Loquis: 10 Settembre - Hotel Continentale

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10 Settembre - Hotel Continentale

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Pubblicato:  2018-09-08 17:17:00

  La Resistenza a Roma

Appostati dietro le finestre del Continentale, del Roma, della Casa del Passeggero i tedeschi hanno cominciato a sparare con mitragliatrici e cannoncini sul grande piazzale di Termini contro tutto ciò che si muove. All’angolo della piazza, dalla parte di via Cernaia, arrivano due autoblindo scoperte della divisione Granatieri, su ciascuna otto uomini con le facce riarse dal sole, impolverate. Uno è vestito da marinaio. Le blindo si fermano davanti al caffè Giuliani, gli uomini scendono e armi in pugno si avviano in direzione del Continentale. «Ma chi ve lo fa fare! Andatevene via, pensate alla pelle» gesticola un signore. «Veniamo anche noi a far fuori quei crucchi!» grida invece un tranviere, e insieme a un uomo con la tuta blu dei facchini di Termini e altri quattro si unisce al gruppo dei soldati. Una mitragliatrice tedesca spara lunghe raffiche sul piazzale della stazione da una finestra del Continentale. In un breve intervallo del fuoco il marinaio acquattato a terra si alza, appoggia il fucile alla spalla e rapidissimo scarica due, tre, quattro colpi sulle ombre giallicce che manovravano attorno all’arma, alla finestra del secondo piano. Allora il tranviere, il facchino e altri due ragazzi scattano dal riparo e sparano contro le finestre del terzo e del quarto piano del Continentale. Altri colpi partono dall’angolo destro della stazione demolita e dalla parte nuova. Quindi, gettato a terra il fucile, il tranviere di corsa si slancia in mezzo al piazzale, addenta due volte i pugni stretti e lancia le bombe, una dopo l’altra, contro la finestra che vomita fuoco. Due boati riempiono l’aria, una bomba colpisce la finestra accanto, l’altra slabbra quella sottostante. Ma una raffica tedesca inchioda il tranviere, che cade sulle rotaie. Il facchino esce dal riparo, raggiunge il tranviere steso a terra, se lo mette sulle spalle e torna veloce tra le macerie mentre gli altri sparano per coprirgli le spalle. Un ragazzo aiuta il facchino a deporre il tranviere; gli altri continuano a sparare. «Mi chiamo Giuseppe Lenti… abito al Trionfale … mio padre si chiama Libero» mormora il ferito. Arrivano quattro donne, camminano curve per evitare i proiettili. «Ci pensiamo noi» dice una al facchino e al marinaio. Afferrano il corpo del tranviere e lo trascinano via, lo portano in un’osteria all’inizio di via Castelfidardo, lo sistemano su un tavolo e lo coprono con una coperta. Due vecchie, accanto al tavolo, si mettono a pregare. Dall’altro lato del piazzale un giovane, che spara da dietro un albero contro la facciata dell’albergo Roma, viene colpito al petto, il sangue gli arrossa la camicia.

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