Loquis: Caffè della Fenice

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Caffè della Fenice

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Pubblicato:  2018-11-13 10:00:00

  Bologna Letteraria tra '800 e '900

Nel 1857 il Caffè era condotto da Emilio Cappelli, assieme alla moglie Claudia Poggioli. Negli ultimi tempi del governo pontificio qui si riuniva il Comitato segreto della Società Nazionale. Ne facevano parte il marchese Luigi Tanari, Camillo Casarini e Pietro Inviti I nuovi affittuari presero possesso dei magazzini nel maggio '98. L'officina con negozio era stata aperta da due fratelli mantovani, fabbricanti di stufe, uno dei quali si trasferì poco dopo nello stesso stabile, con la moglie e un bambino. Quel bambino, destinato fino alla vecchiaia a mantenere in vita la fumisteria, era lo scrittore Giuseppe Raimondi. Il pomeriggio nella fumisteria di Santo Stefano, arrivavano gli amici. Innanzitutto il pittore Giorgio Morandi, e poi Bacchelli, che si fermava volentieri in bottega, ad ascoltare i proverbi di stagione recitati in dialetto dalla madre di Raimondi. A volte arrivava Bino Binazzi, letterato di valore, costretto, per vivere, a fare il redattore al "Resto del Carlino. Ogni tanto capitava da Roma, per scaldarsi alle stufe di Raimondi, anche Vincenzo Cardarelli. Poi Leo Longanesi, conosciuto nel 1926, ai tempi della rivista "L'Italiano". Con Morandi formarono presto un trio asimmetrico. Un altro ospite assiduo della fumisteria era il poeta pittore Luigi Filippo Tibertelli, in arte Filippo De Pisis Nel dopoguerra Morandi e Raimondi, sono stati le due anime della cultura bolognese e il cenacolo di piazza Santo Stefano ha formato, assieme all'aula di Roberto Longhi all'Università, una generazione di intellettuali di alto livello: Giorgio Bassani, Francesco Arcangeli, Pier Paolo Pasolini, Antonio Rinaldi conoscevano bene il negozio di stufe.

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