Loquis: Arrivano i Francesi a Sant'Andrea

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Arrivano i Francesi a Sant'Andrea

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Pubblicato:  2018-08-17 16:02:00

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Il 4 ottobre del 1806 Sant'Andrea conobbe la violenza francese. Nel 1805, dopo la vittoria di Austerlitz, Napoleone aveva dichiarato decaduti i Borbone dal trono di Napoli. La Calabria fu occupate militarmente dalle truppe francesi ma incontrarono l'ostilità delle popolazioni calabre che vedevano nei Francesi i nemici della religione cattolica e temevano per l'onore delle loro donne. La rivolta contro i Francesi scoppiò quando i Borbone ricevettero l'aiuto degli inglesi. Ma le speranze borboniche furono di breve durata perché i Francesi ripresero il sopravvento e vollero vendicarsi dell'ostilità delle popolazioni calabresi, mettendo a ferro e fuoco i paesi. Nell'ottobre del 1806, truppe francesi raggiunsero il territorio di Sant'Andrea. Tra i francesi era anche l'allora ventitreenne Guglielmo Pepe, nativo di Squillace, che nelle sue memorie racconta l'episodio. All'arrivo delle truppe francesi, i notabili e l'arciprete si accinsero ad andare incontro ai francesi in segno di sottomissione, ma un giovane andreolese, nominato “Panzareddha”, nemico dell'oppressione, ferì l'aiutante di campo del generale francese che comandava le truppe. La reazione fu immediata e violenta. I Francesi entrarono dalla Porta Sant'Andrea e dilagarono per il paese, bruciando, uccidendo, saccheggiando, rispettando solo le case dei liberali e dei massoni. Le scorrerie fecero 46 morti. Dopo aver bivaccato la notte, i francesi ripresero il loro cammino, ma, giunti presso la chiesa di Sant'Andrea, come ultimo sfregio, sfondarono la porta della chiesa e portarono fuori la statua del Santo. I soldati cominciarono a dileggiare il Santo e, racconta una leggenda, quando tentarono di gettare la statua del Santo nel burrone non riuscirono nell'impresa poiché la Statua era diventata pesantissima. Allora un graduato, adirato, tolse gli occhi dalla statua con una baionetta e scappò via. In sèguito furono rimessi gli occhi alla statua, la stessa che, tuttora, si trova sull'altare e che viene portata in processione due volte all'anno.

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