Loquis: Corso Garibaldi, di Lodovico Corio

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Corso Garibaldi, di Lodovico Corio

  loquis

Pubblicato:  2019-06-03 09:00:00

  Milano Letteraria

Entriamo per questa angusta porticina. Non giova che qui ripetiamo il numero che la segna, perchè vogliamo narrare e descrivere, non già accusare o denunciare alcuno. Per l'androne lungo, stretto, basso, fangoso e grave olente, eccoci giunti a un piccolo e uggioso cortiletto. Sembra un fondo di torre. Anzi guardando all'insù, ci pare d'esser chiusi nel telescopio di Ross, con questa differenza che, invece di vedere un'immensa plaga, non iscorgiamo che alcune poche stelle, ed un pezzetto di cielo, donde, quando si ricorda, il padre eterno fa capolino e guarda giù per compiacersi della sua creazione. Sopra un usciaccio mezzo scardinato e roso dal tarlo, benemerito della patria indipendenza, per avere nel 1848 dall'alto d'una barricata in un fiero combattimento difeso i Milanesi contro gli Austriaci, sta una vecchia ed affumicata lanterna a riverbero, colla fronte ricoperta di carta untuosa, su cui sta scritto Alogio pei forastieri. Da, Milano in ombra Abissi plebei. Di Ludovico Corio, 1885.

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