ab., *Prosecco (Prosek): 1.349 ab. *Banne (Bani): 241 ab., *Basovizza (Bazovica): 684 ab., *Gropada (Gropada): 297 ab., *Opicina o Villa Opicina (Opčine): 7.950 ab., *Padriciano (Padriče): 872 ab., *Trebiciano (Trebče): 589 ab. Barcola (Barkovlje), Cologna, Conconello (Ferlugi), Gretta (Greta), Roiano (Rojan), Scorcola, *Grignano (Grljan): 632 ab., *Miramare (Miramar): 780 ab. Barriera Nuova, Borgo Giuseppino, Borgo Teresiano, Città Nuova, Città Vecchia, San Vito, San Giusto, Campi Elisi, Sant'Andrea, Cavana Barriera Vecchia (Stara mitnica), San Giacomo (Sv. Jakob) Cattinara (Katinara), Chiadino, San Luigi, Guardiella (Vrdela), Longera (Lonjer), San Giovanni (Sv. Ivan), Rozzol, Melara Chiarbola (Čarbola), Coloncovez (Kolonkovec), Santa Maria Maddalena Inferiore - Raute (Rovte), Santa Maria Maddalena Superiore, Servola (Škedenj), Poggi Paese, Poggi Sant'Anna (Sv. Ana), Valmaura, AlturaEconomia Le attività commerciali e industriali della città sono ancora legate, anche se in misura minore rispetto al passato, al porto. Nonostante l'incidenza negativa di quest'ultimo sul piano economico e occupazionale, la popolazione triestina gode di un alto tenore di vita (nel 2008 la Provincia di Trieste era seconda in Italia dopo quella di Milano) e di elevati livelli di reddito. Alcune fra le maggiori compagnie di assicurazione vennero fondate a Trieste a partire dal periodo Asburgico: Assicurazioni Generali (1831), SASA Assicurazioni (1923 - in seguito incorporata nel gruppo UnipolSai), Lloyd Adriatico (1936) e Riunione Adriatica di Sicurtà (RAS) (1838). Le ultime due oggi sono incorporate nel gruppo tedesco Allianz. Tuttora la direzione generale di Assicurazioni Generali e quella della compagnia assicuratrice telefonica online Genertel hanno sede a Trieste, così come Allianz S.p.A., che nella città conta la sede legale e operativa. Nel settore dell'industria ci sono stabilimenti che trattano la metallurgia e la meccanica industriale e navale, in funzione dalla fine dell'Ottocento. La Ferriera di Servola è un complesso industriale specializzato nella produzione di ghisa, sito a Servola, un rione di Trieste. Il complesso siderurgico si estende per 560.000 metri quadri e all'ottobre 2012 impiega direttamente circa 500 dipendenti più 300 dell'indotto. La fabbrica macchine della Wärtsilä Italia, ex Grandi Motori Trieste, è il più grande stabilimento per la produzione di motori navali in Europa e uno dei più importanti di componenti per centrali elettriche. Lo stabilimento, in continua crescita, ha ricevuto anche delle commesse per le ricostruzioni di centrali in Iraq. Trieste è anche sede del gruppo Fincantieri (con cantieri presenti in Italia, Stati Uniti, Norvegia, Romania, Vietnam e Brasile), leader mondiale nella costruzione di navi da crociera e da supporto offshore e in ascesa nel settore della marina militare. Grazie allo sviluppo dell'industria meccanica favorito dai numerosi cantieri navali, a partire dai primi anni del XX secolo vennero fondate anche società per la produzione di velivoli e autoveicoli, raggiungendo il massimo sviluppo a partire dal 1922, con l'insediamento di uno stabilimento della Ford e della sede legale della filiale italiana, per poi vedere chiudere le attività produttive dal 1931 in poi a causa delle pressioni della Fiat al regime fascista.. Le ultime imprese attive nella produzione di autoveicoli chiusero nel secondo dopoguerra. A Trieste si trovano anche i laboratori della Flextronics e della Telit, importanti compagnie operante nel settore delle telecomunicazioni. Nel settore alimentare possiamo ricordare importanti società come Illy (caffè), Principe e Sfreddo (salumi), Parovel, Potocco, Pasta Zara, Stock. Sono di fondazione triestina anche la Hausbrandt (caffè) e la Dreher. Oltre il 90% di tutte le aziende industriali e buona parte di quelle artigianali (es. Zona Artigianale Dolina) trovano la loro sede nella zona industriale sita nelle valli di Zaule e delle Noghere, a cavallo dei Comuni di Trieste, Muggia e San Dorligo della Valle, amministrata dall'EZIT. Nel capoluogo giuliano è presente un settore avanzato della ricerca scientifica, un sincrotrone, un centro avanzato di fisica teorica, e terziario avanzato. A Trieste c'è anche la sede dell'Italia Marittima (ex Lloyd Triestino) società nata nel 1836 ed a oggi una delle più vecchie e longeve compagnie di navigazione del mondo. Infine, occorre ricordare che Trieste è, dopo Roma, la città italiana che vanta la maggior concentrazione di dipendenti pubblici sul totale della popolazione residente. La motivazione va ricercata nelle conseguenze dell'esodo istriano: a Trieste, infatti, fu trovata una sistemazione alle migliaia di esuli provenienti dall'Istria, dal Quarnero, dalla Dalmazia, che già lavoravano per lo Stato italiano prima di lasciare le terre di origine. Infrastrutture e trasporti Rete stradale e autostradale Trieste è servita dall'A4 attraverso il raccordo autostradale 13 Sistiana-Padriciano ed è inserita nei collegamenti europei E70, E61 ed E751. L'insieme delle strade a scorrimento veloce che collegano l'A4 a Trieste e ai valichi con la Slovenia è definito Grande Viabilità Triestina: il raccordo autostradale 13 diventa, dopo l'uscita di Cattinara, la nuova SS 202/sopraelevata di Trieste e arriva fino al porto della città. Ferrovie Trieste è servita dalle ferrovie Venezia-Trieste e Udine-Trieste, dalla ferrovia Meridionale e dalla ferrovia Transalpina, non utilizzata nel breve tratto urbano. Il traffico passeggeri è concentrato nella stazione di Trieste Centrale, servita da treni regionali svolti da Trenitalia nell'ambito del contratto di servizio stipulato con la Regione Friuli-Venezia Giulia e da collegamenti a lunga percorrenza svolti anch'essi da Trenitalia. Nella relazione metropolitana (M40) con la stazione di Monfalcone alcuni treni fermano a Miramare, Stazione di Bivio d'Aurisina e Stazione di Sistiana-Visogliano. Dal 2018 è costituita la Stazione di Trieste Airport a servizio dell'aeroporto e della piattaforma intermodale regionale. I treni per la Slovenia partono dalla stazione di Villa Opicina. Il traffico merci è generato prevalentemente dal porto; dallo scalo di Campo Marzio partono quotidianamente treni merci in gran parte dedicati al trasporto intermodale e le cosiddette "autostrade viaggianti" in servizio internazionale. Aeroporti L'aeroporto di Trieste-Ronchi dei Legionari è situato a 30 km a nord-ovest dalla città ed è servito da voli nazionali e internazionali. Porti Il Porto di Trieste vanta notevoli dimensioni e rappresenta, fra l'altro, il principale accesso marittimo europeo per i prodotti turchi. Rilevanti anche la movimentazione del caffè (un terzo delle importazioni nazionali) e il terminale petrolifero, da cui parte l'oleodotto Transalpino, che arriva a Ingolstadt e rifornisce Austria, Baviera e Repubblica Ceca. Riguardo al traffico passeggeri è in crescita l'attività croceristica che porta ogni estate più di 100.000 passeggeri. Mobilità urbana Autolinee e tranvie Il trasporto pubblico è gestito dalla Trieste Trasporti, che esercisce autolinee urbane, e interurbane, servizi marittimi e la tranvia di Opicina. L'11 giugno 2016 era stata inaugurata una nuova linea tranviaria di collegamento tra il centro della città e il porto vecchio, sui binari già esistenti, la quale tuttavia è stata chiusa dopo poco. In passato la città era dotata di una rete tranviaria urbana e una rete filoviaria urbana. Collegamenti marittimi La Trieste Trasporti organizza le linee di navigazione con il capoluogo verso la cittadina di Muggia e nel periodo estivo sono attivi altri collegamenti verso Barcola, Grignano e Sistiana. Trieste ha una lunga tradizione nei collegamenti via mare, che servono la città e le zone limitrofe sia nella regione Friuli-Venezia Giulia che nell'Istria. Durante il periodo estivo è attivo un collegamento marittimo gestito dall'APT con la cittadina di Grado. La società Trieste Lines, invece, ha in gestione il sistema di collegamenti con la costa istriana, con aliscafi veloci che raggiungono Pirano,

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