Loquis: vicolo del forno

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vicolo del forno

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Pubblicato:  2018-02-09 10:53:00

  Le Vie di Roma

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Nel Settecento, intorno a piazza Fontana di Trevi alle nobili dimore si accostava un’edilizia minore costituita da palazzetti e case aperte al piano terreno da botteghe. Sulla piazza, nel 1740, si registravano la presenza di una tintoria, di un macello e di un forno, lo stesso che ha dato il toponimo a un vicolo, senza uscita, tutt’ora esistente, limitato a sinistra dall’Hotel Fontana - nato nel tredicesimo secolo come monastero e divenuto albergo verso la seconda metà del Settecento – e situato proprio all’imbocco di via delle Muratte. L’ingresso principale all’antico e rinomato forno è preannunciato ancor oggi da una lunga insegna con imponenti lettere romane. La targa campeggia sulla porta del panificio drogheria Giovanni Riposati, negozio che conservava una magnifica bocca di forno su maioliche refrattarie con tanto di data di fabbricazione: 1870. Prima del 1870 la panetteria non sempre fornita di forno veniva condotta da un Orzarolo, o Gricio, termini romaneschi riferiti a quei commercianti che esercitavano l’Arte Bianca. Annotava Filippo Chiappini nel suo Vocabolario romanesco che l’Orzarolo vendeva pane, pasta, la farina, l’olio, il sapone, le stoviglie e persino le zaganelle - cartoccetti pieni di polvere da sparo - e i petardi. Gli orzaroli provenivano in maggioranza dall’alta Lombardia ed erano, uomini laboriosi, ma molto avari. I Grici, invece, provenivano dalla Valtellina, territorio in prossimità dei Grigioni

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