Loquis: Chieti

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Chieti

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Pubblicato:  2019-07-09 00:00:00

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Chieti (Chjïétë o Chjìtë in dialetto abruzzese) è un comune italiano di 50 770 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Abruzzo. Gli abitanti di Chieti si chiamano chietini o teatini dall'antico nome latino e greco della città, Theate o Thegeàte, Θεάτη o Θηγεάτη in greco. Situata in parte su un colle, tra il fiume Aterno-Pescara e il fiume Alento, la città è posta strategicamente a breve distanza sia dal mare, sia dalla montagna. Chieti è la città più antica d'Abruzzo e una delle più antiche d'Italia. In passato è stata capitale del popolo dei Marrucini, municipio al tempo dei Romani, ed in età borbonica, capoluogo dell'Abruzzo Citeriore. Inoltre, durante la Seconda guerra mondiale, Chieti è stata considerata città aperta insieme con Roma e Firenze. La città è sede, insieme con Pescara, dell'Università Gabriele D'Annunzio: nel campus e nella città di Chieti hanno sede otto dipartimenti, una scuola, il rettorato, il senato accademico e la direzione generale oltre ad altre realtà, tra le quali il museo universitario, l'azienda per il diritto agli studi universitari e la fondazione dell'ateneo. A Chieti viene regolarmente celebrata una delle più antiche e famose processioni del Venerdì santo. Geografia fisica Territorio Chieti è situata nella parte centro-orientale dell'Abruzzo, a 330 metri sul livello del mare, su un colle che divide le acque del bacino del fiume Aterno-Pescara (a nord) da quelle del fiume Alento (a sud). La città gode di una favorevole posizione geografica, sia perché vicina alla riviera adriatica e alle masse montuose della Majella e del Gran Sasso con i relativi e immaginabili paesaggi (è detta "il terrazzo d'Abruzzo" e "la città aerea"), sia perché è servita dalle principali reti di trasporto del versante adriatico del Centro Italia. La città è costituita da due nuclei principali, Chieti alta e Chieti Scalo. Chieti alta è il nucleo più antico della città e comprende il centro storico che, situato sul colle, ospita numerosi resti ed edifici in vari stili che raccontano delle molte fasi storiche attraversate del capoluogo teatino. Chieti Scalo è invece la parte nuova e maggiormente commerciale della città. Adagiata nella vallata a nord della collina ed estesa fino all'argine destro del fiume Aterno-Pescara, si è sviluppata seguendo prevalentemente il percorso dell'antica via Tiburtina Valeria (che nel tratto urbano viene ridenominata e suddivisa in via Aterno, viale Abruzzo, viale Benedetto Croce e viale Unità d'Italia) e della ferrovia che l'attraversa. Proprio grazie al notevole sviluppo di questa parte della città negli ultimi decenni, oggi Chieti è bene integrata con tutti i comuni circostanti e fa parte della grande area metropolitana costiera centro-abruzzese, condivisa con Pescara, che raggiunge una popolazione totale di circa 450 000 abitanti. Chieti, soprattutto nella zona di Chieti Scalo, è popolata anche da numerosi studenti universitari che frequentano il campus dell'Università Gabriele d'Annunzio. Clima Il clima è tipicamente mediterraneo, e beneficia degli influssi di origine marina (la città dista dal mare poco più di 10 chilometri nella zona di Chieti Scalo), ma al contempo risente dell'influenza della Majella, da cui dista circa 25 – 30 km. Le temperature non sono né eccessivamente elevate, né troppo rigide, e le escursioni termiche tra il giorno e la notte si presentano decisamente contenute, come solo in alcune località abruzzesi della costa. Nel mese di gennaio (quello più freddo) si ha in media una temperatura di 6-7 °C, con le minime di 4-5 °C e le massime di 9-10 °C. In inverno può a volte accadere che con correnti da sud-ovest Chieti si ritrovi sotto condizioni di favonio (o föhn), capaci di provocare un repentino aumento della temperatura, che può arrivare persino a sfiorare i 25 °C, e una diminuzione dell'umidità relativa. Dall'analisi di numerosi dati, reperiti presso gli uffici del comune, le temperature minime notturne invernali hanno fatto registrare dei valori notevolmente alti, che sono forse pari solo a quelli del promontorio di Vasto: infatti non risulta che la minima assoluta abbia mai toccato i -10 °C, mentre nel circostante territorio si è potuti giungere a punte di -10 °C e oltre. In inverno la neve può cadere abbondante, spesso con punte anche di un metro, per l'arrivo delle perturbazioni dall'Est europeo: infatti a causa di correnti da nord-est Chieti risente sia dello stau, che provoca precipitazioni generalmente deboli, più intense se accompagnate da una depressione, sia del buran siberiano. Nel mese più caldo (luglio) la temperatura minima si aggira sui 20-21 °C, mentre la massima sui 30-31 °C, specie a Chieti Scalo, e come sempre più frequentemente sta accadendo, per l'influenza dell'anticiclone nordafricano, può succedere che di notte il termometro non vada al di sotto dei 20-22 °C, mentre di giorno si possono raggiungere valori massimi anche di 35-36 °C, valori esasperati anche dalla forte umidità che di solito li accompagna. Le precipitazioni sono decisamente abbondanti se raffrontate con quelle di altre aree dell'Abruzzo adriatico (sui 600–700 mm annui, che sono riscontrabili allo Scalo, più di 800 nella parte collinare) grazie alla buona esposizione del rilievo alle perturbazioni, prevalentemente nordoccidentali e nordorientali e concentrate soprattutto nell'autunno e nell'inverno. Tuttavia a differenza di molte città del Nordeuropa le piogge sono distribuite in meno giorni (all'incirca sugli 80-100 giorni all'anno), questo significa che molto spesso si verificano dei temporali di eccezionale vigore, non infrequentemente accompagnati da grandine o fulmini. Una certa secchezza e scarsità di precipitazioni si può riscontrare in estate, in cui il bel tempo è interrotto solo a lunghi intervalli da piogge e temporali, soprattutto pomeridiani, causati da depressioni cicloniche che dal Nord Atlantico valicano le Alpi, sfaldando il regime dominante di alta pressione. Verso la seconda metà di agosto fanno la loro comparsa le prime precipitazioni significative, e i picchi massimi annuali di precipitazioni si registrano fra ottobre e novembre. Il vento è spesso intenso, ma al contempo mitiga le temperature estive. A causa della sua peculiare posizione collinare Chieti è una città tra le più ventose d'Italia, i venti sono frequenti soprattutto in inverno, durante il quale sono freddi (siberiani) e portano neve e gelo, e in primavera, durante la quale portano la particolare brezza collinare. I valori di umidità diurni non sono di solito elevati, anche se, specie in luglio e agosto, si hanno lunghi periodi assai afosi, dovuti principalmente all'anticiclone nordafricano e alla vicinanza al mare. Le sottostanti tabelle sono riferite ai dati dal 2009 in poi. Fonte: Chieti meteo Storia Per analizzare la storia di Chieti bisogna andare molto indietro nel tempo: Chieti infatti è fra le più antiche città d'Italia. Le sue origini storiche si confondono con la mitologia; una leggenda racconta che l'odierna Chieti fu fondata nel 1181 a.C. dall'eroe Achille, che la chiamò Teate in onore di sua madre. Anche se si tratta solo di una leggenda, l'eroe omerico è rappresentato nello stemma del comune su un cavallo rampante, mentre regge una lancia e uno scudo su cui è raffigurata una croce bianca su campo rosso con quattro chiavi, che rappresentano le quattro porte d'ingresso della Chieti medievale (Porta Sant'Anna, Porta Santa Maria, Porta Napoli e Porta Pescara). Altre leggende sulle origini di Chieti narrano che venne fondata dai Pelasgi in onore della ninfa Teti (in greco Thètis, Θετις). Secondo lo scrittore Girolamo Nicolino la nascita di Chieti risale al 1181 a.C. Stando allo storico greco Strabone, la città fu fondata dagli Arcadi e inizialmente denominata Tegeate (in greco Θηγεατη). L'attuale Chieti, chiamata dai romani Teate Marrucinorum, fu subito riconosciuta da questi come la Capitale del bellicoso popolo dei Marrucini, che si distinsero per i duri combattimenti contro Roma conclusi nel 304 a.C. con un trattato di pace chiesto dai Marrucini e altri alleati italici. Da quel momento i Marrucini divennero fedeli alleati dei Romani, offrendo loro appoggio militare in numerose e importanti battaglie (contro Pirro, contro i Galli cisalpini, contro Perseo di Macedonia, contro Annibale e Asdrubale). Teate partecipò alla Guerra sociale per il riconoscimento della cittadinanza romana a tutti gli Italici e dove perse la vita, sconfitto da Gaio Mario, il condottiero marrucino Asinio Herio, (la cui stirpe, trasferita a Roma, divenne una potente famiglia, la gens Asinia). Roma vinse la Guerra sociale ma concesse la cittadinanza a tutti i popoli italici. Nel 91 a.C. Chieti entrò definitivamente nell'orbita romana: fu eretta a municipio e urbanizzata, secondo i canoni romani, divenne così il principale centro economico della regione e arrivò a contare oltre 60 000 abitanti, una popolazione considerevole per l'epoca. Fu arricchita delle strutture proprie dei municipi romani con un foro, un teatro da cinquemila posti e circa ottanta metri di diametro avente come sfondo il monte Gran Sasso d'Italia (visibili tuttora resti di un pezzo di cavea), un anfiteatro di medie dimensioni (60x40 metri) da quattromila posti (restaurato, utilizzabile), un acquedotto con relative canalizzazioni anche sotterranee e le terme, strutture ancora parzialmente visibili in vari stati di conservazione e dotate di cisterna sotterranea a nove ambienti di grande capacità e ottimamente conservate. A seguito del crollo dell'Impero romano, Chieti tornò ad avere un ruolo predominante sotto la dominazione dei Longobardi che la fecero gastaldato di dominio regio, finché non fu distrutta da Pipino nell'801. La definitiva cesura storica fra la città antica e quella medievale, è rappresentata dal Sacco dell'801, allorché la città, all’epoca prefettura di castelli longobarda, difesa dal Conte Roselmo, fu data alle fiamme.In seguito, sotto il controllo dei conti normanni, la città si risollevò e continuò a far valere il proprio ruolo di preminenza anche sotto la dominazione sveva. Teate nel 1094 venne proclamata da Roberto il Guiscardo la città capitale degli Abruzzi e subito consegnata a suo nipote Drogone. Nell'ottobre del 1097 papa Urbano II fu ospite di Teate e vi predicò la crociata, spronando i crociati alla conquista di Gerusalemme e alla liberazione del Santo Sepolcro dal dominio musulmano. L'emblema più antico di Teate, cioè lo scudo con la croce, come quello della famiglia Valignani, deriva appunto dalla consistente partecipazione alle crociate. Nel 1227 Federico II confermò al vescovo Bartolomeo il privilegio in perpetuo delle varie donazioni di possedimenti precedentemente concesse nel 1195 da suo padre Enrico VI alla chiesa teatina, dell'ampio territorio fluviale e boscoso intorno a Sambuceto, la decima del ponte e del porto di Aterno, il castello di Montesilvano e la villa di Spoltore. Così la città rimase fedele all'impero anche con Manfredi – che vi dimorò nel Natale del 1255 – e con Corradino di Svevia, legato da fraterna amicizia con il condottiero Simone da Chieti, pure se alla morte di Federico II papa Innocenzo IV la colmò di benefici per cercare di trarla a sé. Con gli Angioini e soprattutto con gli Aragonesi, conobbe un ulteriore periodo di grande sviluppo e fu posta a capo di tutti gli Abruzzi con diritto di battere moneta propria. La titulatio di città regia e capoluogo degli Abruzzi, concessa nel 1443 da re Alfonso V d'Aragona, appare ancora sullo stemma della Città, e recita: Theate Regia Metropolis utriusque Aprutinae Provinciae Princeps (Chieti città regia e capoluogo di entrambe le province degli Abruzzi). Durante il Medioevo giunse nell'Abruzzo Citra la nobile famiglia Valignani, casato di probabile origine normanna, che acquistò varie micro-signorie nei pressi di Chieti, destinato ad avere un ruolo di primo piano nel parlamento teatino e a influenzare la politica cittadina dagli anni quaranta del XVI secolo fino alla fine del XVII secolo, anche grazie a un'accorta politica di alleanze con altri ambiziosi gruppi famigliari insediati a Chieti, come i Tauldino, i Salaia, gli Enrici, i Petrucci e i Ramignani. Nel 1539 nacque a Chieti Alessandro Valignano, il gesuita padre visitatore e coordinatore di tutte missioni cristiane in Estremo Oriente, evangelizzatore in India e soprattutto Giappone, ideatore dei criteri di "inculturazione" e "adattamento", basilari per il futuro ecumenismo. Fu maestro di Matteo Ricci, che lui destinò alla Cina, fu anche il fondatore della prima università dell'estremo oriente (il collegio di San Paolo di Macao) e si dedicò con energia allo sviluppo e alla gestione commerciale del porto di Macao, finanziando in tal modo, con i relativi proventi, le missioni in tutta l'Asia. È stato recentemente rivalutato come uno dei più grandi missionari cristiani. Nel Seicento Chieti assunse la conformazione urbanistica che fondamentalmente ancora oggi la contraddistingue e che fu favorita dal potere ecclesiastico che in epoca di Controriforma si prodigò nella costruzione di imponenti edifici, tra cui il palazzo del Seminario diocesano, che si aggiunsero ad altre importanti opere erette principalmente il secolo prima (Torre arcivescovile, ammodernamento della Cattedrale di San Giustino). Nel 1646, a causa dei debiti di Filippo IV di Spagna nei confronti di Ladislao IV di Polonia, Chieti fu venduta a Ferdinando Caracciolo, duca di Castel di Sangro, ma l'oligarchia patrizia teatina si oppose e nel 1647 la città fu ricomprata e reintegrata nel demanio regio. Inoltre, nel 1656, a seguito di una grave epidemia di peste, la città vide ridurre drasticamente i cittadini eletti del Parlamento teatino, i quali avevano il compito di eleggere il camerlengo e i magistrati, che erano i principali addetti alla pubblica amministrazione. Nella seconda metà del XVIII secolo tornò a svilupparsi un certo dinamismo, soprattutto culturale, che portò all'istituzione di scuole e accademie (in questo periodo lo storico e poeta Federico Valignani fonda la nota Colonia Tegea) con conseguente incremento dello sviluppo del patrimonio artistico. Nell'Ottocento ebbe inizio l'occupazione francese e nonostante il popolo teatino avesse espresso posizioni antifrancesi, nel 1806 i francesi costituiscono la città in piazzaforte, arricchendola di nuove strutture amministrative. Nel periodo risorgimentale e in quello immediatamente successivo, molti teatini e abruzzesi (sia dell'Abruzzo Citeriore sia Ulteriore) si unirono ai gruppi di resistenza agli invasori sabaudi (chiamati poi dai Savoia "briganti") e, di contro, altri teatini aderirono al processo per l'unificazione. Nel 1861 il re Vittorio Emanuele II entrò in città proclamandone l'annessione al Regno d'Italia. Da quel momento Chieti seguì la storia dello Stato italiano. Presso la Corte d'Assise di Chieti, tra il 16 e il 24 marzo del 1926 si tenne il processo Matteotti in cui vennero giudicati gli esecutori materiali dell'omicidio del politico socialista Giacomo Matteotti avvenuto il 10 giugno 1924. È universalmente ritenuto che tale processo fu fortemente condizionato dalle pressioni politiche fasciste al fine di minimizzare le condanne ed evitare di risalire ai mandanti. Nel 1940, dal 13 giugno al 10 novembre, l'edificio dell'asilo infantile Principessa di Piemonte, venne trasformato nel campo di concentramento di Chieti. Il campo ospitò fino a 29 internati (prevalentemente francesi, inglesi ed ebrei), che dopo la chiusura vennero trasferiti nei campi di Montechiarugolo, Casoli e Manfredonia. Nel corso della seconda guerra mondiale Chieti, similmente ad altre città come Parigi, Roma, Firenze e Belgrado, fu considerata città aperta, grazie soprattutto alle richieste dell'arcivescovo di Chieti-Vasto Giuseppe Venturi con la perdita di importanza strategico-militare del sito, con la parte più calda del fronte spostata sull'asse tirrenico. La notte tra il 9 e il 10 settembre del 1943 presso palazzo Mezzanotte, di fronte alla cattedrale di San Giustino, pernottarono il capo del Governo Pietro Badoglio, lo Stato Maggiore delle Forze Armate oltre a nobili in fuga da Roma insieme con i reali (che però trascorsero la notte nel castello di Crecchio di proprietà dei duchi di Bovino). Salvo il generale Badoglio partito nottetempo per Pescara e lì imbarcatosi, tutti gli altri, famiglia reale compresa, si diressero il giorno successivo verso il porto di Ortona per imbarcarsi alla volta della Puglia. Nel 1943/44 a Chieti trovarono accoglienza circa 100.000 profughi provenienti da diverse zone dell'Abruzzo (la città contava all'epoca circa 30000 abitanti). I cittadini di Chieti, sebbene vessati da una drammatica situazione sociale, economica, igienico-sanitaria e sempre con il terrore dei tedeschi a pochi chilometri, non esitarono a prodigarsi per dare asilo nelle proprie case agli sfollati. Per questi fatti la città di Chieti è stata insignita di medaglia d'oro al valor civile nell'anno 2018.Nell'epoca moderna a Chieti si è registrata un'importante evoluzione urbana che si è avuta in particolare nella parte bassa della città, la cui crescita industriale ha collocato Chieti tra le realtà economiche più importanti dell'Abruzzo. Onorificenze Medaglia d'oro al merito civile: Data del conferimento: 11/01/2018 Motivazione: Comune di circa trentamila abitanti, all’indomani dell’armistizio fu sede di un Comando di presidio tedesco, subendo rastrellamenti di automezzi, armi e uomini, che provocarono la reazione e l’ostilità della popolazione, che costituì un gruppo di resistenza. A seguito dell’ordine tedesco di evacuazione dei centri limitrofi, numerosi sfollati si riversarono sulla Città, che raggiunse ben presto le centomila presenze e, nonostante una grave situazione igienico - sanitaria per la presenza di molte persone e i bombardamenti alleati, riuscì a mantenere aperti il Municipio e gli Istituti di Credito, che aiutarono economicamente l’intera cittadinanza e gli sfollati. La popolazione, sebbene provata da continue violenze, reagì dando asilo a migliaia di fuggiaschi, fino alla liberazione. 1943/1944 - Chieti Monumenti e luoghi d'interesse La via principale della città è il corso Marrucino, che va da piazza Trento e Trieste (comunemente conosciuta anche come piazza Trinità), costeggia piazza Gian Battista Vico, attraversa piazza Gian Gabriele Valignani e termina su via Arniense, nel cuore del centro storico del capoluogo teatino. Il palazzo del municipio si trova in piazza San Giustino (un tempo intitolata a Vittorio Emanuele II), mentre il palazzo della provincia si trova lungo corso Marrucino. Attualmente la sede municipale è situata su corso Marrucino nei pressi di piazza Valignani, all'interno dell'ex sede della Banca d'Italia - chiusa nel 2009: la nuova sistemazione si è resa necessaria in seguito ai danni riportati dalla sede storica municipale, in piazza San Giustino, per il sisma aquilano del 6 aprile 2009. Architetture religiose Cattedrale di San Giustino È la chiesa principale di Chieti, nonché la più antica, risalente al X secolo. La chiesa subì rimaneggiamenti nel Medioevo, e fino agli anni venti del Novecento conservò un impianto barocco settecentesco. Lavori massicci di restauro portarono la cattedrale ad assumere un aspetto esterno neogotico, tranne l'interno barocco e la cripta medievale gotica. L'interno a tre navate ha la nave centrale coperta da volta a botte lunettata, e i dipinti sono attribuiti a Saverio Persico e Ludovico de Mayo della scuola napoletana. Negli altari vi sono stucchi di Stefano Mambrini e gli arredi lignei appartengono a Saverio Mosca (XVIII secolo). La cripta gotica dedicata a san Giustino di Chieti è dell'XI secolo, e ha mantenuto l'aspetto del restauro gotico del XIII secolo. È suddivisa a volte a crociera con un busto in ferro del santo, opera di Nicola da Guardiagrele. Vi sono frammenti di affreschi rinascimentali, tra i quali quello completo di san Giustino. L'esterno ha un aspetto molto monumentale, frutto dei restauri degli anni 1920-1930. Ha pianta basilicale con cupola ottagonale sul transetto. La facciata poco visibile per via del mastodontico campanile è a capanna, con rosone a raggi. L'ingresso principale è sul lato che si affaccia sulla piazza: un portale neogotico restaurato da quello barocco, con lunetta mosaicata e strombature. Un piccolo campanile precede un piccolo portico a costoloni e un lato del transetto, con rosone. Vi sono varie merlature e beccatelli in stucco bianco per decorazioni. Il campanile è stato in parte ricostruito ex novo nel restauro novecentesco, sulla base di pietra di quello vecchio. Ha una massiccia struttura con arcate a bifore gotiche e cuspide superiore, ispirata ai campanili rinascimentali abruzzesi della scuola di Atri.Oratorio del Sacro Monte dei Morti  È una arciconfraternita storica risalente all'epoca della Controriforma, che ha sede presso la cripta del Duomo, in un edificio annesso.Chiesa di San Francesco al Corso  È preceduta da un'ampia scalinata, seconda chiesa maggiore della città. Risale al XIII secolo, ma è stata ampiamente modificata nel XVII secolo, con il presbiterio del 1699. La facciata di medievale possiede solo il rosone a raggi, sormontato da un classico finestrone settecentesco. Il portale è in pietra bianca con decorazioni classicheggianti. L'interno a navata unica possiede stucchi di Giovanni Battista di Gianni, che decorò con stucchi la cappella di santa Caterina. Le tele sono di Giovanni Battista Spinelli e Ercole Graziani. La chiesa all'esterno è riconoscibile per il classico cupolone.Chiesa di Santa Chiara  La chiesa medievale (XIII secolo, lungo via Arniense) è stata ristrutturata nel Settecento da Girolamo Rizza e Michele Clerici. Gli altari sono di Giovanni Battista Spinelli. Ha navata unica con volta a botte, decorata da stuccatori lombardi. La chiesa è stata un importante monastero delle clarisse.L'affresco centrale della volta è di Raffaele Del Ponte, pittore teatino del primo '800, raffigurante l'Assunzione di Maria. La pala d'altare maggiore è di Giovanni Battista Spinelli, raffigurante la Pentecoste, così come quella della terza cappella a destra, raffigurante la Madonna col Bambino tra San Francesco e San Giuseppe. Chiesa di San Domenico degli scolopi  La chiesa fu consacrata nel 1672. Ha interno a navata unica con cappelle laterali e presbiterio quadrato con volta a botte. Vi sono tele di Giacomo Farelli. La facciata in pietra in classico barocco è del 1720, e il campanile è una robusta torre in ciottoli e pietra sbozzata.La facciata è in stile classico in pietra divisa in due ordini. Il campanile, in cotto, risale al XVIII secolo. L'interno è a navata unica fiancheggiata da alcune cappelle. Le decorazioni richiamanti temi biblici sono di G. B. Gianni, architetto lombardo. Nella prima cappella a destra vi sono rappresentate le storie del figliol prodigo e la cacciata dal paradiso terrestre di Adamo ed Eva, sulla volta vi è raffigurata il sacrificio di Isacco da parte di Giobbe. Nella seconda cappella vi è la nascita e l'annunciazione della Madonna. Delle cappelle a sinistra è stata affrescata soltanto la prima con le storie di san Martino. La pala di san Giuseppe Calasanzio è stata dipinta nel 1790 da Giacinto Diana. Il quadro del santissimo rosario è stato dipinto da Giacomo Farelli nel 1679. Il pulpito è realizzato con intarsi di radica, mentre l'altare è in marmo policromo. L'organo risale al settecento. La navata ha la volta a botte in cui vi è un'ellisse che simula una cupola. Dal presbiterio si accede al museo diocesano d'arte sacra. Chiesetta di Santa Maria Calvona  Un tempo chiesa campestre eretta sopra una necropoli romana nel XV secolo, oggi ha un semplice aspetto barocco del XVIII secolo. La pianta è rettangolare a capanna, con facciata molto semplice, ornata da cornice a timpano triangolare e campanile a torretta. L'interno è a navata unica e ospita una confraternita speciale che sfila durante il Venerdì Santo a Chieti.Chiesa di Sant'Anna Si trova all'entrata del cimitero. Risalirebbe al XIII secolo ma è stata ampiamente modificata in epoca barocca, con un'ulteriore massiccia modifica novecentesca, tanto da sembrare in stile Liberty. Ha pianta rettangolare con facciata preceduta da un pronao ad arco con due ordini di colonne laterali. Sempre nel Novecento è stata realizzata una cappella identica alla chiesa, posta al suo fianco all'entrata.Chiesa del Sacro Cuore È una chiesa del XIX secolo, realizzata in stile neoclassico, con facciata restaurata in stile quasi moderno negli anni 1950. La facciata monumentale, scandita da paraste a fasce bianche, con portale classico in stile pseudoromanico, con lunetta ornata da un bassorilievo. Il campanile antico è stato demolito per costruirlo ex novo sotto forme moderne. L'interno è a tre navate.Chiesa di San Giovanni Battista È una chiesa barocca, originaria del XIII secolo, modificata ampiamente nel XVIII secolo, e si trova al limite di via dei Sette Dolori, verso Piazza Garibaldi. Ha una struttura annessa per il convento dei cappuccini.L'interno è composto da una sola navata, con volta a botte lunettata e quattro cappelle laterali tra loro comunicanti, poste sul lato sinistro. l'abside è rettangolare, totalmente occupata dall'altare maggiore; tale altare è in legno di noce, con particolari in ebano e altri legni pregiati, costituendo il capolavoro dei frati Marangoni. La cimasa racchiude l'immagine di Dio Padre benedicente; alla base delle colonne due piccoli tempietti ornati ripropongono la miniatura del disegno d'insieme. Il ciborio è a forma di tempio a più piani, con piccola cupola; la pala d'altare è del Cinquecento, raffigurante l'Incoronazione della Vergine Maria in trionfo tra angeli e santi Chiesa di Sant'Agostino È una chiesa storica del XIV secolo, modificata nel Settecento a causa di un incendio del 1562, che la danneggiò irrimediabilmente nell'originario stile medievale, riscontrabile in alcune finestre gotiche murate. Ha monumentale pianta rettangolare, con annesso convento, oggi divenuto centro di fisioterapia e riabilitazione oltre ad assistenza e istruzione semiresidenziale per disabili. La facciata ha finestrone e portale architravato con decorazioni classicheggianti.Lo spazio interno è a navata unica, coperto da volta a botte lunettata, è costituito da una navata in cui si aprono quattro cappelle laterali, riccamente decorate da maestranze lombarde, tra cui Michele Clerici (1746-51), Domenico Poma (1735-36) e Vittore Fontana (1731). Clerici usò la copertura a vela anziché a cupola, gli artisti Teodoro Padre e Figlio realizzarono invece l'altare maggiore, insieme con quello della cappella della "Madonna della Cintura", di Ludovico Teodoro. Di notevole importanza anche i pannelli laterali nella decorazione interna, che illustrano i principali santi agostiniani, così come il prezioso velario che copre tutta la volta, con fitto ricamo a stucco.Il campanile è a torre, a pianta rettangolare. Chiesa di Sant'Agata È una chiesa molto antica del XIII secolo, ma trasformata nel XVIII all'interno. Ha facciata a capanna con alcuni elementi medievali come le cuspidi e il portale gotico, con rosone a raggi superiore. L'interno a navata unica è in sobrio stile barocco, con altare infisso in una cornice di colonne.Chiesa della Santissima Trinità L'impianto è del tardo XVI secolo, con decorazioni interne barocche. Ha facciata in laterizio con portale lapideo del 1602. Il campanile a torre ha una cuspide a linee tondeggianti. Le cappelle interne sono dedicate a sant'Emidio, Maria Santissima Incoronata e la Santissima Trinità. L'altare ligneo è di Fabrizio De Fabritiis (1770).Parrocchia di San Camillo de Lellis È una chiesa moderna degli anni '80, costruita in cemento armato. Sede parrocchiale del quartiere Filippone, ha impianto rettangolare con motivi geometrici che ricalcano le linee curve, e una torre campanaria.Chiesa di Santa Maria in Civitellis Ubicata nel rione teatino della Civitella presso i resti archeologici dell'anfiteatro romano, la chiesa con il relativo convento celestiniano venne fondata nel 1295 da Roberto da Salle, per poi essere completata nella struttura nel 1304, mentre importanti modifiche risalgono alla fine del XVI secolo e alla seconda metà del XVII. Ad esempio, si devono a quest'ultimo periodo gli altari inseriti nelle grandi nicchie della navata, le quattro statue di personaggi biblici appoggiate sui pilastri della cupola, il vestibolo, la volta a lunetta e la cupola dalla pianta di un'ellisse irregolare, che è più bassa rispetto alla precedente. Invece la presenza di una sola navata e l'alto tiburio sono caratteristiche tipiche dell'architettura degli ordini mendicanti e il portale gotico realizzato da Nicola Mancino da Ortona nel 1321 mostra l'influenza del territorio di Chieti. Altri aspetti interessanti sono la controfacciata, che presenta un drappo in stucco e una statua di Roberto da Salle, e l'affresco La caduta di Lucifero dipinto nel 1739 da Donato Teodoro.Chiesa di Sant'Antonio Abate È una chiesa del XIII secolo, restaurata nel XVII secolo, con architettura vanvitelliana interna. La facciata alla base possiede elementi medievali nel portale gotico del 1375, unico elemento originale conservatosi. È una tipica entrata gotica con strombature e colonne laterali tortili. Il campanile è a torre; l'interno è a navata unica, piuttosto semplice, rappresentando, insieme con la facciata i canoni stilizzati dell'arte neoclassica. La chiesa si trova nella via Arniense.Chiesa di San Gaetano È una chiesa barocca del XVII secolo, posta poco lontano dal corso Marrucino e dalla piazzetta dei Tempietti. Fu fondata nel 1655 quando San Gaetano Thiene divenne patrono di Chieti, diventando cappella comunale, con lo stemma del santo e della sua congrega riproposto proprio sul portale d'ingresso. Ha pianta a croce greca, con decorazioni interne a stucco, di maestranze lombarde. L'arredo pittorico è stato realizzato da Giuseppe Lamberti di Ferrara.Chiesa della Madonna Addolorata Si trova in via Sette Dolori, e risale al XVII secolo. Come le altre chiese di Chieti, è stata ornata negli stucchi barocchi dalle maestranze lombarde. Da diversi anni attende un restauro ed è chiusa al pubblico.Chiesa di San Francesco di Paola Chiesa del XVII secolo, fu costruita insieme con un convento, inizialmente nota come "Santa Maria de Contra". Mostra paramenti murari in laterizio, parzialmente intonacati, con la facciata caratterizzata da semplice portale centrale in pietra. Esso è sovrastato in asse da un finestrone e da un orologio aggiunto nell'800. Lese d'angolo e cornice in pietra sostengono il timpano triangolare superiore; la chiesa ha impianto longitudinale a navata unica, con altari laterali e ingressi ai vari locali di servizio dell'ex convento. La navata è coperta con una volta a botte a tutto sesto, con arconi trasversali. La copertura è realizzata con tetto a capanna, ornato da manto in coppi su cui si erge il piccolo campanile a vela. La decorazione barocca interna si concentra su un ordine di paraste corinzie che si alternano alle arcate, sopra cui si imposta la trabeazione modanata.Chiesa di Mater Domini Si trova nell'omonima via, ed è sorto di recente, rispetto alle altre chiese teatine del centro, poiché frutto di una ricostruzione per i danni subiti nella seconda guerra mondiale. Il tempio originale era molto antico, si presume fondato dai Longobardi, e sorse quando i Cappuccini del monastero di Santa Chiara furono sfrattati con la soppressione dell'ordine nel 1866, e e acquistarono un locale adiacente all'antica chiesetta di Santa Maria Mater Domini, nel 1899. Tuttavia i nuovi lavori del 1954, che hanno ricostruito e allargato la parrocchia attuale, hanno conferito un aspetto più moderno, quello attuale. Conserva alcuni paramenti sacri della vecchia chiesa, come un bassorilievo della Madonna col Bambino.Chiesa di Santa Filomena È una chiesa del XVIII secolo, costruita come cappella privata, compresa oggi nel nucleo moderno di Chieti Scalo. La chiesa ha un aspetto semplice all'esterno, di piccola cappella a capanna, con soffitto a spioventi. L'interno a navata unica è molto più ricco, composto da un'entrata con la balaustra sorretta da doppio ordine di colonne per sorreggere l'organo. Presso il presbiterio si erge una falsa cupola, dove si aprono quattro archi, due dei quali sormontano i due altari laterali. L'altare maggiore è caratterizzato da un tempietto alla greca idealizzato, con all'interno la nicchia che ospita la statua della santa.Chiesa della Madonna delle Piane Si trova a Chieti Scalo nella via dei Vestini, vicino all'Università "Gabriele D'Annunzio". Risale al XVII secolo, con un oratorio in stile moderno, posto a fianco. La chiesa ha pianta rettangolare a navata unica, con aspetto settecentesco, e portico con arcate all'entrata. Caratteristico è il campanile a torre con lo slanciato livello superiore della cella dell'orologio. Verso fine aprile si celebra nella chiesa la festa della Madonna, molto sentita dai Chietini.Parrocchia di San Martino Vescovo Si trova nella contrada omonima, risalente al XIX secolo, e in gran parte ristrutturata nel '900, con la costruzione del campanile a torre. Ha struttura molto semplice. Nel 2015 sono incominciati i lavori di costruzione di una nuova parrocchiale nella contrada, sempre dedicata a San Martino, per questioni di spazio e aumento dei fedeli.Tempietto di Santa Maria del Tricalle È una delle più antiche, sorge sulla medievale Santa Maria del Tricaglio (o della Tricaglia), costruita a sua volta su un edificio più antico a pianta ottagonale; alcuni studiosi hanno ipotizzato che si tratti di un tempio dedicato a Diana Trivia e posto su una diramazione della via Claudia Valeria. La chiesa è stata restaurata nel XIX secolo, e negli anni '60 inglobata nel moderno quartiere Tricalle, venendo gestita dalla vicina parrocchia di San Francesco Caracciolo. Ha pianta ottagonale, originalmente circolare, con la cupola modificata rispetto all'originale semisferica, venendo leggermente schiacciata. Le tracce del portico che precedeva il portale a sesto acuto sono state eliminate. L'interno è in stucco bianco, con alcuni disegni di Francesco Paolo Michetti in affresco.Chiesa di Santa Maria de Cryptis È una chiesa del 1568, dallo stile tardo barocco, e si trova presso località Villa Obletter. Ha un caratteristico campanile con cuspide a "cipolla", ha impianto rettangolare a capanna, con l'abside semicircolare, ornato da vetrate che mostrano scene dei prodigi divini. Fu per due secoli la cappella della famiglia Toppi e di altre locali, poiché ha una cripta con i sepolcri dei vari membri succedutisi dal Cinquecento all'Ottocento.Chiesa di Santa Maria degli Angeli Si tratta di una moderna ricostruzione della vecchia chiesa settecentesca a navata unica. L'aspetto attuale troneggia su Piazza Venturi, e ricalca lo stile delle chiese romaniche abruzzesi con impianto rettangolare, con facciata sormontata da un tiburio ottagonale che funge da campanile.Chiesa di San Fele Situata sull'omonima via, è un piccolo luogo di culto del XVIII secolo.Architetture civili Villa Frigerj Nella villa fatta costruire dal barone Ferrante Frigerj e venduta nel 1864 al comune di Chieti hanno trovato sede il Museo archeologico nazionale d'Abruzzo, nello stabile neoclassico, mentre l'enorme giardino è diventato il principale parco pubblico di Chieti, ricco di alberi secolari, fontane, terrazzamenti panoramici sulla città e verso il monte Majella.La costruzione risale al 1830 su progetto di Errico Riccio, domina una piccola altura, originariamente terreno agricolo della famiglia, localizzato all'esterno delle mura cittadine, presso Porta Sant'Andrea. Nel 1864 l'immobile fu sede scolastica, per la precisione del Real Istituto Tecnico Commerciale, uno dei più rinomati del centro Italia. Nel 1959, con la costruzione della nuova sede dell'istituto, e per l'interessamento del soprintendente Valerio Cianfarani, la villa è divenuta sede del Museo Archeologico Nazionale, dal 2014 assegnato al Polo museale d'Abruzzo. All'esterno l'edificio è rivestito in bugnato liscio di mattoni, al pianterreno e in semplici mattoni nei restanti livelli. La facciata rivolta verso Chieti è coronata da un tempietto, all'interno è esposta la più importante raccolta archeologica d'Abruzzo, fruibile attraverso un percorso museale allestito nel 2011 e ampliato nel 1014 seguendo dei criteri che volgono a tracciare una storia degli italici abruzzesi, per distinzione di tribù. Al pianterreno in una sala speciale è situata la statua del Guerriero di Capestrano, e vi è anche una sala biblioteca di 13.000 volumi con pannelli esplicativi per approfondimenti vari. L'allestimento è stato curato da Mimmo Palladino. Al primo piano sono presenti vari reperti ritrovati nel territorio abruzzese, disposti secondo un ordine cronologico dalla fase preistorica fino al tardo Impero Romano. Palazzo Fasoli Situato in largo Gian Battista Vico, fu rimaneggiato negli anni Trenta e conserva dell'antica struttura i balconi del piano nobile. Questi ultimi, dalle decorazioni in pietra come anche per il portale, sono caratterizzati dalle capricciose cimase in stile rococò che li sormontano. Il resto del prospetto è interamente intonacato nella tonalità del rosso pompeiano. Palazzo della Banca d'Italia La sua facciata curvilinea si affaccia su piazza Valignani, sul luogo in cui in passato era presente il palazzo gentilizio dell'omonima famiglia di Vacri. La sua edificazione fu imposta nel 1913 sopra il vecchio Palazzo Valignani, a causa del cedimento di un pilastro delle sottostanti cisterne sotterranee romane. La struttura è divisa in due settori da cornicione marcapiano: la base è fasciata in bugnato liscio, presentando cinque arcate d'ingresso al portico, e il secondo settore ha un loggiato con finestre dalle cornici a triangolo e a semicerchio. Dopo il terremoto del 2009, il palazzo ospita la sede comunale di Chieti, in attesa del restauro del Palazzo d'Achille. Palazzo della sede della ex Cassa di Risparmio della provincia di Chieti Dalla piccola facciata di gusto classico, fu progettato per accogliere una sede istituzionale in seguito all'unità d'Italia e presenta un finto pronao corinzio del XX secolo. Palazzo della Provincia Detto anche "della Prefettura", sorge sul corso Marrucino, nella collocazione dell'antico convento dei Domenicani, demolito nel 1913 insieme con la chiesa. Presenta un'elegante facciata pseudo-cinquecentesca su portico sorretto da colonne binate con capitelli ionici. Negli splendidi saloni storici della residenza del Prefetto si conservano, tra soffitti decorati e arredi d'epoca, diverse opere come una tela di Basilio Cascella de Il suono e il sonno (1894), e il quadro del vastese Valerico Laccetti Christus Imperat (1883).Palazzo della Camera di commercio Dapprima palazzetto delle corporazioni, risale agli anni Trenta ed è ispirato ai palazzi comunali del medioevo italiano, in particolare per la presenza di una torre al centro del prospetto principale. Il progetto dell'architetto Camillo Guerra consisteva in un edificio eclettico, che attingeva dal rinascimento romano per quanto concerne le finestre del secondo piano, dall'abbazia di San Clemente a Casauria per il portico del pian terreno e dal palazzo della Santissima Annunziata di Sulmona per le finestre del primo piano. Caratteristici sono anche gli elementi decorativi che rimandano al regime fascista, come l'aquila imperiale poggiante su una testa di Mercurio, dio del commercio. Il cornicione è sorretto da beccatelli sotto il quale trovano collocazione ceramiche policrome sulle professioni praticate nella regione. Palazzo ex OND - Museo Universitario Esempio di architettura fascista, progettato anch'esso da Camillo Guerra, venne edificato come sede dell'Opera nazionale del dopolavoro e voleva celebrare il regime con i suoi lineamenti emblematici, grazie ai fasci che svettano in altezza dall'edificio. Conservò le sue funzioni originarie anche nel dopoguerra, ospitando per anni il cinema dell'ENAL, poi Gardencine, sale da biliardo, una scuola materna e una palestra, prima di essere destinato a sede del Museo di storia delle scienze biomediche dell'Università Gabriele d'Annunzio. Palazzo d'Achille - Sede comunale Fu costruito nell'800 sopra la vecchia sede del Palazzo Valignani, sede del potere. Dopo il terremoto del 2009, nel 2015 sono incominciati i lavori di recupero. Si affaccia su piazza San Giustino, su via Chiarini e sul corso Marrucino all'altezza della chiesa di San Francesco: la facciata è l'elemento più interessante, scandita da paraste ioniche e con all'ingresso due statue di personaggi illustri teatini. L'interno del blocco ha un chiostro, con una colonna centrale che termina con la statua di Achille a cavallo.Palazzo Majo (o de' Mayo) Con la sua mole, l'edificio si impone su corso Marrucino. Il primo nucleo del complesso risale al XVI secolo. In seguito la famiglia di banchieri Costanzo condusse nel XVIII secolo una massiccia opera di rimaneggiamento. Con i marchesi Majo vi fu un grande restauro, nell'ultimo decennio del XVIII secolo, che conferì all'edificio un forte richiamo verso le ville napoletane di questo periodo. L'ultimo restauro, tra fine Novecento e primi del Duemila, è opera dell'ultima proprietaria, la Fondazione CariChieti, che ha destinato il palazzo, oltre che a propri uffici, a museo e centro culturale. Il fianco destro del palazzo è punteggiato da una lunga serie di finestre intervallate da lesene e dispiegate su due livelli, mentre sulla piazzetta Martiri per la libertà è presente un monumentale portale in pietra del Settecento, anche se la rosa in ferro battuto che sovrasta il portone e che reca il monogramma dei Majo è successiva. Il prospetto principale è preceduto da un cortile, sul cui cornicione sono disposti dei busti marmorei. Caratteristica del palazzo è l'altana con i tetti a pagoda, memore del gusto esotico settecentesco, così come singolare è l'anemometro a forma di cicogna posta sul tetto centrale. Palazzo del Tribunale Affacciata alla piazza principale della città, piazza San Giustino, il tribunale è stato storicamente situato vicino alla cattedrale e al municipio a simboleggiare i massimi poteri cittadini. Anticamente sede della Regia udienza, a fine Ottocento cambiò il suo aspetto architettonico e assunse le attuali connotazioni neogotiche. Negli anni Ottanta del XIX secolo la struttura fu ampliata, a discapito della vicina porta a tre archi, ossia Porta Zunica, che dovette cedere il posto. Il portico del piano terra si interrompe al centro, dove il balcone centrale origina un avancorpo con arco a sesto acuto cinto da una balaustra lapidea. Palazzo Toppi Situato nel rione Trivigliano, è dominato da una torre trecentesca con merlatura, tra i pochi esempi di architettura medievale a Chieti e unico esempio rimasto di torre costruita per difendere un palazzo nobiliare, oltre a quella del palazzo arcivescovile. In seguito a un incendio subito a seguito dei tumulti cittadini del 1647, fu quasi completamente ricostruito agli albori del Settecento. Il palazzo si sviluppa su Porta Pescara e conserva un ampio portale a bugnato liscio, che conduce a una scalinata monumentale. La facciata è stata ristrutturata nel XIX secolo per ospitare al piano terra locali commerciali. Il portale d'ingresso da via dei Tintori è l'unico elemento superstite della struttura rinascimentale antecedente il 1647. Le sue bugne sono tagliate a punta di diamante e ornate da incisioni con motivi floreali. Sulla volta ribassata dell'androne campeggia uno stemma dei baroni Toppi affrescato. Lo scalone è a doppia rampa, con colonne doriche e stucchi plastici monocromi del XVIII secolo. Palazzo Martinetti Bianchi Si affaccia su via de Lollis e fu eretto dai padri gesuiti. Con la soppressione della Compagnia di Gesù il palazzo passò prima alla famiglia Franchi, poi ai marchesi Martinetti Bianchi. L'accesso presenta un fornice estremamente alto, ed è il portale più ampio tra palazzi teatini. Può inoltre vantare delle monumentali ante in legno e una rosta sempre dello stesso materiale che reca il monogramma in rilievo dell'ultima famiglia possidente. La facciata è scandita da due ordini di balconi e finestre disposte in modo regolare. Nell'androne è presente una guardiola per il controllo dell'accesso, mentre il soffitto reca l'arma della famiglia, che come attesta il biscione visconteo era di origine lombarda. Attorno al cortile si articola su tre lati un porticato. L'appartamento di rappresentanza del palazzo, con decori tardo-settecenteschi, fu commissionato al pittore Giacinto Diano dai Franchi, nel 1796. Le scene che l'artista napoletano realizzò riguardano la mitologia e in particolare la favola di Psiche accolta da Giove nell'Olimpo. Attualmente ospita il Museo d'arte Barbella. Palazzo De Pasquale Situato nel rione Trivigliano, fu la residenza dei conti Siciliani d'Alaneto. Venne costituito dall'accorpamento nel XVIII secolo di più edifici acquistati nel tempo. Le finestre possiedono semplici cornici in stucco nel primo piano, mentre le cornici delle finestre e balconi del secondo piano sono riccamente decorate. Gli ambienti entro cui sono contenute le rampe dello scalone sono coperti da volte a crociera a cupola emisferica, sostenute da colonne ioniche. Prima di essere destinato a uffici comunali e di aziende municipalizzate, è stato sede della Facoltà di Farmacia dell'Università di Chieti e Pescara. Esedra della pescheria Con la sua forma a ventaglio, l'esedra della pescheria ricorda un mercato di età classica. Gli ambienti destinati ai venditori di pesce e carne sono preceduti da un colonnato dorico. Il soprannome lu ricchiappe è dovuto al fatto che in passato in questa piazzetta aveva termine la corsa dei barberi, un antico palio a cui prendevano parte cavalli senza fantino e finiture, che vi giungevano dopo aver percorso a galoppo, in salita, via padre Alessandro Valignani e via Arniense (da ciò il locale proverbio dialettale "lu cavalle 'bbone s' ved' a lu ricchiappe" in quanto lo spettatore del palio poteva identificare cavallo o il proprietario vincente solo conoscendo il barbaresco, cioè l'addetto all'animale). Attualmente l'esedra ha assunto il nome di piazzetta teatro Mario Zuccarini, in ricordo dello storico soprintendente del teatro Marrucino. Palazzo De Sanctis-Ricciardone Fu generato da un accorpamento nella seconda metà del XVIII secolo di più case precedenti e presenta una cappella annessa. L'appartamento nobile si snoda attorno a una scalinata monumentale a doppia rampa con pianta ellittica e sovrastata da un cupolino e accoglie attualmente il Circolo degli amici. La facciata si presenta ingentilita da un portalino che fa corpo unico con il sovrastante balcone dell'inferriata ricurva. L'androne oscurato dall'aggettante edificio Liberty, ospita una piccola cappella, e di fronte a questa si apre una vetrata che immette nell'appartamento sviluppato intorno a uno scalone a due rampe. Questo è sovrastato da uno spazio ellittico, coperto a cupola. Al suo interno si possono ancora ammirare le decorazioni delle volte e l'ampio salone da ballo dipinto con scene mitologiche. Palazzo Arcivescovile Si trova in Piazza Valignani, ed è il prodotto di un totale rifacimento di varie strutture nel XVIII secolo. L'elemento più antico è il torrione del 1470 fatto erigere dal vescovo Colantonio Valignani, che mostra similitudini con le strutture medievali della Toscana. La facciata sul piazzale è molto semplice e sobria, divisa in due settori da cornicione marcapiano, con il piano superiore destinato agli uffici, e quello di base alle varie botteghe. Soltanto il monumentale portale centrale spezza l'equilibrio, da cui si accede mediante uno scalone del 1795 voluto da Ambrogio Mirelli, da cui si entra alla corte. Il palazzo ospita il prezioso Archivio Arcivescovile della diocesi teatina. Palazzo Zambra Con le sue linee barocche è frutto di una ristrutturazione del secondo Settecento operata dalla famiglia Zambra, mercanti provenienti dalla Lombardia. È caratterizzato da una bicromia rosso e gialla e da un portale in pietra a tutto sesto entro una cornice in stucco mistilinea ed è delimitato agli angoli da paraste arrotondate. La peculiarità del portale di questo palazzo, rispetto agli altri della città, è che insieme con la finestra e il balcone che lo sormontano costituiscono un unico corpo aggettante. Oggigiorno è sede della Sovrintendenza archeologica degli Abruzzi. Palazzo Lepri (già Monaco La Valletta) Posto a ridosso della chiesa della Santissima Trinità, era la villa suburbana degli omonimi marchesi, ma in origine la proprietà fu della famiglia Humani, a cui si deve l'erezione del vicino luogo di culto. Il principale elemento dell'edificio è l'alta terrazza che si affaccia lungo via Vernia, testimonianza della natura di questo palazzo come villa fuori città, mentre l'interno venne decorato nel XVIII secolo su commissione degli Humani e nel XIX secolo su commissione dei Monaco La Valletta, che ereditarono la struttura in seguito al matrimonio di Maria Maddalena Humani con Domenico Monaco La Valletta. Gli affreschi del salone principale sarebbero riconducibili al pittore teatino del XIX secolo Raffaele Del Ponte. Alla fine del XIX secolo il palazzo passò in proprietà alla famiglia romana dei marchesi Lepri per il matrimonio di Maria Maddalena Monaco La Valletta con Carlo Ambrogio Lepri. Attualmente è gestito da privati per eventi, manifestazioni e spettacoli di ogni tipo. Palazzo Mezzanotte di Santa Maria La struttura incide fortemente sullo skyline di Chieti alta. Risale al XVIII secolo, e nel corso degli anni è stato diviso in vari locali per appartamenti e sedi di associazioni. Negli ultimi anni i muratori hanno lavorato nelle caverne del piano terra, rinvenendo degli archi che formavano un doppio portico. Tali caverne sono androni a base quadrata formati da gigantesche mura. Il palazzo ha pianta rettangolare irregolare poiché si piega a semicerchio, essendo stato ricavato dalle mura medievali. Suddiviso in più settori da cornici, ha una palazzina centrale più piccola che è divisa da cornici e paraste, terminante a triangolo, con accanto una torretta rettangolare con finestre. Palazzo Mezzanotte Si trova in Piazza San Giustino. Fu costruito da Biase Mezzanotte in forme eclettiche neorinascimentali nella fine dell'800. Il palazzo ha pianta quadrangolare con quattro torri tozze, collegate al resto del corpo da cornicioni marcapiano. La parte di base è decorata da un portico in bugnato che include anche le torri, successivamente delle cornici dividono i due piani, con due ordini semplici di finestre, intervallate da paraste con capitelli ionici dorati. Il palazzo è noto per la vicenda bellica di "Chieti città aperta", e per aver ospitato il maresciallo Pietro Badoglio durante la fuga per Brindisi di Vittorio Emanuele III (settembre 1943). Mentre i sabaudi proseguivano per Crecchio (CH) da Roma, gli altri ufficiali aspettando un segnale per andare a Pescara a imbarcarsi rimasero tutto il giorno del 9 settembre a Chieti. Alle 14:00 i reali partirono dal castello di Crecchio e lo Stato Maggiore partì per Pescara, scoprendo che la nave non c'era, e infine i sovrani e Badoglio presero la "Corvetta" al porto di Ortona, poco più a sud. I nazisti occuparono il palazzo come sede del quartier generale, essendo tutti gli inquilini sfollati e datisi alla macchia, e diressero le operazioni belliche contro gli americani. Il palazzo, benché Chieti fosse città aperta, venne bombardato il 26 settembre, subendo alcuni danni.Palazzo Sirolli L'edificio venne realizzato nella seconda metà del XVI secolo: oggi è nominato Sirolli e nasce come proprietà della famiglia Sante Spinelli, mercante lombardo, padre del pittore Giovanni Battista. Il palazzo ospitò la stazione della ferrovia elettrica (la filovia) dal 1900 al 1902. Ha un aspetto austero barocco, con il portale ad arco a tutto sesto con cornice in bugnato liscio. Palazzo delle Poste e Telegrafi Progettato nel 1920 da Beniamino Angelozzi, fu inaugurato nel 1930. Presenta uno stile classicheggiante che si rifà all'800, con prospetto principale ornato da balconata centrale, sorretta da otto colonne doriche in travertino, che caratterizza l'intera struttura. La struttura ha pianta rettangolare, scandita da cornici in tre settori: il livello di base ha delle finestre quadrotte regolari, il primo piano ha un ordine regolare di finestre con due tipi di cornici architravate, il settore centrale sopra la balaustra sorretta dalle colonne ioniche ha timpani triangolari, mentre gli altri sono tutti curvilinei. Il settore finale ha un ordine semplice senza cornici, e il cornicione ha delle decorazioni a dentelli. Presso i cantonali degli angoli ci sono dei rilievi che rappresentano il simbolo della Repubblica Italiana.Palazzo Henrici Costruzione tardo ottocentesca lungo il corso Marrucino, legata al Palazzo d'Achille da un lato, e caratterizzata da fasce in bugnato con finestre in stile neogotico molto simili a quelle del Palazzo di Giustizia. Il palazzo ospita un istituto paritario gestito dalla D.O.G.E. English Universal School College. Si divide, per mezzo di cornici, in quattro settori, la parte di base ha grandi archi a tutto sesto con cornici in bugnato liscio, così come tutto l'esterno fasciato di questo materiale, gli altri settori sono scanditi da un ordine regolare di finestre bifore bugnate, quelle del primo piano collegate da grandi balconate, mentre le altre da un balcone per ciascuna. L'ultimo settore ha delle semplici monofore a tutto sesto, e una serie di archetti pensili decora il cornicione del tetto.Palazzo Tabassi Il palazzo si trova sul corso Marrucino e fu costruito dai Carosi nel 1717 sopra il vecchio palazzo Lannutti. Nel 1774 in una delle sale grandi del quarto superiore si ritrovò sulla volta della sala una pittura raffigurante lo stemma gentilizio dell'antica casa Carosi, consistente in uno scudo azzurro, con testa di moro riguardante una cometa. Sopra v'è un elmo aperto con una corona sovrastante da cui esce un leone. A testimonianza del ritrovamento ci fu un atto pubblico del notaio Giuseppe Angelo Marone. Il palazzo era composto di due parti ben distinte tra loro che confinavano sul corso per tutta la lunghezza della facciata di 150.00 palmi e dell'altezza di 70.00 palmi; trasformato in residenza signorile fece parte di quella cerchia di dimore nobiliari dei Durini, degli Henrici, dei Mayo e dei Valignani. Durante la rivoluzione francese il palazzo era in proprietà di Giampiero Tabassi e divenne un cenacolo culturale, specialmente durante i moti risorgimentali, e nel tardo Ottocento fu una scuola a cui partecipò anche il pittore Francesco Paolo Michetti. Palazzo del Seminario Diocesano Posto tra via Arniense e l'inizio del corso Marrucino, il palazzo fu costruito nel 1568 dal Monsignor Gianni Oliva, e ampliato nel Settecento. La facciata è completamente in laterizio con inserti in pietra nelle grandi semicolonne, e alla base dei pilastri del porticato; sulla facciata prospiciente via Arniense mostra due imponenti avancorpi, ornati da un cornicione barocco, divisi da terrazzo. All'interno si trova una cappella privata, decorata in stile rococò, inoltre un piccolo teatro intitolato ad Alessandro Manzoni. Palazzo del Convitto "Giovan Battista Vico" Il convitto è la più antica istituzione scolastica di Chieti, le cui origini risalgono all'istituzione nel 1640 del Collegio degli Scolopi. Il nobile Francesco Vastavigna e il barone Tommaso Valignani ne permisero la costruzione presso il convento, lasciando una cospicua eredità alla loro morte; tale collegio fino al XIX secolo fu di proprietà dei Padri Scolopi e delle Scuole Pie. Nel 1742 il giureconsulto G. Antonio La Valletta destinò per lascito il suo patrimonio alla biblioteca comunale per il mantenimento della scuola, che continuò a essere gestita dai padri fino al 1817, quando Ferdinando I di Borbone la trasformò in "Collegio reale", ossia in convitto con annesse scuole secondarie. Dal 1822 al 1854 il collegio fu governato dai sacerdoti secolari, successivamente fu elevato a "Real Liceo dell'Abruzzo Citeriore" con entusiamo dei teatini verso Ferdinando II di Borbone, e dunque nello stesso anno divenne "Real Liceo dell'Ordine Universitario", con l'istituzione degli insegnamenti di materie giuridiche, chimiche, farmaceutiche, chirurgiche, scienze naturali, mineralogiche, geologiche e botaniche[18]. Nell'ottobre 1861 con l'annessione di Chieti al Regno d'Italia, il 12 settembre l'istituto divenne Convitto Nazionale, con primo rettore Antonio Iocco. Fino al 1908 il convitto fu sempre florido, tanto che acquistò una villa presso Castellammare Adriatico (Pescara) per le vacanze estive dei convittori, oggi diventato l'Istituto Tecnico "Tito Acerbo". Tra i vari studiosi di prestigio della scuola ci furono Edoardo Scarfoglio, Angelo Camillo de Meis, Giovanni Chiarini e Filippo Masci. Nel 1878 vi studiò brevemente anche il poeta Gabriele d'Annunzio, prima di trasferirsi a Prato.Il palazzo ha pianta rettangolare con due principali ingressi con cornice in intonaco bianco, il primo per il convitto e il museo diocesano, e il secondo per il liceo classico, con annessa biblioteca e orto centrale a pianta quadrata. Il palazzo ha fattezze settecentesche con mattoni faccia vista, e viene usato anche nelle manifestazioni rievocative della "Settimana Mozartiana". Seminario Pontificio Regionale "San Pio X" Sorge presso la villa comunale, accanto all'ex Ospedale Militare (ricavato dall'ex convento di Sant'Andrea degli Zoccolanti). Le riforme di papa Pio X sui Seminari cominciarono nel 1905, ossia i vescovi erano invitati a concentrare gli studi filosofici e teologici in seminari interdiocesani. Il 19 ottobre 1908 in successiva riunione, i vescovi di Chieti, Lanciano, Teramo e Penne decisero per la sistemazione del seminario diocesano in Chieti. La direzione del seminario venne affidata alla Congregazione della Missione, in seguito a una convenzione stipulata dai vescovi, con il visitatore della Provincia romana dei Preti della Missione. Padre Domenico Andrei fu così il primo Rettore dal 1908 al 1917, prima del trasferimento della sede definitiva a Villa Nolli. I progetti per la nuova sede ebbero inizio nel 1909: progettista fu il Cavalier Giovanni Battista Della Marina di Udine, con inizio dei lavori prima dell'inverno 1911. Il seminario nuovo fu inaugurato nel 1914, titolato "Seminario Regionale Abruzzese". Il complesso ha pianta rettangolare, con altri edifici minori addossati, mostrano un edificio maggiore per la scuola, e l'edificio minore usato come chiesa.Altri palazzi Architetture militari Anche se oggi non sembra, Chieti aveva un circuito murario ben definito, soprattutto con l'espansione urbana avvenuta dai Normanni in poi. Dopo le demolizioni di metà '800, e di inizio '900, oggi è difficile leggere ancora con precisione il perimetro delle mura, se non aiutandosi con antiche stampe seicentesche, come quella del Pacichelli. Le mura erano ben definite in età angioina, restaurate nel Quattrocento, con delle torri di controllo e delle porte di accesso, in tutto 9, benché oggi ne sia rimasta soltanto una, Porta Pescara. Le altre porte erano: Porta Zunica o di Colle Gallo, demolita agli inizi del '900, dotata di tre arcate poiché fu ricostruita nel Settecento, nota anche come Tre Porte o Piazza Grande, perché immetteva al sagrato di San Giustino. Porta Bucciaia su via Arniense, dietro la Cattedrale, presso Piazza Zuccarini. Porta Pescara, ancora esistente, che permetteva l'accesso alla città da nord, verso il mare, nel quartiere di Trivigliano. Porta Santa Maria o San Pietro, all'altezza della Caserma Pierantoni, dove si trovava un convento. Porta Sant'Angelo, detta anche Porta Sant'Antonio, Porta Minerva o Porta Sant'Anna, ubicata all'altezza del Piano Sant'Angelo, oggi Piazza Matteotti. Faceva parte del rione Terranova, costruito dai Longobardi attorno alla chiesa di Sant'Antonio Abate e poi al monastero delle Clarisse. Porta Orientale o Porta Monacisca, o ancora Porta San Giovanni: era situata all'altezza della chiesa di Materdomini, e oggi se ne conserva un basamento di una parete palaziale. Porta Santa Croce, o delle Tre Croci, o ancora Porta Sant'Andrea: era posta all'altezza della chiesa della Trinità. Era una porta medievale, demolita nell'800 con un progetto di ricostruzione monumentale mai avvenuto, e di essa rimane traccia nella cappella del Suffragio della chiesa, ricavata da uno dei grandi bastioni dell'ingresso fortificato. Porta Nuova, detta anche Porta Reale o Porta Napoli: costituiva l'accesso da nord-ovest, all'altezza del rione di San Paolo, presso l'area dell'antico teatro romano. Porta Santa Caterina, detta anche Porta de Nuculis o "di un solo occhio": costituiva l'accesso dal viale Asinio Herio, a nord, al rione di San Gaetano.Dopo la costruzione della linea ferroviaria Sulmona-Pescara, anche Chieti alta vide un grande incremento demografico e dunque un'espansione urbana al di fuori delle mura, che furono definitivamente demolite, oppure inglobate nelle case civili. Le porte rimaste, come ad esempio Porta Zunica, ancora esistente ai primi del '900, furono definitivamente smantellate, mentre nuovi quartieri come quello del Sacro Cuore o di Borgo Marfisi prendevano forma fuori dai secolari confini. Gli elementi fortificati oggi ancora visibili sono, insieme a strutture militari moderne: Porta Pescara unica rimasta delle originali nove porte medievali, fu eretta nel 1250, nel periodo angioino. La struttura originale è un semplice arco gotico ogivale in pietra. La semplicità della sagoma è impreziosita da piccole mensole a foglia, che rivestono l'interno. La porta medievale all'entrata della via è preceduta da un arco trionfale del '700, on in stile neoclassico. La decorazione è in metope e triglifi, con l'arco principale, e una torretta con architrave a triangolo, impreziosita dell'orologio centrale.Caserma Francesco Spinucci Si trova in piazza Garibaldi, inizialmente intitolata a Vittorio Emanuele II. Fu costruita nella metà del XIX secolo, con uno stile di castello neogotico. La struttura principale è leggermente rettangolare, con quattro torri angolari merlate, e torretta dell'orologio centrale presso la facciata. Le finestre sono a sesto acuto, in tipico stile gotico. Torre del Duomo costituiva certamente anch'essa un elemento di controllo e di avvistamento, essendo la torre più alta di Chieti, posta nel punto più elevato della città. La torre fu edificata nel XII secolo, e in una stampa del Cinquecento è molto simile alla conformazione attuale. In una stampa seicentesca la sommità della torre è diroccata, e il monumento fu ulteriormente danneggiati dal terremoto del 1703, tanto che l'aspetto odierno è frutto di restauri in stile neogotico operati dapprima nella metà dell'800, e poi, per quanto concerne la guglia, protratti fino agli anni '50, quando fu ricostruita daccapo la cuspide. Nell'interno della torre c'è un'iscrizione de'poca angioina che dice A.D. MCCCXXXV h.op.fec. Bartholomeus Jacobi. Il primo livello è stato innalzato in conci di pietra squadrati, mentre per gli altri livelli è stato usato il laterizio. I tre livelli furono fatti nel 1335. Il prisma della cella campanaria è stato compiuto nel 1498 dal maestro Antonio da Lodi, su ispirazione delle chiese di Atri, Campli e Teramo, ma la cuspide attuale è una ricostruzione tarda. Infatti, benché le tecniche decorative siano tipiche ad esempio della torre del Duomo teramano, con archetti pensili, piccoli oculi con smalti incastonati, oculo centrale per l'orologio sotto l'arco della campana, sopra il tamburo ottagonale della cupola, dopo il terremoto del 1703 nel primo '900 fu realizzata una cupola circolare, e nel 1934, con i restauri della Cattedrale in stile neogotico, venne realizzata la cuspide, danneggiata nella seconda guerra mondiale, e poi restaurata. Torre dei Toppi La torre originale è del XIV secolo, con merlature aggiuntive del periodo rinascimentale. La torre non faceva parte della cinta muraria, ma era una fortificazione del palazzo nobile dei Toppi, assieme alla torre del palazzo arcivescovile. Ha pianta rettangolare irregolare, con oblò superiore, e merlature sul cornicione. Torre del Palazzo Arcivescovile La torre è merlata, realizzata in laterizio, risalente al 1470, decorata da archetti pensili, impreziositi da coppelle in maiolica policroma. Fu fatta erigere dal vescovo Monsignor Colantonio Valignani. È legata al palazzo arcivescovile, che attualmente ospita l'Archivio Diocesano.Torre dei Valignani Si trova in via De Lollis, e rappresenta una rielaborazione di un avamposto di controllo ad abitazione privata. La torre ha uno stile quattrocentesco, a pianta quadrangolare irregolare, con bastioni, feritoie, e un coronamento di merli.Torre Anelli Fieramosca Si trova nella zona del cimitero, e risale al Quattrocento, costruita dalla famiglia te

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