Loquis: Giardino Martinetti

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Giardino Martinetti

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Pubblicato:  2018-11-11 12:25:00

  Bologna Letteraria tra '800 e '900

In via San Vitale, nei pressi del torresotto del Mille, all'inizio dell'Ottocento c'era un sontuoso palazzo ricavato da un convento benedettino e un favoloso giardino informale all'inglese. Entrambi furono fatti costruire dall'ingegnere ticinese Giovanni Battista Martinetti, ricco possidente e personaggio influente della cerchia di Antonio Aldini. Destinataria di tanto impegno era la moglie, la contessa Cornelia Rossi, di nobile famiglia lughese, donna piena di fascino, colta e intelligente, che amava ospitare nel suo salotto, famoso in Europa, artisti e scrittori di passaggio a Bologna: Canova, Byron, Foscolo, Stendhal, forse Leopardi. Il cosiddetto Orto delle Esperidi rispondeva al desiderio, tipico del periodo, di ritorno a una natura selvaggia e piena di sorprese. Era dotato di "viali ombreggiati, rialzi e scalinate, fontane, sedili, tempietti con colonne e statue antiche". Da esso si accedeva a un "armonioso speco", una grotta ornata di stalattiti, che un tempo era la cripta romanica della chiesa dei SS. Vitale e Agricola. Dove i primi cristiani tenevano malinconiche riunioni e più tardi freddolose si aggiravano le monache benedettine nere, ora la bella Cornelia tiene corte fra spiriti eletti e aspira fremente i primi spifferi del romanticismo. Il palazzo fu decorato a più riprese dal pittore Felice Giani, "dalla grafia appassionata e focosa", che fu chiamato dal Longhi il "caporale di una napoleonica scapigliatura" e fu attivo nei palazzi delle famiglie più in vista dell'epoca.

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