Loquis: Emilia-Romagna

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Emilia-Romagna

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Pubblicato:  2019-07-09 00:00:00

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L'Emilia-Romagna (AFI: /eˈmilja-roˈmaɲɲa/; Emîlia in emiliano e Rumâgna in romagnolo) è una regione italiana a statuto ordinario dell'Italia nord-orientale con 4 450 798 abitanti. Prefigurata nel 1948, venne istituita ufficialmente il 7 giugno 1970 e ha come capoluogo la città metropolitana di Bologna. Confina a nord con Lombardia e Veneto, a ovest ancora con la Lombardia e con il Piemonte, a sud con Liguria, Toscana, Marche e la Repubblica di San Marino. A est è bagnata dal Mare Adriatico. L'Emilia-Romagna è composta dall'unione di due regioni storiche e geografiche: l'Emilia, che comprende le province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Ferrara e la maggior parte della città metropolitana di Bologna; la Romagna, che comprende le province di Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini e i comuni della città metropolitana di Bologna situati a est del torrente Sillaro (Dozza, Imola, Mordano, Casalfiumanese, Borgo Tossignano, Fontanelice, Castel del Rio). Geografia fisica La Via Emilia fatta costruire dal console romano Marco Emilio Lepido, con il suo percorso che segue approssimativamente la linea pedecollinare in direzione nord-ovest/sud-est (da Rimini a Piacenza), divide il territorio della regione in due parti (aree) aventi estensioni pressoché equivalenti: quella settentrionale-orientale (47,8% della superficie complessiva) è pianeggiante, mentre le colline (27,1% del territorio) e le montagne (25,1%) si trovano nella fascia meridionale-occidentale della regione. Orografia L'Emilia-Romagna è ripartita orograficamente in maniera quasi simmetrica tra Pianura Padana e zona appenninico-collinare, con la porzione orientale dell'Appennino settentrionale tosco-emiliano e tosco-romagnolo (versante adriatico) che percorre tutta la sua lunghezza nell'entroterra di ogni provincia, eccetto Ferrara. La parte pianeggiante della regione (zona centro-meridionale della Pianura Padana), compresa tra la linea pedemontana e il Po, si allarga progressivamente da ovest verso est, mentre la zona montuosa-collinare conserva per tutto il suo sviluppo una larghezza quasi costante. La proiezione della Via Emilia sul territorio coincide quasi perfettamente con la linea esatta di transizione tra la piana e i rilievi. Le maggiori altitudini si trovano nel settore appenninico centrale: il Monte Cimone (2165 m) è la vetta più alta dell'Emilia-Romagna e dell'Appennino settentrionale, ricadente interamente entro i confini amministrativi regionali (Provincia di Modena). La pianura è il risultato dei depositi alluvionali (inerti provenienti dall'erosione) portati dal Po e dai fiumi appenninici nel corso di migliaia di anni: nell'alta padana emiliano-romagnola si sono depositati i materiali più grossolani: ghiaia, sabbia e piccole rocce, pertanto il suolo risulta molto permeabile e privo di ristagni idrici; nella bassa pianura i depositi sono più minuti (limo e argilla) e perciò meno permeabili. Tra le due zone si trova la fascia delle risorgive. Nella parte orientale della regione, rivolta all'Adriatico, si passa da un settore interno di terre già da tempo rassodate e messe a coltura alle vaste aree di recente bonifica idraulica, come i lidi e le valli ferraresi e ravennati. La Pianura Padana si affaccia sul mare con una costa bassa e sabbiosa assai uniforme; gli ampi arenili e il mare poco profondo si prestano assai bene all'attività turistica balneare. Idrografia Il reticolo idrografico è assai sviluppato ed è costituito, nella metà occidentale della regione, da una serie di corsi d'acqua ad andamento più o meno parallelo che percorrono le valli e poi divagano nella pianura fino a sfociare nel fiume Po o nei principali corpi idrici. Nella parte orientale, a cominciare dal Reno, i fiumi si gettano invece direttamente nell'Adriatico in estuari poco o nulla rilevati sul profilo costiero. A parte il Po, tutti i corsi d'acqua della regione hanno portate irregolari con andamento torrentizio. Notevole è anche la rete di canali artificiali di derivazione che prelevano le acque dal Po e da altri fiumi per usi civili, industriali e per l'irrigazione di vaste aree della Pianura Padana, primo fra tutti il Canale Emiliano-Romagnolo (una delle più importanti opere idrauliche agrarie della regione e d'Italia) e l'Acquedotto della Romagna (la più costosa opera pubblica realizzata in Romagna nel XX secolo). Si ha così, grazie soprattutto al CER, una “bassa” irrigua dedicata all'allevamento per la produzione di latte e formaggio (Parmigiano Reggiano e Grana Padano), poi le "valli" bonificate (in buona parte investite a cereali), quindi la pianura non irrigata coltivata a frutticoltura specializzata (Cesenate) e infine le colline adibite a vigneto o a coltura promiscua. Oltre queste (salendo di quota verso l'interno della regione) abbiamo i prati, i pascoli e i boschi dell'alta collina e degli Appennini, che si sviluppano sulle pendici da cui originano la maggior parte dei corpi idrici della regione. I fiumi presenti nel territorio sono classificabili in quattro ordini: Ordine principale: Po (il più importante della regione. Il suo corso segna anche parte del confine amministrativo regionale settentrionale). Second'ordine: Enza, Panaro, Parma, Reno, Secchia, Taro, Trebbia. Terz'ordine: Arda, Baganza, Bidente, Ceno, Conca, Crostolo, Diversivo del Volano, Fiorillo, Fiumi Uniti, Idice, Lamone, Marecchia, Montone, Nocerino, Nure, Po di Goro, Po di Volano, Rabbi, Ronco, Samoggia, Santerno, Savio, Senio, Setta, Sillaro, Tidone. Quart'ordine: Acerreta, Ausa, Aveto, Bevano, Bidente di Corniolo, Bidente di Pietrapazza, Bidente di Ridràcoli, Borello, Brasimone, Canale Bianco (nord di Ferrara), Canale bonifica destra del Reno, Canale della Botte, Canale derivatore, Canale di Burana, Canale diversivo, Canale Emiliano-Romagnolo, Canale Morozzo, Canale Naviglio, Canale Navile, Canale Poatello, Cavo Fiuma, Cavo Lama, Cedra, Chero, Chiavenna, Collettore acqua basse modenesi, Collettore acque basse reggiane, Dolo, Dragone, Fossa di Spezzano, Fossa Zena, Gaiana, Ghiaia di Serravalle, Guerro, Lavino, Leo, Limentra di Treppio, Luretta, Marano, Marzeno, Ongina, Para, Parola, Pisciatello, Po morto di Primaro, Quaderna, Recchio, Riglio, Rigossa, Rossenna, Rovacchia, Rubicone, Samoggia, Sàvena, Scoltenna, Secchiello, Sellustra, Silla, Sintria, Stirone, Tassobbio, Tavollo, Termina, Tièpido, Tramazzo, Tresinaro, Uso, Ventena (di Cattolica), Voltre, Zena. Sfociano quasi tutti nell'Adriatico o sono affluenti del Po.Clima Il clima prevalente dell'Emilia-Romagna è di tipo temperato subcontinentale, con estati calde e umide seguite da inverni freddi e rigidi. Questo assume caratteri marcatamente oceanici in Appennino, mentre tende al temperato sublitoraneo (non un vero e proprio clima mediterraneo come si riscontra a sud del Conero) solo lungo la fascia costiera. L'Adriatico infatti è un mare troppo ristretto per influire significativamente sulle condizioni termiche della regione. Caratteristiche di base di questo clima sono il forte divario di temperatura fra l'estate e l'inverno, con estati molto calde e afose e inverni freddi e prolungati. L'autunno è molto umido, nebbioso e fresco fino alla metà di novembre. Con il procedere della stagione le temperature scendono fino a poter rasentare, e spesso oltrepassare negativamente, lo zero termico durante dicembre e i mesi invernali. La primavera rappresenta la stagione di transizione per eccellenza, e nel complesso risulta mite e piovosa. Le precipitazioni nella pianura vanno in genere dai 650 agli 800 mm medi per anno. Via via che si passa alla fascia collinare e a quella montana, esse aumentano rapidamente e si fanno decisamente copiose nell'alto Appennino, dove si superano i 1500 mm in quasi tutti i rilievi interni ed anche i 2000 mm nelle zone prossime al crinale dell'Appennino Emiliano centro-occidentale. Qui è abbondante la quantità di precipitazioni che cade in forma nevosa nei mesi fra novembre e marzo, per quanto nevicate di minore entità si verifichino spesso anche in aprile. Anche la pianura peraltro è visitata non di rado, durante l'inverno, dalla neve, in quantità che aumenta generalmente spostandosi verso le zone pedecollinari e procedendo da oriente verso occidente. Il regime delle precipitazioni è comunque caratterizzato da due massimi, uno primaverile e uno autunnale, che non divergono molto fra loro per quantità, ma segnano quasi ovunque la prevalenza del secondo. La stagione più asciutta è l'estate e in conseguenza di questo andamento pluviale il regime dei corsi d'acqua è spiccatamente torrentizio, con forti piene improvvise alternate a periodi di grandi magre. L'Emilia-Romagna presenta quindi fondamentalmente tre climi, che possono essere sommariamente divisi nel padano (temperato semi-continentale), nel montano appenninico (oceanico) e nel marittimo temperato sublitoraneo. Dall'inizio degli anni novanta l'Emilia-Romagna ha subito un mutamento piuttosto drastico del proprio clima, con aumenti significativi delle temperature medie (+1,1 °C) ed estreme (in particolare durante la stagione estiva, + 2 °C) uniti a cambiamenti nei regimi stagionali e di intensità delle precipitazioni, vedendo una rapida diminuzione delle stesse soprattutto in Appennino. Il Servizio Idrometeorologico dell'ARPA Emilia-Romagna è l'ente regionale preposto a svolgere le attività operative relative all'idrologia, alla meteorologia e alla climatologia. Natura e ambiente In Emilia-Romagna ricadono due parchi nazionali, entrambi in comune con la Toscana: il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna e il Parco nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano. Nel territorio della regione sono compresi anche 14 parchi regionali nonché numerose altre aree naturali protette. L'amministrazione regionale vanta inoltre una rigorosa politica di sostenibilità dello sviluppo. Per contro, critici autorevoli obiettano che l'assoluta libertà lasciata ai comuni nella dilatazione delle aree urbane è un fenomeno che sta drasticamente contraendo i terreni più fertili della pianura padana. Flora e fauna La vegetazione spontanea è stata ridotta nel corso del tempo dall'intervento umano, particolarmente in pianura. Sopravvivono qui alcune aree boscose rilevanti come il Bosco della Mesola, divenuta riserva naturale, e la pineta di Ravenna (seppur di origine artificiale). Ben diverso è l'Appennino, dove i boschi sono assai più diffusi e ricchi di specie. Anche la fauna è stata molto impoverita dalle modificazioni dell'ambiente operate dall'uomo: nei campi sono presenti lepri, ricci, fagiani e tanti altri animali, mentre nelle zone umide costiere (specialmente nel Delta del Po) troviamo i fenicotteri rosa (Phoenicopterus roseus) e numerosi aironi, anatre, gabbiani e anche nutrie. Nei boschi dell'Appennino vive la maggiorparte delle specie censite, come numerosi uccelli, volpi, tassi, istrici, cervi, caprioli, daini, mufloni, cinghiali, lupi e scoiattoli. Oggi la superficie forestale regionale risulta in aumento, a causa dei rimboschimenti e dell'abbandono delle colture nelle aree meno remunerative. Fascia pianeggiante La pianura rientra nella fascia del tipico clima medio europeo, che viene perfettamente rispecchiato dalla vegetazione: gli alberi più presenti sono latifoglie decidue come pioppo nero, pioppo bianco, salici, farnia, olmo e carpino bianco. Tutte queste sono specie mesofile, tipiche anche di molte aree dell'Europa centrale. La Pianura Padana è infatti uno dei punti più meridionali del continente dove si trovano queste tipologie forestali, di cui il querco-carpineto a Quercus robur e Carpinus betulus è l'associazione più rappresentativa e predominante, anche in Emilia-Romagna. Gli unici lembi di vegetazione mediterranea residuale sono situati lungo la costa nel Bosco della Mesola (Provincia di Ferrara), dove si riscontrano relitti di piante di leccio, e nella Pineta di Ravenna, dove però il pino domestico è stato introdotto dagli etruschi e dai romani. Fascia collinare e montana La porzione del territorio regionale che dalle prime colline prospicienti la pianura si estende fino al piano montano inferiore (800-900 metri) è contraddistinta dalla presenza di boschi misti di latifoglie decidue. Questo ampio settore è la sede naturale di formazioni costituite da querce, castagni ed altre specie arboree a foglia caduca quali aceri, tigli, carpini, ciliegi, sorbi e frassini. Si tratta di una vegetazione meso-termofila che è in rapporto al clima temperato-caldo che interessa questi rilievi inferiori. Estese superfici boschive presenti in questa fascia si presentano oggi come castagneti e non più come querceti: fu infatti l'uomo che in tempi passati diffuse progressivamente il castagno (Castanea sativa) sostituendolo alle querce e alle altre specie arboree spontanee. Molte delle componenti floristiche dei castagneti e querceti dell'Emilia-Romagna appartengono alla flora delle foreste di latifoglie decidue dell'Europa centrale (per esempio rovere, acero campestre ecc...) mentre altre fanno parte dei boschi decidui dell'Europa meridionale (cerro, carpino nero, orniello). Sono presenti anche rimboschimenti di conifere esotiche ed europee, soprattutto in ex coltivi abbandonati e vecchi pascoli. Nella parte della regione propriamente collinare (per le zone vallive e medio-inferiori fino a circa 500 metri di altitudine) si rinvengono, nei boschi, alcune specie termofile che sono assenti a quote più elevate. Tra le sud-europee spiccano il pungitopo e la piracanta, mentre tra quelle che differenziano la parte superiore dei querceti (piano alto-collinare) va ricordato il sorbo montano. Questa fascia è caratterizzata da specie mesofile, termofile e xerofile differenziate e disposte sulla base dell'esposizione dei versanti e dell'altitudine. Specie tipiche mediterranee si trovano solo su rupi ben esposte al sole nei versanti meridionali di alcune zone, dove si rinvengono sporadici relitti di vegetazione di epoche storiche più calde (per esempio alcune piante di leccio). Nell'Appennino emiliano, in zone alto-collinari e submontane, si trovano anche le popolazioni di pino silvestre più a sud d'Italia: grandi esemplari di questo albero tipico delle zone alpine e boreali si possono rinvenire nel parmense e anche nel bolognese (Parco storico di Monte Sole). Queste formazioni sono relitti di epoche più fredde che si sono conservate in zone dove il clima risulta per loro più ideale. Essendo la fascia collinare caratterizzata da foreste di latifoglie decidue termofile, varie discussioni riguardano l'inquadramento vegetazionale di tali aree, se inserirle più nell'orizzonte mediterraneo o in quello temperato. Molte sono le tesi contraddittorie, ma generalmente, dato l'inquadramento climatico continentale e i corteggi floristici differenti rispetto a quelli delle foreste dell'Italia centro-meridionale, la maggiorparte dei botanici tendono ad inserire queste formazioni nel temperato centroeuropeo. Nella fascia prettamente montana dell'Appennino, tra gli 800 e i 1800 m, sono presenti estese e diffuse faggete non di rado con conifere: rimane infatti discretamente conservato l'abete bianco, rinvenibile in foreste miste o abetine dagli 800 m ai 1700 m e oggi protetto nelle varie riserve e nei due parchi nazionali della regione. Presente inoltre l'abete rosso, in nuclei (relitti) spontanei. Al superare dei 1800 metri sul livello del mare abbiamo il limite superiore della vegetazione arborea, con la dominanza di brughiere di mirtilli, prati e pascoli. Fascia costiera La vegetazione presente negli ambienti costieri dell'Emilia-Romagna è caratterizzata da specie vegetali psammofile e specie alofile. Le specie psammofile sono in grado di sopravvivere su suoli sabbiosi a scarsa ritenzione idrica e caratterizzano gli ambienti della spiaggia e delle dune che solitamente presentano valori di salinità poco elevati grazie al dilavamento operato dall'acqua piovana. Le specie alofile sono invece tolleranti ad elevati valori di salinità e sono quindi tipiche delle zone umide salmastre. Molto importante risulta l'area deltizia del Po, in particolar modo per quanto riguarda la flora e per la ricca e rara avifauna qui presente (fenicotteri rosa). Aree protette In Emilia-Romagna troviamo due importanti parchi nazionali situati in Appennino, varie riserve statali e regionali nonché numerose altre zone tutelate dalla Rete Natura 2000 e non solo. La Provincia di Ferrara è quella con la maggior percentuale di superficie soggetta a salvaguardia. Le principali aree protette sono: Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna Riserva naturale integrale Sasso Fratino: situata interamente all'interno del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi (in Provincia di Forlì-Cesena, nel versante romagnolo) questa riserva naturale integrale gestita dallo stato è oggi Patrimonio Mondiale dell'Umanità tra le faggete vetuste europee all'interno del sito seriale "Foreste primordiali dei faggi dei Carpazi e di altre regioni d'Europa". Parco nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano Parco regionale del Corno alle Scale Parco regionale dell'Alto Appennino Modenese Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola Parco regionale del Delta del Po dell'Emilia-Romagna: di notevole importanza biologica in quanto ospita l'unica popolazione nidificante di fenicottero rosa del centro-nord Italia e molteplici specie vegetali tipiche delle zone umide.Storia L'Emilia-Romagna comprende due realtà storico-geografiche distinte: l'Emilia e la Romagna, che corrispondono all'antica area Ducale Longobarda (Emilia) e all'antica area Bizantina e poi Pontificia (Romagna). In effetti, tutta la Pianura Padana ha avuto il nome di Longobardia (o Lombardia), per più di 1.100 anni. Ad esempio la città di Reggio Emilia si è chiamata "Reggio di Lombardia" fino all'Unità d'Italia. I territori della regione padana hanno avuto vicissitudini e destini intrecciati, a partire dall'insediamento gallico (Gallia Cisalpina) e successiva conquista romana (come provincia senatoria) fino al Regno Longobardo. Fu solo a partire dal IX secolo che le cose cominciarono a mutare: la Romagna divenne soggetta al dominio pontificio papale mentre l'area lombarda che oggi chiamiamo Emilia all'autorità comunale e ducale. Da quel periodo in poi le due aree, così come tutta la Pianura Padana, furono teatro, per secoli, di guerre sanguinose tra fazioni filo-papali (Guelfi) e filo-imperiali (Ghibellini). I Ducati esistettero fino all'Unità d'Italia, quando l'autorità Ducale fu sostituita con quella del nuovo Re. Parallelamente il territorio pontificio della Romagna fu tolto al Papa. Emilia e Romagna entrarono infine a far parte del nuovo stato italiano simultaneamente, per volere dell'allora dittatore Carlo Farini che le unificò al regno del Piemonte (o regno di Sardegna), poi Regno d'Italia, il 30 novembre 1859. Storia dell'Emilia Le principali popolazioni italiche insediatesi in Emilia nei tempi antichi furono quella degli Etruschi, come testimoniato da numerose città da essi fondate, tra le quali Felsina (Bologna), Parma, Spina e quella dei Celti, stanziati anche in numerose altre aree dell'Italia Settentrionale. A partire dal III secolo a.C. i Romani presero possesso del territorio, imponendosi sulle tribù celtiche. Già nel primo periodo della dominazione romana venne costruita, per volontà del console Marco Emilio Lepido, la via Emilia (187 a.C.), da cui oggi la regione prende il nome. Tale arteria viaria fu importante per l'intensificarsi del commercio e sul suo tragitto sorsero fiorenti centri urbani come Mutina (Modena, già di origine etrusca), Placentia (Piacenza), Fidentia (Fidenza) e Regium Lepidi (Reggio Emilia). Con la caduta dell'impero romano d'Occidente nel 476 d.C., l'intera penisola Italica fu in balia delle invasioni della varie popolazioni barbare, provenienti dal nord Europa. Nel corso del VI secolo d.C. l'Emilia, come gran parte del territorio italiano venne assoggettata dai Longobardi, mentre la vicina Romagna rimase, invece, per lungo tempo sotto il controllo bizantino. Seguendo il modello amministrativo longobardo, anche nella regione vennero creati una serie di ducati, tra cui spiccavano quello di Parma, quello di Piacenza, quello di Modena, quello di Reggio Emilia e quello di Persiceto. Bologna, invece, entrerà sotto il controllo longobardo solo nel 728. Ai Longobardi si susseguirono, successivamente, i Franchi, chiamati in Italia da papa Stefano II. In questo periodo l'Emilia entrò nell'orbita del Sacro Romano Impero e il suo territorio venne suddiviso in una serie di feudi. Particolarmente estesi nella regione erano i possedimenti della famiglia dei Canossa, che dal 1076 divennero patrimonio della grancontessa Matilde. Durante la lotta per le investiture dell'XI secolo, che coinvolse papato e impero, il castello di Canossa fu sede di uno dei principali e più significativi eventi di tale fase storica: l'umiliazione di Enrico IV. L'imperatore, infatti, scomunicato nel 1076 dal pontefice Gregorio VII, nel gennaio del 1077 si recò da quest'ultimo, ospite di Matilde, per avere l'assoluzione da tale provvedimento. La riconciliazione tra i due avvenne dopo numerose trattative (mediate da vari esponenti politici e del clero, tra cui la stessa contessa) e la permanenza davanti al castello per tre giorni, di Enrico, vestito in abiti da penitente. Dal XII secolo in poi, numerose entità cittadine emiliane si costituiranno come comuni che, via via, si andranno a sostituire ai precedenti sistemi amministrativi di stampo feudale. Il comune che ebbe più prestigio e potere sul territorio fu Bologna, dove, nel 1088, venne fondata la celebre Università, la più antica in Europa. Molti comuni emiliani, sempre in questo periodo, furono annessi alla Lega Lombarda che si oppose al progetto dell'imperatore Federico I di restaurare un forte potere centrale nell'Italia settentrionale. Nel corso dei secoli successivi molte città passarono da un governo di tipo comunale a forme di governo signorili. Un esempio ne è Ferrara che, sotto il governo degli Estensi, acquistò notevole prestigio, diventando anche uno dei centri culturali più importanti dell'Umanesimo e del Rinascimento italiano (presso la corte estense operarono infatti intellettuali del calibro di Matteo Maria Boiardo, Ludovico Ariosto e Torquato Tasso). L'intera Emilia, nel corso dei secoli successivi, mantenne un assetto politico su cui spiccavano principalmente le potenze politiche dei Ducati di Ferrara, di Modena e Reggio e di Parma e Piacenza. A partire dal 1796, con l'arrivo delle truppe francesi di Napoleone Bonaparte, vennero create nell'Italia settentrionale una serie di repubbliche, dipendenti da quella francese, che tra i vari territori andavano ad annoverare anche quello emiliano, compreso nella Repubblica Cispadana (formata dal Ducato di Modena con la città di Reggio Emilia e la Repubblica Bolognese). Successivamente essa venne unita a quella Transpadana (corrispondente con il precedente ducato di Milano), andando così a costituire la Repubblica Cisalpina che ebbe come bandiera il Tricolore, nato per l'appunto a Reggio nel 1796. In seguito al Congresso di Vienna del 1815 nella regione viene ristabilito l'antico sistema amministrativo che cadrà solo nel 1860 con l'annessione al Regno di Sardegna a seguito di plebisciti. Evento particolarmente rilevante della storia emiliana nella seconda guerra mondiale fu la strage di Marzabotto, in cui vennero uccisi 1830 civili, da parte delle truppe tedesche, in repressione della guerriglia partigiana, nel 1944, quando ormai le truppe alleate si accingevano a liberare definitivamente l'Italia del Nord. Nel 1947 l'Emilia divenne, assieme alla Romagna, la regione Emilia-Romagna. Storia della Romagna Fra le prime popolazioni che si insediarono nell'area compaiono Umbri ed Etruschi. In un secondo momento il territorio corrispondente all'attuale Romagna venne poi conquistato da alcune tribù celtiche provenienti dal nord Europa, tra cui i Lingoni, i Senoni e i Boi (IV secolo a.C.). Nel III secolo a.C., in seguito ad una serie di scontri, le popolazioni celtiche che occupavano la regione vennero sconfitte dai Romani i quali iniziarono ad esercitare il loro dominio sulla regione. Numerosi sono i segni della dominazione romana, tra cui la fondazione di diverse città, tra le quali si possono ricordare Ariminum, Faventia, Forum Livii, Forum Cornelii, Forum Popili, rispettivamente le odierne Rimini, Faenza, Forlì, Imola e Forlimpopoli. In epoca tardo-repubblicana il fiume Rubicone (oggi in provincia di Forlì-Cesena) venne assunto come punto di riferimento per sancire il confine tra l'Italia e la provincia della Gallia Cisalpina. Importante avvenimento storico che consacrò tale corso d'acqua fu il suo attraversamento da parte di Giulio Cesare e il suo esercito il 10 gennaio del 49, alla fine delle campagne Galliche. Tale evento sancì l'inizio della seconda guerra civile romana. Si tramanda che proprio in quell'occasione il celebre condottiero romano pronunciò la frase, ormai divenuta proverbiale, “Alea iacta est”. Nel I secolo a.C., in età imperiale, Ottaviano Augusto pose presso Ravenna il principale presidio navale militare dell'Adriatico. Ciò andò ad accrescere il prestigio e la ricchezza della città. Proprio in virtù del fatto che il porto ravennate in età tardo-antica era divenuto il maggiore punto di contatto con la nuova capitale dell'impero d'Oriente, Costantinopoli, Ravenna, nel 402 d.C, divenne capitale dell'impero Romano d'Occidente, per volontà dell'imperatore Onorio. La presenza di paludi attorno alla città rendeva, inoltre, il luogo più sicuro per difendersi dagli attacchi dei Visigoti di Alarico, rispetto alla precedente capitale Milano. Nel 476, sempre a Ravenna, venne deposto da Odoacre, re degli Eruli, il giovane Romolo Augusto, considerato l'ultimo imperatore romano d'Occidente. A Odoacre, seguirono, poi gli Ostrogoti di Teodorico. Nel corso del VI secolo l'imperatore d'Oriente Giustiniano avviò una serie di campagne militari, per riprendere possesso di numerosi territori dell'impero d'Occidente caduti in mano a varie popolazioni barbare (Guerra gotica (535-553)). Tra i vari territori che i bizantini riuscirono a prendere figura anche parte della Romagna e delle Marche settentrionali. Tali domini vennero, così, riuniti in un protettorato denominato Esarcato, con capitale Ravenna. Fu proprio in questo periodo, inoltre, che la regione acquistò il nome di Romagna, dal latino (e greco) Romania (designazione allora informale dell'impero). Tale termine differenziava, infatti, i possedimenti dell'impero romano d'Oriente dai territori occupati dai Longobardi, i quali detenevano il controllo di gran parte della penisola italica. L'Esarcato cadrà, infine, nel 751, proprio per mano di quest'ultima popolazione. Nello stesso periodo, il pontefice Stefano II, temendo che i Longobardi potessero impossessarsi di Roma, chiamò in suo aiuto i franchi di Pipino il Breve, i quali sconfissero i Longobardi e cedettero allo Stato Pontifico i territori appartenuti all'impero d'Oriente, tra cui, appunto la Romagna. A partire dal XII secolo, analogamente a quanto accadeva in numerose realtà cittadine dell'Italia centro-settentrionale, anche in varie realtà della Romagna furono adottate istituzioni comunali, che in seguito, a distanza di pochi secoli, si muteranno in signorie o principati. Nel 1499, grazie ad una serie di azioni militari, il figlio di papa Alessandro VI, Cesare Borgia, riuscì a prendere possesso della regione, sconfiggendo i signori locali, da tempo in lotta tra loro, diventando così duca di Romagna. Alla morte del padre, tuttavia, il Borgia, non sarà più in grado di mantenere il controllo dei territori conquistati che nel 1507 saranno riannessi allo Stato Pontificio. Il territorio romagnolo rimarrà in mano al Pontefice fino al 1796, anno dell'invasione napoleonica. Caduto Napoleone e con il Congresso di Vienna del 1815, tuttavia, la regione ritornerà allo Stato della Chiesa. Con i plebisciti dell'11 e del 12 marzo 1860 i territori della Romagna vennero ufficialmente annessi al Regno di Sardegna che l'anno successivo sarebbe divenuto Regno d'Italia. Nel corso del secondo conflitto mondiale, nella primavera del 1944, l'esercito tedesco eresse, in territorio romagnolo, una linea di difesa che costituiva la frontiera tra l'Italia ormai liberata dagli alleati e la Pianura Padana: la Linea Gotica, che da Rimini giungeva fino a La Spezia. Successivamente, sfondata la Linea Gotica, numerose città vennero liberate. Le ultime città ad essere definitivamente liberate furono quelle ubicate a nord del fiume Senio, in cui gli alleati giungeranno solo nella primavera del 1945. Politica Dal 1º gennaio 1948, ex art. 131 della vigente Costituzione italiana, l'Emilia-Romagna è una regione ad autonomia ordinaria della Repubblica, ma fu solo con la legge n. 281 del 1970 che vennero attuate le sue funzioni. L'attuale Presidente della regione Emilia-Romagna e quindi Presidente della Giunta (l’esecutivo regionale) è Stefano Bonaccini (PD), eletto nel 2014. Il potere legislativo è detenuto dall'assemblea legislativa, la cui sede (come quella dell'amministrazione regionale) si trova nel capoluogo Bologna. Nel corso dell'anno 2018 la giunta di centro-sinistra, su mandato dell'assemblea, ha intrapreso un progetto d'intesa con il governo centrale per il riconoscimento di una forma d'autonomia differenziata ai sensi dell'articolo 116, comma 3, della Costituzione. La firma di pre-intesa sull'accordo è avvenuta il 28 febbraio 2018. Suddivisione amministrativa L'Emilia-Romagna si divide in 8 province e 1 città metropolitana, abitate complessivamente da 4 450 798 abitanti. L'ultima provincia ad essere istituita è stata quella di Rimini, una volta compresa in quella di Forlì (poi diventata Forlì-Cesena), mentre dal gennaio 2015 la Città metropolitana di Bologna ha sostituito la ex Provincia di Bologna. Le principali città e la maggior parte della popolazione residente si trovano in pianura. Di seguito l’attuale assetto amministrativo provinciale e comunale della regione:  Bologna (con 55 comuni, 1.005.831 abitanti)  Ferrara (con 23 comuni, 351.438 abitanti)  Forlì-Cesena (con 30 comuni, 394.601 abitanti)  Modena (con 47 comuni, 701.642 abitanti)  Parma (con 45 comuni, 447.779 abitanti)  Piacenza (con 48 comuni, 286.997 abitanti)  Ravenna (con 18 comuni, 391.525 abitanti)  Reggio Emilia (con 42 comuni, 532.872 abitanti)  Rimini (con 26 comuni, 335.436 abitanti)Onorificenze Società Evoluzione demografica Al momento dell'Unità d'Italia l'Emilia-Romagna contava circa 2.100.000 abitanti. La popolazione è cresciuta costantemente fino alla metà del XX secolo, dopodiché si è registrato un lieve calo; negli ultimi tre decenni il numero di abitanti ha registrato nuovamente un deciso incremento (grazie anche all'immigrazione) e ad oggi il totale dei residenti ammonta a 4 450 798 persone (dato 2017). Città principali L'Emilia-Romagna è la seconda regione (dopo la Campania) col maggior numero di città ai primi posti in Italia per popolazione, con 9 città che contano oltre 100.000 abitanti, 7 città fra le 30 più popolate in Italia e 10 fra le prime 50. Segue un elenco delle dieci città principali dell'Emilia-Romagna ordinate per numero di abitanti: Elenco di altre città superiori ai 20.000 abitanti: Fusioni di comuni Di seguito è riportata la lista delle nuove entità comunali nate a seguito del riordino territoriale messo in atto dal governo regionale, primi esempi in Emilia-Romagna da quando è stato istituito il processo di fusione: - Istituzione 1º gennaio 2014 Valsamoggia (30.407 abitanti) - fusione comuni Bazzano, Crespellano, Castello di Serravalle, Monteveglio e Savigno (Città metropolitana di Bologna); Sissa Trecasali (7.905 abitanti) - fusione comuni Sissa e Trecasali (Provincia di Parma); Poggio Torriana (5.147 abitanti) - fusione comuni Poggio Berni e Torriana (Provincia di Rimini); Fiscaglia (9.176 abitanti) - fusione comuni Massa Fiscaglia, Migliaro e Migliarino (Provincia di Ferrara).- Istituzione 1º gennaio 2016 Ventasso (4.301 abitanti) - fusione comuni Busana, Collagna, Ligonchio e Ramiseto (Provincia di Reggio nell'Emilia); Alto Reno Terme (6.985 abitanti) - fusione comuni Granaglione e Porretta Terme (Città metropolitana di Bologna); Polesine Zibello (3.245 abitanti) - fusione comuni Polesine Parmense e Zibello (Provincia di Parma); Montescudo-Monte Colombo (6.759 abitanti) - fusione comuni Montescudo e Monte Colombo (Provincia di Rimini).- Istituzione 1º gennaio 2017 Terre del Reno (10.119 abitanti) - fusione comuni Mirabello e Sant'Agostino (Provincia di Ferrara).Etnie e minoranze straniere Al 31 dicembre 2015 i cittadini stranieri residenti in regione sono 533.479. I gruppi di provenienza più numerosi in base alla loro percentuale sui residenti sono quelli di:  Romania 85.479 1,92%  Marocco 64.914 1,46%  Albania 60.217 1,35%  Ucraina 31.757 0,71%  Moldavia 30.731 0,69%Fonte Istat. Lingue e dialetti In Emilia-Romagna sono diffusi diversi dialetti, appartenenti alla famiglia linguistica gallo-italica. Oltre che nella regione stessa, tali dialetti sono diffusi anche in alcune aree confinanti e nella Repubblica di San Marino. Essi sono generalmente suddivisi in due (tre secondo alcuni studi) gruppi principali, a loro volta raggruppati nel continuum emiliano-romagnolo: Emiliano dialetto bolognese cittadino montano medio alto della pianura occidentale orientale settentrionale dialetto carrarese e dialetto della Lunigiana dialetto ferrarese dialetto mantovano e dialetto basso mantovano dialetto modenese, dialetto carpigiano, dialetto mirandolese e dialetto frignanese dialetto pavese e dialetto oltrepadano dialetto piacentino e dialetto bobbiese dialetto reggiano e dialetto guastallese dialetto tortoneseRomagnolo dialetto cesenate dialetto forlivese dialetto ravennate dialetto riminese dialetto sammarinese dialetto gallo-piceno: il dialetto della provincia di Pesaro-Urbino, del circondario di Senigallia e dell'isola linguistica del Monte Conero (nelle Marche) appartiene al gruppo gallo-italico e risulta affine al romagnolo. Secondo alcuni studiosi costituirebbe tuttavia una terza derivazione del complessivo continuum qui descritto e non una semplice variante della lingua parlata in Romagna.Economia L'Emilia-Romagna è una delle regioni più ricche d'Europa, con tassi d'occupazione che superano il 70% (80% a Modena e Reggio Emilia). Il tasso di disoccupazione della regione (3,4%) corrisponde ad un regime di piena occupazione. Questo ha favorito un forte arrivo di immigrati nelle città che in quattro province (Reggio Emilia, Piacenza, Parma, Modena) ha portato un'incidenza di quest'ultimi sulla popolazione totale intorno al 10%. Con una statistica di giugno 2007 condotta da Unioncamere, Bologna e Modena sono risultate rispettivamente la terza e la quarta città più ricche d'Italia, dietro solo a Milano e Biella. Nella classifica de Il Sole 24 ore Bologna è risultata essere la città italiana col più alto tenore di vita. La regione, secondo un'altra indagine svolta da Eurostat nel 2002, è risultata la 23ª regione europea per quanto riguarda il PIL pro capite, terza italiana dopo la provincia autonoma di Bolzano e la Lombardia. Ancora nel 2005 il PIL pro capite era al terzo posto in Italia e su una media europea del 100% superava il 128%. Dati economici Di seguito la tabella che riporta il PIL e il PIL pro capite prodotto nell'Emilia-Romagna dal 2000 al 2012: Di seguito la tabella che riporta il PIL prodotto in Emilia-Romagna ai prezzi correnti di mercato nel 2006 espresso in milioni di euro e suddiviso tra le principali macro-attività economiche: Settori macro economici regionali In Emilia-Romagna l'economia è molto sviluppata, similmente a tutto il nordest. Come nel resto d'Italia, vi sono numerose piccole-medie aziende a conduzione familiare con produzioni di vario tipo, anche se non mancano esempi di grandi realtà industriali. Molto diffuse sono inoltre le cooperative, specialmente nelle province di Reggio Emilia, Modena, Bologna e Forlì-Cesena. Il confronto dei dati regionali dei macro settori economici con quelli nazionali mette in evidenza come nella regione il peso del settore industriale sull'economia regionale sia superiore al dato nazionale, evidenziando quindi la forte vocazione industriale dell'Emilia-Romagna. Peraltro, come accade per la regione Veneto, questa maggiore incidenza dell'industria si riflette su un minor peso che ha sull'economia regionale tutto quanto ricade nel settore "Altri Servizi" (terziario), dove essenzialmente sono raggruppati i servizi resi dalla pubblica amministrazione, sanità, servizi sociali ed istruzione pubblica. Settore primario Nel settore primario la regione può contare su un forte sviluppo in tutta l'area pianeggiante di Emilia e Romagna. Sono molti i prodotti tipici DOP e IGP, ed è diffuso l'allevamento di bovini e suini. Poiché il suo territorio comprende ampi settori della Pianura Padana, l'Emilia-Romagna è una regione molto fertile (il rapporto tra raccolto e seminato è tra i più alti d'Italia) e questo è dovuto in parte anche ai numerosi lavori di bonifica passati. La rete d'irrigazione e canalizzazione è capillare ed efficiente e questo ha permesso lo sviluppo di una moderna agricoltura altamente meccanizzata e specializzata che ha portato alcune delle più grandi aziende di macchinari agricoli (come la Goldoni e la Landini) ad avere sede qui. Le colture tipiche della pianura sono orto-frutticole e cerealicole. L'Emilia è soprattutto vocata alla produzione di grano, mentre in Romagna si coltivano maggiormente fruttiferi e vite. Negli ultimi anni il variare del prezzo sul mercato internazionale del frumento ha spinto molti agricoltori e aziende a spostarsi sulla coltivazione del mais, ritenuto più redditizio. Tra le colture da frutto e orticole la regione è la prima produttrice italiana di pesche e pere con anche ottimi valori di mele, albicocche, susine e ciliegie; è ai primi posti in Italia ed Europa per produzione di insalate, finocchio, pomodori, lattuga, rapa, ravanello, carote, patate, zucchine, zucche, peperoni, cetrioli e molti altri. La viticoltura è sviluppata e produce vini di pregio conosciuti in Italia e all'estero come il Lambrusco (nelle sue tipologie) e il Sangiovese di Romagna. Da ricordare il primato nazionale nella produzione di barbabietola da zucchero. Le maggiori aziende alimentari hanno sede in Emilia, quelle orto-frutticole nel cesenate e nel ferrarese. Interessante la produzione di castagne e marroni, specie nell'Appennino romagnolo e modenese (Zocca). Il Ministero delle Politiche agricole e alimentari, in collaborazione con la regione Emilia-Romagna, ha riconosciuto 184 prodotti emiliani e romagnoli come "tradizionali". Settore secondario Anche il settore secondario è molto sviluppato e variegato a seconda della provincia, poiché ognuna di esse ha delle peculiarità: a Parma sono presenti numerose industrie alimentari di dimensioni mondiali come Barilla e Parmalat, a Modena, Reggio Emilia e Bologna sono diffuse (nella zona nota come "Terra dei Motori") le industrie meccaniche, con nomi illustri come quali Ducati, Ferrari, Italjet, Moto Morini, Maserati, Pagani Automobili, De Tomaso e Lamborghini. La regione si dimostra presente in ogni settore produttivo, dal chimico di Ravenna al meccanico dell'Emilia centrale, dal tessile all'elettronico passando per il ceramico, biomedicale ed editoriale (Panini) della zona modenese per arrivare al settore logistico di Piacenza e alle macchine per la lavorazione del legno di Rimini. Settore terziario Il settore terziario è anch'esso sviluppato: la Riviera romagnola è centro d'attrazione turistica sia d'estate, per la ricca ed organizzata ricettività (oltre 5000 alberghi), che negli altri periodi dell'anno per i numerosi locali d'intrattenimento giovanile. Si stima che durante un anno siano circa 10,5464 milioni i turisti che la popolano, italiani e moltissimi stranieri provenienti soprattutto da Germania e Paesi Bassi. Discreto anche il turismo invernale sulle località sciistiche dell'Appennino, fra cui ricordiamo Sestola, il Monte Cimone e il Corno alle Scale. Molto fiorente è il turismo artistico nelle città d'arte, specialmente dall'estero. Complessivamente gli arrivi totali in regione sono stati, nel 2007, di 6.574.335 italiani e 2.090.979 stranieri. Infrastrutture e trasporti Il sistema infrastrutturale dei trasporti dell'Emilia-Romagna consiste in linee ferroviarie, aeroportuali, autostradali, stradali, marittime e fluviali. La regione è il punto strategico commerciale più importante del paese: Bologna è un nodo ferroviario di primaria importanza nel Nord e la sua stazione merci è la più grande d'Italia come volume di traffico. In Emilia confluiscono, poi, alcune tra le principali autostrade del paese (A1, A13, A14, A15, A21 e A22). Il porto di Ravenna è il più grande del Mare Adriatico. Cultura Istruzione In regione sono presenti quattro università, tutte dislocate in Emilia e tutte nella classifica delle 45 università italiane: Bologna: l'università più grande della regione e una delle principali a livello nazionale; è la più antica università del mondo occidentale (anno 1088), grazie alla quale la città è soprannominata "La Dotta". Ha quasi 100.000 studenti. Nella classifica del The Times sulle migliori università mondiali l'ateneo è risultato 173º, piazzandosi così al primo posto a livello nazionale per prestigio e qualità. Parma: università riconosciuta con storia secolare, accoglie molti studenti soprattutto dalla provincia della Spezia ha quasi 30.000 studenti. Modena-Reggio Emilia: seconda università più antica dopo Bologna (anno 1175) che è divisa in due sedi (alla sede storica modenese nel 1998 si è aggiunta Reggio); supera i 20000 iscritti ed è stata eletta nel 2007 da Il Sole 24 ORE come miglior università pubblica. Ferrara: università fondata dal marchese Alberto V d'Este su concessione del Papa Bonifacio IX, ad oggi ha quasi 20.000 studenti.In tutti gli altri capoluoghi di provincia sono presenti sedi distaccate con facoltà autonome, come ad esempio le succursali dell'Università di Bologna presenti in Romagna (Forlì, Cesena, Ravenna e Rimini) e dell'Università Cattolica di Milano e Politecnico di Milano a Piacenza. Arte Diverse sono le produzioni e le realtà artistiche che nel corso dei secoli hanno interessato la regione o parte di essa. Tra le principali ricordiamo: Arte ravennate Romanico emiliano Rinascimento emiliano Rinascimento ferrarese Rinascimento parmense Rinascimento romagnolo Rinascimento a Cesena Rinascimento riminese Scuola bolognese di pittura Scuola ferrarese Scuola forliveseBeni protetti dall'UNESCO In Emilia-Romagna si trovano diversi siti classificati come Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO: Ferrara città del Rinascimento ed il suo Delta del Po - 1995-1999: Ferrara (Ferrara ed altri comuni) Monumenti paleocristiani di Ravenna - 1996: Mausoleo di Galla Placidia (Ravenna) Chiesa di San Vitale (Ravenna) Battistero Neoniano (Ravenna) Cappella Arcivescovile (Ravenna) Basilica di Sant'Apollinare Nuovo (Ravenna) Battistero degli Ariani (Ravenna) Mausoleo di Teodorico (Ravenna) Basilica di Sant'Apollinare in Classe (Ravenna) Cattedrale, Torre Civica e Piazza Grande di Modena - 1997 Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino - 2017Sono inoltre comprese nel progetto città creativa: Bologna: Città creativa della Musica Parma: Città creativa per la GastronomiaNel programma Memoria del mondo è inclusa la Biblioteca Malatestiana di Cesena, mentre il Museo internazionale delle ceramiche in Faenza è stato riconosciuto come "Monumento testimone di una cultura di pace". Cucina Amministrativamente unite, l'Emilia e la Romagna hanno tradizioni e usi alimentari differenti. La cucina emiliana, a causa di quasi otto secoli di autonomia delle città emiliane, conta diverse tradizioni culinarie. Essa ha fama riconosciuta di cucina solida, saporita e generosamente condita. La cucina romagnola, legata alla tradizione contadina della regione è, in confronto, più semplice e ruvida, come scrisse il forlivese Piero Camporesi: «di gusto primitivo, quasi di fondo barbarico». Nonostante le differenze di fondo, tuttavia, esistono anche punti di contatto tra le due tradizioni culinarie e diverse pietanze sono proprie di entrambe. Alcuni piatti tipici sono: Primi Anolini Cappelletti Cappellacci di zucca ferraresi IGP Pasticcio di maccheroni alla ferrarese Garganelli Maccheroni al pettine Gnocchi Gramigna alla salsiccia o alla salsiccia e panna Lasagne alla bolognese Passatelli Pasta e fagioli Risotto alla parmigiana Tagliatelle Tortelli Tortellini Strozzapreti Zuppa ImperialeSecondi e insaccati Anguilla marinata di Comacchio Brodetto alla marinara Castrato Ciccioli di maiale (secchi o montanari da affettare) Coppa piacentina Coppa di Parma Cotechino Culatello di Zibello Mortadella di Bologna Salama da sugo ferrarese IGP Salame gentile Salame di Felino Salame di San Felice Spalla di San Secondo Pancetta Pancetta coppata Prosciutto di Parma Prosciutto di Modena Zampone Culatello con cotenna GiambonettoDolci Bracciatello Ciambella Fave dei morti all'anice Migliaccio Pampepato ferrarese IGP Savòr Torta tenerina Bensone Amaretti di Sassuolo Tortelli fritti (o al forno) ripieni Torta di tagliatelle Mostarda fine di Carpi Croccante del Frignano Torta BarozziFormaggi, salumi e altro Casatella romagnola Coppa Culatello Parmigiano Reggiano Piadina romagnola Prosciutti del Parmense Raviggiolo Squacquerone e Squacquerone di Romagna DOP Crescentina modenese e reggiana (detta erroneamente tigella) Borlengo Gnocco fritto Gnocco al forno o ingrassato Torta degli ebrei di Finale Emilia (o sfogliata) Erbazzone reggiano Coppia ferrarese (pane IGP) Aceto balsamico tradizionale di Modena Nocino Sassolino Anicione di Finale Emilia Lambrusco Modenese (Santa Croce, Graspa Rossa, Castelvetro) IGP e DOC Lambrusco Reggiano IGP e DOC Bosco Eliceo Fortana DOC delle Province di Ferrara e Ravenna Pere modenesi Ciliegie e susine di Vignola Mela campanina di Modena Marrone di Castel del Rio (IGP), Marrone del Frignano e Marrone di Zocca (castagne) Mirtillo nero dell'Appennino modeneseSanità La regione dispone di uno tra i migliori sistemi sanitari d'Italia e d'Europa, grazie anche ad una buona governance generale e al notevole contributo dato dall'Università di Bologna. L'aspettativa di vita della popolazione è tra le più alte in occidente e al mondo, così come lo stato di salute collettivo degli emiliano-romagnoli. Sport Lo sport in Emilia-Romagna è praticato e diffuso in molti settori a livello agonistico e professionistico, sia per quanto riguarda gli sport più comuni che quelli meno diffusi a livello nazionale. Libri dedicati all'Emilia-Romagna AA VV., Dal grande fiume al mare, Pendragon, 2003, pp. 320;Galleria d'immagini Città metropolitana di Bologna Provincia di Ferrara Provincia di Forlì-Cesena Provincia di Modena Provincia di Parma Provincia di Piacenza Provincia di Ravenna Provincia di Reggio Emilia Provincia di Rimini Note Voci correlate Emilia Romagna Cucina emiliana Cucina romagnola Lingua emiliano-romagnola Lingua emiliana Lingua romagnola Emilia Romagna Teatro Riviera romagnolaAltri progetti Wikisource contiene alcuni canti dell'Emilia-Romagna Wikizionario contiene il lemma di dizionario «Emilia-Romagna» Wikinotizie contiene notizie di attualità su Emilia-Romagna Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Emilia-Romagna Wikivoyage contiene informazioni turistiche su Emilia-RomagnaCollegamenti esterni Il portale della Regione Emilia-Romagna, su regione.emilia-romagna.it. Il portale dell'Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, su assemblealegislativa.regione.emilia-romagna.it. Lo statuto della Regione Emilia-Romagna, su demetra.regione.emilia-romagna.it. Sito delle città d'arte dell'Emilia-Romagna, su cittadarte.emilia-romagna.it. La Cultura dell'Emilia e della Romagna, su culturadeuropa.it. Il portale dell'Istituto Beni Culturali dell'Emilia-Romagna, su ibc.regione.emilia-romagna.it. Il portale degli Archivi storici in Emilia-Romagna Sito ufficiale di informazioni turistiche, su emiliaromagnaturismo.it. Progetto "Più autonomia all'Emilia-Romagna", su regione.emilia-romagna.it.

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