Loquis: Antico Caffè del Corso

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Antico Caffè del Corso

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Pubblicato:  2018-11-11 16:23:00

  Bologna Letteraria tra '800 e '900

Il Caffè del Corso nacque all'inizio dell'Ottocento come bettola frequentata dagli spettatori del vicino teatro. Giacomo Leopardi, a pensione nel 1825-26 nel palazzo accanto, vi consumava quasi ogni giorno una colazione di cioccolata e biscotti. Serviva anche il vicino carcere di San Giovanni in Monte e fino al 1889, anno dell'abolizione della pena di morte, preparava l'ultimo pasto dei condannati al patibolo. Gli avventori più fedeli furono, in principio, i patiti del bigliardo, tanto che il primo caffettiere, un certo Gaetano Muratori, dovette fare un esposto contro i giocatori accaniti, che intralciavano il suo lavoro. I tavoli del bigliardo rimasero comunque in una delle sale interne, che fu sede di un noto club. Il locale venne ampliato e abbellito nel 1855 dal conduttore Francesco Malavolta e diventò un caffè di prim'ordine, "pomposo e aristocratico", con cinque stanze per il ricevimento e la bottega, "luogo di geniale ritrovo per la migliore società di Bologna". Nella grande sala a specchi stazionavano i nottambuli, ai quali si aggregavano, dopo lo spettacolo serale, gli artisti drammatici che recitavano al Teatro del Corso o al Brunetti. Non mancava, soprattutto nelle ore notturne, la buona cucina, indispensabile in ogni caffè bolognese. Il Caffè era famoso per le lasagnette verdi, i tortellini pasticciati e il fritto di vitello, fegato e cervella. Tra gli assidui frequentatori vi era Enrico Panzacchi, professore e poeta, "biasanot" smemorato e "meraviglia di oratore": "dal suo labbro pendevano tutti, allorquando narrava, ridendo, piccanti avventure o discuteva seriamente d'arte". Lui e Alfredo Oriani si trattenevano spesso fino all'alba a discutere di politica o di teatro, oppure a sfidarsi in versi, come testimoniato da Luigi Federzoni. Nel 1888, all'epoca dell'Esposizione Emiliana, e ancora nel 1894, il Caffè fu restaurato a spese del proprietario Augusto Zaniboni, con la collaborazione di Alberto e Angelo Bertolotti, famosi decoratori di carri mascherati. Le varie sale furono dipinte in stile barocchino, con "molti intrecci di magnifico effetto" e il nuovo salone rosso, con il soffitto ornato di fiori e frutta, acquisì "un'apparenza festosa". Dopo il tramonto della Belle Epoque, il Caffè del Corso seguì la sorte di altri storici ritrovi: venne chiuso, nel 1925, "nella più completa indifferenza".

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