Loquis: 8 settembre - Nella confusione inizia la Resistenza

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8 settembre - Nella confusione inizia la Resistenza

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Pubblicato:  2018-09-09 07:30:00

  La Resistenza a Roma

Dopo l'annuncio dell'armistizio l'8 settembre, a difendere la capitale e l’onore d’una intera nazione restano i soldati senza ordini dall’alto, i sessantamila uomini dei reparti delle divisioni «Granatieri di Sardegna», «Ariete», «Sassari» e «Piave» che si trovano attorno alla capitale o in citta: granatieri, fanti, carristi, lancieri, artiglieri, carabinieri e quelle migliaia di romani, uomini e donne, che s’affiancano loro raccogliendo le armi dei caduti, rubando fucili e bombe a mano dai depositi abbandonati, ricevendo fucili e pistole dai militanti comunisti. Testimonia Antonello Trombadori: «La notte dell’8 settembre sei persone scaricarono armi e munizioni in giro per Roma da due grossi autocarri del Servizio informazioni militari, il Sim. Erano: Luigi Longo, ex Commissario delle Brigate Internazionali in Spagna e attuale vicesegretario del Pci; il capitano Guido Carboni, figlio del generale Giacomo, caduto poi volontario nella guerra di liberazione sul fronte di Ravenna; il dottor Felice Dessì, milanese, ex confinato politico, monarchico, uomo di fiducia del generale Carboni; l’ebanista Lindoro Boccanera, romano, vecchio militante e cospiratore comunista; il pittore edile Roberto Forti, romano, comunista, da poco uscito di prigione; e Antonello Trombadori, fresco reduce dal confino di polizia. Le armi (moschetti, pistole e bombe a mano) e le munizioni furono depositate parte al Museo del Bersagliere a Porta Pia, parte in un magazzinetto di via Silla attiguo a un salone di barbiere; parte presso l’officina del meccanico ciclista Collalti in via del Pellegrino (Collalti e il figlio maggiore verranno poi deportati a Mauthausen, ne fecero ritorno dopo la liberazione in condizioni tali da trovar subito la morte); parte, infine, presso lo “sfasciacarrozze” dei fratelli Scattoni in via Galvani a Testaccio (Umberto Scattoni, uno dei due fratelli, gappista, nell’inverno del ’44 venne fucilato dai tedeschi a Forte Bravetta). Quelle armi passarono alla Resistenza in seguito a una decisione maturata e concordata diversi giorni prima tra il generale Carboni e alcuni rappresentanti del fronte d’azione antifascista: Giuseppe Di Vittorio, Luigi Longo, Antonello Trombadori».

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