Loquis: Via Francesco Petrarca, di Alberto Savinio

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Via Francesco Petrarca, di Alberto Savinio

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Pubblicato:  2019-05-22 15:31:00

  Milano Letteraria

Tra il 1907 e il 1908, da San Michele a San Michele, abitai in via Petrarca l’ultimo piano di una casa nuova, ma di stile rinascimentale e lombardesco. Può influire su l’opera di un poeta l’abitare in via Petrarca? Di me non lo so, perché in quel tempo non lavoravo di poesia, per meglio dire non scrivevo in versi; ma è da credere che no, perché nella stessa via, pochi numeri appresso, abitavano condomiciliarmente Arturo Colautti ed Ettore Moschino, i quali… Colautti aveva il cranio nudo e di forma aerodinamica. Ognuno è precursore come può. Eppure era di molto petrarchesca quella via: petrarchesca a meriggio, quando ai tavolini di un’osteria di fronte a casa mia, posati sul marciapiede, venivano a desinare i muratori, la bustina di giornale in testa, e il misterioso vento del meriggio sollevava le tovaglie; petrarchesca nelle prime e ancor pàniche ore del meriggio, quando le domestiche, dalla parte delle cucine, rigovernavano i piatti e cantavano le gioie e i tormenti dell’amore; petrarchesca nei morbidi pomeriggi d’autunno, quando gli organetti venivano a fare stazione nella via dedicata al poeta, e lentamente, malinconicamente, gli sgranavano il duetto fra Manrico e Azucena; petrarchesca soprattutto nel cielo lombardo, così puro e profondo, di cui il mio occhio adolescente esplorava da quell’ultimo piano l’oceano vasto, i continenti mutevoli, le isole passeggere. Da, Ascolto il tuo cuore, città. Di Alberto Savinio, 1944.

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