Loquis: Giulio Cesare pugnalato a Torre Argentina

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Giulio Cesare pugnalato a Torre Argentina

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Pubblicato:  2018-02-15 14:05:00

  Personaggi di Roma

La tradizione vuole che l’assassinio di Cesare sia preceduto da inquietanti presagi di malaugurio: in cielo si videro bruciare fuochi fatui, uccelli solitari giunsero nel foro e ovunque si udirono strani rumori notturni. La notte tra il 14 e il 15 marzo del 44 avanti Cristo, Calpurnia, quarta moglie di Cesare, è scossa da numerosi incubi: vede il corpo del marito immerso in un lago di sangue. Cesare non crede alla consorte, ai presagi e neanche agli indovini che da giorni gli suggeriscono di guardarsi dalle Idi e il giorno successivo si reca nella Curia di Pompeo. Ad attenderlo in Senato ci sono i suoi assassini, capeggiati da Marco Giunio Bruto e Gaio Cassio Longino: 64 congiurati e 23 pugnalate di cui una soltanto è mortale. Leggendarie le sue ultime parole: «Anche tu Bruto, figlio mio!». Ucciso all’apice del potere Cesare lascia il suo immenso patrimonio ai cittadini di Roma. Il 20 marzo il corpo è cremato al Foro; in un’edicola è esposta la toga insanguinata indossata al momento della morte. Il popolo lo piange. Per sette notti una stella cometa illumina il cielo di Roma. È il segno che si è consumato un eccidio sgradito agli dèi.

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