Loquis: Genova

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Genova

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Pubblicato:  2019-07-09 00:00:00

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Genova (IPA: /ˈʤɛnova/, Zena /ˈzeːna/ in ligure) è un comune italiano di 578 924 abitanti , capoluogo dell'omonima città metropolitana e della regione Liguria, sesto comune italiano e terzo del Nord Italia per popolazione, quinto per movimento economico,fa parte del triangolo industriale Milano-Torino-Genova. La città che appartiene ad un agglomerato urbano di 862.885 abitanti, ed è cuore di una vasta area metropolitana di oltre 1.510.000 abitanti, è il più grande comune della Liguria. Affacciata sul Mar Ligure, la sua storia è legata alla marineria e al commercio. È nota, tra l'altro, per aver dato i natali a Cristoforo Colombo, Giuseppe Mazzini, Goffredo Mameli e Niccolò Paganini. Il suo porto è uno dei più importanti italiani ed europei.. Simbolo "fisico" della città è il suo faro, conosciuto come la Lanterna, mentre viene tradizionalmente rappresentata dalla Croce di San Giorgio, negli stemmi sorretta da due grifoni. Per oltre otto secoli capitale dell'omonima repubblica, Genova è stata citata con gli appellativi di "La Superba" e "La Dominante". Genova, inoltre, è anche la città dell'Inno d'Italia. Geografia fisica La città trova collocazione nella parte centrale e interna dell'omonimo golfo che si affaccia sul mar Ligure. È situata tra la costa e i rilievi dell'appennino ligure-genovese, che ha un'altezza media di circa 1200 m.s.l.m. ed è formato da rocce facilmente erodibili, con cime arrotondate e versanti ripidi, incisi da valli scoscese. Nelle valli che si sviluppano in maniera prevalentemente longitudinale, scorrono i torrenti come il Polcevera e il Bisagno e, fuori dal territorio comunale, il Lavagna, che per la brevità del versante marittimo non raggiungono mai lunghezze di rilievo. L'ineguale distribuzione delle piogge, il carattere impermeabile del suolo e il dissesto idrogeologico che caratterizza il territorio urbano, sono fattori che hanno contribuito a rendere irregolare i regimi di questi corsi d'acqua, che alternano piene improvvise e violente con periodi di magra. I rilievi che cingono la città permettono di avere inverni miti (la media di gennaio è superiore di circa 6-8 °C rispetto alle medie di Milano e Torino), soleggiati e luminosi, ed estati calde e non afose grazie alle brezze marine e alle piogge che sfiorano i 1000 mm annui. Territorio Il territorio del comune di Genova si estende per 243 km² al centro dell'omonimo golfo e si sviluppa su una fascia litoranea lunga circa trenta chilometri, da Voltri a Nervi, con uno sviluppo quasi uguale da ponente a levante, alle cui spalle si ergono rilievi, anche di notevole altezza, in immediata prossimità del mare. Il territorio col suo golfo, la costa e le alture vede l'alternarsi di diversi paesaggi naturali e caratteristiche ambientali. La zona costiera del ponente, ora fortemente urbanizzata e al servizio dell'industria e del porto, in epoca preindustriale presentava le principali spiagge dell'attuale territorio comunale: Sestri, Cornigliano e SapierdarenaIl territorio urbano, oltre che lungo la costa, si inoltra verso l'interno lungo i solchi della val Polcevera a ponente e della val Bisagno, a levante, formando una sorta di Pi greco rovesciato. La prima più ampia, quasi rettilinea e perpendicolare alla costa, la seconda con un percorso orientato dapprima a ponente, tra Struppa e Molassana e poi a sud-ovest sino alla Foce. Nel percorrere le vallate del Polcevera e del Bisagno o la costa occidentale da Sampierdarena a Voltri, disseminate di complessi abitativi e industriali, o quella orientale da Albaro a Nervi, anche se più scarsa e frammentaria a causa di una diversa situazione orografica, si percepisce ancora la presenza di centri urbani culturalmente autonomi, corrispondenti ai comuni inglobati nel 1926 nella Grande Genova ma ancora ben distinguibili nel tessuto della moderna conurbazione amministrativa.Si delinea una suddivisione del territorio comunale in cinque zone: il centro, la val Polcevera, la val Bisagno, il ponente e il levante. La parte più antica della città, che per la sua estensione costituisce uno dei centri storici più grandi d'Italia e d'Europa e fino alla costituzione della Grande Genova rappresentava l'intero territorio comunale, è racchiusa entro l'anfiteatro collinare coronato dalle mura seicentesche; l'area urbanizzata si estende anche verticalmente, risalendo dal porto fino ai quartieri residenziali di Carignano e Castelletto, collegati con il centro da ripidi percorsi pedonali denominati "crêuze", ascensori pubblici e funicolari, oltre che da un complesso sviluppo stradale. Il centro storico si caratterizza per la massiccia urbanizzazione del territorio e la presenza centrale del porto, che con le sue strutture occupa completamente l'affaccio sul mare. Nel corso dei secoli, ma soprattutto a cavallo tra il XIX e il XX secolo, sulle colline soprastanti gli antichi sestieri storici sono sorti quartieri signorili, come Carignano e Castelletto, ma anche popolari, come Lagaccio e Oregina, che hanno inglobato alcuni borghi preesistenti come Granarolo. Solo la parte sommitale della collina è stata preservata dalla cementificazione, grazie anche alla presenza di servitù militari legate al complesso delle mura e fortificazioni e alla più recente valorizzazione di questi manufatti dopo la loro dismissione dal demanio militare. Nella ripartizione amministrativa in vigore dal 2007 il centro è diviso in due "Municipi". Il Municipio I - Centro Est comprende i quartieri più antichi della città e le aree collinari dell'espansione urbanistica otto-novecentesca, il Municipio II - Centro Ovest comprende parte dell'antico sestiere di San Teodoro, unito a Sampierdarena, la principale delle cittadine industriali esterne alle mura inglobate nel 1926. La val Polcevera si sviluppa perpendicolarmente alla linea di costa, con un andamento piuttosto lineare, ed è da sempre la principale via di accesso a Genova dalla pianura padana, un tempo attraverso i passi appenninici dei Giovi e della Bocchetta, ai quali si sono aggiunti nell'Ottocento le due linee ferroviarie per Torino e Milano e nel Novecento l'autostrada A7. È una valle ampia e soleggiata, formata dall'incontro dei torrenti Verde e Riccò a Pontedecimo. La sponda sinistra è quella più densamente popolata, sia lungo il torrente sia nei quartieri collinari; la sponda destra è occupata prevalentemente da attività industriali, magazzini e centri commerciali. Sulle alture sopravvivono paesi collinari di antica origine come Cesino, San Biagio Murta, Trasta e Fegino, sul versante destro, Morego, Cremeno, Brasile, Geminiano e Begato, Garbo e Fregoso su quello sinistro; tutti questi paesi si trovavano un tempo lungo le vie di transito dirette oltre Appennino, che privilegiavano i percorsi collinari rispetto al fondovalle, reso infido dalle frequenti esondazioni dei torrenti. Sulla valle domina il Monte Figogna (804 m), sulla cui cima sorge il Santuario di Nostra Signora della Guardia. La val Polcevera, formata dalle ex circoscrizioni di Rivarolo, Bolzaneto e Pontedecimo, costituisce il Municipio V - Valpolcevera. Il ponente cittadino è una sottile fascia pianeggiante alle cui spalle si innalzano monti che superano anche i 1000 m e culminano nel monte Reixa (1183  m), punto più alto del territorio comunale, che in questa zona raggiunge e in alcuni punti oltrepassa lo spartiacque appenninico (in corrispondenza dell'alto corso del torrente Stura), e arriva a confinare direttamente con il Piemonte (comune di Bosio). Nel corso dei secoli luogo di villeggiatura delle famiglie patrizie genovesi (ne sono testimonianza tra le altre la villa Duchessa di Galliera a Voltri, la villa Durazzo-Pallavicini a Pegli e la villa Durazzo Bombrini a Cornigliano), il ponente è stato per lo più sacrificato nel corso del XX secolo allo sviluppo dell'industria pesante (siderurgica, chimica, cantieristica navale) e del porto di Pra'-Voltri, che ha finito per occupare con le sue infrastrutture quasi interamente il litorale. Residui tratti di spiaggia restano a Pegli, Multedo e Voltri. A partire dagli anni duemila sono stati effettuati alcuni interventi volti a bilanciare vivibilità e progresso, come il recupero della cosiddetta "fascia di rispetto" di Pra', la riconversione delle aree ex-siderurgiche di Cornigliano, fino all'ambizioso progetto del Technology Village sulla collina degli Erzelli, sulle alture tra Cornigliano e Sestri Ponente. Nelle vallate del ponente rimangono numerose testimonianze delle prime attività manufatturiere di età moderna, come cartiere e cave di calce, circondate dai resti degli antichi terrazzamenti agricoli, come del resto nella val Polcevera e nella val Bisagno. Il ponente è diviso tra il Municipio VI - Medio Ponente (Cornigliano e Sestri Ponente) e il Municipio VII - Ponente (Pegli e Pra' e Voltri). La val Bisagno ha un andamento sinuoso ed è maggiormente stretta tra le sue montagne rispetto alla val Polcevera. Il torrente entra nel territorio comunale all'altezza di Prato, nel quartiere di Struppa, si dirige per un tratto verso ponente fino al quartiere di Molassana, dove vira in direzione sud-ovest verso Staglieno. In questo primo tratto gli abitati sorgono per lo più sulla sponda destra del torrente, maggiormente esposta al sole, dove sono numerose frazioni che hanno in gran parte conservato il loro aspetto rurale. La parte inferiore della valle, inglobata nel comune di Genova con la prima espansione del 1873, è stata destinata fin da subito a ospitare infrastrutture legate a pubblici servizi: qui sorsero lo stadio Luigi Ferraris, il carcere di Marassi, il cimitero monumentale di Staglieno, le officine del gas, il macello pubblico e il mercato ortofrutticolo, dal 2009 trasferito a Bolzaneto. Sui crinali che delimitano la valle sui due versanti sorgono due distinti sistemi di fortificazioni, costruiti fra il XVIII e il XIX secolo: il primo, sulla sponda destra, tra il forte Sperone e il forte Diamante; il secondo sulle alture di Quezzi. Dopo il cimitero di Staglieno il paesaggio diventa prettamente urbano: il Bisagno, stretto tra i palazzi, scorre in parte coperto fino a sfociare nei pressi della Fiera di Genova. Le colline della val Bisagno, sul versante destro, sono attraversate dall'acquedotto storico, che fino alla fine dell'Ottocento assicurava il rifornimento idrico alla città prelevando acqua dal Bisagno e dai suoi affluenti. La val Bisagno è divisa tra il Municipio III - Bassa Valbisagno (San Fruttuoso e Marassi) e il Municipio IV - Media Valbisagno (Staglieno e Molassana e Struppa). Il levante cittadino, antica sede di villeggiatura delle famiglie patrizie genovesi e oggi zona residenziale di pregio, ha conservato quasi intatta la sua costa, ricca di insenature, sulle quali si affacciano intatti borghi marinari come Boccadasse e Vernazzola, e di scogliere, percorse da splendide passeggiate come quella di Nervi. Sullo sfondo domina il monte Fasce (846 m), che con il vicino monte Bastia protegge questa parte della città dai venti freddi orientali e dalla tramontana e dalla cui cima si può godere di un ampio panorama su tutto il levante cittadino. Il levante è diviso tra il Municipio VIII - Medio Levante (Foce, Albaro e San Martino) e il Municipio IX - Levante (Valle Sturla, Quarto e Quinto e Nervi).Orografia Il territorio comunale presenta un'orografia piuttosto complessa, con numerose vallate che scendono verso il mare dallo spartiacque ligure-padano o di suoi contrafforti, separate da crinali con rilievi montuosi a quote tra 400 e 1200 metri di altezza che distano tra i 6 e i 10 chilometri dal mare. L'Istat classifica il comune come appartenente alla zona altimetrica "montagna litoranea" (zona con presenza di rilievi con altitudini superiori ai 600 m). I rilievi più significativi si trovano nella zona di ponente, in particolare sul versante destro della valle del torrente Cerusa, contornato dal monte Reixa, che con 1183 m è il punto più alto del territorio comunale e dal Bric del Dente (1107 m).Un altro importante sistema montuoso è, sempre a ponente, quello lungo il crinale tra la val Varenna e le valli dei torrenti Branega e Acquasanta, alle spalle del litorale Pegli, Pra' e Voltri, che culmina nell'altopiano del monte Penello (996 m) e nella punta Martin (1001 m). Si tratta di un'area caratterizzata da ripide vallette rocciose che culminano lungo i crinali in ampie praterie con affioramenti rocciosi. Alla testata della val Varenna il monte Proratado (928 m) sorge sul crinale con la val Polcevera.Altro rilievo del ponente è il monte Gazzo (419 m), che domina l'abitato di Sestri Ponente e sulla cui sommità sorge il Santuario di Nostra Signora del Gazzo. Il monte è stato oggetto di una notevole attività estrattiva di pietra calcarea che ha pesantemente modificato il suo aspetto originario, distruggendo anche molte delle grotte che si aprivano nei suoi fianchi. Le valli del Polcevera e del Bisagno hanno alla loro testata rilievi prossimi o superiori ai 1100 m (monte Taccone e monte Leco) ma il territorio di Genova ingloba solo la parte inferiore di queste valli, con rilievi di altezza più contenuta posti sulle dorsali laterali. Anche il monte Figogna (804 m), sul quale sorge il Santuario di Nostra Signora della Guardia, interamente compreso nella val Polcevera, che caratterizza il paesaggio dell'intera vallata, si trova nel comune di Ceranesi. Lungo la dorsale di ponente, tra Polcevera e Chiaravagna, i rilievi maggiori compresi nel comune di Genova sono i monti Teiolo (660 m) e Rocca dei Corvi (582 m). Dopo quest'ultimo la dorsale scende rapidamente di quota, toccando Borzoli per concludersi con le colline di Coronata e degli Erzelli, affacciate su Cornigliano. La dorsale tra le due valli maggiori si distacca dallo spartiacque appenninico in corrispondenza del monte Alpe (800 m), compreso nel comune di Genova solo dal versante della val Bisagno. Il rilievo maggiore in questo tratto, il monte Diamante (672 m), su cui sorge l'omonimo forte, fa parte del comune di Sant'Olcese, mentre è nel comune di Genova il monte Spino (622 m), contrafforte rivolto verso la val Polcevera, su cui sorge il forte Fratello Minore. Il crinale scende gradualmente di quota fino al monte Peralto (489 m), dove si trova il forte Sperone. Da questa altura, che costituisce il punto più alto dell'anfiteatro collinare che racchiude il centro storico di Genova, si dipartono le due dorsali, coronate dalle mura seicentesche. Quella polceverasca, a ponente, con i forti Begato, Tenaglia e Crocetta, termina con i colli di Belvedere e degli Angeli, che un tempo proseguiva con quello di San Benigno, completamente sbancato nella prima metà del Novecento, che chiudeva a mare la cerchia delle mura in corrispondenza della Lanterna. La dorsale rivolta verso la val Bisagno, con il forte Castellaccio e l'altura del Righi, scende anch'essa gradualmente fino alla piana del Bisagno e si conclude con il colle di Carignano, affacciato sul porto e sulla zona della Foce. L'intero comprensorio che si estende intorno alle cinte murarie seicentesche convergenti sul forte Sperone costituisce il “Parco urbano delle Mura”. Per quanto riguarda la val Bisagno, nella zona di Struppa il territorio comunale raggiunge lo spartiacque appenninico, con il colle di Creto (603 m), che conduce in Alta valle Scrivia, e alcuni rilievi significativi, come il già citato monte Alpe, il monte Alpesisa (989 m) e il monte Lago (941 m). Sul versante opposto, che divide la val Bisagno dalla valle Sturla, il rilievo principale è il monte Ratti (560 m), con l'omonimo forte. Questo crinale, con una serie di fortificazioni collinari, non collegate però da una cortina muraria (forte Richelieu, forte Quezzi e torre Quezzi, forte Santa Tecla, forte San Martino) digrada gradualmente verso la collina di Albaro e termina a mare con il forte San Giuliano e costituisce con la sua parte non urbanizzata il “Parco urbano dei Forti”. L'insieme delle fortificazioni collinari comprese nell'ambito dei due parchi urbani connota l'immagine di Genova da diversi punti di vista e rappresenta un eccezionale valore storico e paesaggistico.Il levante genovese è caratterizzato dallo sfondo del monte Fasce (834 m), all'origine delle vallate dei diversi torrenti della zona. Nelle zone più alte il territorio si presenta aspro, con versanti ripidi e affioramenti rocciosi. I versanti esposti a sud mostrano praterie aride e sono oggi privi di insediamenti, mentre isolati resti di piccole costruzioni testimoniano un antico uso agricolo di questi territori marginali. I versanti digradano rapidamente con una serie di contrafforti fino al mare. Tra questi il più conosciuto è il monte Moro (412 m), appena sopra l'abitato di Nervi, dove si trovano i resti di una batteria che faceva parte del sistema di difesa costiera durante la seconda guerra mondiale.. Idrografia Il territorio e le vallate della città sono percorsi da torrenti con bacini di diversa rilevanza. I più grandi scorrono lungo le omonime valli e sono il Polcevera, a ovest del centro, con un bacino allargato e un percorso rettilineo sino al mare e, a est, il Bisagno dal bacino più stretto e andamento più tortuoso. La città si è sviluppata urbanisticamente in queste due valli con quartieri residenziali, insediamenti produttivi e infrastrutture. Nella val Bisagno il principale affluente è il Fereggiano, che attraversa Quezzi e Marassi, ma numerosi sono gli affluenti minori: sulla destra orografica Canate, Torbido, Geirato, Trensasco, Cicala e Veilino, sulla sinistra, oltre al Fereggiano, Lentro, Mermi e Noce, quest'ultimo interamente coperto.Nella val Polcevera sono invece pochi gli affluenti compresi nel territorio genovese (si possono citare il Burba e il Geminiano a Bolzaneto, il Pianego a Borzoli, il Torbella e il Maltempo a Rivarolo), mentre gli affluenti principali (Verde, Riccò e Secca) scorrono quasi interamente al di fuori del territorio comunale.Nel ponente cittadino si trovano il Chiaravagna a Sestri Ponente, il Cerusa e il Leira a Voltri, il Branega e il San Pietro a Pra', il Varenna a Pegli e Multedo.Nel levante i principali torrenti sono lo Sturla nella cui valle sono compresi i quartieri di Bavari, San Desiderio, Borgoratti e Sturla e il Nervi che attraversa l'omonimo quartiere, oltre ai rii minori Vernazza, Priaruggia, Castagna e Bagnara.L'area del centro storico, quasi completamente urbanizzata, è divisa tra i bacini di numerosi ma brevi corsi d'acqua che scendono dalle colline retrostanti. I principali di questi rivi sono San Bartolomeo, San Lazzaro, San Teodoro, Lagaccio, Sant'Ugo, Santa Brigida, Carbonara, Sant'Anna e Rio Torbido, che scorrono tombinati sotto le vie dei vari quartieri, con l'eccezione dei tratti a monte del rio Lagaccio e del rio San Lazzaro. Sismologia La classificazione sismica, colloca il territorio in zona 3 e 4 a sismicità bassa e molto-bassa. In qualche cronaca del passato (Il Cittadino, Giornale del popolo, 24 febbraio 1887) si trova notizia di episodi sismici di rilievo, come quello del 23 febbraio 1887. Clima Secondo la classificazione Köppen, Genova, nella sua fascia costiera, appartiene alla zona Cfa e Csa, ossia al clima mediterraneo, con estate calda e temperatura media superiore a +22 °C, precipitazioni inferiori a 30 mm durante il mese estivo più caldo. A levante e sull'interno, nelle vallate e nella maggior parte del territorio si passa alla zona climatica Cfsa con Clima temperato di transizione al mediterraneo, in cui le precipitazioni sono superiori a 30 mm. Oltre i 500 m di quota, la zona climatica passa alla Cfsb con Clima temperato a estate tiepida, con una temperatura media inferiore a +22 °C. Secondo la classificazione climatica, che regolamenta l'accensione degli impianti di riscaldamento, è nella zona climatica D, 1435 GG.(accensione dal 1º novembre al 15 aprile, con 12 ore giornaliere). Grazie alla posizione ambientale, al centro del golfo, sul mare, riparata dai monti e esposta a mezzogiorno, gode di un clima mediterraneo e favorevole. L'escursione termica tra la temperatura massima diurna e la minima notturna è contenuta, mediamente tra i 6 °C e i 7 °C. La morfologia del territorio e la distanza dalla costa possono far variare la temperatura da zona a zona di alcuni gradi, con temperature più miti sulla costa. Circa le caratteristiche del clima, a seconda degli anni, si verificano in media tre o quattro grandinate all'anno e, più raramente, alcune nevicate, specialmente nelle aree interne o collinari. Nonostante il clima invernale genovese sia mite, grazie al fenomeno della "tramontana scura" le nevicate possono essere anche relativamente copiose, con accumuli che non è raro superino i 30 cm nelle vallate interne, mentre più modesti sono in genere in città. La neve comunque si scioglie di solito nell'arco di uno, due giorni con il rialzo delle temperature, a volte anche nell'arco di qualche ora. Il vento, in media ha una velocità di 2,5 m/s e rende la città ventilata. L'umidità è minore durante l'inverno, mentre il mese più umido nella media risulta essere quello di giugno. Circa la piovosità, ricade nella media dei climi mediterranei. Nel corso degli anni, si sono registrati però episodi temporaleschi di forte entità, improvvisi che con la loro intensità e durata hanno provocato alcuni eventi alluvionali in diverse parti della città. È una città luminosa, con una media di 13,8 MJ/m e una media di 16 giorni di cielo sereno in un mese. Per le temperature registrate vanno ricordate le giornate del 13 febbraio 1929, con -7,0 °C e dell'8 gennaio 1985, con -6,0 °C per le minime e per la massima del 7 agosto 2015 con 38,7 °C; (DICCA Stazione Meteo Villa Cambiaso -. Origini del nome L'origine del nome "Genova", derivante dal latino Genua, viene fatto risalire a una radice indoeuropea geneu- ("ginocchio") oppure da genu- ("mascella, bocca"); genu- sarebbe un'allusione alla foce ("bocca") di uno degli antichi corsi d'acqua del sito o la forma dell'insediamento sul mare; a corroborare questa evidenza è il fatto che molti linguisti considerino Genua e Genaua (Ginevra) varianti dello stesso nome. Il ritrovamento di un villaggio dell'età del bronzo in piazza Brignole, la palafitta del 5000 a.C. in piazza della Vittoria e la necropoli etrusca all'Acquasola hanno confermato che i primi insediamenti di Genova sorsero lungo la sponda destra del torrente Bisagno, e secondo l'archeologo Filippo Maria Gambari, ciò proverebbe l'origine del nome della città da Genaua, termine celtico-ligure dell'età del ferro con il significato di "bocca", proprio perché nacque come porto fluviale. Durante il Medioevo il toponimo fu alterato in Ianua, latino per "porta di ingresso", "passaggio" e ciò ha fatto nascere la leggenda che vuole la città prendere il nome dal dio romano Giano, protettore delle porte, perché proprio come il Giano bifronte, Genova ha due facce: una rivolta verso il mare, l'altra oltre i monti che la circondano. La leggenda di Giano è ripresa da una epigrafe situata nella cattedrale di San Lorenzo sotto una testa di Giano, con la scritta Janus, primus rex Italiae de progenie gigantum, qui fundavit Genuam tempore Abrahae (ossia: Giano, primo re dell'Italia della razza dei Giganti, il quale fondò Genova nel tempo di Abramo) mescolando leggende e antichità di origine diversa. Secondo altre teorie l'origine del nome potrebbe essere riconducibile a una parola etrusca, ritrovata su un coccio di vaso, contenente la scritta Kainua, che in lingua etrusca significherebbe "città nuova", oppure derivante dal greco Xenos (Ξένος), "straniero", inteso come luogo di ritrovo di stranieri, caratteristica di una città portuale. Storia Età medievale La storia di Genova è la storia dei suoi abitanti che furono (o furono definiti), al tempo stesso, signori del mare, mercanti e guerrieri capaci, se del caso, di inaudita ferocia. Seppero dare vita, in epoca di dominanze, a una propria repubblica, la Repubblica di Genova, nata dal libero comune, che si resse in otto secoli su diverse forme di governo: dalla forma consolare a quella dogale a quella, infine, oligarchica. La sua politica si fondò comunque sempre su di un disegno di dominio regionale, studiato e portato avanti sin dagli albori, basata, soprattutto sull'influenza delle potenti famiglie che traevano la propria potenza dalle disponibilità economiche tratte dall'attività mercantile.Il dominio sulla riviera ligure e la costruzione di un'imponente flotta, al tempo stesso militare e mercantile fu di vitale importanza per dare impulso alla nascita di uno stato che per oltre quattrocento anni basò la propria esistenza sulla diplomazia e sulla neutralità, oltre che sul commercio. Il detto - di autore anonimo - "Genuensis, ergo mercator", ossia "Genovese quindi mercante" - fu mirabile sintesi di quel mercanteggiare così famoso nel mondo sul quale i genovesi basarono un impero coloniale fondato su colonie oltremarine che andava dall'Iraq alle Isole Canarie, dall'Inghilterra alla Palestina (raggiunta fin dalla prima crociata), racchiudendo nel proprio pugno tutto il mar Mediterraneo occidentale e il mar Nero, definito il Lago genovese, e tenendo testa quando non ponendo sotto il proprio controllo tre imperi: quello Svevo, quello Bizantino e quello Asburgico, del quale ultimo i genovesi controllavano l'economia e il commercio. Caffa, Solcati, Tana, Chio, Focea, Mitilene, Pera non sono che alcune fra le tante Genova che i mercanti della Superba fecero risplendere nei commerci. Età moderna Perso il proprio potere sui mari, ma non sui mercati del mondo, nel 1797 l'onda lunga della rivoluzione francese investì anche la repubblica che pagò la sua condizione di neutralità con insostenibili pressioni esterne che la portarono all'occupazione nel 1805 e alla successiva annessione all'impero napoleonico. Nel 1814, a seguito della capitolazione di Parigi, Genova fu occupata dalla marina inglese che formò un Governo provvisorio, paventando un ritorno allo status quo ante. Nel 1815, invece, le potenze europee, in gran parte debitrici dell'antico Banco di San Giorgio decisero la soppressione della repubblica e l'annessione al Regno di Sardegna, malgrado i disperati tentativi del doge a Vienna per mantenere l'indipendenza. Nel 1849 le truppe dei Savoia, agli ordini del generale Alfonso La Marmora, dopo aver represso un'insurrezione causata dal malcontento popolare si resero responsabili di assassinii, rapine, stupri nei confronti della cittadinanza inerme. L'area di influenza di Genova, pur non essendo istituzionalizzata ufficialmente, si estende, per ragioni storiche, linguistiche, culturali, economiche e infrastrutturali, oltre che a tutta la città metropolitana di Genova e a parte di quelle liguri limitrofe della Spezia e Savona, alla pianura alessandrina, alle aree dell'Oltregiogo (Novi Ligure), del Basso Piemonte e al circondario di Bobbio (in provincia di Piacenza). Genova e le sue difese: una descrizione del 1800 Nella sua opera Istoria del blocco di Genova nell'anno 1800, Angelo Petracchi, cronista dell'assedio della città, fornisce una dettagliata descrizione di Genova e delle sue difese nel periodo della Repubblica Ligure:«La Città di Genova è situata sul dorso di un monte, che appoggia le sue falde sulla riva del mare Ligustico. Ha essa dalla parte di terra un doppio circondario di mura, l'uno de'quali interno, che rinchiude quasi esattamente l'abitato, e che forma una specie di figura ovale. È questo munito di alcuni baluardi, che non essendo stati di alcun uso in quest'assedio, è inutile dettagliare. È l'altro esterno, ed innalzandosi dalle due punte marittime sale sino ad una grand'altezza del monte. Questo secondo circondario rende la città della figura quasi di un triangolo; mentre terminando in punta sulla cima dell'altura, scende d'ambe le parti a formar quasi i due lati che vengono chiusi e riuniti dal mare. Varj forti guarniscono questo giro di mura. Sulla cima vi è quello dello Sperone; verso il lato di Ponente, più al di sotto della metà, vi è l'altro detto delle Tenaglie, ed alla fine del medesimo ve n'è un altro chiamato di S. Benigno. Ciò produce, che da quella parte la città di Genova è quasi imprendibile; tanto più che la località combina così propiziamente a difenderla, che poca o niuna speranza dà agli assediatori di prenderla. Non è il medesimo dalla parte di Levante, ove essendo dominata al di fuori da alcune alture, è stato creduto inutile di alzarvi degli altri forti. In mancanza di ciò si è fatto al di fuori una specie di parallela, o per meglio dire un cammino coperto che fortificando quelle medesime alture, che dominano la città, suppliscono a tal difetto; bisogna perciò a chi difende Genova tener questa linea esteriore, e quelle fortificazioni, che sono il monte dei Ratti, sulla cui sommità è il Forte di Quezzi; il Forte Richelieu, che fu fatto fabbricare dal celebre Maresciallo di tal nome quando occupò Genova; quello di S. Tecla, e la Madonna di Albaro. Più in alto dello Sperone, e quasi perpendicolare al medesimo vi è il forte del Diamante, che domina lo Sperone medesimo, sebbene da taluni credesi che ne sia un poco troppo distante; anch'esso però è di una estrema importanza per gli assediati, sostenendo moltissimo le operazioni delle altre fortificazioni esterne. Fra il Diamante, e lo Sperone vi è il monte de' due Fratelli, che fa due diverse punte: questa situazione è assai rimarchevole, perché produce la riunione fra gli assedianti, e potrebbe prender alle spalle le opere esterne della linea di Levante; ma siccome ivi temesi l'incrociatura dei fuochi dello Sperone e del Diamante, è assai difficile d'impadronirsene, quantunque siavi un certo sito che dicesi immune dall'artiglieria di ambi i forti. Dalla parte di mare, molte e belle batterie difendono la città, ed il porto, non che le mura marittime assicurate anche dalla Natura. Tali batterie rimontate ultimamente toglievano ogni pena da quella parte. Le più belle sono quelle della Strega, della Cava, di ambi i Moli, e della Lanterna. Dalla parte di Ponente vi è il fiume della Polcevera; dalla parte di Levante quel di Bisogno. Albaro è un piccolo, e delizioso borgo, che da questa parte è vicino a Genova quasi di un solo miglio, come dall'altra parte si è quello vaghissimo egualmente di S. Pier d’Arena». Simboli Lo stemma della città è sempre stato legato alle vicissitudini politiche di Genova: nell'ultimo periodo della Repubblica lo stemma consisteva in uno scudo crociato con corona regia sorretto da due grifoni con code ritte, ma essendo allora assoggettata al potere francese, dopo la rivoluzione giacobina del 1797 venne decretata la distruzione delle antiche insegne e quindi anche le due figure araldiche dello stemma della città vennero abolite. Con l'annessione al Regno di Sardegna, su richiesta del Consiglio generale del Corpo cittadino, nel 1816, Genova ottenne da re Vittorio Emanuele I l'insegna municipale «[...] con croce rossa in campo bianco collo scudo ornato di grifoni [...] con le code tra le zampe», in segno di sottomissione. Questo stemma restò in uso fino al 1897, anno in cui la Giunta municipale chiese e ottenne da Umberto I di Savoia il 21 marzo 1897, il diritto a esibire l'attuale stemma con la coda dei due grifoni posizionata verso l'esterno, a ricordo della dignità passata. Dopo più di un secolo e un'accurata indagine storica, l'Amministrazione civica ha modificato le code dei grifoni in modo da posizionarle ritte. Inoltre la base dello stemma si fregia da ciascun lato del rostro bronzeo di nave romana a testa di cinghiale, pescato nel 1597 nel porto di Genova e trattenuto presso l'Armeria Reale di TorinoLa bandiera di Genova, o Croce di San Giorgio è costituita da una croce rossa su campo bianco, e nell'antichità era simbolo dei pellegrini che si recavano presso i luoghi santi del Cristianesimo e che dopo il 1095, anno di conquista di Gerusalemme da parte dei Turchi selgiuchidi, mossi in gran parte (in un primo momento) da spirito sincero di missione, decisero di prendere la croce e armarsi per liberare la terra ove nacque e visse Gesù, in risposta ai ripetuti attacchi subiti dai Turchi, decisi - soverchiati gli Arabi - a spingersi alla conquista dell'impero bizantino. La simbologia del "Salvifico vessillo della vera croce" - come Jacopo da Varazze indicò la croce di San Giorgio - determinò in epoca contemporanea, per i pellegrinaggi armati, l'appellativo di crociati. L'uso del vessillo da parte dei genovesi pare risalire a epoche remote, quando l'esercito bizantino stanziava nella città e il vessillo della guarnigione (una croce rossa in campo bianco) veniva portata in omaggio nella piccola chiesa di San Giorgio, prospiciente l'antica piazza del mercato, di origine romana.Nel 1190 Londra e l'Inghilterra chiesero e ottennero la possibilità di utilizzare sulle proprie navi la bandiera crociata genovese, per avere la protezione e il rispetto che godeva la flotta genovese nella zona che controllava, nel Mar Mediterraneo e in parte del Mar Nero, sottraendosi così ai numerosi attacchi di pirateria; per questo privilegio il monarca inglese corrispondeva al Doge della Repubblica di Genova un tributo annuale. L'Inghilterra, la città di Londra e la Royal Navy issano la bandiera di San Giorgio, e l'insegna fa parte dell'Union Jack, la bandiera nazionale britannica. Erroneamente lo storico Francesco Maria Accinelli indica lo stemma milanese come derivazione di quello genovese: «[...] E mandati dalla Repubblica 500 balestrieri con la suddetta insegna in soccorso dei Milanesi nel 1247, espugnata col loro valore la città Vittoria nuovamente fabbricata da Federico II vicino a Parma, vollero i Milanesi per maggiore onore assumersi dello stendardo de' Genovesi l'insegna», che invece risale al 1066, quando l'effigie venne consegnata ufficialmente dal papa Alessandro II (il milanese Anselmo da Baggio) a Erembaldo, capitano del Popolo di Milano in rivolta contro l'Impero. Dal 2014 la città ha un nuovo logo per la promozione della propria immagine: "Genova More Than This", che nasce dal progetto europeo Urbact-CityLogo. Onorificenze Genova è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione perché è stata insignita della medaglia d'oro al valor militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella resistenza partigiana durante la seconda guerra mondiale. Ricorrenze 24 giugno: festa patronale dedicata a San Giovanni Battista. Prima domenica di luglio: Palio marinaro di San Pietro, palio che si svolge nelle acque del golfo dal 1955 e coinvolge barche da pesca in legno.Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose A Genova si trovano diverse decine di chiese, le principali e più antiche delle quali si trovano nel centro storico. In diversi casi esse sorsero come cappelle gentilizie delle principali famiglie cittadine ed erano quindi un modo per mostrare il proprio prestigio. Tra gli edifici più significativi vi sono: Cattedrale di San Lorenzo: costruita tra il IX e la fine del XIV secolo in stile gotico, fu consacrata da Papa Gelasio II nel 1118 quando non era ancora ultimata. La facciata duecentesca, con la caratteristica decorazione a strisce bianche e nere, mostra due torri campanarie - la sinistra non finita e completata nel 1445 con una loggia - e tre portali riccamente decorati. L'interno è diviso in tre navate, la cui divisione è sormontata da un finto matroneo. Sulla navata sinistra si apre la quattrocentesca Cappella di San Giovanni Battista, eccezionale galleria di scultura rinascimentale. Tra le opere d'arte più notevoli vi sono il Giudizio universale del XIII secolo sopra il portale principale, affreschi di Bernardo Castello, Luca Cambiaso e Lazzaro Tavarone sulle volte e l'altare maggiore con la statua della Madonna Regina di Genova. Basilica della Santissima Annunziata del Vastato: di origine medievale, fu rinnovata nel XVI secolo da Andrea Ceresola detto il Vannone su incarico della famiglia Lomellini, che ne fece la propria cappella gentilizia. Il vastissimo interno barocco, affrescato da Giovanni Carlone e Giovanni Andrea Ansaldo, contiene opere dei principali autori del barocco genovese (Bernardo Strozzi, Domenico Piola, Giulio Cesare Procaccini, Gregorio De Ferrari, Gioacchino Assereto). Basilica di San Siro: una delle chiese più antiche della città, fu la prima cattedrale di Genova prima della costruzione di San Lorenzo. In seguito a un incendio fu ricostruita completamente tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo. Conserva la celebre Annunciazione di Orazio Gentileschi, e opere dei Carlone, Domenico Fiasella, Domenico Piola, Pierre Puget e diversi altri artisti dell'epoca. Basilica di Santa Maria dell'Assunta in Carignano: commissionata dalla famiglia Sauli nel 1552, fu progettata in stile rinascimentale dall'architetto perugino Galeazzo Alessi. Presenta una struttura a pianta centrale sovrastata da una grande cupola, sullo stile della Basilica di San Pietro a Roma, e celebri statue di Pierre Puget e Filippo Parodi. Basilica di Santa Maria delle Vigne: uno degli edifici religiosi più antichi di Genova, fu realizzata in stile romanico su un tempio preesistente. Nel 1640 subì una trasformazione in stile barocco su progetto dell'architetto Daniele Casella, conservando il campanile e il chiostro del XII secolo. Conserva diverse opere d'arte di artisti liguri del XVI-XVII secolo e affreschi del XVIII e XIX secolo. Chiesa dei Santi Cosma e Damiano: situata nei vicoli ai piedi della collina di Castello, è attestata a partire dal 1049. L'attuale struttura romanica risale al XII secolo, mentre la copertura fu ricostruita nel XVII secolo in seguito ai bombardamenti navali del 1684. Chiesa di San Donato: costruita in stile romanico a partire dal XII secolo, presenta una caratteristica torre nolare ottagonale. Fu restaurata nel 1888 da Alfredo d'Andrade, che integrò la facciata e aggiunse un terzo livello cieco alla torre. Ospita un celebre polittico fiammingo di Joos van Cleve. Chiesa e oratorio di San Filippo Neri: il complesso fu realizzato, probabilmente su progetto di Pietro Antonio Corradi, a partire dal 1674 grazie a un lascito testamentario di Camillo Pallavicino. L'interno della chiesa, in stile barocco, è composto da un'unica navata sormontata da una volta a botte che raggiunge quasi i 20 metri di altezza decorata dal bolognese Marcantonio Franceschini, mentre l'oratorio ospita la celebre Immacolata del Puget. Chiesa di San Luca: fondata nel 1188, nel 1589 diventa la cappella gentilizia delle famiglie Grimaldi e Spinola e nel secolo successivo venne ricostruita e ampliata dall'architetto Carlo Muttone. Interamente coperta dagli affreschi tardobarocchi di Domenico e Paolo Gerolamo Piola, ospita la Natività, capolavoro del Grechetto. Chiesa e chiostro di San Matteo: situata nell'omonima piazza, fu fondata nel 1125 come cappella gentilizia della famiglia Doria. Fu ampliata nel 1278 e decorata nel Cinquecento dallo scultore toscano Giovanni Angelo Montorsoli, conservando però l'impianto medievale. Conserva affreschi di Luca Cambiaso e Giovan Battista Castello e la tomba di Andrea Doria del Montorsoli. Chiesa di San Pietro in Banchi: fu commissionata dalla Repubblica di Genova come voto per la fine di una epidemia e il progetto venne affidato all'architetto manierista Bernardino Cantone. La curiosa posizione sopraelevata è dovuta al fatto che la costruzione fu finanziata tramite l'affitto delle botteghe che si trovavano sotto di essa. Chiesa di Santa Croce e San Camillo de Lellis: situata nel quartiere di Portoria, fu costruita a partire dal 1667 per volore dei Padri Camilliani e dedicata alla Santa Croce e al fondatore dell'ordine religioso Camillo de Lellis. Contiene un ciclo di affreschi del pittore barocco Gregorio De Ferrari, di suo figlio Lorenzo De Ferrari e del suo allievo Francesco Maria Costa. Chiesa e convento di Santa Maria di Castello: uno dei più antichi edifici religiosi della città, fu edificato a partire dal 658 d.C. sulla collina di Castello. L'impianto attuale, a tre navate, risale al XII secolo e il complesso subì ulteriori modifiche nel XV e nel XVII secolo. L'adiacente convento ospita un museo con opere di diversi importanti artisti liguri nel Seicento. Chiesa di Santo Stefano: a pianta rettangolare e a singola navata, fu costruita in stile romanico sul sito di una chiesa preesistente di cui restano tracce nella cripta. Nel 1896 il lato sud fu ridotto per permettere la costruzione di Via XX Settembre. Commenda di San Giovanni di Pré: il complesso, costituito da una chiesa e da un ospedale, fu costruito nel 1180 dai Cavalieri gerosolimitani come ricovero per i pellegrini di passaggio diretti in Terrasanta. La chiesa romanica è sviluppata su due livelli, a cui era possibile accedere dai primi due piani dell'ospedale. Nel 1751 venne aperto un nuovo ingresso, per permettere l'accesso alla chiesa anche dall'esterno. Chiesa di San Siro di Struppa: situata nel quartiere di Struppa e risalente agli inizi dell'XI secolo, è uno dei principali monumenti storici della Valbisagno. Nel XX secolo ha subito importanti lavori di ristrutturazione. Conserva un polittico raffigurante San Siro attribuito a Pier Francesco Sacchi. Altre rilevanti architetture religiose al di fuori del centro sono la Certosa di Rivarolo, la Chiesa di San Martino d'Albaro, la chiesa di Santa Maria della Cella a Sampierdarena, la chiesa dei Santi Nicolò ed Erasmo a Voltri.Cimitero monumentale Nel quartiere di Staglieno si trova l'omonimo cimitero monumentale, realizzato a partire dal 1835 su progetto dell'architetto Carlo Barabino, che ospita le sepolture di molti genovesi illustri del XIX e XX secolo e che conserva notevoli esempi di arte cimiteriale del XIX secolo. Architetture civili Il centro storico di Genova è uno tra i più densamente abitati d'Europa, con una struttura urbanistica, nella parte più antica, articolata com'è in un dedalo di piazzette e stretti caruggi. Esso unisce una dimensione medioevale a successivi interventi cinquecenteschi e barocchi (piazza San Matteo e la vecchia via Aurea, poi diventata via Garibaldi). Resti delle antiche mura sono visibili nei pressi della cattedrale di San Lorenzo, luogo di culto per eccellenza dei genovesi. Simboli della città sono la Lanterna (alta 117 m) antico e svettante faro visibile in distanza dal mare (oltre 30 km), e la monumentale fontana di Piazza De Ferrari, restaurata, cuore pulsante e vera e propria agorà cittadina. Meta turistica per eccellenza è anche l'antico borgo marinaro di Boccadasse, con le pittoresche barche multicolori, posto come a sigillo della elegante passeggiata che costeggia il Lido d'Albaro, e rinomato per i suoi famosi gelati. Appena fuori dal centro, ma ancora parte dei trentatré chilometri di costa compresi nel territorio comunale, si trovano Nervi, naturale porta d'accesso alla Riviera di Levante e Pegli, naturale porta d'accesso alla Riviera di Ponente. La nuova Genova ha basato la sua rinascita soprattutto sul recupero delle aree verdi dell'immediato entroterra (fra cui quella del Parco naturale regionale del Beigua) e sulla realizzazione di opere infrastrutturali come l'Acquario al porto antico - il più grande d'Italia e uno dei maggiori in Europa - e la relativa Marina (il porticciolo turistico in grado di accogliere centinaia di imbarcazioni da diporto). Tutto questo all'interno della ristrutturata Area Expo predisposta per le Celebrazioni colombiane del 1992. Il ritrovato orgoglio ha restituito alla città la consapevolezza di essere una città in grado di guardare al futuro senza scordare il proprio passato: la ripresa di numerose e rigogliose attività artigianali, da tempo assenti dai caruggi del centro storico, ne è una testimonianza diretta. A contribuire a tutto questo sono state anche le opere di restauro compiute fra gli anni ottanta e novanta su numerose chiese e palazzi cittadini, fra cui, sulla collina di Carignano, visibile quasi da ogni parte della città, la rinascimentale Basilica di Santa Maria Assunta. Il totale recupero del Palazzo Ducale - un tempo sede di dogi e senatori e ora luogo di eventi culturali - e del porto antico e la riedificazione del Teatro Carlo Felice, distrutto dai bombardamenti del secondo conflitto mondiale che risparmiarono solo il pronao neoclassico dell'architetto Carlo Barabino, sono stati altri due punti di forza per la realizzazione di una nuova Genova. Un altro monumento di rilevante importanza riportato a nuovo splendore è il Cimitero monumentale di Staglieno, nel quale riposano le spoglie di molti personaggi noti, fra i quali Giuseppe Mazzini, Fabrizio De André e la moglie di Oscar Wilde. Con la sua caratteristica skyline che per chi proviene dal mare la fa apparire come una insormontabile fortezza, contraddistinta com'è dalla sua fitta rete di fortificazioni collinari su ampie mura che in antiche epoche belliche l'hanno resa inespugnabile sia agli attacchi dal mare quanto da quelli via terra - Genova non poteva rinunciare, specialmente a partire dagli anni sessanta, a un proprio rinnovamento e ammodernamento, che doveva necessariamente passare, al pari di quanto avvenuto in tante altre metropoli, attraverso la realizzazione di grandi complessi abitativi di tipo popolare, la cui qualità, utilità e funzionalità è stata ed è peraltro ancora oggetto di discussione (e talvolta di contestazione) da parte dei cittadini residenti. A tal proposito, si citano ad esempio i casi rappresentato dal cosiddetto "biscione", complesso edilizio a forma, appunto, di lungo serpentone, situato sulle alture del popoloso quartiere di Marassi, e dal gruppo di case dette "Le lavatrici", nel quartiere di Pra'. Per altre soluzioni architettoniche che l'hanno contraddistinta, Genova è peraltro diventata da qualche decennio una sorta di capitale dell'architettura moderna italiana, se non europea. Questo si deve principalmente all'opera all'architetto Renzo Piano che dalla fine degli anni ottanta si è occupato della ristrutturazione di alcune fra le più conosciute città del mondo. Il nome di Piano ha acquisito notorietà a partire soprattutto dal 1992, quando Genova accolse per le Celebrazioni colombiane del 1992 (Colombiadi) i visitatori nel porto antico, il waterfront dell'angiporto completamente restaurato per l'occasione e simboleggiato dal Grande Bigo stilizzato (sorta di marchio di fabbrica dell'attività portuale genovese). Oltre a un completo restyling dell'area, l'antica zona portuale situata nei pressi del varco del Mandraccio, a Porta Siberia, è stata arricchita scenograficamente dallo stesso Piano con una grande sfera in metallo e vetro installata nelle acque del porto, non lontano dall'Acquario e inaugurata nel 2001 in occasione del Vertice del G8 tenutosi a Genova. La sfera (chiamata dai genovesi anche Bolla di Piano o "Biosfera"), dopo essere stata impiegata per un'esposizione di felci da parte dell'Orto Botanico di Genova, ospita ora al suo interno la ricostruzione di un ambiente tropicale, con numerose piante, piccoli animali e farfalle. Piano ha inoltre progettato per la Superba anche le stazioni della metropolitana e, nella zona collinare della città, progettato e incominciato la costruzione - in collaborazione con l'UNESCO - di Punta Nave, sede del "Renzo Piano Building Workshop". Soprattutto per chi transita per il centro di Genova lungo la strada sopraelevata, magari per imbarcarsi al vicino terminal traghetti, è visibile nelle vicinanze del porto antico il cosiddetto Matitone, controverso quanto singolare grattacielo a forma di lapis, che affianca il gruppo di torri del WTC, cuore del complesso edilizio di San Benigno, sede anche di parte dell'amministrazione comunale e di numerose aziende. Architetture militari Antichi presidi fortificati, vecchi e nuovi sono posti nei parchi collinari, subito a ridosso della città. Oltre a dare un importante testimonianza della storia della "Dominante dei Mari", alcuni di essi vengono occasionalmente utilizzati per concerti, feste ed eventi vari. Viceversa molti altri non sono per nulla valorizzati, in particolare numerosi bunker e batterie risalenti alla seconda guerra mondiale sono lasciati incostuditi e al degrado, invece di essere ripristinati e riportati in uno stato decoroso in funzione storico-turistica. Aree naturali e parchi pubblici Genova è ricca di parchi e giardini fruibili al pubblico, a picco sul mare o sulle alture su cui si arrampica la città, il più grande complesso naturale di Genova, con 876 ettari è il parco Urbano delle Mura, che ingloba il parco del Peralto dove troviamo Forte Sperone, il vertice della cinta muraria seicentesca a difesa della città. I parchi maggiori, oltre al parco delle Mura, sono i Parchi di Nervi, dove tre ville storiche formano con i loro tre parchi collegati l'un l'altro (9 ettari di estensione), un complesso verde di rara bellezza in un ambiente naturale d'eccellenza, raggiungibile dalla bellissima Passeggiata Anita Garibaldi ricavata dagli scogli sul mare. Nel centro e nel nord della città troviamo numerosi piccoli parchi e giardini storici, come il parco di villa Croce, che ospita durante tutto l'anno numerose mostre d'arte contemporanea, Villetta Di Negro, il parco dell'Acquasola, progettato dall'architetto Nicolò Barabino, i giardini di Palazzo Bianco e Palazzo Doria-Tursi, il parco del Castello d'Albertis, che fu la residenza del capitano Alberto d'Albertis (1846-1932), navigatore, esploratore e studioso, sede del museo delle culture del mondo. Nel ponente cittadino troviamo il parco di villa Duchessa di Galliera, esteso su 25 ettari, collegato al palazzo Brignole-Sale, a Pegli il parco della villa Durazzo-Pallavicini, che ospita il museo di archeologia ligure e l'orto botanico creato nel 1794 da Clelia Durazzo Grimaldi. Le alture del Ponente urbano sono in parte comprese nel parco naturale regionale del Beigua il più vasto parco regionale della Liguria affacciato sul mare, e in parte nel Parco urbano del monte Penello e punta Martin. A levante oltre i già citati parchi di Nervi, troviamo altre ville, quali villa Gambaro, villa Carrara, che offre un particolare affaccio sul mare, e villa Quartara. Sulle alture di Quinto al Mare troviamo il parco Urbano di monte Fasce e monte Moro, dove sono i resti di una batteria costiera posta a difesa della città durante la seconda guerra mondiale. Società Popolazione Tra le 14 città metropolitane d'Italia, il capoluogo ligure è terzo per superficie, sesto per popolazione comunale e della sua agglomerazione, nonché la quinta città del Paese per movimento economico. La sua area metropolitana vasta è invece la settima del Paese per popolazione e la quarta per estensione, determinando così una bassa densità di popolazione, dovuta essenzialmente alla presenza di rilievi appenninici tra la costa e il retroterra metropolitano. Per sopperire a questa discontinuità urbana, sono stati appositamente creati enti a tutela delle aree verdi appenniniche (ad esempio il Parco Regionale del Beigua), che hanno trasformato lo status di queste aree in parco metropolitano. Evoluzione demografica Al 31 dicembre 2011 il Comune di Genova contava, secondo l'ufficio statistico locale, 606 978 abitanti, di cui 285 337 maschi e 321 641 femmine, rappresentando circa il 76% dell'intera area urbana genovese di oltre 800 000 abitanti. La popolazione è prevalentemente di origine italiana. È in crescita la presenza di immigrati (nel 2003 il numero di immigrati è tornato a essere maggiore rispetto a quello degli emigrati, mantenendosi tale fino a oggi, con l'eccezione degli anni 2006 e 2007): al 31 dicembre 2011 vi erano infatti tra i residenti 54 521 stranieri (25 455 maschi e 29 066 femmine), pari al 9,0% del totale dei residenti. Gruppo maggioritario quello degli ecuadoriani, passati dai 3 048 del 2000 ai 17 436 del 2011 (anno in cui rappresentano il 31,98% degli stranieri residenti). Dopo una crescita contenuta nella seconda metà del XIX secolo, periodo in cui numerosi genovesi emigrarono verso le Americhe, la città ha vissuto per buona parte del XX secolo un'esplosione demografica legata alla crescente espansione del porto e dell'industria metalmeccanica. A una prima fase di immigrazione dalle vallate del genovese e del basso Piemonte, seguì, dopo la Prima guerra mondiale, un afflusso considerevole di veneti e friulani. Negli anni cinquanta, sessanta e settanta l'esplosione demografica è stata enfatizzata dall'immigrazione interna prevalentemente dal meridione d'Italia (in particolari di residenti della Sicilia e della Sardegna), che ha provocato difficoltà urbanistiche a causa della mancanza di spazi edificabili pianeggianti, con la conseguente urbanizzazione massiccia delle aree collinari alle spalle del centro cittadino e degli sbocchi litoranei. La crescita demografica si è progressivamente arrestata sino a trasformarsi in una regressione. Gli abitanti sono infatti passati dagli oltre 816 000 del 1971 ai circa 610 000 del 2001: Genova ha perso un quarto della popolazione in 30 anni. Complice di tale situazione è anche l'età media dei residenti, che soprattutto in alcuni quartieri è decisamente elevata, il che comporta un numero di morti superiore a quelle delle nascite (nel 2011 si sono registrate 4 411 nascite contro 8 190 decessi). Confrontando i dati della popolazione del censimento del 1981 con quello del 2001, la popolazione di Genova è variata da 762 895 a 610 307 abitanti, per un decremento di 152 588 unità, pari a una variazione negativa di circa il 20%. Al contrario della maggior parte delle altre città densamente popolate che hanno avuto una diminuzione dei residenti negli stessi anni, dove a una perdita di popolazione del capoluogo è corrisposto un aumento medio della popolazione dei comuni della stessa provincia, in grado di compensare la prima se non addirittura superarla, nel caso di Genova anche la somma della popolazione degli altri 66 comuni della provincia è diminuita, passando dai 282 214 abitanti del 1981 ai 267 775 abitanti del 2001, per un decremento di 14 439 unità, pari a una variazione negativa di circa il 5,1%. Tuttavia, attraverso il fenomeno della rapallizzazione turistica lungo la costa di levante, e dell'espansione edilizia legata alle attività dei porti industriali di Genova, Savona e Vado Ligure, in collegamento tra loro, la città si è saldata con i comuni costieri in un unico agglomerato urbano di oltre 800 000 abitanti, riconfermando la sua realtà metropolitana al di là dei suoi confini comunali. L'età media dei genovesi (al 31/12/2010) è di 47,2 anni, con un picco di 48,8 anni nel municipio (ex circoscrizione) Medio Levante. L'indice di vecchiaia (rapporto tra gli over 65 e gli under 15) cittadino è di 233,2 (ovvero vi sono 233,2 persone di 65 anni e oltre per ogni 100 giovani sotto i 15 anni), con estremi nei municipi Val Polcevera (199,1) e Bassa Valbisagno (262,8); nel 2001 l'indice di vecchiaia cittadino era di 245,1. A Genova il numero medio di componenti per famiglia al 31/12/2010 si attestava a 1,99 e vi erano 302 656 nuclei familiari Tra le famiglie il 43,9% era composto da un solo componente (132 960 famiglie), il 27,5% da due persone (83 314 famiglie), il 16,9% da tre persone (51 141 famiglie), il 9,4% da quattro persone (28 522 famiglie) e il restante 2,2% (6 719 famiglie) con cinque o più componenti. Nel 2011 sono stati celebrati 1 534 matrimoni (570 con rito religioso e 964 con rito civile), 28 in più rispetto al 2010 (+1,9%); a partire dal 2007 (quando le unioni furono 2 087) vi è stato un forte calo nel numero complessivo di matrimoni, nonostante la popolazione residente nel periodo sia variata di poco. Il numero annuale medio di matrimoni per decennio era comunque in calo da tempo (4380 negli anni settanta, 3075 negli '80, 2551 nei novanta e 1928 nel primo decennio del nuovo secolo), ma questo era in parte attribuibile al calo della popolazione generale. I matrimoni tra divorziati nel 2011 rappresentavano il 42,3% dei riti civili e il 26,5% del totale dei matrimoni. Dal 2004 il numero di matrimoni civili è superiore a quello dei matrimoni religiosi (principalmente per via dell'aumento di matrimoni in cui almeno uno dei due coniugi è divorziato). Al 31 dicembre 2011, dai dati comunali, il municipio più popoloso era I Centro Est, con 90 098 residenti e una densità di popolazione di 127,30 abitanti per ettaro, mentre quello a maggiore densità di popolazione era II Centro Ovest, con 140,93 abitanti per ettaro, per un totale di 68 378 residenti. Il territorio del comune di Genova assunse l'attuale estensione nel 1926 con l'accorpamento di 19 comuni circonvicini. Al censimento del 1931 (il primo successivo all'annessione) la popolazione fu calcolata in 590 736 unità, superiore a quella dell'ultimo censimento del 2011, alla presentazione del quale la popolazione era di 586 180 abitanti. Abitanti censiti Etnie e minoranze straniere Secondo i dati Istat del dicembre 2017, i cittadini stranieri residenti a Genova sono 55 947, così suddivisi per nazionalità, elencando per le presenze più significative: Religione Sebbene la città sia nota per le sue simpatie socialiste e comuniste e per essere una città di sinistra (fu a Genova che nacque il Partito Socialista Italiano nel 1892), è sempre esistito un equilibrio tra poteri locali e curia cattolica che, dal canto suo, ha espresso personalità forti come quella del cardinale Giuseppe Siri. La stessa sinistra genovese ha raramente assunto posizioni anticlericali e la convivenza tra queste due anime ha talvolta portato a compromessi fra entrambe le parti, come nel caso delle mediazioni del cardinale Giuseppe Siri tra i camalli e l'Autorità Portuale Genovese. Verso la fine della seconda guerra mondiale, lo stesso cardinale, quando ancora era vicario generale dell'arcivescovo Boetto, aveva svolto il ruolo di mediatore tra la cittadinanza e l'amministrazione di occupazione tedesca, salvando di fatto il porto di Genova dalla distruzione, prima dell'abbandono delle forze tedesche. Genovesi erano papa Benedetto XV e il cardinale Siri mentre l'arcivescovo Angelo Bagnasco è nato in provincia di Brescia da una famiglia genovese. Conosciuti a livello nazionale sono stati don Gianni Baget Bozzo, politologo, per un periodo vicino alla corrente craxiana del Partito Socialista Italiano (per il quale fu europarlamentare dal 1989 al 1994) e tra i fondatori di Forza Italia, e don Andrea Gallo, fondatore della Comunità di San Benedetto al Porto e vicino ai movimenti no-global. Vi sono numerosi santi e beati di nascita genovese o genovesi di adozione, testimoni della fede cristiana a Genova e in Liguria, tra questi: Caterina Fieschi Adorno, Francesco Maria da Camporosso, Agostino Roscelli, Eugenia Ravasco, Tommaso Reggio, Benedetta Cambiagio Frassinello, Gianna Beretta Molla, Luigi Orione, Virginia Centurione Bracelli, Paola Frassinetti. Diversi santuari mariani sono presenti sul territorio municipale, mentre quello più conosciuto, tradizionale meta di pellegrinaggi nell'area genovese, il Santuario di Nostra Signora della Guardia sul monte Figogna, si trova nel vicino comune di Ceranesi. Infine va anche menzionato il Santuario di Nostra Signora della Vittoria, eretto dalla Repubblica di Genova nei pressi del Passo del Pertuso, nel comune di Mignanego, in ricordo della vittoria conseguita dai genovesi il 10 maggio 1625 sull'esercito del duca di Savoia Carlo Emanuele I. L'insperata vittoria, ottenuta con l'apporto di numerosi volontari polceveraschi, fu attribuita all'intercessione della Madonna. Istituzioni, enti e associazioni Media Stampa Il Secolo XIX nato nel 1886 è il principale quotidiano di Genova con sede in piazza Piccapietra. Inoltre a Genova si trova la redazione locale de La Repubblica (quotidiano). Corriere Mercantile è stato un quotidiano di Genova, chiuso per crisi nel luglio 2015. Era una delle testate più antiche d'Italia. Il Lavoro storico quotidiano di Genova, dopo essere passato al gruppo Gruppo Editoriale L'Espresso è stato incorporato ne La Repubblica (quotidiano) passando così da testata autonoma a supplemento locale. Radio Radio Babboleo nata nel 1976, è una delle prime radio libere d'Italia e la più ascoltata in Liguria. Radio Nostalgia. Radio 19 è di proprietà del Secolo XIX e trasmette in diretta dalla sede del quotidiano. TV Telegenova Primocanale Telenord Cultura Istruzione Studi superiori e Accademie Università degli Studi di Genova (con sedi decentrate a Imperia, Pietra Ligure, Savona, Chiavari e La Spezia) Conservatorio Niccolò Paganini Accademia italiana della marina mercantile Accademia ligure di scienze e lettere Accademia ligustica di belle artiBiblioteche e archivi Biblioteca Universitaria Biblioteca Civica Berio Biblioteca Franzoniana Biblioteca Lercari Biblioteca musicale del Conservatorio Biblioteca Internazionale per ragazzi Edmondo de Amicis Biblioteca della Società Ligure di Storia Patria Archivio di Stato di Genova (che custodisce, fra l'altro, i documenti ufficiali della Repubblica di Genova e del Banco di San Giorgio; conserva inoltre l'archivio dei notai della città dal 1154)Esistono inoltre numerose biblioteche di quartiere. Ricerca scientifica Istituto Italiano di Tecnologia (IIT)Musei Musei di Strada Nuova Palazzo Ducale Palazzo Reale Galata - Museo del mare Museo del tesoro della cattedrale di San Lorenzo Museo diocesano Museo delle culture del mondo Museo d'arte orientale Edoardo Chiossone Museo di storia naturale Giacomo Doria Museo di Sant'Agostino Teatri Teatro Carlo Felice Teatro Stabile di Genova Politeama Genovese Teatro di sant'Agostino, sede del Teatro della Tosse Teatro Gustavo Modena, sede del Teatro dell'Archivolto Teatro Cargo Teatro della Gioventù Teatro Rina e Gilberto Govi Teatro Garage Teatro VerdiZone fieristiche Fiera di Genova Magazzini del CotoneEventi Salone Nautico di Genova (dal 1962) Rolli Days (dal 2009) Euroflora (dal 1966) Goa-Boa Festival (dal 1998) Festival della Scienza (dal 2003) Premio Paganini (dal 1954) Confuoco (dal XIV secolo) Festival internazionale di poesia di Genova (dal 1995) Suq Festival (dal 1999) Genoa Open Challenger (dal 2003) TED (dal 2001) Festival internazionale del balletto di Nervi (dal 1955) La Voce e il Tempo (dal 2016)Musica Sono scarse le informazioni sull'attività musicale nei primi anni della storia della città. E anche successivamente, la potente Repubblica di Genova, per molti anni, ha sempre rivolto maggiore attenzione ai commerci e al mantenimento delle proprie colonie. Una discreta presenza, degna di essere evidenziata, si registra comunque ai tempi dei troubadors e uno dei personaggi più rappresentativi risponde al nome di Lanfranco Cigala (morto nel 1258 circa), uomo di legge, buon conoscitore della lingua occitana a lui familiare per i frequenti viaggi in Provenza quale rappresentante diplomatico della Repubblica di Genova. È intorno alla sua persona che si riunisce un gruppo di borghesi, anch'essi per la maggior parte giuristi (Bonifacio Calvo, Lucchetto Gattilusio, Percivalle e Simone Doria), che danno vita a un cenacolo trobadorico tra i più importanti d'Italia. Si incontravano in casa di Lanfranco, loro indiscusso vate, per discutere, leggere e ispirarsi alle rime dei più famosi esponenti della lirica provenzale. Negli anni successivi, riferimenti sulla vita musicale a Genova sono reperibili solo consultando archivi ecclesiastici in quanto tale attività è sostenuta e favorita dalla Chiesa e dalla nobiltà locale. I musicisti citati però provengono soprattutto da regioni limitrofe: Franchino Gaffurio (Lodi, 1451-1522), sacerdote e teorico musicale al servizio della famiglia Adorno; Vincenzo Ruffo (Verona, 1510-1587), compositore, maestro di cappella nei Duomo di Verona e Milano, a Genova al servizio di Andrea Doria. Verso la fine del Cinquecento la vita musicale della città registra un grande impulso grazie alle iniziative della Cattedrale di San Lorenzo che si organizza assumendo cantori e strumentisti fino a costituire un imponente organico musicale composto da un coro di 65 elementi e 34 orchestrali. In questo periodo si distinguono i due maestri di cappella, ambedue genovesi, Giovanni Battista Dalla (Della) Gostena (1558 circa-1593), autore anche di madrigali e opere per liuto e il nipote Simone Molinaro (1565-1615), i cui temi musicali sono stati utilizzati da Ottorino Respighi per una parte delle Antiche Arie e Danze, Suite numero 1. Un altro organista importante della Cattedrale è stato Michelangiolo Rossi (1601/2-1656) uno dei migliori allievi di Frescobaldi. Non è un caso se Niccolò Paganini (1782-1840), il più illustre musicista genovese, abbia tenuto i suoi primi concerti in diverse chiese della città. Acclamato violinista di eccezionale virtuosismo, Paganini è stato anche un compositore innovativo che ha scritto importantissime opere per il suo strumento (tra cui 24 Capricci, Variazioni, Concerti, 'Moto Perpetuò Sonate à mouvement perpetual 1831-1835). I suoi insegnanti furono Giacomo Costa, e Francesco Gnecco. La sua prodigiosa tecnica è arrivata sino ai giorni nostri attraverso alcuni musicisti che se la sono tramandata. L'eccezionale catena incomincia con Camill

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