Loquis: Via Conca del Naviglio, di Carlo Cattaneo

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Via Conca del Naviglio, di Carlo Cattaneo

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Pubblicato:  2019-06-03 12:25:00

  Milano Letteraria

Avrei dunque anteposto di far impeto verso Porta Ticinese… ove per giungere si varcava la fossa interna della città, sovra una barca attraversata, presso al ponte dei Fabbri. Al di là l’aspetto dei quartieri dominati dal nemico faceva strano senso. L’occhio attonito vi cercava indarno le vie frementi di baldanzoso popolo come nell’interna città; li spazii era affatto deserti; le porte e le finestre gelosamente serrate; il rintuono di due batterie vicine e il grandinare dei fucili si udivano soli in quella morta solitudine; un denso fumo velava ogni cosa; era presso il meriggio, e pareva sera. Le case communicavano fra loro secretamente per aperture praticate nelle camere, nelle cantine, negli orti; e nel percorrerle si smarriva ogni riconoscimento dei luoghi. Ad un tratto, si rinvenivano congregate in certi loro ricoveri molte donne con infiniti fanciulli, a farsi animo tra loro e aiutarsi. Le più povere, non essendo state in tempo a ricevere al sabbato i pochi denari della settimana, non sapevano più come fare; poiché era già il mercoledì. I nemici in quel vicinato avevano ucciso ed arso donne e infanti; e per fare spavento e strazio, bersagliavano dal bastione le case; quelle genti parlavano di loro come d’indemoniati. Mi dimandavano s’era vero che colle bombe avessero già disfatto il Duomo. Più innanzi, famiglie d’amici miei erano talmente serragliate per salvarsi dalle palle le quali trapassavano finestre ed usci, che in mezzo al vicino rimbombo ci fu forza vociferare più d’un quarto d’ora per farle affacciare alle finestre ed assicurarsi ch’eravamo amici. Ma non appena ebbimo fatto intendere che dovevano solo spingere attraverso alla via carri e carrozze; e quasi per incanto balzarono fuori d’ogni parte giovani armati; e ancor prima di chiudere bene quei ripari, bersagliavano audacemente i nemici accosciati sull’orlo del bastione. Il coraggio è attaccaticcio come la paura. Intanto file di donne, traendo a mano i figlioli, e recandosi sotto il braccio il fardello delle cose più care, uscivano dalle case ov’erano assediate, era già il quinto giorno; e chine dietro le barricate e per i fori delle muraglie si avviavano in salvo, rendendoci affettuose grazie che fossimo venuti a levarle di mano a quei mostri.  Da, L'insurrezione di Milano nel 1848. Di Carlo Cattaneo, 1849.

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