Loquis: Il palazzo del Sant'Uffizio e la tortura di Giordano Bruno

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Il palazzo del Sant'Uffizio e la tortura di Giordano Bruno

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Pubblicato:  2018-02-15 16:27:00

  Personaggi di Roma

La denuncia arriva dallo stesso ospite del frate domenicano: Giovanni Mocenigo che fino al giorno prima è bramoso di conoscere i segreti dei trattati del filosofo e che si convince che questi voglia nascondergli il suo sapere. Le accuse sono gravissime: avere opinioni contrarie alla Chiesa cattolica; avere opinioni eretiche sulla Trinità, su Cristo e la sua divinità e incarnazione, sull’eucarestia e la messa; credere nella metempsicosi, nell’esistenza e nell’eternità di più mondi; di negare la verginità di Maria; di praticare la divinazione e la magia; di essere lussurioso e vivere al modo degli eretici protestanti. Durante il processo Bruno si difende dalle accuse e convince i giudici che ragionare in termini filosofici non significa essere eretici. Tutto sembra volgere a suo favore ma l’Inquisizione romana è ben più dura. Il 27 febbraio 1593 Bruno è rinchiuso nelle carceri del Palazzo del Sant’Uffizio a Roma. Per sette lunghi anni è interrogato sotto tortura. Gli viene chiesto di abiurare le sue tesi ma, pur avendo momenti di incertezza, non rinnega il suo pensiero filosofico. Non ha nulla di cui pentirsi.

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