Loquis: Riserva Naturale Monte Cervia e Navegna

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Riserva Naturale Monte Cervia e Navegna

  bruno

Pubblicato:  2018-08-10 22:43:00

  Lago del Turano

La Riserva Naturale, ampliata nel 1997 e successivamente nel 1999, tutela un vasto comprensorio della Catena dei Monti Carseolani, tra i bacini dei Fiumi Salto e Turano. I due rilievi del Monte Cervia e del Monte Navegna, insieme ai meno elevati Monte Filone e Monte San Giovanni, sono costituiti dalle stesse rocce sedimentarie, in prevalenza calcari organogeni e calcareniti ma anche argille e marine, che sono assai diffuse nel restante rilievo dei Monti Carseolani. Dove prevalgono le rocce di tipo calcareo, i pendii si fanno più aspri, mentre in corrispondenza delle formazioni marnoso-arenacee, predominano morfologie dolci ed arrotondate. Le impervie gole dell'Obito costituiscono uno degli aspetti di maggiore bellezza ed interesse geomorfologico del comprensorio. L'elemento predominante nel paesaggio vegetale della riserva è rappresentato dai rigogliosi boschi che coprono gran parte del rilievo, con l'esclusione di alcuni versanti dove si aprono ampi ambienti prativi, e delle vette. Assai estesi i castagneti che qui appaiono costituiti da fustaie con esemplari secolari di eccezionale bellezza. La vegetazione spontanea è formata da querceti caducifogli con cerro, rovere e, più in quota, da faggete. Il popolamento animale è ricco di specie legate agli ambienti boschivi: lo scoiattolo è assai numeroso, così come il cinghiale ma non mancano tassi, martore, lepri, puzzole, donnole oltre ai tanti piccoli mammiferi dei boschi come il topo quercino e il moscardino. Sino a pochi anni fa la zona era regolarmente frequentata da una coppia di aquile. Oggi la specie è osservabile solo saltuariamente anche se con una certa frequenza e spesso in coppia, mentre sono ancora presenti altri rapaci come la poiana, lo sparviere, il gheppio, l'allocco, la civetta, il gufo comune. Tra gli altri uccelli i picchi verde e rosso maggiore, l'upupa, il fringuello, le cince, il rampichino, il ciuffolotto, il colombaccio. La zona era popolata in passato da numerose brigate di coturnici, oggi assai rare in tutto l'Appennino, di cui rimangono ancora alcuni esemplari nelle praterie d'altitudine.

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