Loquis: Sant'Ambrogio, di Pietro Verri

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Sant'Ambrogio, di Pietro Verri

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Pubblicato:  2019-06-03 15:08:00

  Milano Letteraria

Nella chiesa di Sant'Ambrogio avevamo tre oggetti di opinioni capricciose: un antico marmo rappresentante Ercole, e si credeva che l'Impero doveva conservarsi sin tanto che quella scultura rimaneva al suo luogo: di ciò scriveva Fazio degli Uberti. Avevamo la sede vescovile marmorea nel coro, sulla quale ponendosi a sedere le donne incinte, credevano di non poter più correre alcun rischio nel parto. In terzo luogo si credeva che quel serpente di bronzo collocato sulla colonna dal buon arcivescovo Arnolfo, qual prezioso dono de' Greci, avesse la virtù di guarire i bambini dai vermi.                                                                             (1186) Dopo questi particolari legami di amicizia (se pure non è profanazione d'un nome consacrato al sentimento l'adoperarlo in questo luogo) l'imperatore Federico venne a Milano, ed alloggiò nel monastero di Sant'Ambrogio, e in quello poi si celebrarono con pompa imperiale le nozze del re Enrico con Costanza, figlia di Ruggieri re di Sicilia. La chiesa non si trovò bastantemente capace, e perciò si fabbricò una magnifica sala di legno nel giardino del monastero medesimo. Il corredo della sposa ce lo indica la Cronaca Piacentina. Aveva seco la sposa ben centocinquanta cavalli carichi d'oro, argento, drappi di seta, panni, pellicce. Da, Storia di Milano. Di Pietro Verri, 1779.

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