Loquis: Pontemanco

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Pontemanco

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Pubblicato:  2019-07-09 00:00:00

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Pontemanco è una località del comune di Due Carrare, nella provincia di Padova, in Veneto. Sviluppatosi già nel XIII secolo lungo le sponde del canale Biancolino, il borgo è documentato per la prima volta nael testamento di Marsilio da Carrara del 1338, con riferimento ai Mulini di Pontemanco. Storia Pontemanco – in origine Ponte Manco, plausibilmente perché fino all'inizio del XVI secolo non era ancora stato costruito il ponte – lega la sua storia alla presenza di mulini costruito per sfruttare le acque del [Biancolino, canale fatto derivare dal canale Battaglia che va ad immettersi nel canale di Cagnola. Prima della realizzazione del canale Battaglia (1201) nel letto dell'attuale Biancolino scorreva il Rialto che raccoglieva le acque orientali dei colli Euganei. Bisogna inoltre menzionare che il territorio carrarese è stato il luogo di origine della potente signoria dei Da Carrara. A Pontemanco i carraresi avevano creato due postazioni di mulini che tritavano granaglie. Se ne ha la certezza già dal 1338, quando vengono citati nel testamento di Marsilio da Carrara. Le granaglie macinate, poi, venivano trasportate per via fluviale essendo la località di Pontemanco un posto determinante nel sistema di navigazione interno lungo la direttrice Venezia-Chioggia-Padova. In questa località la presenza del "salto", di un dislivello, lungo il corso dell'acqua fece in modo che nacque una fiorente attività di macinazione su pietra, che crebbe e si consolidò nel corso dei quasi quattro secoli successivi. Le granaglie lavorate qui venivano trasportate per via fluviale, per mezzo di imbarcazioni a traino, i "burchi", che poi nel canale di Battaglia prendevano la via verso Venezia insieme alla trachite scavata e raccolta sui colli Euganei. Da qui i mulini svilupparono la loro influenza ed il loro numero di ruote, fino ad arrivare a dodici nel 1539. Durante la seconda guerra mondiale, all'interno di villa Grimani, si insediarono delle truppe tedesche. La storia racconta che il prete di Carrara San Giorgio, don Gaetano Torresin, il 27 aprile 1945 riuscì a salvare circa una sessantina di uomini dall'imminente procedura d'esecuzione. Due famiglie ebree furono tenute nascoste dalle famiglie di Pontemanco nella soffitta del giusto tra le nazioni Guerrino Brunazzo. Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Oratorio della Santissima Annunciata A Pontemanco è situato l'oratorio della Santissima Annunciata, presso la villa Pasqualigo-Grimani-Fortini. All'interno sono custoditi affreschi del XVI secolo di un anonimo pittore quadraturista e due mezzi busti, Madonna e Cristo, probabilmente della scuola di Giusto Le Court. L'oratorio fu fatto erigere dalla famiglia Pasqualigo e venne dedicato alla Beata Vergine Annunciata. L'ultimo discendente della famiglia Pasqualigo lo lasciò alla nobile famiglia veneziana dei Grimani di San Polo di Venezia. Oggi l'oratorio è proprietà della Curia diocesana di Padova. L'edificio è citato per la prima volta nella visita vescovile del 1595. In quella circostanza la piccola chiesa, definita «Oratorium Annunciatae de villa Pontis Manci de Pasqualighi», risulta dotata di un unico altare, una croce, suppellettili e reliquie. Una sommaria documentazione grafica dell'oratorio è offerta dalla mappa del 1642 riproducente il borgo di Pontemanco, custodita all'Archivio di Stato di Venezia. Nella visita vescovile del 1668 si parla di un «oratorium publicum de jure n. h. virorum de Pasqualigo patriciorum venetianorum sub ecclesia Sancti Georgi villae Carrariae». L'oratorio dunque, pur essendo proprietà dei Pasqualigo e affidato alle loro cure, era pubblico, e perciò a tutti accessibile dalla strada, nonché provvisto di titolo, altare fisso, reliquie, campana, al pari, per restare in zona, degli oratori dei Bon nella stessa Pontemanco, dei Dolfin alla Mincana, dei Bragadin a Carrara Santo Stefano, degli Urban a Mezzavia. L'importanza dell'oratorio era accresciuta anche dalla mancanza a Pontemanco di una chiesa parrocchiale, della quale l'oratorio, dipendente dalla chiesa di San Giorgio di Carrara, faceva in qualche modo le veci. Durante la visita vescovile del 1668 si ordina di sistemare e ornare l'altare dell'oratorio secondo le disposizioni sinodali di Gregorio Barbarigo del 1667. Nel 1734 viene fatta erigere alla sommità della chiesetta una croce. Nella visita del 1781 infine l'oratorio risulta essere passato in proprietà dei Grimani. L'edificio, molto semplice, è a pianta rettangolare. L'interno si presenta con il suo apparato decorativo barocco integro, costituito da affreschi alle pareti, soffitto ligneo dipinto, stalli lungo tutto il perimetro interno, la via crucis, altare marmoreo con pala e due bellissimi busti marmorei. Le pareti sono percorse da una fascia dipinta con motivi di finta architettura, a trompe-l'œil: in particolare, una serie di modiglioni intervallati da paraste di marmo rosso e da festoni vegetali sospesi a protomi leonine, fanno vista di sorreggere la cornice dentellata del soffitto ligneo. Dietro brevi balaustre si notano due finestre: una chiusa, l'altra appena aperta. Da una terza finestrella, protetta da una grata di legno, un personaggio si affaccia con in mano una corona del rosario. Gli affreschi sono eseguiti mediante l'uso reiterato del cartone come testimoniano i profili fortemente incisi delle membrature architettoniche. L'anonimo quadraturista si era probabilmente formato in uno dei tanti cantieri impegnati fin dal Cinquecento nella decorazione di ville e palazzi dell'entroterra veneto. Semplice è l'altare marmoreo classicheggiante, con paraste corinzie e paliotto intarsiati con marmi policromi. I pezzi di qualità più alta sono senz'altro i due busti marmorei della Madonna e di Cristo posti a fianco dell'altare. Le opere mostrano caratteri pienamente barocchi, e in particolare rimandano all'ambito di Giusto Le Court. L'ottima fattura fa anzi pensare a un diretto intervento del maestro, che, attivo in importanti cantieri veneziani, potrebbe essere stato richiesto dei due busti da qualcuno dei nobili Pasqualigo. Concorrono all'unità dell'ambiente anche gli eleganti stalli lignei classicheggianti (scanditi da paraste composite che percorrono tutta la parte bassa delle pareti) e le decorazioni di legno dipinto che incorniciano porte e finestre. Architetture civili Mulini di Pontemanco La località di Pontemanco lega la sua storia alla presenza dei due mulini che hanno finito di funzionare solo nel secondo dopoguerra. I due opifici, posti uno di fronte all'altro nei pressi del canale Biancolino, arrivarono ad avere ben dodici ruote. Due documenti inerenti il territorio di Pontemanco nel XV secolo e sono conservati presso l'Archivio di Stato di Padova. Si tratta di due mappe datate rispettivamente 1466 e 1477, disegnate su carta pergamena con inchiostro bruno e colori ad acquerello, originate dalla necessità di certificare la divisione tra gli eredi della proprietà Morosini, in particolare quelle ereditate da Marco Morosini. La famiglia Morosini si era aggiudicata la proprietà dei mulini con asta pubblica. Il fiume, nei disegni, è rappresentato nel tratto dal dislivello di quota del Biancolino. I mulini quindi funzionavano tramite ruote azionate dalla forza idraulica sviluppatesi dalla velocità della caduta dell'acqua del dislivello di quota del Biancolino. Il flusso dell'acqua veniva regolato tramite l'importante chiusa realizzata mediante un sistema di paratie o saracinesche lignee che furono adeguate alle accresciute necessità dell'industria molitoria. Gli unici veri "antagonisti" dei mulini di Pontemanco furono i mulini di Mezzavia, posti a monte dello stesso canale, cosicché potevano controllare il flusso d'acqua a proprio interesse. Grandi furono le battaglie per il diritto d'acqua tra i due mulini, sulle quali sul finire del XIX secolo ebbe a sentenziare il re. Tra il 1950 e il 1970 entrambi chiusero. Rimangono solo la ruota e il mulino di destra, che dopo essere stato restaurato è adibito per attività culturali. Villa Pasqualigo-Grimani Nel borgo proprio di fronte al ponte che attraversa il Biancolino, si trova villa Pasqualigo-Grimani, già Cà Pasqualigo, eretta dall'omonima famiglia già prima del 1642 nelle forme classiche della casa padronale veneta: su due piani a schema planimetrico tripartito con salone passante e quattro stanze ai lati; ha camini in pietra e marmo e decorazioni ad affresco. In origine il complesso architettonico era tutt'uno con le case a schiera poste a nord del Biancolino, come si evince da una mappa del XVIII secolo, che rappresentavano probabilmente l'alloggio dei contadini che lavoravano nei fondi della famiglia padronale. Nella facciata spicca la trifora balconata al secondo piano. Dal 1781 la proprietà passa alla famiglia Grimani, patrizia veneziana, che diede vigore all'attività di macinazione potenziando i mulini e regolamentando le vie idrauliche del canale. I Grimani ampliarono l'attuale villa e l'annesso oratorio dell'Annunciata. Villa Sperandio Nella parte sud di Pontemanco, sulla riva del canale Biancolino, si trova villa Sperandio, circondata da una cinta muraria e costituita da due piani e soffitta. La prima testimonianza della sua esistenza risale all'inizio del XVIII secolo. Note Bibliografia Maria Letizia Panajotti, Giancarlo Vivianetti, Pontemanco, storia di un territorio, Comune di Due Carrare. Turismo Padova Terme Euganee, Due Carrare. Terra madre dei Carraresi Pier Giovanni Zanetti e Claudio Grandis, La riviera Euganea. Acque e territorio del canale Biancolino, Editoriale Programma, Limena Padova, 1989 Claudio Grandis, I mulini ad acqua dei colli Euganei, Il Prato, Padova, 2001 Aldo Simonato, I Ventun anni di don Gaetano Torresin a Carrara S. Giorgio, Masera' di Padova, 1988 Maria Chiara Fabian e Alberta Bezzan, ...Siamo qui solo di passaggio. La persecuzione antiebraica in Polesine 1941-1945, Panozzo Editore, Rimini, 2015 Nicoletta Zucchello, Ville venete: la Provincia di Padova, Marsilio Editori, Venezia, 2001Altri progetti Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su PontemancoCollegamenti esterni Associazione del Borgo di Pontemanco: A.R.P. Noi di Pontemanco

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